La Amministrazione Comunale di Parigi, guidata dal Sindaco Anne Hidalgo (figlia di repubblicani spagnoli rifugiati in Francia)...
La Amministrazione Comunale di Parigi, guidata dal Sindaco Anne Hidalgo (figlia di repubblicani spagnoli rifugiati in Francia), dopo lunghe discussioni ed aspre polemiche ha finalmente deciso di richiedere che lo Stato dichiari Monumento Storico la Basilica del Sacro Cuore, eretta sulla sommità di Montmartre.
Tale opera non potrebbe peraltro aspirare ad essere considerata monumento artistico, dato il gusto pacchiano delle sue linee architettoniche neobizantine: il che non le impedisce comunque di fare parte integrante del panorama di Parigi, al pari della Torre Eiffel.
Sulla origine di tale edificio sacro, le opinioni divergono.
Secondo alcuni, esso fu edificato per adempiere ad un voto pronunziato mentre i Prussiani assediavano Parigi nel 1870.
Altri la considerano invece un ringraziamento per la disfatta dei Comunardi, che avevano assunto un anno dopo il controllo della Capitale, commettendo ogni sorta di misfatti: dalla uccisione del Cardinale Darboy allo abbattimento – deciso dal pittore Courbet – della colonna di piazza Vendome fino alla distruzione delle Tuileries.
Quelle vicende tragiche ispirarono anche la composizione del famoso inno che dice Dieu de clémence, ô Dieu vainqueur, Sauvez, sauvez la France – Au nom du Sacré-Cœur ; Sauvez, sauvez la France – Au nom du Sacré-Cœur. Pitié, mon Dieu !, di qui la intitolazione della Chiesa.
Don Bosco tradusse liberamente con Dio di clemenza, Dio salvator, salva l’Italia e Roma
pel tuo Sacro Cuor, riferendosi alla contemporanea fine del Potere Temporale: un evento ben meno cruento, ma ugualmente divisivo.
I rivoluzionari vennero comunque repressi spietatamente: sul luogo dove sorge la Basilica ne furono fucilati ben ventitremila, mentre gli ultimi difensori della Comune – che si erano riparati nel Cimitero del Père-Lachaise furono giustiziati al cosiddetto Muro dei Federati, da allora meta di tutti i cortei della Sinistra.
Il monumento eretto in loro memoria è impressionante, essendovi effigiati nel marmo i volti di molti caduti, la cui immagine era stata riprodotta con le prime fotografie.
Tra loro si contavano molti italiani, specialmente i cosiddetti rameneurs, cioé gli spazzacamini: tale umile lavoro veniva tradizionalmente svolto da nostri connazionali, che non esitarono ad aderire alla Comune.
Lenin, che durante il suo esilio a Parigi conobbe molti dei suoi superstiti, sottopose quella prima esperienza rivoluzionaria ad una critica spietata: i Comunardi non si erano preoccupati affatto di assumere il controllo delle finanze pubbliche, per cui il loro tentativo – lungi dal costruire un nuovo ordine – si limitò ad épater les bourgeois, sia pure tragicamente.
Chi si oppone ad una esaltazione della Basilica vede nel gesto cui il Sindaco socialista ha accondisceso nel nome della riconciliazione nazionale un atteggiamento revanscista, inserito nel clima di revirement del tradizionalismo, e teme che porti acqua al mulino della estrema Destra.
Molti anni fa, Jacques Nobécourt, mandato a Roma come corrispondente di Le Monde, commentando una elezione presidenziale francese, formulò una osservazione anticipatrice dello attuale clima identitario, rilevando che questo Paese è diviso tra un Ovest cattolico e monarchico (in questo territorio sono comprese infatti la Vandea e la Bretagna) ed un Est laico e repubblicano.
La sua fortuna è consistita nell’avere avuto dei Presidenti come De Gaulle e Mitterand, uno di Destra ed uno di Sinistra ma entrambi monarchici (in Francia si dice royalistes), che si proponevano una sintesi tra le due identità, riuscendo anche ad impersonarla nel nome di una vicenda storica comune.
Se però la Francia trovasse – Dio non voglia! – la sua Meloni (la Le Pen ha con quella nostrana molti tratti caratteriali comuni), assisteremmo ad una resa dei conti tra due anime del Paese irriducibilmente avverse: i Comunardi – come anche i Giacobini – sterminarono i loro nemici, ma vennero a loro volta sterminati.
Questa dicotomia riguarda anche la Spagna, dove la Chiesa continua a canonizzare le vittime della Repubblica, senza considerare che ci fu anche qui il rovescio della medaglia.
Rispetto alle altre due Nazioni latine, la nostra sembra invece narcotizzata: contrastare la Meloni è considerato politicamente scorretto, mentre la sua demonizzazione della parte avversa – la Presidente del Consiglio ha detto chiaro e tondo che considera gli oppositori come altrettanti criminali – viene ritenuta perfettamente lecita.
Non ci è dato dunque di sperare nemmeno in una applicazione del principio Cuius regio, ejus religio.
Qui, però, si entra nella valutazione dei futuribili.
Può darsi che in certe Regioni il costume civile prodotto dal radicamento di una determinata cultura politica sia entrato a far parte della loro identità: non è detto peraltro che la sua rivendicazione sia necessariamente di Destra.
Noi temiamo però che la opzione ideologica venga rinnegata nel nome di un certo mercantilismo, tipico di quanti barattano le proprie asserite convinzioni nel nome di un interesse personale.
Conosciamo bene questo atteggiamento, tipico di chi commercia in selvaggina.