La Santa Sede ha invitato la Chiesa Tedesca a concludere il proprio Sinodo, esprimendosi con un documento finale...
La Santa Sede ha invitato la Chiesa Tedesca a concludere il proprio Sinodo, esprimendosi con un documento finale.
La risposta pervenuta a Roma risulta apparentemente incomprensibile per chi – come noi – sia ancora abituato ad applicare alle situazioni controverse il motto secondo cui Roma locuta est, causa clausa est.
In questo caso, infatti, la periferia esige di pronunziare la ultima parola.
Il conflitto che di conseguenza si é aperto risulta al contempo di metodo e di merito.
Per quanto riguarda il metodo, la Chiesa tedesca sembra infatti propendere per una concezione del Sinodo che potremmo definire – applicando impropriamente a questa materia una categoria specifica del Diritto Pubblico statuale – con il termine di parlamentare.
Un Parlamento può svolgere i propri lavori articolandoli in sessioni periodiche, ma la sua funzione ha comunque un carattere permanente: la produzione degli atti legislativi non si puó infatti mai arrestare, dovendo far coincidere lo jus condendum con le nuove situazioni che richiedono di essere regolate.
La Santa Sede ritiene invece evidentemente che i Sinodi – come i Concili – debbano coincidere con una particolare ed eccezionale contingenza storica, in cui si rende necessaria una riformulazione della dottrina – o della organizzazione interna della Chiesa – destinata a protrarsi per una lunga fase.
I cattolici della Germania ritengono, da parte loro, che certe norme debbano essere riformulate con maggiore frequenza.
Il Papa ha comunque prorogato – dimostrandosi sensibile a tali ragioni – la durata del Sinodo Universale.
Fin qui il problema di metodo.
Nel merito, è emersa la proposta di introdurre – in alcuni settori della Chiesa Latina – la possibilità della ordinazione degli uxorati: che già vige – non lo si dimentichi – nella stessa Chiesa Cattolica di rito orientale.
Riaffiora anche, sia pure con minore urgenza, la rivendicazione del Sacerdozio femminile.
La prima di tali vexatae questiones era emersa precisamente nelle conclusioni del Sinodo sulla Amazzonia, voluto fortemente dal Papa.
Questa assise ha prodotto una conseguenza di portata storica, avendo riferito ad un tema concreto – quello della preservazione dello ambiente nel più vasto bacino fluviale del mondo – la urgenza, manifestata da Bergoglio nel suo Magistero, di promuovere il cosiddetto sviluppo zero: vale a dire non sfruttare le risorse, ma ripartirle.
Fin qui, il problema era posto in termini generali e in ultima istanza astratti.
Essendo però prossime le elezioni presidenziali brasiliane, in cui si confrontavano Bolsonaro, fautore dello sfruttamento della Amazzonia, e Lula, sostenitore viceversa della sua preservazione integrale, la ricaduta delle conclusioni del Sinodo ha propiziato la vittoria di questo ultimo.
Con ciò, il Vaticano di Bergoglio attua in concreto il suo indirizzo, consistente nello appoggiare le istanze anticolonialiste del Terzo Mondo.
Collocata in tale ambito generale, la richiesta della possibilità di ordinare uomini uxorati risulta però pienamente coerente non soltanto con le necessità pastorali proprie della America Latina, ma anche con il riconoscimento da parte della Chiesa della sua specifica cultura.
Nella quale la castità, e dunque il carattere obbligatorio del celibato sacerdotale, non costituisce né un particolare motivo di prestigio, né un valore spirituale, come invece avviene in Europa.
Le conclusioni del Sinodo su questo punto sono state lasciate in sospeso dal Papa, il quale non le ha né espressamente approvate, né formalmente rigettate.
Si tratta dunque di convinzioni e di proposte pienamente lecite, che verranno valutate nel merito a tempo debito.
I cattolici tedeschi rovesciano questa impostazione, e si riservano di formalizzare una richiesta analoga quando verosimilmente sarà venuto meno il rischio di una risposta negativa, che chiuda la questione.
Ciò sancirebbe una rottura con un  ampio settore della loro Chiesa, e nel contempo formalizzerebbe un dissidio con Roma che è più consigliabile tenere per il momento sopito.
Il tempo lavora comunque per la Chiesa teutonica.
Se infatti il mondo procede verso la affermazione delle diverse identità – il che comporta una qualche forma di loro riconoscimento – le caratteristiche proprie di una Chiesa contigua al Protestantesimo dovranno trovare prima o poi espressione sul piano giuridico.
Qualcuno trae da questa vicenda una valutazione negativa del pontificato attuale.
Noi non concordiamo con una conclusione tanto sommaria e sbrigativa.
Bergoglio ha buono gioco nello schierare la Chiesa sul piano geostrategico, ma gli risulta più difficile affrontare le questioni dottrinali di carattere interno.
Nel primo caso, il Papa può far valere nei riguardi die propri oppositori la urgenza di prendere partito in un contenzioso internazionale, nel secondo caso deve tenere in maggior conto gli equilibri in ambito clericale.
Dove vi é chi registra le sue telefonate, e addirittura lo accusa di volere la propria morte.
Chi commette tale scorrettezza lo definisce peró nella propria lingua regionale con il termine di mannu, cioè Magno: un onore che fino ad ora veniva conferito soltanto ai Papi defunti.
Quanto meno, il brevilineo Becciu si é dunque accorto della differenza di statura – non soltanto fisica - con Bergoglio.
Anche se in veritá i bassotti vanno molto di moda, come dimostrano il caso della Meloni, nonché quello, proverbiale, del Sindaco di Imperia.
Si parva magnis componere licet, Bonaccini si è offerto di fare il Segretario del Partito Democratico.
Se ciò permette di anticipare anche di un solo minuto la uscita di scena di Letta, ben venga il Modenese.
Per giunta, nessuno vuole assumere un tale compito disperato: tanto più che – lungi dal venire retribuito – si devono anche mettere i soldi.
Quelli della selvaggina sono stati evidentemente già mangiati tutti, e quelli raccolti da Buzzi con le sue cene sono serviti per pagare gli Avvocati.
Bonaccini dice che rimarrà anche Presidente della sua Emilia: ciò dimostra che non é fesso, in quanto rischierebbe altrimenti di essere fregato tanto a Bologna quanto a Roma.
Se sarà eletto, vorrà dire che qualcuno – nella cosiddetta Sinistra – ha finalmente capito dove va il mondo.
Una riconquista del Paese tutto intero non risulta più possibile, e non è neanche auspicabile che la si tenti.
Negli Anni Settanta, nel pieno di una apparente e comunque fallita egemonia del Partito Comunista, ci venne spedito da Bologna uno strano personaggio, che operava come elemosiniere del mondo della cooperazione emiliana, ma soprattutto come ufficiale pagatore per conto del locale Partito trasversale.
Lo sbarco delle cooperative emiliane facilitò la carriera di qualche gerarcato locale, nonché alcune mediocri speculazioni edilizie.
La mentalità propria di altre genti italiche, risalente ai Liberi Comuni ed impersonata dalla Sinistra fina dal tempo di Camillo Prampolini, non può attecchire tra la nostra gente: il malo assuetus ligur tende proprio per questo ad essere individualista.
Il disegno politico consistente nella omologazione alla Emilia era destinato a fallire come quello della omologazione al Piemonte.
Se noi non possiamo – e comunque non vogliamo – diventare emiliani, gli Emiliani hanno però il diritto di mantenere la propria identità, espressa soprattutto da una organizzazione sociale connaturata con la loro storia.
Se Bonaccini intende preservarla, ha tutta la nostra solidarietà.
Sempre che, beninteso, comandi in casa sua.
Il tentativo – che ci auguriamo riesca – costituisce un atto di resilienza contro la politica della Meloni, la quale vuole imporci una identità italiana quale comunque non esiste, se non come supporto ideologico di un regime autoritario e centralista.  
Quanto più il tentativo messo in atto dalla Presidente del Consiglio andrà avanti, tanto più si scontrerà comunque con le altre identità costrette a convivere nello Stato nazionale.
La Sinistra può ancora svolgere un ruolo se e dove si adopera per preservarle.
Letta ha sbagliato quando ha tentato di giocare una ideologia contro una altra.
Dalle nostre parti, il suo antifascismo è finito da tempo in salmì.
Insieme con la selvaggina.

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Mario Castellano  5/12/2022
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