La polemica tra la Murgia e Letta,...
La polemica tra la Murgia e Letta, che è in pieno svolgimento sulle colonne de La Stampa di Torino, rappresenta il classico dialogo tra sordi: mentre infatti la scrittrice sarda enumera le ragioni che la inducono ad escludere la sopravvivenza di una funzione di difesa della democrazia ad opera del Partito Democratico, il Segretario vorrebbe imporre – a lei e a noi tutti -  un atto di fede in tal senso.
Gli atti di fede, però, sono possibili soltanto a due condizioni: in primo luogo occorre che la ragione – pur non potendoli confermare – non sia nemmeno in grado di smentirli; in secondo luogo, é necessario che i credenti si comportino in modo coerente con le loro convinzioni.
Occorre cioè che costoro – come diceva il Papa Emerito – agiscano etsi Deus daretur.
Lo prova il fatto che i seguaci delle varie religioni convertono gli infedeli non tanto con le loro prediche, quanto piuttosto con il loro buon esempio.
Su questo punto, torneremo più avanti.
Il primo argomento che ci induce a dare ragione alla Murgia consiste nel fatto che la ragione – riferita alla prassi politica seguita dal Segretario e dal gruppo dirigente – indica come i Democratici non facciano nemmeno quanto ancora risulterebbe possibile per salvare quanto rimane dello Stato di Diritto.
Lasciamo la parola alla scrittrice.
Il Decreto detto Anti – Rave si configura in realtà – annota la dirigente indipendentista sarda (meno male per lei che nella sua Regione si può ancora ipotizzare un distacco dallo Stato italiano) – come anti – qualsiasi espressione pubblica di dissenso collettivo a discrezione delle Questure.
Davanti alla abrogazione di un diritto civile fondamentale – quale sussiste, almeno nominalmente, perfino in altre democrature - un Partito di opposizione che non avesse perduto il rispetto di sé stesso (quello dei cittadini e dei militanti non esiste ormai più da tempo immemorabile) – si sarebbe rivolto al Capo dello Stato affinché esercitasse le proprie funzioni di organo di garanzia.
Gli Aventiniani fecero precisamente questo dopo il delitto Matteotti, e così per lo meno misero Vittorio Emanuele III davanti alle sue responsabilità.
Era inoltre possibile invocare la emissione di un parere sulla legittimità costituzionale di un simile atto da parte della Consulta.
Si potevano infine chiamare i cittadini a manifestare, mettendosi alla loro testa: dopo tutto, Letta può contare – a differenza dei comuni mortali – sulla immunità parlamentare.
Se ad una simile chiamata alla mobilitazione avesse aderito un milione di persone, il Decreto sarebbe stato ritirato: se invece – come certamente risultava più probabile – si fosse stati in numero di soli cinquanta, i giornali stranieri avrebbero potuto offrire ai loro lettori la prova del fatto che in Italia non esiste più lo Stato di Diritto.
A questo punto, Letta avrebbe potuto riprendere la via di Parigi: dove non è titolare di nessuna Cattedra a Scienze Politiche (questo ci fa piacere per i poveri studenti), ma dispone di una borsa di studio elargita da una Fondazione italiana: il che significa che il suo ruolo non è – per fortuna – quello di docente, bensì di discente (e in effetti ha ancora molto da imparare).
Il suo Partito si è invece compiaciuto perché Mattarella ha sconfessato Saviano e la Murgia: malgrado i due opinionisti, pur digiuni di Diritto, abbiano dimostrato di conoscere la materia meglio di un ex Giudice Costituzionale.
Il quale comunque poteva cercare usbergo in un parere della Consulta: dopo di che, la sua firma in calce al Decreto avrebbe avuto almeno un alibi.
Questa storia dimostra che Letta evita di fare il suo mestiere di oppositore, e per giunta si compiace quando chi tenta di sostituirlo viene bacchettato.
Ai fannulloni dà molto fastidio il fatto che qualcun altro lavori.
Poiché il lavoro consiste precisamente nel fare opposizione, il Segretario è contento che non lo svolga più nessuno, malgrado tale impegno prescinda ormai da strumenti faticosi un tempo usati – anzi forse a volta abusati – come la mobilitazione del popolo nelle piazze: la quale risulta – sempre che si manifesti pacificamente e senza armi – non soltanto lecita, ma doverosa.
Specialmente quando viene messa in questione la sopravvivenza dello Stato di Diritto.
Che non si salva soltanto perché siede nel Parlamento qualche oppositore: questo avveniva perfino durante il Ventennio, quando Mussolini non poté espellere dal Senato i dissenzienti come Benedetto Croce; il quale votò contro i Patti Lateranensi, insieme con molti altri colleghi.
La Murgia lamenta inoltre giustamente come Letta applauda vergognosamente quando i superstiti attuali dissidenti vengono esposti dai capi della estrema Destra alla rabbia della loro base.
Se questo avviene contro degli scrittori noti fuori dai confini, si può immaginare che cosa é la nostra vita in provincia.
Dove le provocazioni, la emarginazione sociale e gli insulti sono ormai il nostro pane quotidiano.
Essendo instaurata una democratura, Letta interpreta sulla scena il ruolo dello oppositore.
Lo fa ad uso della stampa estera, che però può ancora leggere – purtroppo per il Segretario – quanto denunziamo ogni giorno: ci scusiamo per la immodestia nel paragonarci ai nostri modelli nazionali.
Voi – scrive la Murgia – non state facendo il vostro lavoro, e dunque noi ci ritroviamo nostro malgrado a farlo al posto vostro.
Non rimane dunque – una volta constatato come quella di Letta sia una finta opposizione – che mantenersi liberi di parlare anche contro di essa.
Quanto poi al fatto che il Nipotissimo si limiti ormai ad un ruolo formale, lo dimostra quanto sta avvenendo in provincia.
Il Partito Democratico sopravvive in alcuni comitati elettorali, che qua e là riescono ancora a vincere qualche elezione locale.
Laddove però chi gestisce il marchio dimostra di essere un venduto, Letta dovrebbe almeno privarlo della esclusiva.
Un noto esponente del suo Partito ad Imperia ha assunto un incarico essendo designato dalla Amministrazione Provinciale di Centro – Destra.
Lo ha fatto in base ad un voto degli organi direttivi?
In questo caso, perché non si è data pubblicità a tale decisione, e soprattutto non si é permesso agli iscritti di manifestare il loro dissenso?
Se invece lo ha fatto senza essere autorizzato, perché non si è promosso nei suoi confronti un procedimento disciplinare?
Un altro dirigente ha ottenuto una consulenza dal Comune: speriamo che non spieghi al Sindaco come farci perdere di nuovo le elezioni.
In un caso, si è addirittura nominato responsabile di zona dei Democratici un esponente berlusconiano.
Al tempo di Mussolini, quando si scoprivano le malefatte di un gerarca, si diceva: Se lo sapesse il Duce!
Letta conosce benissimo tutto questo, in quanto glielo abbiamo segnalato, come a suo tempo avevamo segnalato al Compagno Tramontana che il Partito aveva agito per anticipare la chiusura della nostra ultima industria.
Il Segretario dovrebbe dunque commissariare la Federazione.
A suo tempo, Roma mandò ad Imperia il sardo Ledda per defenestrare Franco Dulbecco.
Anche i Sardi – evidentemente – sono buoni o cattivi a seconda che tengano o meno bordone al Segretario.
Poi ci venne mandato un esponente della Emilia – Romagna, incaricato di dividere i buoni – favorevoli al partito trasversale – dai cattivi, che gli si opponevano.
Si dice che costui, sopraffatto dalla vergogna, abbia tentato di uccidersi.
Non resta che concludere con la Murgia: smettete di fingervi alternativi a questa Destra, che almeno è coerente nel suo rapporto tra intenzioni e azione.

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Mario Castellano  5/12/2022
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