Abbiamo finalmente ripreso, dopo la installazione del nuovo Governo italiano, il periodico scambio di informazioni e di valutazioni con il nostro autorevole interlocutore di Nizza.
Abbiamo finalmente ripreso, dopo la installazione del nuovo Governo italiano, il periodico scambio di informazioni e di valutazioni con il nostro autorevole interlocutore di Nizza.
Considerando la situazione che si è determinata a Roma, traspare una forte preoccupazione: tanto per il prevedibile peggioramento dei rapporti tra le due parti del confine, quanto soprattutto per la stessa tenuta della Unità Europea.
La ricerca di un minimo comune denominatore tra le diverse Nazioni - cui naturalmente né Parigi, né Bruxelles intendono rinunziare - risulta infatti sempre più difficile.
Su questo proposito influisce però negativamente la pretesa, propria delle nuove Autorità di Roma, di esercitare una non ben definita sovranità.
Presumibilmente, la si può interpretare come un atteggiamento nazionalistico, destinato a manifestarsi tanto nel patteggiamento delle misure economiche di competenza di Bruxelles quanto nella renitenza ad una maggiore integrazione, quanto soprattutto nel venir meno sul versante italiano della ispirazione ideologica comune propria a suo tempo dei precursori e dei fondatori della Unione Europea.
Tale progetto venne concepito infatti sia come difesa contro il ritorno delle dittature, sia come un tentativo di consolidare, radicare ed estendere la democrazia rappresentativa, intesa quale metodo di governo basato su di una sempre più ampia ed effettiva partecipazione del popolo allo esercizio del potere.
Da questo punto di vista, la estraneità della Meloni, ed anzi il suo esplicito rigetto di una simile radice, viene valutato come un pericolo per la stessa sopravvivenza della Unità Europea.
La quale certamente ha spesso degenerato in una prassi mercantile e contabile, ma ha potuto fino ad ora contare su un antidoto contro gli egoismi nazionali, costituito precisamente dalla comune aspirazione ed ispirazione democratica.
Nella conduzione quotidiana dei rapporti tra i vari Stati non verrà certamente meno la ricerca paziente del compromesso.
Essendo però antitetica la ideologia propria dei diversi Governi, non soltanto questo compromesso sarà sempre più al ribasso, ma risulterà anche altrettanto difficile da raggiungere qualora le Autorità di Roma non lo considerino più come un obiettivo necessario, come una sorta di imperativo categorico che bene o male ha sempre permesso una soluzione positiva degli aridi negoziati doganali e delle diatribe contabili di cui riferivano le cronache di Bruxelles.
Roma cercherà anzi presumibilmente la rottura.
Mancano inoltre perfino i gesti formali di amicizia, le manifestazioni – per quanto a volte ipocrite – di buona volontà.
Il nostro interlocutore ci ha chiesto notizie su come la Meloni si atteggia nei riguardi di Macron: il quale – a suo avviso – probabilmente tace per prudenza e per educazione diplomatica tutto quanto pensa sul conto della nostra Presidente del Consiglio.
Parlano eloquentemente, in sua vece, i mezzi di informazione francesi.
Lo stesso viaggio a Roma del Presidente – svoltosi dopo le elezioni, ma quando ancora la Meloni non  si era insediata – era stato programmato soltanto per un incontro col Papa.
Poiché tutti i Capi di Stato che vengono in Italia compiono per prassi delle visite - anche se non sempre formali – su ambedue le sponde del Tevere, il fatto che il colloquio con la Meloni sia stato rimediato soltanto in extremis in un albergo non è passato inosservato Oltralpe.
La stessa evoluzione illiberale della normativa interna italiana – il nostro interlocutore ha ascoltato con molto interesse la esposizione su di uno jus conditum che cancella praticamente il diritto costituzionale di riunione – causa una deriva del nostro Paese verso una sorta di democratura: questo termine, da noi usato nella esposizione che abbiamo svolto, è stato condiviso nel suo significato.
Stando così le cose, è risultata piena la comprensione della decisione di prescindere dal celebrare un convegno di studi dedicato alle prospettive dei rapporti transfrontalieri: non avremmo infatti voluto né esporre gli autorevoli ospiti transalpini al pericolo di essere dispersi (se non peggio) per effetto di una decisione insindacabile della Autorità di Polizia, né a quello di disporre di una sorta di libertà ottriata, e non illimitata, quale vige in ogni Stato di Diritto.
Ciò avrebbe significato peraltro offrire al Governo italiano un alibi immeritato, dato il suo dichiarato orientamento.
Anche questa decisione è stata dunque condivisa.
Il quesito che ora poniamo alle Autorità francesi – purtroppo con drammatica urgenza – verte sulle loro intenzioni.
Sostanzialmente, esse possono scegliere tra la erezione di una sorta di cordone sanitario sul confine o viceversa – avvalendosi degli ampli margini di azione loro conferiti dal Trattato del Quirinale (più che mai opportuna e preveggente risulta retrospettivamente la urgenza manifestata da Parigi nel promuovere la sua stipula) – possono incoraggiare la frapposizione di una sorta di zona cuscinetto, mediante la costituzione di nuove entità sul nostro lato del confine.
La scelta, però, spetta alle Autorità di Parigi, che quelle di Nizza non vogliono giustamente mettere in imbarazzo, invadendone la competenza.
Anche se, naturalmente, la parte della Liguria posta in territorio francese è più che mai coinvolta emotivamente nella battaglia che conduciamo per mantenere aperta la collaborazione transfrontaliera, contrastando gli indirizzi centralistici del Governo italiano.
Non rimane dunque che interpellare le Autorità della République.
Nel frattempo, i canali di comunicazione con la Regione Costa Azzurra – Provenza e con la Città di Nizza rimangono aperti, grazie alla disponibilità generosamente dimostrata dal nostro interlocutore.

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Mario Castellano  7/12/2022
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