Il Papa ha dichiarato come subito dopo la sua elezione ...
Il Papa ha dichiarato come subito dopo la sua elezione – il riferimento al Cardinale Bertone quale Segretario di Stato lo rivela chiaramente, dato che questi venne sostituito quasi subito in tale incarico – ha presentato le dimissioni, sottomettendole alla condizione sospensiva di una malattia invalidante.
Compiendo tale atto – e poi rendendolo di pubblico dominio - Bergoglio ha posto fine, in primo luogo, alla querelle giuridica sugli effetti della rinunzia del suo Predecessore: che secondo i tradizionalisti riguardava – come è noto - il ministerium, ma non il munus.
Non distinguendo tra questi due diversi istituti giuridici, il Papa ha inteso significare che le dimissioni, se non contengono una diversa indicazione, riguardano entrambi.
Bergoglio si considera dunque nel pieno esercizio delle sue funzioni, e mette a tacere ogni voce contraria.
A questo punto, i vari Demattei, Socci, Sudrio e Minutellla, con tutta la loro variopinta Corte dei Miracoli, possono soltanto negargli in toto la qualifica di Pontefice, ma in tal caso divengono apertamente scismatici.
Inoltre, non serve più a costoro attendere la morte di Ratzinger – cui comunque auguriamo mille anni di vita - per dichiararsi fuori dalla Chiesa.
Se vi é qualcuno, nel Governo italiano o altrove, disposto ad appoggiare un simile tentativo, viene costretto dalla mossa di Bergoglio a dichiararlo immediatamente.
Fin qui le conseguenze del gesto compiuto da Papa su di un problema manifestamente infondato dal punto di vista del Diritto.
Tale mossa riveste però un valore ancora maggiore per quanto riguarda la concezione stessa della Chiesa.
Il Cardinale Segretario di Stato – in conformità con le norme canoniche - é il depositario delle dimissioni.
Il Pontificato può terminare naturalmente con la morte del Papa, qualora non sia preceduta da una malattia invalidante.
Se però si dovesse realizzare tale ipotesi, sorgerebbe tutta una serie di problemi interpretativi.
I medici, che verrebbero naturalmente interpellati in qualità di periti, possono e devono esprimere il loro parere scientifico, ma non possono e non devono sostituirsi alla Autorità Ecclesiastica nel dichiarare aperta la Vacatio Sedis.
Nel suo atto, il Papa non indica chi sia incaricato di tale decisione.
Il Segretario di Stato rifiuterebbe verosimilmente di adottarla agendo come organo monocratico: sia in quanto la sua responsabilità sarebbe troppo gravosa, sia perché essa – nel silenzio della norma - risulterebbe certamente passibile di una impugnazione.
A chi spetta dunque decidere?
Forse al Sacro Collegio del Cardinali, riunito in un apposito Concistoro.
Tale organo, però, è titolare soltanto di un potere consultivo, dal momento che il Papa è un Sovrano assoluto.
Il Collegio dei Cardinali non potrebbe dunque verosimilmente adottare una decisione sulla apertura della Vacatio Sedis: pena – anche in questo caso – una impugnazione dei suoi atti.
Comunque risolvano il problema gli esperti di Diritto Canonico, per la prima volta nella storia della Chiesa – quanto meno a partire dallo Editto di Costantino – verrebbe chiamata a pronunziarsi una Autorità diversa dal Papa.
Esistono, naturalmente, anche il Concilio ed il Sinodo.
Tali organi, però, possono essere convocati soltanto dal Pontefice, e comunque decidono cum Petro, e mai in sua sostituzione: è il Papa, infatti, che promulga i loro documenti.
In conclusione, assisteremmo un giorno – salvo, ripetiamo, che il Papa muoia repentinamente – ad un esercizio collegiale del potere supremo nella Chiesa.
Quale che sia la istanza considerata titolare della decisione, essa potrebbe anche ritenersi munita di un potere non riferito soltanto alla apertura della Vacatio Sedis.
La cosiddetta profezia di Malachia indica Benedetto XVI quale ultimo Papa, con il motto De Gloria Olivae.
Poi, sempre secondo tale testo, sarebbe venuto Petrus Secundus, vel Petrus Romanus, del cui pontificato si dice che avverrà in multis tribulationibus.
Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari, predisse nel 1314, in punto di morte, che la Chiesa Cattolica sarebbe finita entro settecento anni: Bergoglio fu eletto nel 2013.
Giovanni XXIII conosceva tutte queste previsioni, ma forse anche per questo ammonì contro quelli che definiva profeti di sventura.
Noi pensiamo, molto modestamente, che la sola sventura sia rappresentata per la Chiesa da quanti disprezzano la capacità dei credenti di perpetuare la Fede, a prescindere dalle Istituzioni.
Le quali hanno indubbiamente svolto una funzione storica fondamentale, ma rappresentano Gesù Cristo, e non lo sostituiscono.
Quanti comunque si esprimono nel nome della Chiesa senza averne alcun titolo non hanno il diritto di osteggiare chi ha delle convinzioni diverse dalle loro.
Non meraviglia che costoro usino anche metodi criminali, come dimostra la vicenda del compianto Padre Fidenzio Volpi.
In questo senso – ma soltanto in questo senso – possiamo affermare che stiamo vivendo tempi apocalittici.