Riassumiamo brevemente le note di costume ...
Riassumiamo brevemente le note di costume suscitate in noi in occasione di due successivi viaggi in ferrovia verso la Francia e ritorno.
Nel primo caso, abbiamo assistito nella stazione di Ventimiglia – luogo simbolo di secolari vicende confinarie – al rastrellamento dei cosiddetti portoghesi.
Pare – a quanto risulta dai resoconti dei ferrovieri - che costoro si siano suddivisi in due ben precise categorie: i nomadi e gli stanziali.
Mentre i primi usano lo scalo di frontiera come base di partenza per viaggi aventi per lo piú come meta Milano e Torino (le destinazioni intermedie sembrano – per motivi incomprensibili – decisamente in ribasso), i secondi usano le carrozze quale alloggio notturno.
Nella stazione di Ventimiglia se ne trovano in effetti in abbondanza, ma le più ambite – essendo lasciate aperte nottetempo – sono quelle destinate alle prime corse mattutine per Genova.
I cosiddetti homeless – molti dei quali sono extracomunitari in attesa di varcare il confine, benché non manchino tra loro i nostri connazionali – paiono caratterizzati, oltre che da gravi difficoltà nella vita quotidiana, anche da un ribellismo anarcoide: pur essendo dotati i vagoni della cosiddetta ritirata, essi usano in effetti defecare tra i sedili.
Per giunta, costoro – anziché allontanarsi per tempo - indugiano a bordo fino a quando salgono i ferrovieri: i quali richiedono un energico intervento della Polizia Ferroviaria.
Senza peraltro che i reprobi possano essere considerati in contravvenzione, dal momento che non intraprendono un viaggio privi del titolo prescritto.
Essi vengono quindi sbrigativamente sbarcati, ma riprendono le loro abitudini poco igieniche non appena ridiscende la notte.
Le cui ore costituiscono il momento in cui tutti i grandi scali ferroviari si trasformano, tra le ultime e le prime partenze, in una terra di nessuno.
A Ventimiglia, questo tempo si prolunga ben più che a Termini.
Per giunta, il nostro scalo non dispone di sale di aspetto, accessibili comunque soltanto esibendo un titolo di viaggio, e per giunta contraddistinte da una divisione classista tra quelle accessibili alla bassa plebe e le cosiddette Sale VIP, riservate a chi prende gli Intercity.
Diverso il discorso per i nomadi: per combatterli, le Ferrovie hanno costituito un apposito corpo di vigilanza privato, distinto dalla Polizia Ferroviaria, ed anzi ad essa contrapposto da un rapporto di emulazione.
Un tempo, i più brutali tra i ferrovieri venivano addetti alla mansione di cuccettisti, tramontata con la fine dei treni notturni di lunga percorrenza per via del dilagare delle rapine, che affliggevano perfino i wagon lits, già consacrati alla clientela di alto bordo.
Pare che una volta una Signora sia giunta a Termini spoglia – in senso letterale – perfino della biancheria intima: a tale incresciosa situazione si dovette porre sommariamente rimedio.
Ricordiamo come la frase più consueta usata dai cuccettisti fosse: Io la butto giù dal treno!
Non sappiamo però se tale minaccia si sia mai realizzata.
Ora i nuovi addetti alla sicurezza ostentano una eguale determinazione.
I vigilantes si sono dedicati, sul treno in partenza per Torino (uno di quelli popolati da una Corte dei Miracoli, che fermano anche a Santena) ad ispezionare le ritirate.
Un reprobo aveva commesso un errore degno del più sprovveduto dei principianti, essendosi rinchiuso in quella del vagone di testa, ove alberga il Capotreno.
Dopo essere stato stanato con estrema facilità, gli venne rinfacciato di essere un plurirecidivo.
La lunga esperienza non gli era evidentemente servita.
Nel viaggio successivo, ci siamo imbattuti in una conduttrice donna: se la sua uniforme era impeccabile, costei esibiva una acconciatura punk degna di un rave party, essendo munita di capelli viola e di numerose borchie incorporate nella epidermide.
Giunti alla altezza della stazione di Imperia, la Signorina esigeva da chi saliva di esibire il biglietto: una volta a bordo, sarebbe stato infatti troppo tardi, non rimanendo che fare scendere i portoghesi a Diano.
Riteniamo dunque che la acconciatura avesse la stessa funzione di quella esibita dai Carabinieri e dagli Agenti addetti ad intercettare gli spacciatori di droga, attratti dal loro aspetto casual.
Sul versante francese, oltre al consueto rastrellamento dei passeggeri dallo aspetto esotico, fatti scendere in massa a Garavan per esservi identificati, ispezionati ed interrogati, abbiamo potuto assistere ad una novità veramente storica: nella stazione di confine, era stato intercettato un africano inopinatamente diretto verso Ventimiglia.
Il fatto di avere invertito la direzione di marcia non gli era valso a nulla: circondato da quattro giganteschi Agenti delle Compagnie Repubblicane di Sicurezza, costui pareva tuttavia sopportare la situazione con umorismo.
Il soggetto, infatti rideva, non sappiamo se per scherno o per incoscienza.
I sovversivi dicevano un tempo: Una risata vi seppellirà!
Vero é che questo oriundo del Continente Nero, approfittando del caldo fuori stagione, era in pantaloni corti.
Poteva dunque passare il colore della pelle, ma non un abbigliamento balneare, poco consono alle Ferrovie transalpine.
Tanto i paramilitari di quelle italiane quanto i Gendarmi in servizio su quelle francesi sono i pronipoti dei fanti che resistettero sul Piave, e dei cosiddetti poilus che fecero altrettanto a Verdun.
Ora si affrontano – con la stessa determinazione, ma senza più eroismo – barboni ed immigrati.
Se quello intercettato in Francia sghignazzava, il suo omologo italiano aveva improvvisato un comizio, in verità alquanto confuso, nel quale affastellava argomenti giuridici e politici volti a giustificare il proprio comportamento.
Prima del Sessantotto, proliferarono gli Anarchici: la cui comparsa – come quella di certi uccelli migratori – annunzia sempre i cambi di stagione.

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Mario Castellano  26/12/2022
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