La cosiddetta Maratona del Bilancio si è conclusa a Montecitorio alle ore cinque del mattino della Vigilia di Natale,...
La cosiddetta Maratona del Bilancio si è conclusa a Montecitorio alle ore cinque del mattino della Vigila di Natale, in tempo affinché i Deputati raggiungessero le rispettive Città di residenza per il Cenone: ben pochi, a quanto si dice, per assistere alle funzioni religiose notturne.
Il mercato delle vacche tra il Governo e la sedicente opposizione si era già concluso, senza che la minoranza ottenesse qualche briciola, tale da salvare almeno la faccia.
Stando così le cose, sarebbe stato meglio – e comunque più dignitoso – fare uso dei pochi superstiti strumenti disponibili per attuare un minimo di ostruzionismo.
Bastava infatti illustrare ogni emendamento per cinque minuti ciascuno, e si sarebbe fatto cadere il Governo in esercizio provvisorio.
Il Cenone, però, è ben più importante: naturalmente per chi se lo può permettere.
Qualora poi la Meloni avesse accusato i Democratici ed i Pentastellati di irresponsabilità e di scarso patriottismo, sarebbe risultato facile ribaltare tale accusa, dato che la Finanziaria del 2023 si qualifica come la peggiore del dopoguerra: ad un Paese che tira la cinghia, si impongono sempre nuovi sacrifici, senza nemmeno tentare di motivare il popolo con degli obiettivi condivisi.
Non vale, a questo riguardo, accusarci di rimestare vecchi motivi di contrapposizione: la Meloni poteva fare a meno di prestare giuramento esibendo la camicia nera.
Se dunque vi é qualcuno che si rivela ancora succube delle vecchie dicotomie, è proprio la Presidente del Consiglio: la quale dovrebbe almeno dimostrare rispetto per le motivazioni ideali di chi ancora considera lo antifascismo come proprio riferimento.
Se infatti può cambiare la qualificazione ideologica dei regimi autoritari, permane comunque il dovere morale di opporvisi.
Tanto più quando certe trasmissioni radiofoniche esibiscono un’immagine falsa del Paese, mandando in onda dei personaggi compiaciuti del proprio benessere, i quali si vantano di consumare per Natale i cibi e le bevande più raffinati e costosi.
È possibile che nessun concittadino prenda la linea per denunziare che la sua fabbrica ha chiuso, e che fatica per procurare alla famiglia il pane quotidiano?
Questo è il peggior sintomo della instaurazione del regime: le varie Barbara Sala assomigliano ai propagandisti del MINCULPOP, o ai giornalisti della Pravda, intenti a dissertare sullo asserito benessere dei cittadini sovietici.
I quali – chissà perché – ad un certo punto si stancarono di essere sazi, ed ammainarono la bandiera rossa dal Cremlino.
A dar voce agli scontenti, dovrebbe provvedere la opposizione: la quale ignora però quale sia la funzione del Parlamento.
Se è quella propria delle democrazie rappresentative, lo si deve usare per migliorare le leggi; se invece ci si affida al pensiero di Lenin, dando per scontato che il regime non è riformabile, lo si impiega come una tribuna per denunziare la sua ingiustizia.
Noi abbiamo invece una opposizione complice e prostituita al Governo.
Lo prova il fatto che il nostro Esecutivo usava per far fare lobby a Bruxelles un ex Deputato democratico.
In tal modo, la Meloni potrà dire – senza timore di essere smentita – che i cattivi Europei ce l’hanno con gli Italiani in quanto tali, a prescindere dalla loro collocazione politica.
Gli amici del Belgio ci informano che lo scandalo esploso nei giorni scorsi costituisce un ultimo avviso inviato al nostro Paese.
Se così è, non soltanto esso è destinato a cadere nel vuoto, ma darà luogo a nuovi episodi della spirale di reciproci dispetti tra Roma e Bruxelles.
Risulta infatti chiaro che la Meloni, presa dalla sua sindrome autoritaria, pretenderà di spiegare tutte le difficoltà economiche ed i disastri sociali incombenti sul nostro povero Paese in chiave xenofoba.
A questo punto, i cosiddetti Democratici dovrebbero reagire sia denunziando le misure restrittive delle libertà e dei diritti costituzionali, sia rivendicando la fedeltà agli ideali liberaldemocratici occidentali.
Sembra invece che costoro, essendo verosimilmente ricattati, si facciano prendere da un asserito atteggiamento patriottico, come se fossero in gioco gli interessi nazionali.
Che si difendono invece soltanto mantenendo lo Stato di Diritto, e non certo assecondando la deriva terzomondista propiziata dalla cultura politica della Meloni.
Ci sono dei giornali, come La Repubblica, che vantano continuamente gli esiti della revisione ideologica compiuta dalla Sinistra italiana, passata dalla obbedienza sovietica alla scelta occidentale.
Se tale revisione fosse autentica, ci si opporrebbe strenuamente agli attuali indirizzi del nostro Governo: tanto più che oggi è la Destra a contrapporre il nostro Paese alla Europa.
Sembra invece che la complicità con il Governo sia motivata da un rigurgito del peggiore terzomondismo: lo si può spiegare nei Pentastellati, da sempre dediti al populismo ed alla demagogia, ma non nei Democratici.
I quali assomigliano a quei personaggi di provincia che esibivano un giornale straniero per far credere di essere dei poliglotti cosmopoliti, ma non lo sapevano leggere.
Non basta, per collocarsi in Occidente, organizzare una brutta copia della festa degli Oscar.
Walter Veltroni, prima di atteggiarsi ad americano, operava mediante personaggi come Dario Conato, Claudio Bernabucci, Luisa Morgantini e Filippo Beltrami: i quali – mediante il loro Organismo non Governativo, denominato prima MOLISV, poi MOVIMONDO – si dedicavano ad importare in Italia il modello politico instaurato a Managua dai Sandinisti.
Ora, davanti alla guerra civile in cui è sprofondato il Nicaragua, Paese dal quale vengono espulsi in massa gli stessi componenti del Clero indigeno, costoro tentano di farsi passare come seguaci degli Illuministi Francesi, esaltando la memoria di Eugenio Scalfari.
Il quale – in vita – si era dedicato ad assicurare che la revisione ideologica degli ex Comunisti era ormai compiuta.
Tanto compiuta che ora vi è tra loro chi si dedica a sostenere la politica antieuropea della Meloni.
Il precedente storico è rappresentato da quegli antifascisti pentiti che esaltavano la cosiddetta impresa di Etiopia di Mussolini, ed asserivano che le inique sanzioni costituivano la prova della nostra contrapposizione allo imperialismo inglese.
Le revisioni si dimostrano con i fatti, e non con le parole: se Renzi, Minniti e Di Maio si dedicano agli affari con gli Sceicchi, non meraviglia che un bracciante delle tangenti, Deputato di fila della loro parte politica, faccia lo spallone.
Recando sulla schiena non già le bricolle di sigarette di contrabbando, ma i sacchi di banconote dello Emiro del Qatar.
La Meloni, naturalmente, dirà che si tratta – malgrado le divergenze politiche - di un autentico patriota.

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Mario Castellano  31/12/2022
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