Due ottantasettenni, il Papa e Berlusconi, hanno vissuto contemporaneamente il loro calvario ospedaliero ...
Due ottantasettenni, il Papa e Berlusconi, hanno vissuto contemporaneamente il loro calvario ospedaliero: mentre però Bergoglio ne è uscito vivo, benché duramente provato, il Cavaliere non è sopravvissuto. Le analogie non si fermano tuttavia a questo punto: il rischio, per il Sommo Pontefice, è di finire – come già era accaduto negli ultimi tempi al suo coetaneo - nella condizione che in lingua francese si definisce con la parola limogé. La quale è ben diversa da quella di coincé, propria di chi viene messo in un angolo essendo considerato ancora pericoloso: da cui la necessità di emarginarlo per limitarne i movimenti. Può viceversa succedere di venire formalmente omaggiato, di mantenere nominalmente intatte le proprie competenze, ma di essere tuttavia posto nella impossibilità pratica di esercitarle. Questo avviene specialmente nel caso delle persone ammalate ed anziane, ma richiede due condizioni: che esse siano menomate non solo nel fisico, bensì anche nella psiche, e che i collaboratori vogliano e sappiano creare un reticolo di lacci e lacciuoli tale di limiate i movimenti del Capo, soprattutto filtrando quanti accedono alla sua persona. Manca dunque visibilmente, nel caso dello inquilino del Vaticano, questa ultima condizione: i vari Parolin e Spadaro, uomini tanto fidati quanto sagaci, sono anzi ben decisi a supplire ai limiti fisici del Papa, facendogli da megafono qualora la sua voce non potesse più giungere chiara e forte a tutti. Si dice che il Patriarca Sarto, futuro Pio X, chiedesse ai suoi preti di pregare per la morte di Leone XIII: non certo per antipatia personale, né per la impazienza di sostituirlo, bensì essendo impietosito dalle sue condizioni di salute. Si usa dire infatti in questi casi: Che il Signore lo prenda con sé! Tale però non è il caso di Bergoglio, per il quale tale auspicio non viene formulato neanche dai Tradizionalisti, essendo costoro convinti che sia destinato allo Inferno. Vi è poi una ulteriore differenza con Berlusconi: i seguaci del Cavaliere lo avevano già rinnegato a prescindere dal suo aggravamento. Sia per interesse personale, sia in quanto prevale ormai – dato il contesto internazionale – la tendenza ad abbandonare i metodi dorotei della Destra democristiana, per ricercare piuttosto la energia sprigionata dallo Uomo Forte, o meglio dalla Donna Forte: anzi Fortissima. La quale tende ad espandere gli ambiti territoriali della sua influenza, facendosi forte dello zeit geist imperante. Dopo avere incoronato Abascal in Spagna, ben prima di andare a Palazzo Chigi, ed ancor più prima che il suo camerata iberico vedesse aprirsi davanti a sé la via del potere, la Signora della Garbatella si starà domandando con disappunto come mai il Tevere risulti un ostacolo più ostico dei Pirenei. Le sue Quinte Colonne sono dunque già da tempo al lavoro nella Cittá Leonina, dove lo scontro tra le fazioni divamperà tanto più cruento quanto più si aggraverà la malattia del Papa. Se anche – Dio non voglia – Egli dovesse mancare, il Conclave ne confermerebbe però gli indirizzi. Bergoglio ha lavorato infatti soprattutto per modificare gli equilibri nel Sacro Collegio. Dove la fazione terzomondista ha già prevalso, rispecchiando un rapporto di forze non tanto interno alla Chiesa quanto piuttosto ormai consolidato nel mondo. Lo scontro, a questo punto, riguarda la concezione stessa della Comunità dei Credenti. Che non può certamente identificarsi con le intenzioni di chi vuole ridursi a fare il cappellano di un Occidente sempre più chiuso in sé stesso. Mentre il fronte del Niepro si sposta lentamente verso Est, allargando il confine militare, il Mediterraneo ed il Pacifico si preparano ad essere teatro di scontri ben più decisivi. Vi è chi dice che il Pontificato di Francesco abbia perso smalto. Questo è assolutamente falso. Risulta piuttosto sempre più difficile svolgere la missione in favore delle Periferie del mondo promuovendo la conciliazione e il dialogo. Vale la pena ripetere ancora una volta che al Vaticano è venuto meno - con la instaurazione del Governo attuale - il supporto diplomatico che un tempo gli veniva dalla Repubblica Italiana. I cui dirigenti avevano capito che tanto la difesa della democrazia nello Stato quanto la azione ecumenica della Santa Sede dipendevano dalla distensione. Mentre Bergoglio abbraccia Tantawi e Sistani, Demattei e la Meloni cercano insipientemente una nuova Lepanto. Senza considerare che i rapporti di forza non sono più quelli di allora.