La missione svolta in Ucraina ed in Russia dal Cardinale Zuppi, ...
La missione svolta in Ucraina ed in Russia dal Cardinale Zuppi, il quale pure – dato il suo incarico pastorale - ne ha accentuato il carattere umanitario, era destinata a fallire. Qualcuno ha tracciato una analogia con il tentativo compiuto da Benedetto XV di fare cessare le ostilità durante la Grande Guerra, respinto da ambedue le parti in conflitto, ma soprattutto dalle Potenze della Intesa, in primis la stessa Italia. Dove il Pontefice venne insultato dai Nazionalisti come Maledetto XV. Entrambe le guerre, infatti, non potevano risolversi con aggiustamenti territoriali, che tuttavia lasciassero in vita uno dei soggetti belligeranti. Gli uni, infatti, si reggevano sul principio di legittimità, gli altri su quello della sovranità popolare, proprio degli Stati nazionali. Oggi è viceversa in gioco un altro principio, quello della autodeterminazione. Che la Russia, dopo averlo in pratica riconosciuto tanto nel caso del cosiddetto Impero Esterno quanto nel caso dello Impero Interno, cioè delle repubbliche Sovietiche, non ammette invece si estenda alla Ucraina. Accampando il pretesto che questo Paese fa parte del Mondo Russo, cioè fondamentalmente di una stessa Nazione, avente il suo centro nella Terza Roma. La Ucraina può dunque costituire un soggetto di Diritto Internazionale a sé stante, ma subordinato politicamente alla Grande Russia. Si tratta – a ben vedere – di una riedizione del principio della sovranità limitata. Gli argomenti addotti a suo sostegno sono inconsistenti sul piano giuridico: la autodeterminazione può infatti essere esercita a prescindere dalla specifica identità di chi la esercita. Forse la Svizzera non ha diritto di esistere come Stato in quanto non si tratta di una Nazione? Se per un lato Putin vuole sottomettere la Ucraina, per un altro lato dietro alla rivendicazione da parte di Kiev dei confini anteriori al 2014 si nasconde il disegno – concepito di comune accordo con le Potenze Occidentali e probabilmente con un settore della opposizione interna a Putin - di disintegrare la Russia per linee etniche e religiose. Causando un terremoto geopolitico più grave ancora di quello avvenuto tra il 1989 ed il 1991: la Russia Europea entrerebbe a far parte della sfera di influenza tedesca, il Caucaso di quella turca e la Siberia di quella cinese. Può il Papa rovesciare questa logica, e questa linea di tendenza? Chiaramente no, e verosimilmente nessuno, in Vaticano, aveva nutrito una simile illusione. Perché dunque mettersi in gioco? La esistenza di una linea di confine tra lo Occidente ed il resto del mondo, sia pure spostando molto ad Est quella tracciata a Yalta fino a dividere con un fronte di guerra quanto un tempo veniva chiamato le Russie, porta la nostra parte del mondo a chiudersi in sé stessa. Abbiamo già scritto di come – parallelamente allo impegno militare, benché per ora indiretto – si sia messo in atto il cosiddetto decoupling, cioè in pratica una sorta di autarchia, che nelle intenzioni dovrebbe affrancarci dalla complementarietà tra la nostra economia e quelle extraeuropee. Oggi il nemico è la Russia, e si tratta pur sempre di un rivale che forse può essere vinto, ma che cosa avverrà quando esso sarà sostituito dalla Cina, dal mondo islamico o da entrambi? Anche a prescindere dalla possibilità di uno scontro diretto, ci attende una era di contrapposizione: se non avremo la guerra calda, avremo comunque una nuova Guerra Fredda. Bergoglio, essendo stato eletto alla più alta carica spirituale in rappresentanza dei popoli extraeuropei, non intende fungere da cappellano dello Occidente, come fu il suo predecessore Pacelli. Accettare una simile prospettiva significherebbe rinnegare tutto quanto operato dalla Chiesa in ambito ecumenico a partire dal Pontificato di Giovanni XXIII, ma soprattutto abdicare alla stessa missione universale propria del Papato. Occorreva dunque compiere un gesto che – per quanto sterile nei suoi risultati diplomatici – avesse tuttavia la massima risonanza sul piano politico. I Governi europei occidentali sono costretti – dato il rapporto di forze vigente dal 1945 – ad allinearsi con gli Stati Uniti. Fino a quando si tratta della questione ucraina, le ragioni del Diritto Internazionale danno supporto a questa scelta. In altri possibili scenari del futuro, ci si potrebbe trovare dalla parte del torto. Soprattutto, però, quanto non può essere accettato dalla Santa Sede è una scelta conflittuale, mirante a contrapporre il Nord ed il Sud del mondo. Se oggi ogni sforzo è rivolto alla mediazione, bisognerà prima o poi scegliere da che parte stare. Qui si aprono varie possibili contraddizioni: tra le due sponde del Tevere, ma anche nello stesso ambito della Chiesa. Ascoltando certe trasmissioni, si è portati a ritenere che qualcuno voglia andare molto al di là della pur doverosa distinzione tra chi è aggredito e chi aggredisce, e consideri la attuale guerra come il preludio ad una contrapposizione cosmica tra il Bene ed il Male. Prosperano infatti le letture apocalittiche degli eventi in corso. Ecco dunque che il Cardinale Legato del Papa compie un gesto teso a distinguere il Vaticano dalle Potenze occidentali: un gesto rivolto non tanto ai contendenti, quanto a chi attribuisce al conflitto un significato che prescinda dalla valutazione del casus belli. Le sue ripercussioni riguardano anche il dibattito interno ai singoli Paesi. Da tempo – cioè fin dalla epidemia – avevamo visto restringersi gli spazi del dibattito pubblico: sia tra le diverse istanze politiche, sia tra i corpi sociali. Ora il Papa rivendica per la Chiesa il diritto – ed anche il dovere – di continuare ad esprimersi in modo autonomo. Nessuno, nel nostro scenario pubblico, dimostra lo stesso coraggio e la stessa lungimiranza. La Chiesa diviene dunque il punto di riferimento per chiunque scelga di praticare la resilienza.