Quando in Francia imperversava il famoso maggio parigino del 1968, ...
Quando in Francia imperversava il famoso maggio parigino del 1968, una ondata di turisti politici si riversò. Oltralpe per vedere (sic) la Rivoluzione, pur arrestandosi quasi sempre nelle località prossime al confine, dove alcuni gauchistes, tutti quanti improvvisatisi maîtres à penser, propinavano ai compagni italiani fiumi di parole sugli argomenti ideologici.
I nostri rientravano entusiasmati, tanto per avere udito il Verbo rivoluzionario quanto per avere visto da vicino alcuni loro correligionari, assurti di colpo ad altrettanti nuovi Lenin.
Il paragone più appropriato sarebbe stato in verità quello con Bakunin, che per tutta la seconda metà dello Ottocento percorse i Paesi europei in qualità di commesso viaggiatore della Rivoluzione.
Il russo, però, pur essendo dotato del cosiddetto physique du rôle, fatto di barba fluente, di corporatura imponente (misurava due metri di altezza), di oratoria trascinatrice, di fascino esotico e di adeguato passato cospirativo nel Paese di origine, non riuscì a combinare nulla, vivendo tuttavia agiatamente a scrocco, mantenuto dagli ammiratori più benestanti.
Il prototipo del rivoluzionario transalpino della seconda metà del Novecento era – dal punto di vista fisico – agli antipodi: si trattava infatti di soggetti magri, glabri e stortignaccoli, tutti – chissà perché – con pochi capelli in testa.
In comune con Bakunin, essi avevano unicamente la logorrea.
Uno soltanto tentò – con esito disastroso - di fare sul serio il rivoluzionario: si tratto di Règis Debray, arruolato nella Corte dei Miracoli al seguito di Guevara in Bolivia, ed al quale il Che dovette non poco del suo fallimento.
Il parigino, più adatto ai caffè della Rive Gauche (questa era la sola cosa autenticamente di Sinistra del soggetto) che ai disagi della guerra, si rivelò ben presto una sorta di vagone frenato, un maledetto impaccio per il compagno argentino: il quale già doveva portarsi dietro una agente della Polizia Politica sovietica, alcuni boliviani inetti, diversi Ufficiali cubani ed un nutrito gruppo di provocatori.
Debray, appena catturato, gli fece la spia per salvarsi la pelle.
Salvo poi assurgere - ciò malgrado - ad eroe, e finire come tale nel Governo di Mitterand quale garante della estrema Sinistra (?).
La Francia rimane però sempre alla avanguardia, anche in tempi di sovversione identitaria.
Circola, in certi ambienti, la diceria secondo cui tra la immigrazione islamica in transito sulla rotta che va da Lampedusa a Ponte San Luigi si mescolerebbero numerosi elementi predisposti alla guerriglia urbana, il cui passaggio per il nostro Paese verrebbe tollerato purché vadano a fare casino Oltralpe.
Noi, in cambio, saremmo immuni dagli attentati, comportandoci come chi getta la volpe nel pollaio del vicino.
Nessuno saprà mai se ciò sia vero.
Fatto sta, comunque, che in Francia è scoppiata la rivolta identitaria dei Musulmani, una sorta di Sessantotto religioso.
Destinato però questa volta a durare, in quanto la condizione fideistica - diversamente da quella studentesca e giovanile - ha carattere permanente.
I turisti politici – nella fattispecie definibili piuttosto come religiosi – possono per giunta, in questa circostanza, trasformarsi in volontari.
Già avevamo avuto sentore di tale tendenza, fin da quando il genovese Del Nevo era caduto combattendo nelle fila dello Stato Islamico, seguito da altri soggetti arruolati prima tra i Curdi, e da ultimo indifferentemente tra gli Ucraini e tra i Russi.
Ciascuna delle due fazioni vedeva infatti nel conflitto in corso una prefigurazione di quanto si preparerebbe in Italia.
La necessità di allenarsi fa premio sui criteri ideologici.
Se ad un calciatore dilettante venisse offerta la possibilità di partecipare ad un ritiro di una squadra di Serie A, costui accetterebbe a prescindere dal Club ospitante.
Nel caso della Francia, non può concepirsi nessuno scrupolo determinato dai torti e dalle ragioni delle parti contrapposte: i Musulmani sono vittime del colonialismo, del razzismo e del classismo.
Essi, dunque, hanno ragione a prescindere.
Per giunta, è possibile praticare il pendolarismo, alternando i turni sul fronte di guerra con i periodi di riposo da questo lato delle Alpi.
La conversione alla Fede islamica darebbe probabilmente diritto ad uno sconto, per cui assisteremmo ad una sorta di volontariato per tutte le tasche.
E comunque esclusa ogni insinuazione su un presunto mercenariato: chi vuole combattere, deve pagare il conto.
Sua unica ricompensa è il Paradiso, che attende chi muore nel Jihad: anche se la storia delle settantadue vergini non è né coranica, né para coranica, e neanche utile per motivare Mohammed Bensa, purtroppo ormai malfermo sulle gambe.
Quanto ai suoi attendenti, si conformano con la tradizione in base alla quale questo tipo di persone propende al servizio nelle retrovie.
Dopo la Rivoluzione iraniana, uscì la notizia di un Ayatollah di novantaquattro anni iscrittosi ad un corso di paracadutismo.
Nelle nostre Forze Armate, basta un solo lancio per appuntarsi il distintivo raffigurante una aquila con le ali spiegate: nonché naturalmente il titolo preferenziale, particolarmente ambito dai Carabinieri.
Il religioso persiano, nel caso di un insuccesso, sarebbe rimbalzato direttamente in Paradiso.
I tumulti francesi entusiasmano piuttosto i giovani musulmani europei, che vedono in essi la prima tappa della estensione al Vecchio Continente del  Dar Al Islam.
Quanto avviene Oltralpe, a partire dalla Rivoluzione, ripercuote sempre in Italia, anzi in tutta la Europa Continentale: la Sorella Latina funge nello stesso tempo da avanguardia e da barometro, che avverte di ogni cambio di clima.
Questa volta, potremmo essere di fronte ad una svolta violenta del confronto identitario.
Se il comportamento della Polizia rivela una ostilità preconcetta verso lo straniero, questi ricambia lo Stato con lo stesso sentimento.
La esclusione sociale e gli odi etnico – religiosi si alimentano in una spirale perversa.
Per questo, possiamo dire che Nanterre è tutti noi.
Speriamo soltanto che prevalgano la ragione e la pace.
Siamo andati con piacere alla Festa del Sacrificio, ritenendo che le diverse identità debbano essere sempre vissute come una motivazione a farsi reciprocamente del bene.
Questo atteggiamento è stato apprezzato dagli amici musulmani, ma purtroppo non altrettanto da certi nostri correligionari.
Ciò manifesta lo stesso spirito del tempo che spinge alcuni a partecipare ai fatti della Francia.

Le classi dirigenti travolte dalle Rivoluzioni hanno tutte quante in comune il fatto di avere sottovalutato quanto stava avvenendo, e tanto più quanto si stava preparando: se è difficile cogliere i fatti, risulta viceversa imperdonabile non rendersi conto degli eventi.
Pare che Maria Antonietta non abbia mai detto a Mirabeau la frase per cui è passata alla storia, riferita ai popolani di Parigi: Se non hanno del pane, che mangino delle brioches.
Questa affermazione riflette però il suo atteggiamento.
Il Papa, quando giunse notizia della Riforma Protestante in Germania, disse che si trattava della solita disputa inconcludente tra teologi.
De Gaulle definì il Sessantotto chienlis, cioè una cagnara.
Tale fu in effetti il maggio parigino, che non poteva certamente causare una Rivoluzione, ma rivelava comunque una rottura generazionale: tale da cancellare – presso i giovani – il suo pur meritato prestigio del Generale.
Il quale, appena se ne avvide, si affrettò comunque a lasciare il potere, che egli non poteva concepire disgiunto da un consenso profondo, da un idem sentire con il popolo.
Ora Macron raccomanda ai genitori dei manifestanti di tenere i figli chiusi in casa, ritenendo di essere al cospetto di una grande ragazzata.
Questa opinione risulta però smentita non solo dalle dimensioni di quanto accade, ma anche dalle azioni protestatari: quando si saccheggia una armeria, si dimostra di possedere una certa preparazione militare, e soprattutto la intenzione di proiettare la propria azione nel futuro, trasformandola in guerriglia urbana.
Se il fenomeno è tale, esso risulta destinato a cronicizzarsi, e in prospettiva può estendersi alla Europa Occidentale nel suo insieme.
Più che la stessa analisi criminologica, sembra mancare al Presidente la comprensione dei fatti in chiave culturale.
Se il Sessantotto segnava una reinterpretazione delle vecchie ideologie europee, e soprattutto del marxismo, non più vissuto in termini autoritari – i Comunisti risultarono infatti ancora più anacronistici di De Gaulle – oggi lo identitario, soprattutto religioso, diviene il motivo della contestazione del potere.
Risultando ben più insidioso, in quanto non è contrassegnato dalla utopia, che rendeva il vecchio movimento incapace di incidere sulla realtà.
Nulla vi è infatti di più concreto e di più tangibile del blut und boden.
Quanto viene però rimosso dalla classe dirigente è il dato di fatto della sostituzione etnica: lo identitarismo di tanti abitanti della Francia è ormai islamico.
Se questo causerà una esasperazione dello atteggiamento opposto, la Le Pen ne raccoglierà i frutti nel breve periodo.
Al prezzo, però, di perpetuare irrimediabilmente una situazione che si può definire di guerriglia civile.
La Meloni, intanto, si frega le mani: dopo il nostro Paese e la Spagna, la estrema Destra si accinge a fare filotto completo con la Francia.
Risulta peraltro inutile invocare i principi liberaldemocratici, nei quali i Musulmani sono i primi a non riconoscersi.
Già i tradizionalisti ci accusano di essere responsabili della situazione attuale, soltanto perché abbiamo affermato la necessità della convivenza tra le diverse culture.
Al di là degli scontri, si prospetta dunque una riedizione del cuius regio, ejus religio.
Quanto alto sia il prezzo da pagare, lo dimostra la guerra in Ucraina.
La Chiesa si trova nella situazione più difficile, in quanto doverosamente sostiene i diritti die popoli, che però a volte finiscono per combattersi come Esaù e Giacobbe nel seno stesso della loro madre: simbolo di un luogo per sua natura indivisibile, dove risulta impossibile tracciare delle linee di confine.
La situazione attuale ricorda quella del tardo Impero Romano, dapprima abbastanza prospero e potente per attrarre le popolazioni sottomesse, e poi incapace di assimilarle.
Alla perdita dei domini esterni, fece seguito dunque la frammentazione del suo stesso centro geografico, cioè del luogo in cui vi era formata la sua cultura.
Quanto stiamo vivendo, è il tramonto dello Occidente.   


La tendenza che si registra in tutta quanta la Europa Occidentale è verso una sorta di nuovo Medio Evo.
Prendiamo le mosse, per spiegarlo, da quanto sta avvenendo in Francia: mentre le periferie si infiammano – anche nel senso letterale della parola – il Potere si rinserra nel centro di Parigi, come avviene anche nelle altre grandi Città.
I suoi palazzi vivono in una sorta di assedio, presidiati da schiere di Agenti di Polizia, di Gendarmi e di guardiani privati: i quali ultimi esibiscono però un armamento a volte superiore – per potenza di fuoco – a quello in dotazione ai Tutori dello Ordine per così dire ufficiali.
Le strade – anche quelle più eleganti e alla moda – sono già state teatro di aspri scontri: perfino i Campi Elisi sono stati messi a ferro e fuoco dai Gilet Gialli, con devastazioni e saccheggi di negozi e ristoranti.
Ad ogni annunzio di nuove manifestazioni, questi locali vengono dunque blindati mediante apposite palizzate.
Con il risultato che basta un allarme per causare la perdita dello incasso di una giornata.
Il Centro Storico di Roma non è da meno: mentre pullulano, intorno alle sedi delle Camere, i chioschi blindati per le sentinelle, gli uomini in uniforme risultano più numerosi dei turisti, per non parlare degli Agenti in borghese.
Vi sono inoltre zone munite di una maggior protezione, in primo luogo le grandi Ambasciate, dotate di un proprio servizio di sicurezza.
Il Vaticano lo estende ben oltre le Mura Leonine, dato che le sue proprietà – solo alcune extraterritoriali, ma tutte protette dalla Gendarmeria – arrivano da una parte a Ponte Vittorio e da una altra a fino al Gianicolo.
Quanto poi allo antico Quartiere Israelitico, esso costituisce una area in pratica extraterritoriale, che si estende da Largo Argentina fino al Tevere, dove ogni passo dei transeunti viene ripreso – da diverse angolazioni – mediante un sistema di telecamere.
Le varie sedi sono poi ulteriormente blindate.
Dopo lo attentato alla Sinagoga, la Comunità non fa affidamento sulla protezione dello Stato – rivelatasi comunque in tale occasione inesistente – e dunque vi provvede in proprio.
Le sedi istituzionali da una parte devono essere tutelate a caro prezzo, ma da una altra parte sono inamovibili.
Di qui deriva un enorme dispendio di uomini e di risorse.
La periferia, invece, è completamente abbandonata a sé stessa.
Avendo risieduto a Casalotti – le Borgate occidentali non sono meno malfamate e disastrate di quelle orientali – abbiamo appreso dai vecchi residenti che non vi si vedeva da decenni nessuna uniforme.
Il luogo più malfamato tra le molte cosiddette Piazze della droga, spartite dalle varie branche della malavita italiana ed estera, è indubbiamente Ostia, immenso supermercato a cielo aperto di tutti gli stupefacenti.
Una volta, avemmo la temerarietà di avventurarci in zona nottetempo, per prendere parte ad una manifestazione di solidarietà col Parroco, il quale – essendo sceso a diverbio con gli spacciatori – era stato trasferito altrove dal Vicariato: Promoveatur ut amoveatur.
Il raduno era però semiclandestino, ed il prelato se ne tenne prudentemente alla larga.
Dovemmo scendere nel seminterrato di un bar, ufficialmente chiuso, dove uno sparuto gruppo di suoi amici consumò una frugale merenda, confabulando a bassa voce.
Non venne pronunziato naturalmente alcun comizio, ed in breve ce la squagliammo a tutta velocità verso Roma.
Negli occhi dei convenuti si poteva leggere il terrore.
Nelle altre grandi Città, la situazione non è migliore.
Il Sindaco di Genova intende trasformare il Centro Storico in una zona pedonale, cui potranno accedere solo i mezzi pubblici.
Anche in questo caso, traspare la intenzione di farne una sorta di campo trincerato per i benestanti, al di fuori del quale si estenderà una grande area off limits.
La pelle di leopardo riguarda anche la provincia.
Un Signore che si reca spesso a Nizza ci ha fatto notare come – a parte il famigerato ghetto della Ariane – la Città, e tutta la Costa Azzurra siano superprotette, dato il reddito e la qualificazione sociale di chi vi è insediato.
Vi sono poi le grandi zone rurali, ove la vita scorre assolutamente tranquilla a causa della omogeneità della popolazione: esattamente come in certe aree degli Stati Uniti.
La esperienza del Libano insegna: mentre Beirut era una nuova Verdun, i montanari vivevano arroccati – armati ma indisturbati – ad un tiro di sputo da tale inferno.
Il Medio Evo fu caratterizzato dalla frammentazione dei domini, e questa tendenza si invertì solo quando la necessità di ripristinare i commerci dà luogo a luogo rese necessario estendere il potere sul territorio per garantire la sicurezza dei trasporti.
Rimane da parlare delle diverse Mafie: le quali tanto più divengono die Governi di fatto quanto più si attribuiscono, paradossalmente, un ruolo di tutela dello Ordine Pubblico.
Esse, infatti, frenano la piccola criminalità degli scippi e dei furti: da un lato reprimendo chi li pratica, da un altro lato garantendogli un inquadramento nelle proprie strutture.
Non a caso, i loro affiliati sono anche detti Soldati.
Su tutto, domina un omaggio formale al Potere centrale: tanto più riverito quanto più ininfluente.
Cosimo, Duca di Toscana, fu felice quando, nel 1537, venne nominato Granduca dallo Imperatore.
Il quale però non contava più nulla a Firenze fin dal tempo di Dante.
Oneglia, pur molto piccola, è già a macchie di leopardo: i ristoranti di Calata Cuneo sono dominati da una Legione Straniera composta di Bengalesi ed Albanesi, reciprocamente complici e rivali, che tengono in ostaggio i superstiti proprietari (?) italiani come altrettanti Commendatori Bensa.
Verso Castelvecchio, comincia la Casbah.
Cuius regio, ejus religio: noi ci siamo ritirati a Borgo, dove la maggioranza della popolazione è cristiana.
Per ora. 

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Mario Castellano  06/7/2023
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