Il colloquio con il giovane Religioso nostro amico, ...
Il colloquio con il giovane Religioso nostro amico, dedito ad un importante incarico pastorale in una grande Città del Settentrione, che gli permette di percepire quanto sta avvenendo e maturando nella Chiesa, definisce testualmente la sua attuale situazione di attendismo.
Il che denota, in altre parole, la mancanza della capacità – o della volontà – di decidere.
Tanto più nociva in quanto la realtà esterna, ciò che succede in ambito temporale – ma con immancabili riflessi in ambito religioso – è oggetto di decisioni prese da altri.
È in atto – di questo tutti quanti, nel Clero come nel laicato, sono perfettamente coscienti – la edificazione di un regime.
Noi ce ne rendiamo conto non solo e non tanto seguendo le vicende nazionali, ma soprattutto vivendo la nostra piccola realtà provinciale: basta però centuplicarla, in base al numero delle Città di Italia, per renderci conto di come vivono il momento attuale quanti la pensano più o meno come noi.
Da giovani, ci capitò di vivere la emarginazione, il trovarsi come stranieri in patria: tanto in ambito civile come in ambito religioso.
Allora, però, esisteva ancora la capacità di resistere a tale situazione: i margini di libertà e di azione potevano infatti essere ampliati, ed in effetti – sia pure al prezzo di grandi sforzi e sacrifici – vennero ampliati.
Oggi, invece, viviamo un autunno che annunzia soltanto i rigori dello inverno.
Quanto più ci addolora è la rottura immotivata di certi rapporti umani, specialmente da parte di chi crede di propiziarsi in questo modo i favori dei suoi nuovi padroni.
Che a loro volta – essendo muniti, come il Re Travicello, di un potere soltanto apparente – dipendono da chi esercita quello autentico.
Ne deriva un processo di accentramento, che elimina progressivamente tutta una trama di rapporti umani e sociali su cui si fondava – se non una democrazia compiuta, rimasta sempre nei nostri sogni – quanto meno una decente convivenza civile.
I nuovi venuti, arruolati in una sorta di Legione Straniera da strapaese, sono incaricati del lavoro sporco, consistente nel diffamare e nel provocare.
In simili situazioni, si spera che la Chiesa accolga sotto il suo manto protettivo quanti vengono emarginati.
Se non lo fa, e se la sola superstite espressione della nostra partecipazione alla Comunità dei Credenti consiste ormai negli atti di culto, lo si deve alla tendenza verso quanto il nostro interlocutore definisce cesaropapismo.
Questo era già successo con i Patti Lateranensi, ma allora il rapporto di forze con il Regime era diverso, la religione avendo ancora una dimensione sociale: il che induceva a considerare la Chiesa come un alleato prezioso, e di conseguenza le procurava un maggiore rispetto.
Essa era inoltre ancora molto coesa.
Oggi, invece, vi è chi critica il Papa proprio perché tenta di mantenere per la Santa Sede un margine di libertà di azione, indispensabile soprattutto per agire in ambito internazionale.
Il Governo pubblicizza al massimo qualche misura tendente al confessionalismo, come la tutela penale della concezione naturale.
Ci domandiamo tuttavia se ciò può essere considerato come la Messa per cui vale bene Parigi.
La Chiesa era abbastanza forte per esigere da Enrico IV una abiura.
Oggi procediamo invece verso una identificazione con il regime che comporta una subordinazione peggiore di quella stabilita a suo tempo verso il Fascismo.
Ecco spiegato il motivo per cui oggi – diversamente da allora – i cattolici che dissentono dal regime non vengono protetti.
Basta udire le trasmissioni della Radio cattolica più ascoltata per apprendere che perfino la Madonna si esprime contro i cosiddetti Modernisti.
Già si è scritto di come lo allineamento con il Governo si giustifichi con il pericolo di una sostituzione del Papa da parte del Patriarca Cirillo.
Il prolungamento della guerra giustifica dunque ogni inasprimento della disciplina in ambito ecclesiastico: chi dissente, viene considerato complice del nemico, traditore tanto della Chiesa quanto della Patria.
Abbiamo salutato il Religioso nostro amico raccomandandoci alle sue preghiere, e rassicurandolo sul fatto che non cerchiamo più nessuno per non comprometterlo.
Nel nostro rifugio di campagna, viviamo in assoluta solitudine la nostra attesa del futuro, limitandoci a diffondere il frutto delle meditazioni quotidiane.

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Mario Castellano  06/7/2023
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