La Morte di Forlani si può considerare come uno di quegli atti che – disseminati nel tempo – compongono il lungo funerale della Prima Repubblica ...
La Morte di Forlani si può considerare come uno di quegli atti che – disseminati nel tempo – compongono il lungo funerale della Prima Repubblica.
Di cui molti si ostinano a collocare il decesso in coincidenza con Tangentopoli, mentre le realtà sul suo certificato di morte – quale in futuro lo redigeranno gli storici – sarà scritta la data della ascesa al potere della Meloni.
Cioè, di un nuovo Ventotto Ottobre, che non a caso fu eretto dal Fascismo a Festa Nazionale.
La Presidente del Consiglio ebbe il buon gusto di non far coincidere il giuramento del suo Governo con questa data, ma andò al Quirinale in camicia nera, mentre Mussolini vi si era recato vestito con un impeccabile abito da cerimonia.
Noi non sappiamo quando siano stati redatti i cosiddetti coccodrilli, dedicati ai vari gerarchi del passato.
Quello di Forlani risale probabilmente al tempo in cui non era stato ancora dimenticato.
Si è di conseguenza omessa anche la circostanza che costui fosse ormai il solo superstite del CAF (acronimo di Craxi, Andreotti e appunto Forlani).
Costoro si contrapponevano ai cosiddetti Trasversali, guidati viceversa da De Mita (morto egli pure).
Il gerarca di Pesaro viene comunque osannato come un grande statista ed un sincero democratico.
In realtà, egli non fu nessuna di queste due cose, bensì un irresponsabile.
Dopo il Congresso della Democrazia Cristiana perduto contro Zaccagnini, il quale ad un certo punto aveva abbandonato le assise di Roma ufficialmente per presenziare a Ravenna ai funerali del suo migliore amico, lo anarchico Mazzavillani, ma in realtà per non avallare un broglio ed un atto di forza tramato dalla Destra, risultò chiaro a tutti quale rischio stesse correndo la Repubblica in quelle ore.
Zaccagnini era deciso ad accettare la offerta di Berlinguer, consistente in un appoggio esterno ad un monocolore, facendo entrare i Comunisti nella Maggioranza parlamentare.
Senza neanche patteggiare il programma del Governo, salvo che su di un punto: la salvaguardia della Costituzione Repubblicana.
Forlani si presentava con un progetto diametralmente opposto, consistente nel costituire il cosiddetto Monocolore allo sbando, che – non avendo negoziato alcun accordo per il conferimento della Fiducia – avrebbe costituito una replica conforme, proiettata però in una situazione ancora più pericolosa, del Governo Tambroni.
La Destra, infatti, lo avrebbe nuovamente appoggiato per impedire la formazione di una Maggioranza di Unità Nazionale.
Soltanto un avventurista ed un irresponsabile avrebbe concepito un simile disegno.
Questo però è lo statista (!?) pianto oggi dai notisti politici.
Superato lo scoglio del Congresso, rimaneva quello – ancor più insidioso – rappresentato dai Gruppi Parlamentari della Democrazia Cristiana.
Che vennero piegati da un drammatico discorso di Moro, di cui potemmo udire una registrazione, fatta circolare semiclandestinamente e giunta chissà come nella nostra lontana provincia.
Gli oppositori del Governo Andreotti scesero da centinaia a poche decine di irriducibili, che comunque si sottrassero alla conta dei voti.
Tra costoro figurava il nostro Manfredi, che però non ebbe il coraggio di dichiararsi davanti ai giornalisti: il suo sproloquio venne tagliato dal Giornale Radio.
Il filocomunismo esibito a Belgrado svaniva non appena varcato il valico di Sistiana – Fernetti.
Si rese dunque necessario imporre al Partito di Imperia una adesione - priva di supporto numerico – alla linea nazionale del Partito.
Poi venne il rapimento Moro, e la fine di tutte le speranze, nonché del nostro impegno politico diretto.
Forlani ci avrebbe impedito di vivere anche quella breve ma intensa stagione.
Se la vulgata della vicenda repubblicana consiste in una beatificazione collettiva, in una sorta di Giudizio Universale senza Inferno, ha ragione la Meloni quando sostituisce alla apoteosi la demonizzazione.
La storiografia non consiste nella apologetica, ma nella valutazione critica.
Quando invece prevale il bianco e nero, risulta facile dipingere tutto a fosche tinte.
La democrazia italiana sta per compiere ottanta anni dallo inizio della sua parabola, che coincise col fatidico Venticinque Luglio.
Se fosse dipeso da Forlani, sarebbe già finita da molto tempo.

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Mario Castellano  09/7/2023
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