La Opposizione imperiese versa nel marasma più completo...
La Opposizione imperiese versa nel marasma più completo.
Il Partito Democratico si era dissociato a suo tempo da tutte le iniziative intraprese da Bracco e da Zarbano per ottenere una dichiarazione di incompatibilità del Sindaco.
Questo dissenso aveva riguardato tre distinti atti compiuti dai candidati perdenti.
In primo luogo, si trattava di una loro conferenza stampa congiunta – in seguito annullata dopo averla indetta - dedicata a sostenere questa tesi.
Entrambi avevano tuttavia appoggiato espressamente un esposto, presentato da un cittadino al Segretario Comunale e volto ad ottenere una sua pronunzia in materia.
La quale – lo ripetiamo ancora una volta – sarebbe stata espressa al di fuori della competenza di tale organo, e comunque non avrebbe potuto determinare lo annullamento per illegittimità del provvedimento con il quale il Sindaco era stato dichiarato eletto.
In terzo luogo, Bracco e Zarbano hanno presentato un ricorso al Tribunale, volto a chiedergli di disapplicare tale atto.
Il Professor Coletti, in veste di ideologo del Partito locale, aveva perfino pubblicato un articolo in cui tacciava Bracco di giustizialismo, con ciò motivando la diversa posizione assunta dai Democratici.
Ora però apprendiamo che il ricorso al Tribunale viene autorevolmente patrocinato, in veste di Avvocato, da una esponente di tale forza politica.
Questa Signora non è naturalmente tenuta a conformare le sue scelte professionali con la disciplina di Partito.
Qualora però fosse stato proprio il Partito a richiederle di assumere il patrocinio della causa, sarebbe opportuno svolgere – nella sede dei suoi organi dirigenti – una riflessione: dalla quale risulterebbe auspicabilmente una linea coerente.
I Democratici sono infatti divisi in tre tronconi.
Una prima fazione – ispirata da Barbagallo e guidato da Cammarata – ha appoggiato la elezione di Scajola, senza evidentemente dare alcun peso alla sua asserita incompatibilità.
Un secondo settore si mantiene alla opposizione, pur riconoscendo la legittimità della designazione del Sindaco.
Un terzo gruppo – che agisce però evidentemente al di fuori di Imperia – aderisce apertamente alle iniziative intraprese da altri settori della Opposizione.
Nulla quaestio se questi ultimi accettassero una sentenza sfavorevole alle loro tesi.
Che cosa però avverrebbe qualora – a prescindere naturalmente dalla facoltà di impugnare la sentenza in seconda istanza – essi non riconoscessero più come tale il Sindaco?
La disobbedienza civile è illegale.
Si è inoltre sostenuto che Scajola, non avendo presentato le proprie controdeduzioni allo esposto con cui si chiedeva al Segretario Comunale di annullare lo atto con cui veniva dichiarato eletto - abbia commesso il reato di Omissione di Atti di Ufficio.
Il Generale aderisce a questa tesi, che però risulta infondata.
Il Sindaco ha infatti la facoltà – e non lo obbligo – di presentare le sue controdeduzioni.
Fin qui la valutazione del marasma in cui versano i Democratici.
Quanto ai locali Fratelli della Meloni, una sentenza che dichiarasse incompatibile il Sindaco li metterebbe paradossalmente in difficoltà ancor maggiori.
Questo Partito si è diviso tra i sostenitori del Generale e quelli del Bassotto.
Il progetto consistente nel mandare questo ultimo a Strasburgo presenterebbe per ambedue le fazioni diversi vantaggi.
In primo luogo, esse si riconcilierebbero, come avvenne per la Aristocrazia Romana Bianca e Nera dopo i Patti Lateranensi.
In secondo luogo, i Fratelli della Presidente del Consiglio imbarcherebbero sulla loro corazzata la scialuppa che reca i superstiti Bassotti in cerca di salvezza.
Last but not least, Fossati vedrebbe spianata davanti a sé la via che conduce al Municipio.
Se dunque il mondo politico imperiese attende con trepidazione quanto deciderà il Tribunale, la Meloni – ammesso che sappia della esistenza di Imperia - osserva da Roma tutte queste vicende come Gulliver guardava i Lillipuziani.
La Presidente del Consiglio sta combattendo la sua Guerra di Spagna, e dunque ha oltrepassato da tempo la Liguria e la Gallia Narbonese.
Dal punto di vista della Destra romana, Scajola e Fossati pari sono: il Comune è già comunque incasellato tra quelli che ha acquisito.
Quanto alla cosiddetta Sinistra (quanta ragione aveva Gaber a domandarsi che cosa fosse!), le sue dispute locali – ormai simili a risse di ubriachi - riflettono il conflitto tra le due anime del Partito Democratico nazionale.
Forse Padre Dante si sbagliava quando collocava nello Inferno coloro che la anima col corpo morta fanno: una volta defunto lo apparato, non è rimasto più nulla.
I movimentisti, che applaudono Grillo quando esorta a mettere il passamontagna - non certo per visitare i poveri con la San Vincenzo – ed annunziano una estate calda (dal punto di vista meteorologico hanno indovinato), trovano il loro pendant in Bracco e Zarbano.
I moderati sono viceversa rappresentati da chi rifugge da ogni atteggiamento barricadiero, accontentandosi del patrocinio della Amministrazione Comunale per le proprie iniziative.
Questa fazione, dopo il famoso cambio di serratura, vive ormai barricata nel covo di via San Giovanni.
Le sue uniche sortite avvengono per pranzare da Braccioforte. 

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Mario Castellano  28/7/2023
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