re i mezzi di informazione italiani, ed in particolare quelli appartenenti al Gruppo Editoriale GEDI, cioè La Repubblica di Roma, La Stampa di Torino ed Il Secolo XIX di GenovaLa stagione estiva – particolarmente calda dalle nostre parti Il giovane Sacerdote appartenente al Clero Regolare e nostro concittadino di origine, incaricato della assistenza spirituale ai Giovani Esploratori cattolici, ...
Il giovane Sacerdote appartenente al Clero Regolare e nostro concittadino di origine, incaricato della assistenza spirituale ai Giovani Esploratori cattolici di una grande Città (ed ancora più grande Diocesi) della Italia Settentrionale, ci fa il grande regalo di una chiamata telefonica: nel corso della quale – come di consueto – si getta insieme uno sguardo panoramico sulla situazione della Chiesa.
Che è ormai il solo ambito in cui il dibattito tra le varie tendenze in qualche modo supplisce a quello – ormai completamente isterilito – tra le Forze Politiche.
Le quali – a dire il vero – non possono più qualificarsi come né come Forze, mancando loro ogni supporto popolare, né come Politiche.
Se infatti la politica è discussione su quanto riguarda le vicende civile, occorre – per affrontarla – un minimo di cultura.
Che ancora si ritrova in ambito religioso, ma non più nel cosiddetto discorso pubblico.
Ancora non sappiamo se vi sarà una composizione pacifica dei contrasti, ovvero se essi degenereranno in una qualche forma di conflitto, ma quanto succede in ambito ecclesiale aiuta a
capire quale tendenza sia destinata a prevalere.
Se si andrà allo scontro, esso non verrà naturalmente combattuto nelle Chiese e nei Conventi, ma proprio in tali ambiti si saranno definite le parti in causa ed i termini stessi della contesa.
Tanto più che la concezione della Chiesa propria di Bergoglio risale alla sua stessa denominazione: che etimologicamente significa tanto Comunità quanto appunto Assemblea.
Come è una Assemblea il Sinodo ormai imminente, che il nostro interlocutore non esita a definire quale Parlamento della Chiesa.
Se nel Parlamento si riflettono le istanze presenti nella società, ciò significa che è ancora possibile riformare la Istituzione.
Il Pontificato attuale si propone questo scopo, e dunque necessariamente cerca il necessario supporto nella base.
Il Papa viene criticato per la esclusione dalla Porpora di alcune tradizionali cosiddette Sedi Cardinalizie italiane, ma la preoccupazione che lo anima è quella – il nostro interlocutore usa proprio tale espressione - di democratizzare anche il Governo della Chiesa: nel quale il Vescovo di Roma è coadiuvato precisamente dai Cardinali.
Che egli nomina scegliendoli in comunità cattoliche piccole: pensiamo a Timor Est, isola cristiana in un vasto ambito islamico, oppure alla Mongolia, dove la popolazione è in grande maggioranza buddista.
I nuovi Cardinali provenienti da queste realtà hanno anche il compito di fare presente che cosa si attendono dalla Chiesa Cattolica i seguaci di altre religioni.
Il nostro interlocutore ci racconta di essersi confrontato con un Vescovo, il quale lo ha esortato a non dare scandalo.
Non riferendosi certamente alla sua condotta – del tutto irreprensibile – bensì a quanto il termine significa etimologicamente, cioè inciampo.
Premettiamo che la Associazione dei Giovani Esploratori cattolici è sempre stati nello stesso tempo una avanguardia ed un terreno di scontro: sia nella Chiesa, sia tra la Chiesa ed i soggetti esterni.
Dopo la Conciliazione, il regime si rese conto che la elezione da parte degli iscritti dei dirigenti della Azione Cattolica determinava spesso la designazione di soggetti antifascisti, segnatamente di ex appartenenti al disciolto Partito Popolare.
Ne nacque un conflitto sulla interpretazione del Concordato che vide la Chiesa di Ratti piegarsi alle esigenze della Autorità civile: la nomina dei dirigenti della Azione Cattolica venne affidata ai Vescovi, i quali – come anche nella nomina dei Parroci – tenevano conto di quanto esigevano i Gerarchi.
Un ulteriore prezzo pagato dalla Santa Sede fu lo scioglimento della Associazione dei Boy-scout cattolici, su cui Mussolini non era disposto a transigere in quanto in tale Sodalizio si impartiva una educazione non soltanto religiosa, ma anche civica, che il Fascismo – data la sua ispirazione totalitaria - intendeva riservare alle proprie organizzazioni giovanili di massa.
Dopo la ricostituzione della AGESCI, che dovette attendere la Liberazione, scoppiò la controversia tra i suoi dirigenti ed una parte dello Episcopato – la CEI era guidata in quel tempo da Siri – sulla educazione comune di maschi e femmine.
Si dovette attendere anni, contraddistinti da aspri scontri e da ostilità personali, per ottenerla.
Le ragioni della opposizione consistevano nel contrastare una asserita promiscuità sessuale (!?), ma in realtà si intendeva evitare una riflessione riguardante precisamente i problemi dei rapporti tra uomini e donne considerati nel loro insieme.
Si voleva, cioè, impedire ai credenti di esprimere la propria opinione in questa materia.
Ora – a detta del nostro interlocutore – il dibattito è aperto nella Chiesa su tutti i temi, nessuno dei quali viene precluso.
Si pratica finalmente la parresia, cioè la schiettezza nello esprimere le proprie opinioni.
In attesa di vedere dove porterà questo dibattito – ormai irrefrenabile, ma proprio per questo destinato a fare emergere tutte le opposizioni alla riforma in atto nella Chiesa – tra i Giovani Esploratori è scoppiato un altro caso: quello relativo alla iscrizione di giovani musulmani.
Nulla quaestio se la Associazione avesse soltanto scopi ricreativi, e nulla quaestio se il suo compito fosse quello dello insegnamento.
I Gesuiti gestiscono da tempo immemorabile il migliore Liceo del Giappone, in cui si forma una classe dirigente formata in entrambe le culture, quella occidentale e quella orientale.
I Padri che vi esercitano lo insegnamento si vantano di non avere mai convertito nessuno.
Quid juris, però, se un ragazzo diversamente credente deve essere non già istruito, bensì educato?
La pedagogia scautistica praticata nella Associazione è di ispirazione dichiaratamente cattolica.
Ai genitori di fede islamica che le affidano i figli può non bastare che si eviti ogni forma di proselitismo, quale viene assolutamente escluso.
Una educazione improntata ai principi di una religione diversa può infatti turbare le coscienze, e contaminare una formazione che le famiglie vogliono logicamente conforme con i loro principi.
Non rimane dunque che una strada: esclusa naturalmente ogni forma di sincretismo, occorre rivedere il metodo educativo, depurandolo necessariamente di quanto è riferito in modo esclusivo al Cattolicesimo.
Tanto per fare un esempio, la Promessa solenne pronunziata dai Giovani Esploratori dovrà necessariamente essere pronunziata secondo una formula diversa da quella stabilita per i Cristiani.
Se mantenere tale quale il metodo praticato fino ad ora può scoraggiare la partecipazione al Movimento Scoutistico di alcuni musulmani, la sua modifica mette viceversa in dubbio il riconoscimento da parte della Chiesa.
La quale – qualora si giungesse a tale estremo – si dimostrerebbe insensibile a quanto di meglio offre la società multiculturale, cioè lo scambio di esperienze tra soggetti diversi.
Non sappiamo – come neanche lo sa il nostro interlocutore – come finirà questa disputa.
Essa riflette comunque il complessivo atteggiamento della Chiesa davanti al problema identitario.
Se si parte dal presupposto che noi siamo depositari esclusivi della Verità – quella propria degli essendo al massimo solo parzialmente giusta – finiamo inevitabilmente per coartare la espressione delle identità diverse.
Non basta rispettare la libertà di culto, ma bisogna tenere conto di un fatto elementare: gli altri ritengono – come noi – che la loro religione sia quella giusta.
La educazione – come tutti gli altri aspetti della convivenza – si deve basare sul rispetto di tale convinzione, e si giunge sempre al punto in cui bisogna prendere atto delle reciproche differenze.
Di qui in poi, bisogna però ugualmente collaborare per il bene di tutti.
Per cui non basta sottolineare gli elementi comuni, quali pure non mancano: bisogna tenere anche presente il fatto che ogni Fede è esclusiva.
Se dunque si parte dal presupposto che basta il minimo dissenso per andare allo Inferno – cui sono destinati anche i Modernisti, cioè i Cattolici divergenti da Padre Fanzaga – ci aspetta una accelerazione ed una estensione del conflitto identitario.
Che nel contesto della Europa Occidentale assumerebbe – data la conformazione multiculturale della società - le caratteristiche di una guerra civile.

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Mario Castellano  2/8/2023
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