Consultando con vivo e partecipe interesse il nuovo numero di Emozioni, che Gianni Donaudi ...
Consultando con vivo e partecipe interesse il nuovo numero di Emozioni, che Gianni Donaudi è riuscito miracolosamente a pubblicare e a diffondere malgrado tutti i sabotaggi orditi con tenacia degna di miglior causa dagli invidiosi (i quali non si capisce che cosa ci invidino, dato che manchiamo di mezzi economici e contiamo soltanto su doti immateriali quali il coraggio, la dedizione, la cultura e la intelligenza), ci sentiamo di formulare alcune osservazioni inerenti alla linea politica del nostro periodico.
Diciamo subito che la condividiamo pienamente, ma riteniamo opportuno affinarla per riuscire in un intento ancor più ambizioso rispetto a quanto abbiamo potuto realizzare fino ad oggi: che comunque è già moltissimo, tenuto conto delle difficoltà con cui ci siamo dovuti misurare.
Emozioni è sempre stato aperto a collaborazioni offerte da persone della origine più diversa, arrivate a dialogare con noi – se non addirittura a condividere i nostri obiettivi – seguendo i percorsi più svariati e più complessi.
Si registra purtroppo tra costoro una moria, causata dalla moltiplicazione di decessi per lo più prematuri, come se molti avessero somatizzato le incomprensioni e le scomuniche: siamo un giornale pieno di necrologie.
Risulterebbe troppo lungo elencare gli interdetti, fulminati dai soggetti più svariati, ma accomunati in genere da due malattie intellettuali: una è il conformismo, e una altra è la pigrizia intellettuale.
In forza della quale – tanto per fare un esempio – il locale Partito della Selvaggina boicottò la conferenza (invero brillantissima ed approfondita) pronunziata nella nostra Città del Professor Cardini, mentre questa ormai esigua parte politica si ostina a celebrare i suoi fasti in occasione della commemorazione di Monte Grande.
Per la quale, venuta meno la sponsorizzazione lungamente offerta dalle Ditte specializzate commercio di lepri e cinghiali (dannosissimo, oltre tutto, per gli equilibri ecologici), proponiamo quella della Pampers, produttrice anche dei pannolini per adulti incontinenti.
Il Professore di Firenze venne naturalmente bollato di Fascismo.
Per capire quanto risultino obsolete le dicotomie – come le chiamava il compianto Professor Preve (di radice marxista) e come le denomina il suo allievo Fusaro – ereditate dalle ideologie e dagli schieramenti propri del Novecento, riferiremo un episodio suggerito dalla lotta per affermare il Principio di Autodeterminazione delle nostre cosiddette Patrie Negate, vale a dire le Regioni che aspirano alla Indipendenza.
Una volta, i Catalani decisero di andare in massa a Bruxelles per manifestare davanti alla sede della Unione Europea.
Poiché non tutti potevano pagarsi un albergo, e comunque il numero dei posti – letto non risultava sufficiente, i nazionalisti fiamminghi diedero indicazione a ciascuno dei loro militanti di ospitare un catalano.
Il quale supponiamo si sia sdebitato portando in omaggio qualche bottiglia di vino dello Ampurdán.
Davanti a tale bevanda, ospite ed anfitrione avranno constatato come le rispettive propagande centraliste descrivano sommariamente il primo quale comunista, ed il secondo quale fascista: fino a qualche anno fa, la Festa Nazionale dei Fiamminghi veniva addirittura descritta dalla grande stampa come un raduno neonazista.
Per concludere che nessuna di queste due affermazioni risultava veridica.
E che comunque i rispettivi diritti sussistevano a prescindere dalle ideologie che ne supportavano la affermazione.
La solidarietà reciproca nasceva dal fatto che il nemico comune era rappresentato dalla concezione centralistica dello Stato, a sua volta basata su di una asserita ed esclusiva identità nazionale.
Che proprio i totalitarismi - tanto fascista quanto comunista - avevano portato alla sua massima esasperazione.
Un altro esempio ci viene dalla consultazione di un sito degli Occitani, su cui alcune correnti del loro Movimento accusavano altre di collaborazionismo, essendo state finanziate varie pubblicazioni in questa lingua dal regime di Vichy.
Non sappiamo se ciò risponda effettivamente alla verità storica, ma risulta irrilevante per definire ragioni e torti nella contesa politica attuale.
Roncalli diceva che, quando si incontra un altro uomo, non bisogna domandargli da dove venga, bensì dove sia diretto.
Se la meta è comune, si cammina insieme.
Oggi vediamo molta gente che si rifiuta di farlo in quanto non vuole accompagnarsi con chi ha una provenienza diversa.
Questa caratteristica non risulta tuttavia irrilevante, in quanto ogni uomo è la somma delle sue conoscenze e delle sue esperienze.
Ricordiamo la domanda rivolta a Dante da Farinata: Chi fur li maggiori tui?
Notiamo tuttavia come il Poeta giunga a riconoscere i meriti del suo interlocutore.
Oggi unire le forze per una causa comune risulta indispensabile per due motivi.
Uno consiste nel fatto che sono cambiati gli obiettivi.
Un altro si origina viceversa dalla valutazione dei rispettivi fallimenti.
Se la loro origine è la stessa, occorre in primo luogo operare insieme per rimuoverla.
In Italia, il regime instaurato dopo quanto avvenuto nel lustro che va dal 1943 al 1948 è stato caratterizzato dalla progressiva distruzione di tutte le scuole e tradizioni politiche, senza distinzione alcuna.
Per giunta, questa opera di devastazione culturale non si è diretta contro chi si trovava alla opposizione, bensì contro chi veniva chiamato al Governo.
Ricordiamo come nel 1963 andarono di moda i Liberali, distrutti da Malagodi; nel 1968 fu la volta die Repubblicani, devastati da La Malfa; nel 1976 venne il turno dei Socialisti, rovinati da Craxi; ed infine quello Democristiani, affidatisi infaustamente a Berlusconi.
A questo punto, si inventarono prima i separatisti di Bossi, e poi i populisti di Grillo.
Gli ex Comunisti non sono stati mai usati come gli altri, dovendo fare da bersaglio, ma non hanno avuto sorte migliore.
Tutti quanti sono finiti nella spazzatura della Storia dopo avere rinnegato le proprie motivazioni originarie, ma essendo promossi come beni di consumo da altrettante campagne pubblicitarie.
Rimanevano gli ex del Movimento Sociale, e la Meloni è stata scelta quale loro icona, dimenticando – come nei casi precedenti – che esistevano anche altre persone ed altre vicende.
Delle quali, però, si faceva piazza pulita.
I suoi Fratelli dovrebbero domandarsi perché – essendo stato scelto il loro Partito per guadagnare altro tempo, mascherando con una nuova immagine la rovina del Paese - e bandita tra loro ogni discussione.
Questa forza politica finirà come quelle che la hanno preceduta.
Vengono meno intanto tutte le ragioni della convivenza civile.
Bisogna dunque ricercarle insieme, ciascuno confessando i propri errori, e ciascuno evitando di dare agli altri tutta la colpa.
Che è una sola, e comune, consistente nello avere tutti quanti subito una colonizzazione, illudendosi ciascuno – volta per volta – di trarne qualche beneficio.
Il solo ambito in cui ancora si elaborano le idee, e si fa cultura, è rimasto così quello religioso.
Che può realizzare questo compito, ma poi deve trasferire al di fuori di sé quanto ha prodotto.
Occorre dunque riaprire un dibattito civile.
Quale non si riflette certamente nel Numero Unico di contenuto adulterio pubblicato dal Bassotto affidandolo ad un editore di Rifondazione Comunista, ma neanche nel silenzio assordante del falansterio deserto di via San Giovanni.
Ove ballano i topi, e si aggirano i fantasmi.
Il nostro è un giornale underground, che significa sotterraneo.
Noi ci aggiriamo nei sotterranei della Storia, in cerca di quanto un giorno ne potrà emergere.

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Mario Castellano  5/8/2023
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