Gli Indipendentisti corsi stanno riunendo, ormai per la quarantunesima volta, nella loro antica Capitale di Corte, ...
Gli Indipendentisti corsi stanno riunendo, ormai per la quarantunesima volta, nella loro antica Capitale di Corte, legata alle memorie di Pasquale Paoli e del suo più stretto collaboratore, Carlo Bonaparte, padre del grande Napoleone, tutti i Movimenti che nel mondo condividono lo stesso obiettivo: lo esercizio della Autodeterminazione.
Questo incontro annuale, in cui non si fa soltanto politica, ma anche arte e cultura nelle sue più varie espressioni, risulta – per così dire – a geometria variabile.
Naturalmente, i padroni di casa sono ben lieti di accogliere tutti, ma le presenze appaiono ad un osservatore esterno condizionate dalla possibilità di stringere rapporti non solo di reciproca informazione, bensì anche di collaborazione sul piano operativo.
Poco dopo la Rivoluzione di Ottobre, i Bolscevichi riunirono a Baku, Città extraeuropea e musulmana, il primo Congresso dei popoli asiatici oppressi dal Colonialismo.
Lo spionaggio inglese noto come tra i presenti prevalessero sui soggetti di formazione marxista quelli di ispirazione nazionalistica o religiosa, e ne trassero la conclusione che questi ultimi erano in prospettiva più pericolosi - dal punto di vista dello Impero Britannico - rispetto a quanti permanevano in una ortodossia ideologica eurocentrica.
Questa valutazione avrebbe trovato conferma in ciò che avvenne moltissimo tempo dopo con la Rivoluzione in Iran, ma i Comunisti sovietici erano ormai troppo fossilizzati per approfittarne.
Fu così che il nazionalismo asiatico ed il radicalismo religioso contribuirono a far dissolvere i loro domini.
Che cosa può avere a che fare questo precedente storico con le alleanze perseguite dai Nazionalisti corsi?
Secondo noi, si rischia di cadere nello errore già commesso da chi sceglie i propri alleati non già in base ai comuni obiettivi, bensì a seconda del loro orientamento ideologico.
A Corte sono presenti – essendo giustamente considerati gli Ospiti di Onore – i Catalani, che portano sempre con sé i Baschi.
Ci sono anche, naturalmente, gli Scozzesi.
Si tratta di presenze destinate a sottolineare la attualità della causa indipendentista in Europa Occidentale, in quanto le prossime battaglie verranno ingaggiate – essendo più avanzato in quei luoghi lo stato della arte – nella Penisola Iberica e nelle Isole Britanniche.
A Edimburgo si tenta di imporre un nuovo referendum, che tenga conto della cosiddetta Brexit, ma non si esclude – in caso di un mancato accordo con Londra – di attribuire valore di plebiscito per la Indipendenza al prossimo voto per il rinnovo del Parlamento di Edimburgo.
Un discorso a parte meritano i Sardi, che hanno in comune con i corsi non soltanto la identica Bandiera Nazionale dei Quattro Mori, ma anche la analogia delle rispettive situazioni politiche, determinate da vicende storiche speculari.
È però presente anche tutta la galassia dei Movimenti antifrancesi attivi nelle residue Colonie del Paese transalpino, definite ironicamente Les Confettis de le Empire, avendo dimensioni che ricordano quelle mentine: così si traduce il termine in italiano.
Si tratta die Dipartimenti di Oltremare, i cui abitanti sono cittadini francesi, e mandano i loro Deputati a Parigi.
Scegliendoli però – questa è la novità – tra quanti vogliono distaccarsene.
I loro Movimenti si ispirano espressamente alle lotte per la Liberazione del Terzo Mondo.
Uno, in particolare, aveva scelto in passato la via della violenza: quello die Kanak, cioè gli abitanti indigeni della Nuova Caledonia, resi famosi da Louise Michel, esiliata tra loro dopo avere partecipato alla Comune di Parigi, ed in tempi più recenti da Gheddafi, che finanziò tanto costoro quanto i combattenti della IRA.
Essendo ignorante di geografia, il Colonnello confuse le due situazioni, e si riferì alla Irlanda definendola letteralmente quella piccola Isola vicina al Polo Sud.
I Francesi procrastinarono la questione, e solo negli anni scorsi celebrarono tre successivi referendum, tutti con esito contrario alla Indipendenza.
Ci sono poi i Nazionalisti della Polinesia, della Guyana, della Martinica e della Guadalupa, e tutti quanti fanno causa comune con la Corsica contro Parigi.
Anche se sono ormai lontani i tempi in cui ci si opponeva ai Movimenti di Liberazione con il pretesto di combattere il Comunismo, la adozione di certe ideologie radicali – con il loro immancabile linguaggio vetero rivoluzionario – conferisce a tutte queste lotte una connotazione politica che ricorda quella propria di alcuni regimi extraeuropei.
In ciò non vi è, beninteso, assolutamente nulla di male, ma le Ghiurnate finiscono per ricordare certi Congressi della Tricontinentale, celebrati alla Avana nel clima entusiastico causato dalla Rivoluzione Cubana.
Se noi Liguri fossimo presenti a Corte, non ci scandalizzeremmo, e soprattutto non troveremmo nessun motivo né per desistere dal nostro impegno, né per allentare i rapporti con gli abitanti della Isola che si trova davanti a noi, e con cui incrociamo lo sguardo nelle giornate di bel tempo.
Le nostre perplessità non sono dunque di carattere politico, bensì radicate – per così dire – nella geostrategia.
Quello che cerchiamo di fare accettare dagli elettori – e il nostro amico Dottor Paolino ci sta già riuscendo, cogliendo buoni risultati nella sua zona – non si connette con le ultime scosse di assestamento causate dalla dissoluzione dei vecchi Imperi coloniali, i quali avevano dimenticato di ammainare le loro bandiere su qualche piccola isola.
Questa è una battaglia indubbiamente giusta, ma ereditata dal passato.
La nostra deve invece caratterizzarsi come una battaglia di avanguardia, per una futura Europa Occidentale in cui gli Stati Nazionali, culturalmente disomogenei e oppressivi in quanto fondati sulla negazione delle Piccole Patrie, dovranno dissolversi, lasciando il posto a nuove entità: in molti casi trasversali rispetto agli attuali confini.
La nostra dovrà riunire un giorno Nizza, Cuneo ed Imperia.
I Corsi potranno benissimo capirci facendo riferimento ai loro rapporti con la Sardegna, affine per territorio, per cultura e per destino storico.
Il prossimo anno saremo certamente presenti a Corte, ma auspichiamo di vedervi anche i Fiamminghi ed i Tirolesi.
I quali trovano forse qualche difficoltà per capire un linguaggio politico più simile a quello di Che Guevara che a quello di Coudenhove-Kalergi.
Uno dei vantaggi di cui godiamo noi cittadini delle Patrie Negate consiste nel fatto che siamo poliglotti, e dunque possiamo esprimere gli stessi concetti precisamente in lingue diverse.
I Catalani hanno saputo coinvolgere i Fiamminghi nel sostegno alla loro causa: quando i Giudici del Belgio discussero la domanda di estradizione di Puigdemont, sulla loro decisione di rispettare il Diritto di Asilo pesarono certamente motivazioni giuridiche – sulla condanna subita in Spagna avevano influito indubbiamente motivazioni politiche – ma anche altri argomenti: se il Leader della Generalitat fosse stato consegnato alle Autorità di Madrid, questo avrebbe precipitato la secessione delle Fiandre.
Ciò rivela che possiamo capirci se con tutti gli interlocutori decliniamo il principale argomento che ci accomuna: la aspirazione alla Indipendenza.

Send Comments mail@yourwebsite.com Saturday, April 25, 2020

Mario Castellano  8/8/2023
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved