La sagra di Borgo di Oneglia si è celebrata una tantum, ...
La sagra di Borgo di Oneglia si è celebrata una tantum – lo strenuo impegno organizzativo scoraggia ogni replica, essendo rimasti esausti gli addetti – nella notte tra sabato e domenica, alla insegna della volonterositá.
Che ha scatenato una competizione tra i diversi soggetti presenti.
La palma del primo premio deve essere sicuramente attribuita al complesso di strimpellatori che si esibiva sul palco, allietando il convivio.
Questa band – la lingua inglese è di prammatica per definire simili ciurme, che si aggirano per il nostro entroterra in cerca di feste di paese – è infatti riuscita rocambolescamente ad esprimere una linea melodica, percepibile anche dai profani, in un oceano di rumore.
Il che non è poco, data la probabile esiguità del compenso.
La seconda moneta – come si dice nel gergo ippico – tocca al pubblico, il quale ha generosamente contribuito alla nobile causa della Pro Loco, sobbarcandosi estenuanti attese davanti al banco dei cibi, che offriva peraltro una scelta limitata.
Sono ricomparse le salamelle e le rostelle, ritenute estinte con le Feste della Unità, accompagnate da lasagne (rigidamente vegetariane), patate fritte e pan fritto: un omaggio, questo ultimo, alle tradizioni gastronomiche locali, anche esse ormai desuete.
Il banco delle bevande offriva una ottima birra casalinga, messa a disposizione da un produttore della zona che si è aggiudicato meritatamente il catering.
Al terzo posto si sono classificati gli sponsor, tra cui spiccava lo striscione – a dire il vero iettatorio – di una impresa di Pompe Funebri, specializzata in cremazioni.
Inevitabile la battuta sulla cucina alimentata bruciando i cadaveri.
A Sanremo, la camera mortuaria del locale Ospedale Borea confina con una Ditta che produce salami.
Il che dà luogo a macabre insinuazioni sulla antropofagia.
Ultimi arrivati, ma degni anche essi di una menzione onorifica, cuochi ed addetti alla distribuzione.
La qualità del cibo era indubbiamente buona, mentre il servizio rifletteva una certa volontaristica improvvisazione: le ragazze gridavano le une alle altre ogni ordinazione in misura inversamente proporzionale alla capacità di esaudirle.
Del tutto assenti le comunità allogene ed alloglotte insediate a Borgo: la carne era in parte di capra, eccellente ma preparata secondo metodi haram, il che ha allontanato i Musulmani.
I quali invitano gli infedeli alle loro solennità religiose, ma – per i motivi già esposti – non possono accettare che la ospitalità venga contraccambiata.
Era comunque presente – stranieri esclusi – il Tout Borgo, che in estate si rafforza con il temporaneo ritorno degli emigrati.
La mattina seguente, la Messa domenicale ha visto presente un misero dieci per cento della popolazione residente, malgrado il prodigarsi dello esemplare Don Paolo.
Se ne trae la conclusione che lo identitarismo non assume carattere religioso.
In Francia, si balla per strada ogni Quattordici Luglio, accomunati dallo Spirito Repubblicano.
Che da noi è invece sconosciuto.
Per cui da un lato si ha bisogno di una identità cui aggrapparsi, ma da un altro lato non se ne trovano i contenuti.
Si rischia di basare la comune partecipazione agli eventi sulla abitudine, ovvero su di una coazione alla solidarietà vicinale.
Tutto il contrario di quanto ci è capitato di vedere presso gli Islamici, uniti viceversa da un loro ideale comune malgrado siano – letteralmente – di ogni possibile cromatismo: dal bianco di Mohammed Bensa al color ebano dei Senegalesi.
Urge trovare dunque motivazioni agglutinanti.
Il nostro parentado di riuniva per venerare la reliquia consistente in un pezzo di canna estratto dalla testa dello zio Cichen Martino presso lo Ospedale di Marsiglia: ad opera – come egli si vantava – del massimo neurochirurgo di Francia.
La Autorità Ecclesiastica fece cessare in seguito tale sacrilegio, si disse a causa di pressioni esercitate da Monsignor Castellano sul Vescovo di Albenga: altri tempi, altra gente, altri costumi.

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Mario Castellano  8/8/2023
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