Quando, al termine di una procedura molto complessa - che prevede un voto conforme del Parlamento di Madrid ...
Quando, al termine di una procedura molto complessa - che prevede un voto conforme del Parlamento di Madrid e di quello di Barcellona ed un referendum popolare confermativo in Catalogna - venne emanato il nuovo Statuto della Generalià, il Tribunale Costituzionale spagnolo si affrettò a cassare tutte le affermazioni programmatiche – sia pure prive, come tali, di ogni contenuto normativo – riguardanti diritto alla Autodeterminazione.
I Catalani non se ne preoccuparono: per loro conta solo, in sostanza, la estensione delle competenze riconosciute alla Regione.
La costituzione della Unione Sovietica includeva la affermazione del diritto di ogni Repubblica di separarsene, ma – dato il carattere totalitario dello Stato – questa norma era destinata a restare lettera morta fino alla caduta del Regime.
Pochi sanno che lo Statuto della Liguria afferma la facoltà di autodeterminarci.
Come si spiega dunque che i dirigenti di un futuro e potenziale Stato indipendente non difendano neanche i suoi già scarsi margini di Autonomia?
Lo si spiega in un solo modo: si tratta di collaborazionisti, ed i collaborazionisti – per compiacere i propri padroni - esibiscono nel servirli uno zelo che nelle intenzioni dovrebbe facilitarne la carriera.
Il problema non riguarda solo la Liguria, bensì l’insieme di ventidue Regioni e Provincie Autonome, che non hanno battuto ciglio quando – per effetto di un Decreto del Presidente del Consiglio (Fonte del Diritto non prevista dalla Costituzione) – esse venivano private della loro competenza legislativa ed amministrativa in materia sanitaria: naturalmente con la scusa della epidemia.
Non bastava un impegno a legiferare in conformità con i criteri stabiliti dalla Conferenza Stato - Regioni?
La differenza tra le due procedure, sia pure coincidenti nei risultati, consiste nel fatto che questa competenza è stata riassunta dalle Autorità di Roma.
Nel Paese di adozione, trascorremmo un anno ad insegnare nella Regione Autonoma della Costa Atlantica, popolata da gente di origine africana, di lingua inglese e di religione protestante.
Lo Statuto prevedeva che questo Ente Pubblico Territoriale fosse dotato di autonomia tributaria.
Non esercitandola, né rivendicandola, i suoi Dirigenti erano costretti ad elemosinare dalla Capitale i famosi trasferimenti: per giunta non quantificati in nessun atto legislativo.
Quando costoro andavano a Managua per fare la questua, venivano alloggiati nei migliori alberghi e portati nei migliori ristoranti, per poi tornare a mani vuote dal punto di vista giuridico.
Questo, nel loro caso, avveniva quanto meno a spese del Governo.
Quando invece una delegazione bipartisan del Consiglio Regionale andò a Roma per ottenere una revisione dello Statuto – sulla scia dei famosi referendum leghisti del Veneto e della Lombardia – senza peraltro riuscire a farsi ricevere dal Presidente del Consiglio, Genova dovette pagare le spese della trasferta.
Noi non idealizziamo assolutamente quanto avviene in Catalogna, ma bisogna prendere atto che dalla fine del Franchismo in avanti le competenze della Generalità – come quelle di tutte le altre Regioni – sono aumentate.
Il nuovo Governo compirà altri passi avanti su questa strada.
Li abbiamo già descritti, e non torneremo sullo argomento.
Se non per dire che quanto conta non sono le affermazioni di principio, bensì la esistenza di soggetti politici capaci di usare e di migliorare gli strumenti giuridici posti a loro disposizione.
Il Partito della minoranza di lingua tedesca del Tirolo Meridionale conta certamente su quanto stabilito in atti di Diritto Internazionale, che però non avrebbero modificato lo status di quel territorio e di quella popolazione se non si fosse instaurato un negoziato tenace e paziente volto a dare loro attuazione.
Andreotti, che in questa materia aveva grande competenza, elogiava i dirigenti di Bolzano per la loro teutonica pignoleria.
I Catalani ed i Baschi sono altrettanto attenti al dettaglio quando vanno a trattare con le Autorità di Madrid.
Noi possiamo contare adesso sul Trattato del Quirinale.
Purtroppo, però, il Sindaco di Imperia - conversando con il suo collega di Nizza – ha palesato la più crassa ignoranza in materia.
Quanto avviene nel Tirolo Meridionale trova riscontro, all’altro estremo dell’Italia, presso i Siciliani.
I quali, però, quando una competenza non viene loro riconosciuta de jure, la assumono de facto.
Il metodo politico è diverso, tanto rispetto ai Catalani quanto rispetto ai Tirolesi Meridionali: questi ultimi sono organizzati nei rispettivi Partiti, che vendono a peso d’oro i propri voti nei rispettivi Parlamenti nazionali.
I Siciliani, invece, stanno sempre con il Partito che vince: ricordiamo il famoso sessantadue a zero a favore di Berlusconi.
Ora trionafo Schifani a Palazzo dei Normanni e Lagalla al Comune di Palermo.
Si può stare certi che la Meloni si pieghi davanti al volere di questi personaggi.
Anche i Capi delle Repubbliche Sovietiche dell’Asia Centrale erano tra i brezneviani più fedeli ed ortodossi, ma - mentre a Mosca appoggiavano il Segretario Generale - predisponevano a casa loro un potere altrettanto assoluto.
La takia, cioè la dissimulazione, è una pratica che accomuna tutti i Musulmani.
I Tagichi e gli Uzbechi si dichiarano tali, mentre i Siciliani fingono addirittura di essere cristiani.
Quanto conta – a prescindere dalla prassi politica che viene seguita – è la volontà di affermare i propri diritti.
Che a sua volta costituisce l’espressione di una identità forte, e dunque irriducibile.
Il resto dipende dalle contingenze storiche, che finiscono sempre per offrire delle occasioni.
Chi è abbastanza sagace - ed abbastanza organizzato - le sa cogliere.
Chiappori ha invece colto l’occasione per fare l’idraulico.
Questa categoria di operatori è nota per la esosità delle sue prestazioni, e da questo punto di vista il già Sindaco di Diano Marina supera tutti i colleghi.
Costui, novello Verre, venne mandato a suo tempo in Sicilia da Bossi, per svolgervi le funzioni di Gauleiter, ma tornò dall’Isola con le pive nel sacco.
Salvo per quanto riguarda i rapporti personali: egli si accinge infatti ad assumere le più modeste funzioni di Borgomastro di San Bartolomeo al Mare grazie al sostegno del Clan dei Calabresi.
Il Generale Dalla Chiesa, invece, non riuscì – come si suol dire - a legare altrettanto bene con l’ambiente, e mal gliene incolse.

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Mario Castellano  26/8/2023
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