In fondo alla nostra Chiesa Parrocchiale, come avviene in tutti gli analoghi edifici di culto ...
In fondo alla nostra Chiesa Parrocchiale, come avviene in tutti gli analoghi edifici di culto sparsi sul suolo italico, alcuni ignoti zelatori depositano – a disposizione dei fedeli – immaginette sacre, messaggi di Medjugorje, opuscoli devozionali e convocazioni delle più diverse congreghe.
Con nostra meraviglia, vi abbiamo trovato nei giorni scorsi due riviste a colori in carta patinata, simili nella impostazione grafica ed editoriale alle omologhe pubblicazioni dette gossipare, in quanto diffondono soltanto pettegolezzi.
Il contenuto, non potendo logicamente riguardare le vicende sentimentali di cantanti, attori e giornalisti televisivi, era dedicato ad illustrare le vicende di altre due categorie di persone: i miracolati (tanto nel corpo quanto nell’anima) ed i veggenti.
Il numero di queste due categorie di persone è in continua e vertiginosa ascesa, al punto che risulta difficile stare dietro tanto alle vicende taumaturgiche degli uni quanto alle rivelazioni degli altri.
La Madonna ha detto a Medjugorje che stava apparendo per l’ultima volta.
Leggendo simili pubblicazioni, risulterebbe invece che tale affermazione è del tutto priva di fondamento.
Limitandoci all’Italia, se tornasse il Duce aggiungerebbe al suo famoso elenco riguardante “un popolo di eroi, di santi” e di altre categorie di uomini illustri, fino a giungere ai “trasmigratori”, la categoria - per l’appunto - dei veggenti.
Non tutti, però, possono godere della pubblicità offerta da pubblicazioni a diffusione nazionale.
Alcuni anni or sono, una coppia di amici ci invitò ad una riunione serale del loro Gruppo Ecclesiale (solo nella piccola Diocesi di Ventimiglia ne vennero censiti ben quarantadue).
Si trattava di persone di bassa condizione sociale, e di bassissima cultura, ma notoriamente la Madonna appare a questo genere di individui, piuttosto che ai Rettori o ai Presidi di Facoltà.
Cominciò uno ad illustrare quanto la Vergine gli aveva detto, ma subito un altro lo zittò affermando che la Vergine, rivolgendosi lui, aveva asserito tutt’altro.
A questo punto, un terzo intervenne dicendo che si sbagliavano tutti e due e che egli soltanto deteneva l’esclusiva di simili messaggi.
L’intero gruppo, per farla in breve, era composto da veggenti, ma tutti in reciproco e completo disaccordo.
Quanto alle persone miracolate, sono in genere di sesso femminile, e – a giudicare dalle immagini – hanno superato da tempo la menopausa.
Giunte a tale soglia della esistenza, una folgorazione le ha indotte a varie forme di misticismo.
Si dice volgarmente dalle nostre parti che “quando il culo diventa frusto, il Signore diventa giusto”.
Per completare la impaginazione, vengono diffuse le vite dei Santi, e si fa propaganda redazionale alle mete del turismo religioso.
Che questa estate ha conosciuto un autentico boom.
In tempi di crisi, la ospitalità nei monasteri presenta il vantaggio che dopo cena si prega, e poi si va a letto, in mancanza di ritrovi notturni.
Una volta pagata la pensione completa, non vi sono spese extra.
Fin qui gli aspetti dei rotocalchi religiosi su cui si può appuntare l’ironia degli anticlericali, ma anche quella dei cosiddetti Cattolici adulti.
Così Romano Prodi aveva definito noi Cattolici liberali, ma il termine si attaglia bene anche a quanti cercano di tenere fermo il limite tra Fede e superstizione.
Il fenomeno merita però una riflessione più approfondita, aliena dalla ridicolizzazione.
Se Pasolini tornasse a vivere nella Italia di oggi, una volta constatato come egli avesse avuto pienamente ragione nel prevedere le conseguenze causate dalla estinzione della cultura popolare – la quale non ha indotto a nessun progresso, ma anzi ha propiziato un terrificante imbarbarimento - il grande friulano si renderebbe anche conto che vi è un settore in cui questa cultura non soltanto sopravvive, bensì prospera.
Si tratta precisamente della religione.
La coscienza di questa realtà dovrebbe indurre i cosiddetti progressisti ad un ragionamento che mette in discussione i loro vecchi schemi mentali.
Lasciando da parte i cretini che attribuivano la vittoria della Democrazia Cristiana il Diciotto Aprile al voto espresso dalle suore di clausura (all’epoca tremila in tutta Italia), fatte appositamente uscire dai loro monasteri per disposizione di Pacelli, si è sempre detto e creduto che vi era una Italia laica e progredita, contrapposta ad una Italia bigotta e retrograda.
Se però l’estrema Destra è tornata al potere, lo si deve al fallimento nel tentativo di fare incontrare e collaborare queste due parti del Paese.
Berlinguer ci aveva provato, ma il suo intento era viziato dal fatto che il Marchese pensava da un lato ad una somma aritmetica, e dall’altro ad un accordo per la spartizione del potere.
Bisogna dunque riprovarci, ma su basi completamente diverse.
Puntando non alla addizione, quanto piuttosto al connubio.
Seguendo tutti gli atti compiuti ed i discorsi pronunziati da Bergoglio nel corso del suo primo anno di Pontificato, attrasse la nostra attenzione il fatto che il nuovo Papa visitasse per prima – tra le grandi Città d’Italia – proprio quella di Napoli.
Dove era avvenuto il primo, tragico scontro, tra l’Italia illuminista e quella sanfedista.
Che portò, come riferisce la Storia, alla uccisione dei Martiri Partenopei.
Si trattava di uomini e donne che volevano sinceramente il bene del popolo, al punto da sacrificare la loro vita, ma che al popolo non sapevano parlare.
Né – quanto è ancora peggio – erano in grado di ascoltarlo.
Come avrebbe testimoniato e riflettuto Vincenzo Cuoco, redigendo un libro che purtroppo la intellettualità italiana non ha letto e meditato abbastanza.
Il Papa, rivolgendosi tanto agli eredi dei Lazzaroni del Cardinale Ruffo di Calabria quanto precisamente agli intellettuali, successori a loro volta dei dirigenti della Repubblica Partenopea, intese dire che il Paese avrebbe progredito solo se questi due soggetti avessero trovato il modo di intendersi.
A Napoli ci sono riusciti, come prova la vittoria del Professor Manfredi, studioso raffinato ma votato anche plebiscitariamente dalla plebe dei vicoli.
A livello nazionale, le cose sono andate diversamente.
Non sarà certo una intellettualoide dilettante e di importazione come la Schlein che potrà riuscire in una simile operazione.
In verità, la Signora non è neanche in grado di provarci.
Bergoglio non assume la postura di chi – sia pure come le migliori intenzioni – “marcia verso il popolo” (come si diceva un tempo) al fine di educarlo.
Questo atteggiamento, peraltro, non è proprio soltanto della Sinistra: ricordiamoci del “Tout pour le peuple, rien par le peuple” del Conte De Maistre.
Occorre piuttosto rovesciare il rapporto.
Come si è fatto nella Chiesa della America Latina.
La cui Teologia del Popolo parte dal presupposto che esso – non la gerarchia, e neanche i Padri Professori della Gregoriana – è custode del “Depositum Fidei”.
A questo punto, la cultura popolare prevale inevitabilmente su quella ufficiale.
La funzione degli intellettuali diviene di conseguenza quella di interrogare il popolo, e non di ammaestrarlo.
A tal fine, servono anche i rotocalchi su cui noi stessi – lo confessiamo – abbiamo dato in un primo momento una occhiata tra diffidente e derisoria.
Il discorso ritorna inevitabilmente alla riscoperta ed alla rivalutazione della identità, intesa come la principale risorsa su cui può contare la causa della emancipazione.
Non abbiamo paura a dire che si tratta della causa della Rivoluzione.
Che significa precisamente mettere in alto quanto stava in basso.

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Mario Castellano  26/8/2023
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