È sempre opportuno leggere attentamente Avvenire per capire quale aria tira nella Chiesa italiana, ...
È sempre opportuno leggere attentamente Avvenire per capire quale aria tira nella Chiesa italiana, e più in generale in tutto quel mondo che gravita intorno ad essa, dedicandosi ad una “captatio benevolentiae” dell’Episcopato.
Da questo punto di vista, si può considerare ormai da tempo superata la fase segnata dall’orientamento espresso dal Cardinale Ruini.
Il quale sostenne apertamente Berlusconi e la sua parte politica, anche al prezzo di coartare quella libertà di espressione e di ricerca che nel periodo anteriore i redattori del giornale della Conferenza Episcopale avevano guadagnato.
Con il risultato di peggiorare la qualità di questo importante e prestigioso organo di stampa.
L’avvento di Bergoglio aveva segnato una svolta negli orientamenti della Chiesa, con grande beneficio anche per Avvenire.
Come è noto, la Destra non ha risentito di tale cambiamento, ed anzi proprio sotto il Pontificato di Francesco è andato al potere il suo settore più estremo.
Il quale manifesta la tentazione di ripetere – sia pure su scala più ridotta – l’operazione già riuscita a Mussolini, consistente nel barattare con alcuni benefici concessi alla Chiesa la distruzione dello Stato laico e la sua trasformazione in uno Stato confessionale.
Ben poco, però, può offrire su questo terreno la Meloni, essendo ormai consolidato un quadro legislativo che comprende il divorzio, l’aborto, le unioni civili omossessuali e da ultimo anche la eutanasia passiva, introdotta surrettiziamente mediante la Giurisprudenza Costituzionale.
Salvo qualche misura, peraltro assolutamente condivisibile, a sostegno della famiglia, e da ultimo il divieto del cosiddetto utero in affitto.
Tale pratica è considerata reato, ma il Governo – pur di mostrare la faccia feroce ai suoi oppositori – lo ha reso perseguibile anche se commesso da cittadini italiani all’estero.
Violando così il principio – vigente in base ai criteri di applicazione della Legge nello spazio – per cui ogni Stato è competente a giudicare e sanzionare unicamente i reati commessi sul proprio territorio.
Con la sola, notoria, eccezione costituita dai delitti che danneggiano la sua sicurezza.
Mettere la fecondazione eteroclita sullo stesso piano dello spionaggio e dell’alto tradimento rivela non tanto un atteggiamento paranoico, quanto un desiderio di distinguersi agli occhi della Autorità Ecclesiastica per il proprio zelo confessionalista.
La Santa Sede deve essersi accorta – potendo contare sulla sagacia di Bergoglio e di Parolin – del fatto che ci si trova in presenza di un tentativo di guadagnare la sua benevolenza.
Quando però si mostra la carota, resta sottointeso che si nasconde il bastone, ma lo si impugna.
Questa è la logica di ogni regime autoritario, sia esso già consolidato ovvero – come quello della Meloni – in via di instaurazione.
Torniamo dunque ad Avvenire.
Consultando attentamente il numero di Domenica Venti Agosto, ci ha colpito come lo spazio dedicato alla apertura del consueto convegno agostano tenuto dai confessionalisti a Rimini non risulti superiore a quello riguardante alcune iniziative di carattere rievocativo di vari momenti della storia ecclesiastica: in particolare le onoranze tributate nel Veneto alle spoglie di San Pio X e quelle programmate a Cesena per Pio VII Braschi.
Il quale fu esiliato e detenuto a lungo da Napoleone, prima a Savona e poi a Fontainebleau.
Per giunta, la giornalista inviata a Rimini tratta i soggetti colà convenuti senza manifestare il minimo idem sentire con costoro.
Nel loro caso, non è stato sempre così.
Poiché le elargizioni praticate dall’attuale Governo ad alcuni soggetti cattolici possono essere usate come strumento di pressione sull’insieme della Chiesa – in una sorta di rinnovato divide et impera – l’Episcopato rivaluta saggiamente il ruolo delle Associazioni che – a norma dei loro stessi Statuti - hanno con la Gerarchia una relazione organica.
Rifiorisce dunque l’azione Cattolica, di cui ricordiamo le aperture nel tempo di Bachelet e di Monticone.
Giova però soffermarsi sul motivo per cui la Chiesa, celebrando eventi molto solenni, rivaluta certi momenti della sua storia.
I laicisti sarebbero portati a ricordare come Pio VII si oppose al primo, effimero, tentativo di costituire uno Stato nazionale italiano, e che Pio X perseguitò i Modernisti.
Non ci pare però che tale debba essere la chiave di lettura di quanto si sta predisponendo in memoria di questi due Papi.
Bergoglio, come fecero prima di lui tutti i grandi Pontefici riformatori (già Roncalli aveva rispedito a Venezia il corpo di Giuseppe Sarto, suo duplice predecessore) si preoccupano giustamente di sottolineare che le novazioni non intaccano la continuità della Istituzione da essi guidata.
Rimane però la contraddizione tra la Chiesa gerarchica ed una parte dei Cattolici.
Sotto il Pontificato di Pio VII, il Manzoni esaltava Napoleone, e sotto il Pontificato di Pio X Murri fondava la prima Democrazia Cristiana, sciolta precisamente in quanto tacciata di Modernismo.
Ora la stessa accusa viene mossa a posteriori anche alla seconda.
Continuando nel percorso storico, Pio XI esiliò Don Sturzo, ed anche i rapporti tra Pacelli e De Gasperi furono caratterizzati da un conflitto – allora taciuto, ma emerso in seguito dall’esame delle fonti – sulla autonomia dello Stato dalla Chiesa.
La cui storia non è comunque soltanto quella della Gerarchia, ma anche quella scritta dai credenti.
È vero che oggi costoro non sembrano più in grado di esprimere un contributo comparabile con quello offerto dalle precedenti generazioni.
Per cui aspettiamo quella nuova, constatando la mediocrità di personaggi come i dirigenti di origine cattolica del Partito Democratico.
Sul quale è inutile infierire.
Pur tenendo conto di tutto questo, la tendenza del mondo cattolico ad identificarsi solamente con la pur gloriosa vicenda dei Papi finisce comunque per coincidere oggettivamente con la vulgata della Storia d’Italia propinata dalla Meloni.
Secondo la quale, tutto quanto avvenuto dopo il Venticinque Luglio è stato soltanto degenerazione.
Qui, però, un cattolico deve reagire, essendo consapevole – ed anzi orgoglioso – del contributo offerto al nostro Paese una volta venuto meno il Non expedit ed intrapreso un tentativo di costruire la democrazia.
Anche De Gasperi è da considerare degenerazione?
Anche Dossetti, La Pira e Moro?
Anche Don Mazzolari e Don Milani?
Se la Chiesa preferisce metterli tra parentesi, e ricordare soltanto Pio VII e Pio X, ciò significa – vogliamo essere benevoli nel valutare le sue intenzioni - che essa considera ormai concluso il tentativo dei laici, ispirati dalla Fede e dal Magistero cattolico ma liberi nelle loro scelte politiche, di influire sulla vicenda civile.
E che si rifugia in difesa della Istituzione, al fine di preservarla dai tentativi di penetrarla e di sottometterla ai disegni del potere costituito.
Bergoglio e Parolin avranno le loro buone ragioni, ma ci sia permesso commentare che Mala tempora currunt!

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Mario Castellano  26/8/2023
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