In quanto credenti, benché ci iscriviamo orgogliosamente tra i Cattolici Liberali...
In quanto credenti, benché ci iscriviamo orgogliosamente tra i Cattolici Liberali, non abbiamo mai guardato con disprezzo o con sufficienza – diversamente da quanto sono soliti fare molti laici – alla cultura religiosa popolare, che anzi consideriamo parte integrante della nostra identità. Anche se non prendiamo parte personalmente a tutte le sue manifestazioni, guardiamo sempre ad esse con comprensione e con simpatia. Essendo stati allevati dai nonni, ricordiamo affettuosamente ciascuna delle loro devozioni. Quanto non possiamo accettare è la strumentalizzazione della identità cattolica per propagare atteggiamenti ostili verso altre religioni, come verso quanti le professano. Padre Fanzaga ha scoperto un nuovo filone cui ispirare la sua propaganda radiofonica: quello delle profezie apocalittiche. Che hanno tutte in comune la previsione, ed anzi la minaccia, di uno scontro tra i Cristiani e gli infedeli. Durante la Guerra Fredda, il posto di questi ultimi era stato occupato dagli atei, cioè dal Comunismo. Che incombeva sul confine di Trieste e – risalendo l’Europa – su tutta la cosiddetta Cortina di Ferro. Risultava però assolutamente impossibile che i Sovietici avanzassero verso Occidente, salvo naturalmente scatenare una guerra atomica. Vista retrospettivamente, la situazione di allora non era tanto pericolosa come la dipingeva la propaganda atlantista. Stalin aveva certamente portato il suo confine militare fin dove era arrivata l’Armata Rossa, ma concepiva l’occupazione dell’Europa Orientale – garantita dalla disciplina ideologica – quale garanzia contro una nuova invasione della Russia. Dove la memoria ancestrale di quelle più remote era ravvivata dalle più recenti di Napoleone e di Hitler. La minaccia comunista, alimentata indubbiamente dal filosovietismo di Togliatti e dei suoi seguaci, veniva usata soprattutto in funzione della repressione interna. Da questo punto di vista, tutto faceva brodo per la Crociata: dalle schedature dei Carabinieri alla discriminazione dei Sindacati, fino a giungere alla politica dei bassi salari. Quale scopo ci si prefigge però nel momento attuale annunziando che l’Italia sarà l’epicentro di un nuovo spaventoso conflitto e mobilitando i fedeli cattolici per resistere ad una invasione? Putin non riesce neanche a sottomettere l’Ucraina, ed il suo esercito – anziché arrivare fino a Lisbona – è impantanato nel Donbass. La Cina è lontana, ed i suoi dirigenti sanno calcolare molto bene il rapporto di forze: fino a quando non lo avranno profondamente modificato, non attaccheranno neanche Formosa. Dal mondo islamico non possiamo temere che i suoi eserciti sbarchino sulla sponda settentrionale del Mediterraneo come fece Tarik a Gibilterra, oppure risalgano i Balcani giungendo ad assediare Vienna per la terza volta. Né una flotta musulmana minaccia l’Adriatico come al tempo di Lepanto. Padre Fanzaga cita i più diversi veggenti contemporanei, ma dimentica Madre Perillo, che è la più sfegatata di tutti: forse perché questa Religiosa ce l’ha in modo particolare con l’attuale Papa. La cui miglior difesa dai nemici interni alla Chiesa è costituita dall’Otto per Mille: chi esce dall’obbedienza, lo perde, e non gli rimane che farsi pagare da Steve Bannon. Il radio predicatore dimentica però personaggi del calibro di Nostradamus e di Rasputin, che in materia di profezie sono dei classici, al punto di essere periodicamente ripubblicati. Costoro o, meglio, i loro divulgatori più qualificati, vedono nel futuro uno scontro tra il Settentrione ed il Meridione del mondo. Non occorre assolutamente essere dotati di poteri paranormali per capire che si tratta di una prospettiva reale. Il problema non consiste però nell’indossare la mimetica e nell’armarsi di fucile mitragliatore, quanto piuttosto nel lavorare affinché questa guerra non venga. Qui si nota nella Chiesa una contraddizione tra chi la dà per scontata, e chi viceversa si adopera per evitarla. Il che si può fare in un solo modo: promuovendo la cooperazione internazionale e favorendo il dialogo tra le diverse religioni e le diverse culture. Inutile aggiungere che Padre Fanzaga non vede di buon occhio questa prospettiva, e dunque bandisce la Crociata. Questo, però, significa lavorare per la guerra, e non per la pace, compiendo una scelta opposta a quella del Papa. La divisione nella Chiesa appare dunque, in prospettiva, difficile da ricomporre. Ammettendo però che si vada inevitabilmente verso un confronto, ci domandiamo da che parte stanno veramente i Tradizionalisti. Una volta scrivemmo provocatoriamente che costoro avrebbero finito per allearsi con gli estremisti musulmani. Cominciammo proprio allora a ricevere delle telefonate minatorie, naturalmente anonime. Se per meglio resistere agli infedeli venisse instaurato un regime autoritario - e per giunta confessionale - quale differenza rimarrebbe tra l’Italia e la Turchia di Erdogan? In quel Paese, l’autoritarismo assume connotati religiosi. L’appartenenza di una Nazione all’Occidente non è determinata tanto dalle sue alleanze militari – Erdogan è sempre rimasto nella NATO – quanto dalla cultura politica ci si ispirano i suoi dirigenti. Da questo punto di vista, il nostro Paese ha conosciuto due momenti di rottura. Il primo fu nel 1922, quando Mussolini seppellì lo Stato liberale, e poi lo trasformò in un regime confessionale. L’altro è cronaca di ieri. La Meloni è arrivata a Palazzo Chigi asserendo che tutto il postfascismo, includendovi Badoglio e De Gasperi, ha segnato per la Nazione un tempo di degenerazione. La Presidente del Consiglio non è stata invitata a Rimini, forse in quanto si temeva che fosse ovazionata quale restauratrice dello Stato Pontificio. C’era invece Mattarella, che difende la vigenza formale della Costituzione. Esattamente come Vittorio Emanuele III difendeva quella dello Statuto. Non conta però la lettera delle norme, bensì l’ispirazione di chi esercita il potere. Tanto oggi come allora, non si tratta di persone appartenenti alla tradizione liberaldemocratica, bensì tutto il contrario. Naturalmente, il Governo sostiene l’Ucraina, e così guadagna crediti e benemerenze in Occidente. Alla lunga, però, risulterà decisiva l’ispirazione più profonda. Churchill applaudì all’avvento di Mussolini, asserendo che gli Italiani avevano trovato uno capace di metterli in riga. Poi, però, finimmo a stramaledire gli Inglesi.