Il Presidente Mattarella è andato a Rimini ...
Il Presidente Mattarella è andato a Rimini per dire ai giovani ivi convenuti che la libertà di culto, ma soprattutto la libertà di coscienza - essendo riconosciute e garantite dalla Costituzione - sono assolutamente intangibili, e che nel momento attuale non corrono alcun rischio.
Tra qualche giorno, il Capo dello Stato ripeterà queste stese affermazioni davanti agli Evangelici.
Egli si presenta inoltre quale custode intransigente della Legge Suprema, di cui non intende tollerare alcuna infrazione.
In realtà, queste affermazioni risultano entrambe menzognere, e poco importa se Mattarella le pronunzi o meno in buona fede.
Esse ricordano quanto ripeté Vittorio Emanuele III durante tutto il Ventennio, e cioè che lo Statuto non sarebbe stato in alcun caso vulnerato.
La legittimità della Monarchia si basava sul carattere pattizio della Costituzione allora vigente, risultato di un accordo tra il Sovrano ed il suo popolo.
Che il Re asseriva dunque di non volere in alcun caso violare.
Mussolini, in effetti, si guardò bene dall’emendare lo Statuto, per quanto si trattasse di una Costituzione cosiddetta flessibile, che poteva, cioè, venire modificata con la stessa procedura stabilita per emanare le Leggi Ordinarie.
Si determinò però un suo svuotamento, soprattutto essendo venuto meno tanto il carattere elettivo del Parlamento quanto il suo ruolo nel procedimento di nomina del Governo.
Per non parlare della attribuzione all’Esecutivo delle competenze proprie del Potere Legislativo.
In Germania, la Costituzione di Weimar, una delle più liberali tra quelle vigenti in Europa, non fu né abrogata, né emendata da Hitler, e rimase formalmente in vigore fino alla caduta del Terzo Reich.
Semplicemente, tanto in quel Paese come nel nostro, i cosiddetti Organi di Garanzia non rilevavano – essendo asserviti ai rispettivi regimi – la illegittimità costituzionale delle Leggi che modificavano la Costituzione Materiale: senza – lo ripetiamo – che si ricorresse ad una modifica della Costituzione Formale.
Per quanto riguarda i diritti personali, Vittorio Emanuele III pose la sua firma sulle sciagurate Leggi Raziali, con cui venne violato il Principio di Eguaglianza.
Mattarella non ha fiatato quando – all’epoca del Governo Conte – veniva introdotta una nuova Fonte del Diritto, trasformando i Decreti del Presidente del Consiglio da atti amministrativi in atti legislativi.
Ciò diede luogo ad una triplice vulnerabilità della Legge Suprema: in primo luogo, occorreva seguire, per introdurre nell’Ordinamento Giuridico un nuovo atto legislativo, la procedura prevista per l’emendamento della Costituzione; in secondo luogo, venivano lese le prerogative del Parlamento, che è incaricato della conversione dei Decreti Legge, mentre le Camere non hanno voce nella emanazione dei Decreti del Presidente del Consiglio; in terzo luogo, era ignorata la competenza dello stesso Governo quale organo collegiale, che è invece prevista quando vengono approvati i Decreti Legge.
Come avvenne questo stravolgimento della Costituzione?
Precisamente mediante un Decreto-legge, e non mediante una Legge Costituzionale.
Al di là di tutto questo, Mattarella dimostra di ignorare che il rispetto della Costituzione trova fondamento nella condivisione – da parte di chi è chiamato a dirigere lo Stato – della ideologia e della cultura politica che ne ha ispirato la formulazione.
Mussolini non era radicato nella ideologia liberaldemocratica, cui non appartiene neanche la Meloni.
Nominare l’uno e l’altra alla guida del Governo significava dunque mettere la volpe a fare la guardia al pollaio.
Veniamo però – più specificamente – al tema della libertà religiosa.
Tutti i regimi autoritari – quale che sia la loro ispirazione – tendono prima o poi a limitarla.
Anche se questa operazione, in genere, segue – e non precede – la limitazione della libertà politica.
Nessuna dittatura può comunque tollerare che un soggetto diverso dallo Stato influisca sulla coscienza dei cittadini.
Anche quando siano esaurite le possibilità legali di opporsi ai suoi precetti, rimane sempre infatti il rischio rappresentato, per chi esercita il potere, dalla obiezione di coscienza.
Sopravvive naturalmente – per le confessioni religiose come per tutti gli altri soggetti – il diritto di essere d’accordo.
E tale accordo viene naturalmente compensato.
Gli esempi sono innumerevoli: oggi va di moda citare la Chiesa Ortodossa della Russia, ma potremmo anche ricordare la Chiesa Cattolica detta Patriottica della Cina, e – soprattutto – quella italiana, doppiamente beneficiata dai Patti Lateranensi; sia dal punto di vista economico, sia trasformando il precetto religioso in norma dello Stato.
Che cosa succederebbe se un giorno la Santa Sede, o l’Episcopato italiano, esprimessero un orientamento diverso da quello del Governo sui temi di politica estera, o di politica interna?
È sempre difficile prevedere il futuro, ma non possiamo escludere che in questo caso la Chiesa si divida.
Quanto succede nella nostra Città risulta illuminante: mentre una cooperativa appartenente alla Società delle Opere prende in appalto dall’Azienda Sanitaria Locale un reparto dell’Ospedale – e si accinge a ripetere l’operazione, con i conseguenti benefici economici – il Parroco di Oneglia dice Messa al buio, non avendo soldi per pagare la bolletta dell’elettricità.
Questo Sacerdote non è un oppositore del Governo, ma ciò non basta per la Meloni: i regimi autoritari tendono infatti a rendere obbligatorio – quanto meno di fatto – il consenso, specialmente da parte di chi può orientare le altre persone.
Chi non lo dimostra, viene discriminato, mentre chi lo ostenta è premiato.
Un Confratello del nostro Prevosto offre ogni giorno pranzi e cene, presso un noto ristorante di lusso, a tavolate di ospiti che evidentemente condividono le sue dichiarate tendenze tradizionaliste.
Non formuliamo nessuna previsione su chi si schiererà dall’una o dall’altra parte.
La Chiesa sta formando una nuova generazione di giovani che vi scoprono non soltanto la Fede, ma anche l’impegno civile che ne trae alimento.
Può essere che un giorno maturi in queste nuove leve un atteggiamento critico nei confronti del potere.
Un tempo si diceva che lo Spirito Santo soffia dove vuole.
Questo accadde già sotto il Fascismo, e poi negli anni successivi al Concilio.
Rispetto a questi due precedenti storici, esiste la novità costituita dal Magistero del Papa, che non tende più – diversamente dal passato – a coartare lo spirito critico, né a raccomandare l’acquiescenza verso il potere.
Basta dunque che i giovani di oggi siano coerenti, e alla loro età si tende addirittura ad essere entusiasti, intransigenti ed esuberanti.
Se anche vi saranno dunque dei dirigenti dei cosiddetti Movimenti Ecclesiali schierati col regime, non sarà difficile cogliere la contraddizione tra il loro atteggiamento ed il pensiero espresso dal Papa.
Il rischio è che una Autorità civile intollerante del dissenso alimenti nella Chiesa una divisione, di cui già si intravedono le linee di frattura.

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Mario Castellano  31/8/2023
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