Passare il ponte sul Garavano suscita sempre delle emozioni, ...
Passare il ponte sul Garavano suscita sempre delle emozioni, tanto più in chi è cosciente delle vicende che questo tratto della strada tracciata da Napoleone – cui si è aggiunta in seguito la ferrovia – ha testimoniato.
Di questo passato, vogliamo ricordare alcuni momenti.
Quando non esisteva l’Autostrada, transitarono di qui le truppe ed i cannoni inviati dall’Intesa per sostenere l’Italia, che resisteva sul Piave.
Nel nome della causa della emancipazione dei popoli espressa da quella che Carlo Emilio Gadda, impegnato come volontario sul fronte, chiamò la Guerra di Liberazione Europea.
Durante il Fascismo, passarono il ponte le centinaia di migliaia di nostri connazionali che rifiutavano la dittatura, e che ne venivano emarginati e perseguitati.
Quel Regime avrebbe portato l’Italia a tradire la causa comune, fino a promuovere - nel nome di un nazionalismo falsificato dalla sua propaganda - la sciagurata politica dei cannoni a Ventimiglia.
Fu quello l’unico momento in cui una frontiera pacifica, tracciata tra genti identificate nella stessa cultura popolare, si trasformò in un fronte di guerra.
Il “coup de poignard dans le dos”, la pugnalata alla schiena inferta da Mussolini alla Francia – come la definì il Generale De Gaulle - non ricevette mai l’adesione di chi viveva da questa parte del confine.
La ferita, in realtà, non venne aperta in quel momento, ma soltanto aggravata.
Fino a quando la realtà politica delle due Nazioni era stata omogenea, fino a quando il loro cammino era condiviso, era maturata una visione comune del futuro.
I Francesi – ed in particolare i Liguri francesi – sentivano una profonda affinità e comunanza di ideali con gli Italiani, e proprio per questo furono portati naturalmente a solidarizzare con gli antifascisti: con quanti, cioè, mantenevano con loro un idem sentire, l’aspirazione a continuare sulla via intrapresa insieme.
Appena tacquero le armi, dopo che nella Resistenza si era tornati a combattere insieme per la stessa causa, iniziò un lungo periodo in cui con pazienza e con tenacia si lavorò da tutte e due le parti per cancellare il confine.
Questo sforzo dovrebbe risultare più facile ora che Nizza è tornata ad essere per tanti di noi luogo di emigrazione, tanto che vi si sente parlare dovunque l’italiano.
Questa nuova mescolanza può favorire il disegno concepito dal Sindaco Médecin, come anche da tanti uomini illuminati e lungimiranti originari di questo lato del confine: si trattava di assecondare il superamento, la cancellazione di una barriera sempre sentita come artificiosa, e divenuta anche anacronistica in tempi di costruzione dell’Europa Unita.
Si tratta però soprattutto di promuovere la costituzione di una nuova entità – non solo amministrativa, ma capace anche di evolvere verso l’affermazione di una propria sovranità – che unisca Nizza, Cuneo ed Imperia.
Il precedente storico era stato rappresentato dalla Contea di Tenda, poi divenuta Contea di Nizza.
Il Trattato del Quirinale è arrivato a fornire a questo disegno il suo fondamento giuridico.
Si deve però lavorare insieme per la sua realizzazione.
Poco dopo la stipula di questo atto, si è però insediato a Roma il Governo Meloni.
Che contrasta apertamente le autonomie regionali, tanto più quando intendono evolvere verso la costituzione di nuove entità transfrontaliere.
Occorre rinnovare la protesta che esprimemmo insieme in piazza Garibaldi quando Salvini tentò di riprendere la politica dei cannoni a Ventimiglia.
Oggi è però più difficile contrastare questa tendenza, ed il compito spetta a quanti tra noi sono cittadini italiani.
Naturalmente, ancora una volta possiamo contare sull’aiuto che ci viene da oltre confine.
Vi è però una risorsa che non abbiamo ancora usato: quella costituita dalla nuova immigrazione giunta nella Regione francese frontaliera.
Non si tratta più degli operai che un tempo rimanevano disoccupati perché rifiutavano la tessera del Fascio.
Si tratta, oggi, di imprenditori: diversa è dunque la loro condizione giuridica e sociale.
Essendo però persone acculturate, immaginiamo che riflettano sulle cause più profonde della loro condizione e della loro scelta.
Molte volte, ci è capitato di commentare come il nostro nuovo Governo minacci apertamente una restrizione della libertà di intrapresa: che comunque costituisce una conseguenza inevitabile della limitazione della libertà politica, causata dalla sua tendenza autoritaria.
Ecco allora la missione che dobbiamo assumere: coscientizzare i nuovi Italiani di Nizza, i nuovi Italiani di Francia.
La loro scelta di emigrare è irreversibile, ma questo ne favorisce il radicamento.
Che si accompagna tuttavia con una riflessione: se essi non vogliono lasciarsi alle spalle una rottura completa con il Paese di origine, occorre contrastare con tutte le forze l’indirizzo antifrancese ed antieuropeo che l’Italia della Signora Meloni ha assunto.
Siamo ancora in tempo per suscitare dai due lati del confine un movimento che lo rifiuti, e nel contempo sia capace di progettare e costruire un futuro comune alternativo.