Il parallelo tra l’atteggiamento tenuto da Vittorio Emanuele III nei confronti del Fascismo e quello assunto da Mattarella verso il regime della Meloni risulta troppo evidente per essere taciuto.
Il Re non mancava alcuna occasione per esaltare i valori del Risorgimento, così come il Presidente della Repubblica rende omaggio a quelli della Resistenza, ma quando si trattava di difenderli dai propositi del Governo, conveniva – e nuovamente conviene – chiudere tutti e due gli occhi. Ciò non impediva, né impedisce oggi ai mezzi di informazione di appagarsi di alcune prese di posizione generiche, presentandole come altrettanti ammonimenti, se non come altrettanti ultimatum, indirizzati all’Esecutivo Il quale fa orecchio da mercante, ben sapendo che questo gioco delle parti gli consente di creare ogni giorno qualche nuovo fatto compiuto. L’ultimo esempio viene offerto dalla cronaca delle scorse ore. Mattarella ha detto che l’accordo europeo stipulato a suo tempo a Dublino ha perduto ogni efficacia per disciplinare il fenomeno delle migrazioni, che nel frattempo sono divenute di massa. In realtà, esse erano già tali quanto venne sottoscritto questo atto di Diritto Internazionale. Quand’anche così non fosse stato, i burocrati di Bruxelles ed i rappresentanti dei vari Stati hanno comunque ignorato quanto previsto “ab immemorabili” da tutti gli esperti. Mattarella afferma invece – rivelando una notevole conoscenza della Geologia - che quel tempo è distante come il Pleistocene; quindi, con un tocco di poesia, rievoca l’età leggendaria delle carrozze a cavalli. Tutto questo per dire che il Trattato di Dublino, se mai è stato applicabile, non sarà comunque più tale nel futuro. A questo punto, però, ciascuno ne trae le conseguenze che più gli convengono. Il Governo italiano ha già fatto sapere che intende procedere – preso atto della impossibilità di realizzare tanto le espulsioni quanto i ricollocamenti – ai respingimenti in alto mare. Il nostro Esecutivo, avendo constatato la inapplicabilità di una specifica norma internazionale, si considera completamente “legibus solutus”. La stessa eventuale denunzia degli accordi di Dublino non ci esime però dall’osservare le Convenzioni in materia di Diritto Marittimo. La via da percorrere è dunque soltanto quella della ridiscussione dei Trattati, per renderli adatti a disciplinare un fenomeno divenuto molto diverso da come si presentava quando essi vennero stipulati. Il Presidente della Repubblica può naturalmente fare uso della sua cosiddetta “moral suasion”: tanto per incoraggiare il Governo a richiedere agli altri Stati dell’Unione l’apertura urgente di una trattativa su questa materia, quanto per spiegare ai nostri alleati che una tale istanza è pienamente giustificata; per cui ci si attende da loro un atteggiamento di disponibilità e di apertura. Mattarella si limita invece a dire che così non si può andare avanti. In tal modo, però, egli offre in anticipo una giustificazione al Governo qualora esso intenda agire senza tener conto dei vincoli imposti dalle norme vigenti. Non sappiamo quanto il Capo dello Stato si renda conto della tensione che contraddistingue i nostri rapporti con la Francia, l’Austria e la Germania. Noi, essendo vicini al confine di Ponte San Luigi, percepiamo meglio di chi si trova a Roma questa situazione. Della quale il contenzioso sulla gestione dei flussi migratori non costituisce tanto la causa, quanto piuttosto la conseguenza. Anche ammesso che si ritrovi l’accordo su questo tema, il beneficio che ne deriverebbe dalle relazioni coi Paesi vicini sarebbe quello tipico delle cure sintomatiche. Le quali non eliminano le cause delle malattie. Nel nostro caso, il male consiste nella incompatibilità tra due diverse visioni, frutto a loro volta di culture politiche altrettanto divergenti. Mentre l’Europa rimane fedele alle sue radici liberaldemocratiche, l’Italia della Meloni e di Salvini assume un orientamento sempre più autoritario. Ai due dirigenti della Destra va riconosciuta una attenuante: essi sono chiamati oggi a gestire degli strumenti predisposti dai Governi anteriori, nominalmente ispirati da una diversa ideologia. Ci riferiamo, in primo luogo, ai mezzi che il “Capitano” ha catalogato, parlando a Pontida, come appartenenti alla “tecnologia”. Noi fummo forse gli unici a domandare – senza ottenere risposta – a che cosa servissero i famosi container allestiti, con tanto di cucine, brande ed uniformi, dal Governo Conte nel tempo della epidemia: annunziando implicitamente detenzioni di massa non connesse con atti del Potere Giudiziario. Era quello il tempo in cui il Governo veniva autorizzato a legiferare mediante i Decreti del Presidente del Consiglio, cioè ad introdurre nuove norme senza alcun intervento del Parlamento. Venne poi il Decreto cosiddetto “Rave Party”, che sottopone il diritto di riunione al pieno arbitrio dell’Autorità di Polizia. Ci si può obiettare che i Centri di Detenzione Temporanea degli immigrati irregolari sono – come ripete ogni giornale – radio – “al collasso”. Questa situazione non è però soltanto conseguenza dei nuovi arrivi: ricordiamo che la rete di assistenza gestita dai Comuni è stata liquidata. Facendo scattare l’inevitabile ricatto: se non vogliamo le strade piene di Africani, mettiamoli tutti nei nuovi campi di concentramento. Che vengono allestiti in tempo di pace precisamente quando si instaurano i regimi autoritari. L’Europa è posta davanti ad una alternativa drammatica. Se condanna l’Italia, sale inevitabilmente la tensione sui confini del Nord Est e del Nord Ovest. Se invece chiude gli occhi davanti alla nostra situazione, ciò significa delegare tacitamente alla Meloni un lavoro sporco di contenimento. Come quello incaricato a suo tempo da Minniti ai capi tribali del Fezzan. Ora la pressione si è spostata molto più a Nord: superato il Sahara, e poi il Mediterraneo, lo Stivale diventa la trincea destinata a fermare le masse dei disperati che si muovono dal Sud al Nord del mondo. Questo comporta però una gravissima responsabilità per l’Europa: la quale da un lato deplora l’indirizzo politico assunto dal nostro Paese, ma in realtà è disposta a tollerarlo per allontanare da sé il problema costituito dai migranti. Pagando il prezzo di un restringimento dei diritti e delle libertà di cui godono gli stessi italiani. Con il risultato che il Governo della Meloni si consolida: il compito che deve svolgere fa comodo a tutti.