Chi non è esperto di Storia Antica ignora che l’Impero Romano non venne mai proclamato ...
Chi non è esperto di Storia Antica ignora che l’Impero Romano non venne mai proclamato, per cui formalmente la Repubblica continuò ad esistere: il Senato svolgeva regolarmente le sue sessioni, mentre si rieleggevano i Consoli e i Tribuni della Plebe. Ogni volta però che assumeva il potere un nuovo monarca, egli emanava una Lex de Imperio, con cui avocava a sé l’esercizio del potere attribuito ancora formalmente a tutti questi organi: anche quando l’avvento dell’Imperatore era determinato da una sollevazione delle Legioni, a volte iniziata in qualche lontana provincia. Questo illustre precedente – è proprio il caso di dire “Si parva magnis componere licet” - viene alla mente apprendendo le vicende del Partito Democratico imperiese, giunte ormai alla Comica che si spera Finale. Il settore avverso ai Commercialisti – ormai le contese hanno assunto il carattere dei conflitti tra le Corporazioni, tipici dei Comuni del Medio Evo, anziché quello dello scontro tra i legionari – ha provveduto ad un nuovo cambio di serratura nello storico portone di via San Giovanni. Chi vi aveva provveduto per primo, lungi dal garantirsi l’esclusivo accesso ai locali, ne è rimasto dunque a sua volta escluso. Gli unici a trarre beneficio da questa disputa sono di conseguenza i fabbri, categoria alla quale apparteneva Alessandro Mussolini, padre del Duce: il quale si dedicava a ferrare i cavalli a Dovia, frazione di Predappio. Anche Salazar era figlio di un fabbro, mentre Stalin era stato generato da un ciabattino, e Hitler da un doganiere. I grandi rivolgimenti storici fanno sempre emergere elementi espressi dai ceti sociali subalterni. Può essere dunque che tale e tanto lavorio metallico, cui si è ridotta nella nostra Città la “politique politicienne” di “Sinistra”, preluda all’avvento di qualche nuovo soggetto demiurgico. In attesa di tale evento, ci domandiamo più prosaicamente chi paga le nuove serrature. Essendo prosciugate le casse del Partito, un tempo così floride che la sua sede si era trasformata in un falansterio di burocrati, delle due l’una: o le ditte interpellate considerano la propria opera come una partecipazione alla sottoscrizione, oppure i vari dirigenti pagano di tasca propria. Entrambe le parti si dimostrano comunque immuni da ogni scrupolo legalitario: la promulgazione di una “Lex de Imperio” non potrebbe prescindere - nelle presenti circostanze – da un riconoscimento del Nazareno. Dove però ci si astiene dal prendere partito per l’una o l’altra fazione. Se alla Regina Vittoria fosse stata data notizia di una guerra tribale tra i suoi sudditi africani, la Sovrana si sarebbe certamente disinteressata dell’esito di tale conflitto. In base alla regola del “Divide et impera”, la Corona Britannica riteneva che tanto più i selvaggi si fossero scannati tra di loro, tanto più forte sarebbe risultato il proprio potere. La Schlein aveva invece applicato – fin dallo scoppio della “guerra dei lucchetti” – un atteggiamento salomonico: applicando il principio secondo cui “tra i due litiganti il terzo gode”, la Signora elvetico – germanico – statunitense aveva scelto come candidato l’Ispettore Bracco. Il quale venne messo tuttavia nell’impossibilità di svolgere il suo ruolo, essendo materialmente estromesso dalla sede. Costui ha dunque preso posizione per la fazione momentaneamente perdente, trasformatasi ora in vincente grazie ad un nuovo lucchetto. Che è stato però installato nascostamente, per evitare il rischio di uno scontro fisico. Il settore dei Commercialisti si rifugia per il momento negli studi storici, ma riunisce un pubblico ben scarso: per non parlare della sua età media avanzatissima. La rievocazione della Resistenza risulta anacronistica come la lettura del libro Cuore: che fin dal lontano 1958, quando cui venne propinato per la prima volta alle Elementari, causò l’unanime ilarità della classe. Portata addirittura a simpatizzare per Franti: se non altro in quanto anch’egli rideva. Fin qui quanto riferito dall’ultimo Bollettino di Guerra. Gli unici giovani che ancora scelgono una qualche forma di impegno sono quelli coinvolti dalle idee del Papa. Il Sei Ottobre, ad Assisi, si tiene il periodico convegno degli economisti che si ispirano al suo pensiero, rimasto l’unico opposto al capitalismo. Ciò vale quanto meno ad escludere la presenza a tale assise dei commercialisti democratici: i quali rimangono legati ad una concezione paleocapitalistica, basata sullo sviluppo (?) della economia speculativa sovrastrutturale. Che – se non andiamo errati – favorisce le fortune elettorali della Destra. Se però il nemico è troppo potente per sperare di sconfiggerlo, ci si allea con lui: lo prova la partecipazione del settore commercialistico del Partito Democratico alla campagna elettorale di Scajola. L’aspetto più interessante dalla “Papanomics” non è costituito però tanto dall’idea dello sviluppo zero, che impone la necessità di redistribuire equamente le risorse, tanto tra le Nazioni quanto tra le classi sociali. Questa nuova economia non rimane infatti relegata nell’Empireo degli ideali utopistici ed irrealizzabili, ma anima tutta una serie di nuove esperienze, basate su forme di produzione solidaristiche e rispettose dell’ambiente naturale. La Laudato si’ si salda così con le grandi Encicliche Sociali, a suo tempo accusate di essere contrarie alla causa dell’emancipazione dei lavoratori, che in quell’epoca si affermava attraverso il conflitto con i detentori dei mezzi di produzione. Dei quali si postula oggi un cambiamento radicale, postulando il superamento del dato comune tanto al pensiero economico liberista quanto a quello di impronta marxista: lo sviluppo zero viene proposto dal Papa come necessaria conseguenza del carattere non illimitato delle risorse naturali. I giovani sono chiamati “hic et nunc” a sperimentare la nuova economia, iniziando un cammino che li conduce in prospettiva a scampare la crisi occupazionale, ma anche a ritrovare il valore creativo del lavoro. Si tratta di operare al di fuori dei moduli tradizionali, ma proprio per questo si giungerà prima o poi a confliggere con la vecchia politica, e con le istituzioni che essa esprime. A questo punto, si aggregheranno dei nuovi soggetti, che non saranno più espressione delle vecchie ideologie, e che ritroveranno un legame identitario con il “blut und boden”, valorizzando la originalità di ogni cultura: senza per questo usarla come motivo di conflitto con chi è diverso. Basta sfogliare Avvenire per rendersi conto di quante iniziative concrete – al di là della pur necessaria elaborazione teorica – questa tendenza fa fiorire dovunque: nel campo della cosiddetta “Finanza Etica” come in quello della produzione artigianale ed agricola. Non a caso, Carlin Petrini è tra i più intimi consiglieri del Papa. Per i commercialisti democratici, economia significa invece posti barca invenduti, seconde case disabitate ed alberghi messi inutilmente all’Asta Giudiziaria: come nota sconsolatamente la cronaca dei loro giornali. Il tutto condito con uno spruzzo di Resistenza.