LETTERA APERTA A UN DIRIGENTE DEL PARTITO DEMOCRATICO DI IMPERIA
Illustre Compagno, Mi vorrai in primo luogo scusare se non ti chiamo per nome. Questo non è dovuto a scortesia, bensì al fatto che non si sa quale delle due fazioni, divise da un’aspra contesa riguardante le serrature, sia attualmente depositaria della vostra sigla. Né può fornire lumi al riguardo il Nazareno, luogo divenuto altrettanto desertico come via San Giovanni: nel quale si ignora chi segga attualmente, oltre alla Segretaria ed alla sua “Consulente Cromatica”. Pare che vi sia stata un’ondata di licenziamenti. Questo spiega per quale motivo la Signora elvetico – germanico – statunitense si guarda bene dal manifestare solidarietà con i lavoratori che rimangono disoccupati: i Padroni potrebbero opporle il classico “Tu quoque”. Quale che sia la fazione di chiavistellai alla quale tu appartieni, tutti quanti siete stati accomunati dalla perdita della causa intentata per fare dichiarare incompatibile il Sindaco. In merito a tale “vexata quaestio” ho già versato un fiume di inchiostro. Se ritorno a scriverne, spero per l’ultima volta, è soltanto perché fino ad un minuto prima della sentenza i vostri “agit prop” – così come i loro colleghi della fazione dissidente della Destra, anch’essa schierata nella circostanza contro il Primo Cittadino – si dichiaravano assolutamente certi di vincere. Auguro a costoro di non avere prenotato il ristorante, come fece in anni remoti una vostra candidata alla Camera, la quale risultò inopinatamente trombata (nel senso elettorale del termine) e dovette pagare ugualmente il pranzo. I vostri giuristi non volevano neanche ascoltare le ragioni contrarie, malgrado il principio “Audiatur et altera pars”. Un’ampia e consolidata Giurisprudenza del Consiglio di Stato stabilisce in primo luogo che il Commissario “ad Acta” deve essere considerato organo dell’Ente Commissariante, e non dell’Ente commissariato. Per giunta, il soggetto commissariato era nella fattispecie una persona giuridica di Diritto Privato. “Dulcis in fundo”, si trattava di un soggetto distinto rispetto al Comune di Imperia, ed il Sindaco è incorporato in un organo di tale Ente Pubblico Territoriale. Nel corso di questa ”querelle”, che ricorda la Batracomiomachia schernita da Giacomo Leopardi, mi sono sempre domandato per quale ragione i vostri Avvocati – così come quelli della fazione di Destra vostra occasionale alleata in una sorta di rinato “Partito Trasversale - essendo così sicuri del fatto loro, non hanno presentato il ricorso. Per trovare un Patrono – anzi una Patronessa – avete dovuto cercarla alla Spezia, Città di origine di Virginia Oldoini, meglio nota come la Contessa di Castiglione. La quale riuscì a persuadere delle proprie ragioni Napoleone III. La sua concittadina non ha invece convinto i Giudici del Tribunale. Probabilmente, costei si è limitata a ripetere pedissequamente quanto già contenuto nell’esposto indirizzato in precedenza al Segretario Comunale. Nella cui competenza non rientra notoriamente l’annullamento di alcun atto amministrativo. Mi si dice che il ricorso contenesse perfino degli errori di ortografia, il che avvalora la tesi di una sua diretta filiazione dall’anteriore documento. “Non dire quattro se non l’hai nel sacco” e “Non vendere la pelle dell’orso prima di averlo cacciato”. Tutta questa sapienza popolare vi è cronicamente estranea. Ricordo bene quando i vostri propagandisti percorrevano la Città affermando che la Giunta Torelli aveva trovato il fatidico ventunesimo Consigliere, necessario per far passare il Bilancio. Qualcuno era giunto perfino ad identificarlo in un saragattiano, appartenente cioè al “Partito Squillo” per eccellenza. Costui però si mantenne fedele alla disciplina - per l’appunto di Partito - e la Giunta cadde ingloriosamente, dopo essere durata il classico spazio di un mattino. Miglior sorte ebbe l’Amministrazione Berio, che reperì il voto mancante reclutando un Consigliere del Movimento Sociale. Per cui poté trascinarsi fino alle Elezioni. Del cui esito – per carità di Patria – è meglio non parlare. Nella circostanza presente, i vostri “agit prop” affermavano che le tre Signore Giudici vi avrebbero dato infallibilmente ragione, essendo tutte quante “di Sinistra”. Forse perché qualche anno fa una di loro aveva era stata vista comprare “L’Unità”. Questo gesto era considerato un tempo sicuro indice di militanza rivoluzionaria. Al punto che il vostro risultato elettorale veniva costantemente sovrastimato. Secondo voi, infatti, tutti quanti erano “di Sinistra”. I risultati elettorali dicevano però un’altra cosa. A parte il fatto che l’appartenenza politica delle componenti il Collegio Giudicante non risultava così certa come alcuni di voi venivano millantando, la previsione riguardante il contenuto della sentenza suonava naturalmente irrispettosa nei riguardi dei Magistrati. I quali, in uno Stato di Diritto, non decidono in base alle loro convinzioni politiche. Quanto risulta però più grave è il fatto che io sia stato avvicinato da un provocatore fascista, il quale pretendeva, a suon di minacce e di insulti, che io firmassi l’esposto riguardante l’asserita incompatibilità del Sindaco. Questo Signore mi ha anche definito pubblicamente come un malato di mente. Purtroppo per lui, quando questa stessa accusa venne profferita per la prima volta contro di me dalla Destra locale, mi feci periziare. Per cui sono tra i pochi sani di mente certificati. Arrivò invece probabilmente ad impazzire un malcapitato, inviato tra di voi a suo tempo dai Compagni emiliani per dare man forte al Partito della Selvaggina: costui, preso dalla disperazione, tentò di uccidersi È comunque inutile aggiungere che non ho ceduto alle pressioni: sia in quanto non ero d’accordo nel merito – come avevo scritto fin dal primo momento – sia in quanto non ho l’abitudine di lasciarmi intimidire. Ammettiamo però che foste riusciti a fa decadere il Sindaco. La vostra convinzione di riconquistare il Comune risultava comunque illusoria. In primo luogo, il vostro Partito è diviso tra quanti sono passati con armi e bagagli alla parte opposta - perfino il Segretario Cittadino raccomandava pubblicamente agli elettori di votare per Scajola – e quanti viceversa si sono aggregati al settore dissidente della Destra. Che – vista fallire la “via giudiziaria” al Potere – sta rientrando disciplinatamente nei ranghi. Le battaglie politiche non si vincono né in Tribunale, né contraendo alleanze spurie: si vincono mantenendosi fermi sui principi. Quali siano i vostri principi, non è dato sapere: invano gli elettori attendono di conoscere l’idea del futuro di Imperia proposta dal Partito Democratico. Il Sindaco l’ha elaborata, anche se io non la condivido, mentre voi non ne siete stati capaci. Come e quando, peraltro, avreste potuto farlo, visto che “ab immemorabili” non riunite nemmeno gli organi dirigenti? Le redazioni locali dei giornali non ricevono da anni un vostro documento. Forse, come dice il Manzoni a proposito di Renzo, siete capaci di leggere, ma non di scrivere. Siete, cioè, dei semianalfabeti. Ovvero degli analfabeti funzionali: una volta, conversando con un vostro Consigliere Regionale, citai la parola “confessionalista”, ma il poveretto mi disse che non l’aveva mai ascoltata prima. Gramsci vi aveva ammoniti sulla necessità di studiare: a quanto pare inutilmente. Questo spiega perché il vostro Partito ha fallito. E quando un Partito fallisce, i suoi aderenti hanno davanti tre strade: o si ritirano a vita privata, o rivedono i loro obiettivi, o si criminalizzano. Ci sono però tre tipi di criminali. Una è composta da quanti rubano per il Partito, come coloro che alimentavano il “Conto Gabbietta”: sono anch’essi dei delinquenti, ma personalmente disinteressati. Un’altra è rappresentata da quanti usano il Partito per rubare: a questa categoria appartenevano gli importatori di selvaggina, i quali tenevano tutto per sé, e non vi hanno dato un bel nulla. La terza categoria è costituita da chi ruba al Partito. Negli Anni Settanta, i vostri dirigenti furono presi da mania di grandezza. Venne perfino girata una pellicola del genere “kolossal”, dal titolo “L’Agnese va a morire”. Morirono le speranze di incasso, e di colossale rimase soltanto il buco. Quella di improvvisarsi cinematografari è una tentazione che si ripete costantemente nei nostri politicanti: la Lega – all’epoca ancora separatista – girò un film in costume sulla Battaglia di Legnano, costato un occhio della testa ai contribuenti. Dopo il fatidico Quindici Giugno, quando si scatenò la corsa ad iscriversi al Partito, si decise di creare un Istituto Gramsci in ogni provincia. Mai progetto risultò più avventato: su quali risorse intellettuali si poteva contare ad Imperia? La cifra stanziata, favolosa per quei tempi, fu di ottanta milioni di Lire. Nessuna iniziativa culturale venne promossa. Che fine hanno fatto gli ottanta milioni? Non essendo pervenuta nessuna fattura quietanzata, la somma venne certamente restituita alle Botteghe Oscure. Naturalmente fino all’ultimo centesimo. La probità dei vostri Dirigenti è esemplare: lo prova il fatto che pagano di tasca propria perfino i continui cambi di serratura. Come si diceva un tempo, Saluti a pugno chiuso!