Alain Finkielkraut, intervistato lunedì scorso da “La Stampa” di Torino...
Alain Finkielkraut, intervistato lunedì scorso da “La Stampa” di Torino, afferma testualmente: “Sono sbalordito dalle posizioni del Pontefice, che non si preoccupa dell’Europa e in nome dell’ospitalità incondizionata approva la scomparsa programmata della civilizzazione europea. Fa esattamente il contrario dei suoi predecessori: Giovanni Paoli II e Benedetto XVI. Non ha mai condannato come si deve l’invasione dell’Ucraina e non ha mai nemmeno voluto prendere in considerazione la realtà della violenza islamista. Per me Papa Francesco è ormai totalmente screditato e rappresenta una catastrofe per la Chiesa e per l’Europa”
Queste affermazioni, ammucchiate in poche righe senza che l’illustre studioso francese esponga alcun argomento con cui accreditarle, appartengono più alla propaganda che ad una analisi approfondita: quale sarebbe giusto attendersi da un così autorevole “Maître à penser”.
Vediamo comunque di analizzarle una per una.
Finkielkraut, conosce bene – essendo israelita – il danno enorme arrecato ai rapporti tra il Cattolicesimo e le altre religioni, nonché alla stessa Chiesa, dalla prevalenza nella Santa Sede di posizioni tradizionaliste.
Non capiamo dunque come egli possa trascurare quanto – a nostro modesto avviso – nessun liberale, a prescindere dalla sua appartenenza religiosa, dovrebbe invece considerare.
Ci riferiamo al fatto che l’attuale Pontefice ha permesso la piena libertà di discussione nella Chiesa, ha messo fine alla pratica consistente nel condannare le proposizioni ritenute eterodosse da qualche organo del Vaticano, ha restituito a noi Cattolici liberali un pieno diritto di cittadinanza e di espressione nell’ambito della Comunità dei credenti.
Se si considera quanto in essa fossimo ingiustamente emarginati, e quanto tale nostra condizione abbia nuociuto ai rapporti tra la Chiesa Cattolica ed i credenti di altre Fedi, questo merito dovrebbe essere riconosciuto all’attuale Vescovo di Roma.
Dopo di che, ciascuno mantiene con pieno diritto la propria appartenenza.
Noi non abbiamo mai chiesto a nessuno (neanche a nostra moglie) di diventare cristiano, ma proprio questo è cambiato nella Chiesa: essa ha per l’appunto rinunziato a convertire le altre persone.
Prima, si affermava che l’errore non ha il diritto di esprimersi.
Che cosa fosse errore lo stabilivano per giunta – a loro insindacabile giudizio - il Cardinale Ottaviani, e poi Don Giussani.
Ora Padre Fanzaga è molto arrabbiato perché non gli viene riconosciuto questo ruolo: se infatti lo potesse svolgere, ci scomunicherebbe in quanto “modernisti”.
Noi non siamo la Chiesa, e non millantiamo di rappresentarla.
Altri lo stanno facendo ogni giorno, ma senza averne alcun titolo.
Ci esprimiamo dunque solo e sempre a titolo personale, ma senza più temere di essere per questo condannati.
Quanto all’accusa, rivolta al Papa, di approvare un progetto di sostituzione etnica, mirante a cancellare l’identità giudaico – cristiana dell’Europa (e quindi anche la stessa Chiesa Cattolica), spiace constatare come Finkielkraut creda nelle tesi complottiste.
Uno studioso del suo livello non dovrebbe abbassarsi ad imitare dei panflettisti come Oriana Fallaci.
Gli ricordiamo comunque che il complotto mirante ad islamizzare l’Europa è stato attribuito - da parte di alcuni elementi del tradizionalismo cattolico - precisamente all’ebraismo internazionale, e più in particolare a Soros.
Si tratta naturalmente dell’ennesima calunnia antisemita, ma non la si contrasta ritorcendola contro altri soggetti.
Sarebbe molto meglio per tutti unire le nostre forze per demistificarla, in tutte le sue varianti e declinazioni.
Le migrazioni avvengono per motivi economici, che sfuggono al controllo di tutti i governanti.
Poiché il mondo – e certamente Finkielkraut lo sa molto meglio di noi, come provano gli altri contenuti della sua intervista – procede verso l’affermazione dell’identitarismo.
Il fatto di trovarsi a convivere con chi è diverso crea dunque nella nostra società una contraddizione sempre più grave, che può portarci ad una guerra civile combattuta sul suolo dell’Europa Occidentale.
Di questa catastrofe si moltiplicano i sintomi premonitori: nelle prossime ore rischiamo di assistere ad una nuova onda del terrorismo islamista; al quale l’estrema Destra sarà tentata di rispondere rinnovando i gesti inconsulti come quello compiuto dall’agente della Polizia francese che ha ucciso un arabo solo perché guidava senza patente.
Se ci sono dei musulmani fanatici che esaltano gli assassini di Israele, di Arras e di Bruxelles, non mancano i fanatici della parte avversa che considerano come un eroe questo omicida.
Gli uni e gli altri rischiano di prendersi per mano e di portarci tutti all’inferno.
Francesco si distingue dai suoi Predecessori non perché si sia convertito all’Islam, o quanto meno si sia rassegnato alla sua affermazione sull’Occidente: se Bergoglio propone allo Sceicco di Al Azhar – a nostro avviso giustamente – una alleanza tra le due religioni, lo fa perché ritiene ancora possibile invertire la tendenza verso lo scontro delle civiltà.
Che diverrà inevitabile qualora non venga riequilibrato il rapporto economico tra il Nord e il Sud del mondo.
Essendo cattolici, ascoltiamo ogni giorno le voci di quanti accusano il Papa di tradire le vittime dell’estremismo islamico, così come assistiamo ogni giorno al tentativo - intrapreso dall’estrema Destra al governo del Nostro Paese – di minare il potere del Pontefice foraggiando quei soggetti che gli si oppongono all’interno della Chiesa Cattolica.
Essendo praticanti, constatiamo ogni giorno le difficoltà economiche in cui si dibatte la nostra Parrocchia, mentre una cooperativa appartenente alla Società delle Opere incassa illegittimamente cifre astronomiche dalla Amministrazione Sanitaria: guardandosi bene dal condividerle con gli altri cattolici.
Il Papa non è certamente un sostenitore di Hamas, ma al contrario si rapporta con quei soggetti che in ambito islamico si oppongono all’estremismo e alla violenza.
Se gli estremisti e i violenti mentono quando additano Israele come nemico della loro religione, sono però nel giusto quanti – a prescindere dalle loro convinzioni religiose – vedono nello squilibrio tra il mondo ricco e quello povero la causa profonda dei conflitti da cui siamo minacciati.
Il fatto che il Papa, proprio in quanto proviene dal Sud del mondo, promuova la solidarietà tra tutti i suoi abitanti – siano essi cristiani o musulmani – rivela quanto egli sappia capire quali sono oggi i veri problemi dell’umanità.
Se non riusciamo a risolverli, andiamo verso la guerra, ma non potremo certamente evitarla demonizzando la parte avversa nel nome del complottismo.
E’ vero – come rileva Finkielkraut - che “c’è un blocco anti – occidentale in fase di costruzione, che comprende la Russia, l’Iran e altri Paesi membri dei BRICS”, e che si delinea “quello che il politologo Samuel Huntington definiva scontro di civiltà”, ma “la catastrofe per la Chiesa” sarebbe più prossima se il Papa non si adoperasse per  la giustizia nei rapporti internazionali.
Quanto alla neutralità nei conflitti militari – che lo studioso francese rimprovera a Bergoglio nel caso dell’Ucraina - si tratta di una costante nella posizione della Santa Sede.
Che però non ha mai impedito né agli esponenti della Gerarchia, né ai fedeli cattolici di prendere posizione.
Durante la Prima Guerra Mondiale, in Vaticano si pregava per la vittoria dell’Austria, sperando che portasse alla disgregazione dello Stato italiano ed alla conseguente restaurazione del Potere Temporale.
I cattolici italiani non condivisero però – nella loro stragrande maggioranza – questo atteggiamento, né si considerarono neutrali, ma contribuirono alla causa nazionale.
Come avrebbero fatto anche durante la Guerra di Liberazione.
Questa scelta non poté essere impedita dal Vaticano.
Ricordiamo al Professor Finkielkraut che in Italia l’aiuto per l’Ucraina si è raccolto soprattutto nelle Chiese cattoliche: se è neutrale il Vaticano, non sono neutrali le Chiese nazionali, e non sono neutrali i cattolici.
I quali si rendono conto del fatto che l’attuale Governo italiano tenta di dividerli, e di provocare nella Chiesa uno scisma di fatto.
Che verrà impedito solo se sapremo contrastarlo.
Questo, naturalmente, è un conflitto interno al Cattolicesimo, che non riguarda il Professor Finkielkraut ed i suoi correligionari.
Proprio ieri, però, abbiamo rilevato come il Rabbino Capo di Roma abbia individuato un precedente delle stragi perpetrate da Hamas nelle violenze antisemite commesse in Italia dai cosiddetti “Sanfedisti”, cioè dai tradizionalisti,
Che perseguitarono anche i cattolici liberali.
Ciò determina la necessità, per gli Israeliti e per noi, di essere reciprocamente solidali. 

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Mario Castellano  20/10/2023
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