Trump, Cina e il declino dell’Occidente
L’aneddotica su Trump si è arricchita – come era prevedibile, data l’indole dell’uomo – per effetto del suo viaggio in Cina, analogamente a quanto già avvenuto in occasione delle precedenti visite all’estero.

Macron, reduce da un pranzo con il collega degli Stati Uniti, consumato nel ristorante panoramico situato al primo piano della Torre Eiffel, dovette constatare con stupore come il “Tycoon” ignorasse chi fosse Napoleone.
Xi Jinping ha voluto strafare nella sottolineatura del diverso livello di cultura, evocando in occasione del brindisi, pronunciato nel corso del banchetto d’onore, addirittura quanto scrisse Tucidide a commento della Guerra del Peloponneso.
Per significare come una Potenza in declino – nella fattispecie quella di Atene – avesse inesorabilmente colliso con un’altra in espansione, cioè Sparta.
L’analogia con la vecchia America e la giovane Cina risultava evidente.
Più che rifarsi alla storia, il “Leader” asiatico ha evidentemente voluto mortificare il suo interlocutore, facendone risaltare l’ignoranza.

Fin qui quanto risulta ufficialmente.
Il “Gossip” riferisce – non sappiamo con quale fondamento – che Trump si sia fatto spiegare il significato dell’allusione ai Classici esibita dal suo interlocutore e che – dopo essere stato ragguagliato dagli “Esperti” del seguito – si sia imbestialito.
Fino al punto di rompere delle stoviglie.
Nel più classico stile delle cosiddette “piazzate”.
In cui eccellono gli Italiani.
Dando alimento ai canovacci del nostro grande Teatro.
Vedi “Le Baruffe Chiozzotte” del Goldoni, o – ad un livello molto inferiore – la “Sceneggiata” napoletana.
Senza dimenticare le “Beghe ai Trogoli” del nostro teatro vernacolo.

La citazione di Tucidide si è comunque collocata all’apice di una successione di mortificazioni, di cui i Cinesi – memori dell’umiliazione subita ad opera degli Occidentali con la “Guerra dell’Oppio” – hanno costellato la visita ufficiale.
Che, cominciando dal fatto stesso di comportare una sorta di andata a Canossa dell’ospite, era destinata a sottolineare un rovesciamento nel rapporto di forze non solo tra il “Celeste Impero” e la “Repubblica Stellata”, ma anche tra il Sud ed il Nord del mondo.

Vero è che certe manifestazioni di ostilità avvenivano anche quando ancora dominavano le vecchie Potenze occidentali.
Si narra che un capo tribale dell’Oceania, essendo ricevuto dalla Regina Vittoria, ricordasse orgogliosamente all’Imperatrice di avere sangue inglese nelle vene.
Al che la Sovrana gli domandò quali fossero le sue ascendenze.
Il “selvaggio” rispose che i suoi antenati avevano mangiato un esploratore britannico.

Anche a noi è capitato molte volte di essere oggetto di analoghe manifestazioni di revanscismo, quando stavamo a casa loro, da parte dei “Terzomondisti”.
Con cui peraltro abbiamo amichevolmente convissuto, condividendo tanto le vicende pubbliche quanto quelle private.
In altra sede, potremmo raccontare molte storie divertenti a questo riguardo.

Ora però si passa dalle manifestazioni estemporanee e soggettive del sentimento collettivo alla dimostrazione ufficiale del fatto che i tempi sono definitivamente cambiati.
Ciò non risulta tanto dagli scambi di battute, quanto piuttosto dalla sostanza del confronto.
Trump – paralizzato nel Golfo Persico da un reciproco blocco navale, che causa certamente anche dei problemi all’Iran, ma soprattutto dimostra l’incapacità da parte dell’America di ripristinare la libertà di navigazione, segnando il definitivo tramonto della talassocrazia occidentale – doveva ad ogni costo riportare in patria qualche successo.
Che appagasse da un lato la sua smisurata egolatria, ma dall’altro lato recasse ai concittadini qualche vantaggio concreto.

Per questo motivo, la delegazione americana – ancora più numerosa di quella recatasi in Cina al seguito di Craxi, in cui era stato incluso anche il Sindaco di Venezia, trovatosi casualmente all’aeroporto di partenza ed imbarcato sul volo presidenziale – era infarcita di amministratori delegati e capitani d’industria.
Ai quali la Cina ha permesso di fare bella figura al ritorno, potendo vantare la firma di vari contratti.

Se un vantaggio sul piano economico è stato infine conseguito dagli Statunitensi, essi perdono però su tutta la linea nel confronto politico.
La Cina, in primo luogo, ha rifiutato di premere sull’Iran perché revochi il blocco dello Stretto di Hormuz, mantenendo l’Europa sotto la minaccia di camminare a piedi.
Così destabilizzando i più importanti e tradizionali alleati dell’America.

Soprattutto, però, Xi Jinping ha intimato a Trump di non intromettersi in una eventuale riconquista “manu militari” di Formosa.
È vero che la posizione dell’America su tale questione non cambia.
L’opposizione ad un intervento armato non potrà però in buona sostanza andare al di là delle parole.
Ciò non significa, beninteso, che la riconquista dell’isola sia imminente.
Se l’evoluzione dei rapporti di forza la rende sempre meno costosa – e sempre meno pericolosa – ai Cinesi conviene attendere.
Ciò tuttavia nulla toglie alla serietà ed all’efficacia del loro ammonimento.

Se infatti l’America dovesse tentare a suo tempo di fermarli, ciò causerebbe una guerra tra i due Paesi.
Che in primo luogo non vale la pena intraprendere, ed in secondo luogo rovinerebbe i rapporti commerciali rafforzati nel corso della visita di Trump a Pechino.
Dove il Presidente ha dovuto interpretare il ruolo del “Parente Povero”.
Che notoriamente si accontenta di qualche aiuto materiale.
Da questo punto di vista, quanto più i Cinesi avrebbero largheggiato, tanto più il “Tycoon” sarebbe uscito dall’incontro in una posizione subordinata.

Lenin aveva detto, a proposito dei Capitalisti occidentali: “Ci venderanno anche la corda per impiccarli”.
Ora il rapporto di forze è cambiato fino al punto che i Cinesi – succeduti ai Russi nella posizione di antagonisti dell’America – sono divenuti gli acquirenti.
Con il risultato che da loro dipende in buona parte la residua prosperità dell’economia americana.
Per non parlare del fatto che posseggono buona parte del debito pubblico degli Stati Uniti.
E che – qualora decidessero di disfarsene – le condizioni di vita dei cittadini americani crollerebbero, insieme con la spesa pubblica federale.

Intanto, gli Iraniani – i quali, a differenza del “Celeste Impero”, sono una Potenza di seconda categoria – si possono permettere di mortificare l’America, mantenendo chiuso lo Stretto di Hormuz.
A differenza dei Cubani, giunti ormai allo stremo, i Persiani sono autosufficienti dal punto di vista tanto energetico quanto alimentare.
Essi possono dunque resistere ad una guerra di logoramento.
Che viceversa logorerebbe in primo luogo noi Europei.

I nostri Governi, per ora, mantengono relativamente basso il prezzo al pubblico del combustibile immettendo sul mercato le riserve.
Che cosa avverrà però quando questa estrema risorsa sarà finita?
A tale domanda si risponde evasivamente, parlando di Sinner, del Giro d’Italia e della tragedia che ha colpito la nostra “Spedizione Scientifica”, organizzata dall’Università di Genova alle Maldive.

Una “Spedizione Scientifica” avente per meta le Maldive suona quasi come una contraddizione in termini.
Analogamente ad un pellegrinaggio religioso a Portofino.
L’Autorità Accademica, esprimendo il proprio cordoglio per la tragica scomparsa di una preclara titolare di cattedra, ha però precisato contestualmente che le immersioni non facevano parte del programma della “Spedizione”.
Insinuando che i relativi danni non erano coperti dall’assicurazione.

Quando morì il povero “Ricercatore” italiano al Cairo, l’Università inglese che lo aveva inviato in Egitto se ne lavò le mani.
Il progetto di studi in cui Regeni – tale il nome della vittima – era impegnato non includeva infatti il finanziamento dell’opposizione.
Il che significa che il malcapitato creava artificialmente l’oggetto della propria indagine.
Il che – dal punto di vista scientifico – non è certo il massimo della correttezza.
Ciò non di meno, l’Autorità diplomatica italiana chiese giustizia.
Peraltro con ragione, non essendo naturalmente passibile della pena capitale chi viola le regole accademiche.

L’imminente crisi energetica avrà comunque l’effetto di ridurre il raggio delle nostre escursioni all’estero.
Anche quando abbiano motivazioni scientifiche.
Se l’America è ridotta ad un ruolo di deuteragonista nei riguardi della Cina, il regime teocratico dell’Iran ci costringe ad andare a piedi.
Si consuma così una nemesi storica.
Che come sempre colpisce le generazioni successive a quelle responsabili dell’ingiustizia all’origine di tale ritorsione.
Consumata ai danni di persone innocenti.

Leopardi – che fu il meno “impegnato” tra tutti i nostri grandi autori del Risorgimento – aveva previsto tutto.
Quando, nella “Palinodia al Marchese Gino Capponi”, aveva profetizzato come le nostre “magnifiche sorti e progressive”, essendo pagate dagli altri continenti, non si sarebbero rivelate assolutamente tali.
Prima ancora, il Parini aveva ironizzato sul fatto che le spezie destinate ad arricchire il pasto del “Giovin Signore”, protagonista del “Giorno”, fossero frutto di una rapina.

Ora però il Governo ha stabilito che nelle nostre scuole non vengano più studiati i Classici.
Probabilmente considerandoli degli oppositori.

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Mario Castellano  19/05/2026
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