Il Presidente della Repubblica – rompendo il Protocollo, in base al quale il Capo dello Stato non ha mai presenziato a tale evento sportivo – si è recato al Foro Italico per accrescere l’efficacia mediatica della prevista vittoria di Sinner, usata puntualmente per qualche giorno come “arma di distrazione di massa”.
Intanto, la Meloni chiede inutilmente a Bruxelles il permesso di sforare ulteriormente i limiti del nostro disavanzo.
Essendo il Governo ormai giunto alla disperazione a causa della crisi energetica.
Ancor prima che si manifesti in tutta la sua violenza destabilizzante.
L’Iran, da parte sua, ha già colpito con i suoi droni tanto negli Emirati Arabi Uniti quanto in Israele.
Non resta dunque che attendere la piena ripresa delle ostilità.
Sinner si è detto contento perché ha ricevuto la Coppa dalle mani del “Signor Mattarella”.
Se qualcuno, in occasione della presenza in Italia di Carlo III d’Inghilterra, lo avesse chiamato “il Signor Windsor” – o più correttamente “il Signor Battenberg” (la successione al trono, nel suo caso, è avvenuta per via matrilineare, ma il Sovrano porta il cognome del Principe Consorte) – si sarebbe esecrata la mancanza di rispetto nei riguardi di un Capo di Stato estero.
Sinner ritiene – peraltro non senza fondamento – che tra la sua Regione e lo Stato italiano esista un contenzioso, considerando illegittima l’annessione dei territori posti a sud del Brennero perpetrata a Versailles nel 1919.
Ciò però non toglie che Mattarella sia un legittimo Capo dello Stato.
L’ipocrisia dominante ha comunque impedito di rilevare il comportamento scorretto del Campione.
La stessa ipocrisia – “Si parva magnis componere licet” – domina sul caso tragico di Modena.
Tutti quanti, dal Sindaco agli “eroici cittadini” che hanno bloccato l’attentatore, dal Capo dell’Antiterrorismo di Bologna ai titolari della tabaccheria e del bar frequentati dal Marocchino, sentenziano che costui è un povero malato di mente.
Mancava una pronuncia del Ministro dell’Interno, che però è giunta puntuale.
Non è stato citato viceversa nessun medico psichiatra, cioè l’unica autorità scientifica che può pronunciarsi con competenza su questa materia.
Non solo in Italia, bensì in tutta l’Europa occidentale, i Musulmani protagonisti di aggressioni ai danni dei passanti vengono immediatamente etichettati come “psicopatici”.
Lo scopo di questa classificazione consiste nel tentativo di scongiurare ritorsioni – certamente ingiustificate – ai danni dei loro correligionari.
Se è vero che la responsabilità penale è personale, è anche vero che il compito della criminologia – quale “scienza ausiliaria” del diritto – consiste nello scoprire le cause dei comportamenti delittuosi.
Tra cui è compreso anche – benché non certo esclusivamente – il fanatismo religioso.
A questo punto, se qualcuno ha dei conti da regolare, gli consigliamo di convertirsi all’Islam e quindi – essendo ritenuto immune dalla giurisdizione penale – di uccidere impunemente il proprio nemico.
Sul piano più generale dei rapporti tra le diverse comunità religiose, l’esclusione sistematica – anche quale mera ipotesi – del fanatismo come movente delle violazioni della norma penale produce un effetto deleterio.
Nessuno, naturalmente, considera moralmente responsabili tutti quanti i Musulmani per i reati commessi da quanti condividono la loro fede.
Se qualcuno ragiona in questo modo, si tratta di un razzista.
Che deve essere isolato e contrastato tanto quanto chi commette degli atti di violenza.
Occorre però chiedere alle comunità islamiche in primo luogo di condannare tali comportamenti, dissociandosi espressamente da chi li commette.
Ciò tuttavia non basta: bisogna anche valutare con la massima attenzione se certi insegnamenti religiosi – anche quando chi li dispensa non ha la minima intenzione di commettere una istigazione a delinquere – possano, essendo malintesi, venire interpretati da qualche soggetto esaltato o debole di mente (quale sarebbe per l’appunto l’attentatore di Modena) come una sollecitazione a compiere atti di violenza.
La Comunità Islamica di Imperia ha invitato a pronunciare la “Hutba”, in occasione delle ultime celebrazioni solenni e collettive, l’Imam di Genova.
Si tratta di un personaggio di notevole spessore culturale, del quale abbiamo apprezzato – oltre all’eloquenza esibita nella sua predicazione – anche l’amabile e squisita conversazione privata.
Questo religioso non ha assolutamente debordato dai temi di ordine spirituale, limitandosi a solennizzare la ricorrenza liturgica.
In precedenza, però, la funzione veniva officiata dall’Imam dei Piani.
Mentre il collega di Genova, essendo italiano, sa operare la necessaria mediazione culturale, evitando i toni che potessero suonare come ostili alle orecchie degli “infedeli”, nel caso dell’Imam dei Piani si tratta di un Marocchino proveniente – a quanto ci è stato riferito – dalle zone montuose del Paese di origine, abitate dalle tribù dei Berberi, notoriamente irriducibili ad ogni influenza occidentale.
Ciò spiega perché costui abbia pronunciato parole che suonano alle nostre orecchie come un netto ed irriducibile ripudio della Civiltà occidentale.
Comprendiamo – ed anzi apprezziamo – la preoccupazione di salvaguardare i propri correligionari da ogni rischio di assimilazione.
Ciascuna comunità – sia essa culturale o religiosa – ha il pieno diritto di preservare la propria identità.
C’è però un confine che separa questa giusta preoccupazione dall’istigazione alla diffidenza ed all’ostilità verso l’ambiente circostante.
Ricordiamo in particolare quasi testualmente una frase proferita dall’Imam: “I nostri figli – ha detto costui secondo la versione in italiano gentilmente compiuta da un caro amico, il giovane Mohammed Fatnasi (il quale funge anche gentilmente da nostro traduttore in arabo) – portano nella cartella uno strumento di corruzione morale”.
L’allusione era al “computer”, nel quale notoriamente c’è di tutto: dalle più edificanti catechesi alla peggiore pornografia, dai più nobili appelli alla reciproca tolleranza fino ai manuali per fabbricare in casa le bombe, nonché le esortazioni a farne uso.
Ci è parso di riudire quanto lo Zio Vescovo diceva negli anni Cinquanta a proposito della televisione.
Tali convinzioni lo spinsero a schierarsi contro i dirigenti (peraltro democristiani) della RAI, imponendo loro di mettere alle ballerine le famose “calzamaglie”.
Un credente sviluppa in modo particolare il senso del pudore.
Poiché però è impossibile sottrarsi alle offese arrecate a tale giusto e doveroso atteggiamento – anche se non si è proprietari di un “computer”, si vedono comunque i manifesti affissi sui muri – le difese dagli incitamenti alla fornicazione ed alla degenerazione sessuale non possono consistere né nella censura, né nella separazione di una comunità dal contesto sociale in cui è inserita.
L’unica tutela possibile consiste dunque nella formazione delle coscienze.
Che porta naturalmente al ripudio di ogni degenerazione, ma anche alla reciproca tolleranza.
Non abbiamo tuttavia udito, da parte del pur ottimo Imam dei Piani, il minimo richiamo a questo valore.
Se il mondo esterno, di cui è inevitabile constatare la differenza, viene presentato come per sua natura ostile e malvagio, ne deriva inevitabilmente un atteggiamento caratterizzato dalla reciproca inimicizia.
Che in alcuni casi può condurre alla violenza.
Non sarebbe dunque più opportuno svolgere un discorso per così dire “in positivo”, sottolineando i pregi insiti nella propria identità?
Tanto per fare un esempio, risulta ammirevole il pudore proprio delle donne musulmane.
La spudoratezza esibita da tante nostre donne, messa in risalto dal confronto che avviene ogni giorno in tutti gli ambienti, finisce per essere biasimata senza bisogno di condanne moralistiche o di atteggiamenti censori.
Che comunque lasciano il tempo che trovano.
Molto più utile – ai fini della stessa preservazione dell’identità dei Musulmani – risulterebbe un dialogo sereno ed aperto tra soggetti diversi.
Da cui potrà derivare anche il reciproco apprezzamento delle nostre ragioni.
Senza, naturalmente, nessuna pretesa di promuovere le conversioni.
Ciò premesso, l’episodio di Modena assume anche un ben preciso significato sul piano geo-politico.
La guerra del Medio Oriente minaccia di estendersi in Europa occidentale, assumendo – se non viene contenuta a tempo – le caratteristiche spaventose ed irreversibili di un conflitto civile tra le religioni.
Il Sindaco di Londra, musulmano praticante ma dedito da sempre a promuovere il dialogo e la comprensione reciproca tra le diverse comunità che è chiamato ad amministrare, ha ammonito giustamente circa la pericolosità di quanto annuncia il recente corteo dell’estrema destra, che ha sfilato per le strade della capitale britannica.
Uno dei suoi dirigenti più noti si è esibito vestito da crociato.
Con la differenza, rispetto a Giovanni Senza Terra, che non intende combattere gli infedeli in Terra Santa, bensì nel suo stesso Paese.
Ove invoca la cosiddetta “reimmigrazione”.
Cioè la “pulizia etnica”.
La violenza religiosa non si manifestava in modo cruento in Italia fin dai tempi del tristemente famoso attentato alla Sinagoga di Roma.
Che tuttavia costituì una delle ultime manifestazioni del vecchio nazionalismo arabo.
Sostituito in seguito dalla violenza di matrice esclusivamente religiosa.
La quale non fa naturalmente alcuna differenza tra gli “infedeli”.
Per quanto tutte le nostre forze politiche si siano affannate a deplorare le scelte del Governo di Israele – fino ad assecondare le accuse di “genocidio” – l’Italia è stata ugualmente colpita.
A causa di un cambiamento nell’orientamento delle sue autorità.
Il nostro Paese è stato risparmiato a lungo dal coinvolgimento nel conflitto del Medio Oriente come effetto dell’accordo – che non fu solo tacito, per quanto nemmeno venisse formalizzato in alcun atto di diritto internazionale – stipulato a suo tempo da Craxi e Andreotti con i dirigenti palestinesi.
Il nostro territorio, in base a tale patto, poteva essere usato dai terroristi come luogo di transito verso altri Paesi europei.
Se non addirittura quale “santuario”, svolgendo le funzioni di una retrovia.
Ora l’attentato di Modena rivela che questo accordo non è più considerato in vigore.
Sarà dunque sempre difficile etichettare ogni manifestazione ulteriore di violenza islamista come frutto di qualche “malattia mentale”.
Sul nostro coinvolgimento nella violenza ha influito anche la decisione dell’attuale Governo italiano in base alla quale i nostri servizi di sicurezza collaborano finalmente – in un modo che auspichiamo il più possibile pieno e leale – con quelli di Israele.
Questo non poteva che causare una ritorsione da parte degli Islamisti.
Le nostre autorità dovrebbero però dichiarare apertamente le loro scelte, dal momento che avere abbandonato la tradizionale ambiguità italiana costituisce un titolo di merito.
Né – come dimostra l’attentato di Modena – tenere nascosto l’orientamento assunto dall’Italia ci mette al sicuro.
Il Rubicone è stato varcato con l’arresto di Hanoun.
La scelta di campo risulta peraltro obbligata, essendo iniziato uno scontro che coinvolge l’intero Occidente.
Noi ci opponiamo all’attuale Governo.
Dato però l’atteggiamento dimostrato dalla cosiddetta “Sinistra”, i cui dirigenti si esibivano con Hanoun in occasione delle manifestazioni indette contro Israele, la scelta dell’attuale Esecutivo come unico possibile interlocutore da parte delle autorità di Gerusalemme e degli altri nostri alleati risultava a questo punto inevitabile.
Intanto, il Sindaco di Imperia continua a dare in concessione i mercati ambulanti di Oneglia e di Porto Maurizio alla Mafia araba.
Cioè ai Musulmani estremisti.
I quali dimostrano di saper approfittare di tale beneficio per i loro scopi.
Il Primo Cittadino agisce però in questo modo nel nobile intento di preservare la pace.
Che a suo tempo lo indusse a travestirsi da Imam.
Benché non fosse Carnevale.