Diplomazia, missioni scientifiche e improvvisazione italiana
Alcuni anni or sono, trovandoci nel nostro Paese di adozione, venimmo richiesti di facilitare una Missione che sarebbe stata svolta di lì a poco da un rappresentante al più alto livello dell’Unione delle Camere di Commercio.

Al quale procurammo un’udienza del Presidente della Repubblica eletto, avvenuta – in segno di particolare riguardo – presso il suo domicilio privato, un’udienza del Presidente dell’Assemblea Nazionale e una udienza – naturalmente – del Presidente dell’Ente omologo locale.

Il quale chiamò anche un fotografo per immortalare l’evento e fece omaggio delle immagini ufficiali alla Delegazione italiana.

La cui Missione venne coronata da un’intervista esclusiva con la Redazione economica di un quotidiano della Capitale.

La Delegazione venne anche invitata a una Cena d’Onore offerta dal Presidente eletto al Corpo Diplomatico presso l’Hotel “San Francisco” di León, un albergo di lusso ricavato dall’antico convento dei Francescani, un edificio del periodo coloniale restaurato filologicamente.

A questo punto, suggerimmo al rappresentante italiano, il quale asseriva anche di essere stato incaricato di una supervisione del mercato locale, in vista di possibili futuri investimenti, dal compianto Dottor Patti, “patron” della Valtour, che stilasse un breve rapporto su questo argomento, da trasmettere ai soggetti interessati.

Aggiungendo che gli offrivamo di stendere una prima bozza, che egli avrebbe potuto naturalmente correggere e integrare.

Questa offerta venne però declinata e della Missione non rimase nessuna traccia negli archivi della “Unioncamere”.

Più vasta e profonda risultò invece quella lasciata nel conto bancario accessibile al nostro amico grazie a una “Golden Card”, naturalmente illimitata.

A questo esito contribuì una avvenente e intraprendente “hostess” del Ministero del Turismo cui egli era stato affidato.

L’astuta giovane, con cui il nostro concittadino – noto “tombeur de femmes” – intrecciò subito un “flirt”, si vide consegnare la carta di credito per acquistare un “ricordo” dell’incontro presso il “Duty Free” dell’albergo di lusso in cui aveva pernottato con l’occasionale “partner”.

La ragazza non si fece pregare e acquistò tutta la merce esposta nell’emporio.

Il cui titolare si limitò naturalmente a verificare la copertura.

Il giorno seguente, la “hostess” prelevò il tutto con un camion appositamente noleggiato e lo trasportò a casa sua.

La popolarità dell’Italia crebbe logicamente in proporzione.

Il nostro Ambasciatore nel Congo ex Belga venne trucidato dagli appartenenti a uno dei circa duecento gruppi armati – alcuni di matrice politica, altri di ispirazione religiosa, altri ancora composti da delinquenti comuni – operanti in una Regione in cui si era recato “in stretta incognita”, accompagnato soltanto da un povero Carabiniere, anch’egli purtroppo perito tragicamente.

Si dà il caso che i rappresentanti diplomatici debbano notificare in anticipo alla Cancelleria ogni loro spostamento al di fuori della Capitale.

A questo punto, purché naturalmente la visita venga autorizzata, le Autorità locali si fanno carico della sicurezza dei rappresentanti stranieri.

Il nostro Ambasciatore aveva però omesso tale adempimento.

Violando le norme del Diritto Internazionale ed esponendosi a un gravissimo e gratuito pericolo.

Questa inosservanza delle regole diplomatiche gli costò purtroppo la vita.

Si ipotizzò addirittura che l’agguato fosse stato provocato dagli stessi componenti del Governo, al fine di vendicare sanguinosamente l’offesa subita.

Conoscendo per diretta esperienza il “Terzo Mondo”, questo non ci stupirebbe.

Altri asserirono che l’Ambasciatore viaggiasse in incognita in quanto operava come “brasseur d’affaires” in rappresentanza di un connazionale interessato a concessioni minerarie.

Che il Diplomatico intendeva discutere con i capi delle tribù della Regione.

Agli Ambasciatori è però proibito svolgere questo tipo di attività, che è di competenza dell’Addetto Commerciale.

La tragica morte del nostro Diplomatico impone di osservare la regola “Parce Sepulto”.

La propensione, tipica degli italiani, a interpretare in modo elastico certe norme ha però anche prodotto, a volte, effetti benefici.

Perlasca, estendendo oltre ogni limite le sue prerogative di Console d’Italia a Budapest, riuscì a salvare centinaia di israeliti ungheresi dalla morte.

Anche noi, molto più modestamente e senza contare su alcuna prerogativa diplomatica (il che, da un lato, ci permetteva margini di azione più ampi, non compromettendo in alcun modo lo Stato italiano, ma dall’altro lato ci esponeva anche a maggiori rischi), riuscimmo a “esfiltrare” persone che si trovavano in pericolo.

Le vicende di cui fummo partecipi furono drammatiche, ma nello stesso tempo a volte comiche.

Un funzionario dell’Amministrazione Provinciale di Imperia, invitato nel Paese di adozione per pronunciare tre “Lectiones Magistrales” all’Università – il che arricchì il suo “curriculum”, ma soprattutto il suo punteggio (costui cercava di inserirsi in tutte le Commissioni per arricchirlo) – fu sul punto di causare ben peggio di un incidente diplomatico.

La Presidenza della Repubblica gli aveva messo a disposizione una “vettura di servizio”.

Guidata – come era prassi in tali circostanze – da un alto ufficiale dei Servizi di Sicurezza.

Cioè della Polizia Politica.

Il nostro concittadino, preso dalla boria che lo contraddistingueva anche in Patria, pensò bene di minacciare e di insolentire il guidatore.

Il quale, pochi giorni dopo, ci prese da parte – essendo buoni amici personali – per ricordarci quali fossero, in tal caso, le sue “regole di ingaggio”.

Che, per rispetto nei nostri riguardi, aveva trasgredito, in quanto prescrivevano di uccidere il disturbatore.

Dopo di che, non ci sarebbe stata neanche una inchiesta amministrativa.

La responsabilità ricadendo per intero sul Paese di provenienza del reprobo.

Un Consigliere Provinciale di Imperia fece, se possibile, di peggio.

Essendo stato invitato a cena dall’Assemblea Nazionale, reagì gridando: “Io non mangio la vostra merda!”.

Costui aveva espresso anche il desiderio di visitare un sito archeologico per girare un documentario.

Si rese dunque necessario fornirgli una imbarcazione a motore – il sito essendo raggiungibile solo con una navigazione fluviale – e una scorta armata.

Il corso d’acqua era infatti infestato dai pirati.

La Presidenza dell’Assemblea Nazionale gli offrì anche l’accompagnamento, coperto – come tutte le altre spese – dal proprio bilancio.

Nonché la guida di un deputato esperto della storia locale.

Il nostro rappresentante colse l’occasione per insultarlo con epiteti razzistici, trattandosi di un uomo “di colore”.

Il quale naturalmente si risentì del trattamento subito.

Il nostro Consigliere Provinciale non era però della Lega.

Si trattava di un esponente del Partito Comunista.

Dovemmo precipitarci in Ambasciata per prevenire l’arrivo inevitabile di una “nota di protesta”.

Che riuscimmo a precedere per un soffio.

Magra consolazione fu la destituzione del responsabile dalla carica di “Ministro degli Esteri” della Provincia.

Che gli consentiva di “promuovere” i prodotti locali nelle Fiere Campionarie.

Il nostro Paese di adozione ha sempre vietato l’esportazione della selvaggina.

Il che non ci è mai stato perdonato dalla “Sinistra” locale.

Anche se questa norma vigeva da ben prima del nostro arrivo.

Tutti questi precedenti ci vengono in mente avendo appreso il tragico esito della “Missione Scientifica” intrapresa dall’Università di Genova alle Maldive.

Quando, per fondare la nostra presenza nel Paese di adozione su basi scientifiche solide, venne fatta precedere da un convegno, celebrato presso lo stesso Ateneo, sul “Nuovo Diritto della Repubblica del Nicaragua”, l’Autorità accademica ci comunicò che volentieri avrebbe concesso il proprio patrocinio, purché non comportasse l’esborso di un solo centesimo.

Di cui, peraltro, non disponeva.

Trovati altrove i finanziamenti, la Preside di Facoltà dovette pagare di tasca propria il caffè agli illustri ospiti presso un bar di via Balbi.

Ora la “Alma Mater Studiorum” pare divenuta improvvisamente ricchissima.

Al punto che imbarca nella sua “Missione Scientifica”, naturalmente su un panfilo di lusso appositamente noleggiato, anche alcuni soggetti che non risultano neanche iscritti all’Università in qualità di studenti.

Dimenticando però di qualificare la presenza della propria rappresentanza precisamente quale “Missione Scientifica” presso le Autorità locali.

Le quali consentono le immersioni oltre un certo limite di profondità esclusivamente a chi partecipa a tali spedizioni.

Per quale motivo non si è proceduto neanche a questo adempimento, benché le Autorità delle Maldive – Paese che vive in pratica soltanto di turismo – non avrebbero certamente compiuto molti approfondimenti?

Sospettiamo che la “Missione Scientifica” fosse in realtà un viaggio di piacere.

Certamente lecito, purché non sia svolto a spese di un Ente Pubblico.

I nostri Assessori Comunali compiono frequenti “missioni” nei Paesi di provenienza dei villeggianti esteri facendole pagare ai Comuni come “Missioni Economiche”.

Senza mai rendere conto di che cosa vadano a fare in realtà oltre confine.

Basterebbe invece fare coincidere i loro viaggi con la Fiera del Turismo di Monaco di Baviera per evitare di incorrere nel Peculato – qualora il finanziamento venga erogato prima del proprio spostamento – ovvero nella “Truffa ai Danni di un Ente Pubblico”, nel caso in cui le spese vengano rimborsate “a posteriori”.

“Dulcis in fundo”, le attrezzature con cui i subacquei, in parte cattedratici, in parte semplici studenti e in parte addirittura “imbucati” nella “Missione”, sono scesi negli abissi non corrispondevano alle caratteristiche prescritte dalle norme locali per motivi di sicurezza.

“Parce Sepulto” anche in questo caso.

Dato però che l’Università copriva tutte le spese, non si potevano acquistare o prendere in affitto altre bombole?

Se la produzione scientifica della povera vittima era proporzionale alla professionalità dimostrata nello scendere sott’acqua senza osservare le più elementari misure di sicurezza, è proprio il caso di ripetere “Misereamur super eam”.

L’Agenzia Turistica contrattata dall’Università non risponde del danno, essendo state violate, per l’appunto, queste norme, e nemmeno – per lo stesso motivo – ne risponde l’Assicurazione.

Pagherà dunque l’Università.

Che però non esce affatto bene da questa tristissima vicenda.

Quanto all’Italia, continuiamo a fare allegramente le cose “alla Garibaldina”.

Poi, però, non ci si deve lamentare quando finiscono in tragedia.

Send Comments mail@yourwebsite.com Sunday, May 10, 2026

Mario Castellano  21/05/2026
Copyright ilblogdimario.com
All Rights Reserved