Roberto “Hamza” Piccardo, Iran e Islam politico: analisi di un discorso controverso
Dilagano sulla stampa, ed in particolare su quella di Destra, i commenti al discorso pronunziato il nove maggio scorso dal nostro illustre concittadino Roberto “Hamza” Piccardo in occasione di un convegno indetto a Roma per promuovere la solidarietà con l’Iran.

Gli analisti di parte governativa si dedicano soprattutto a valutare i possibili risvolti di ordine penale delle parole dell’Oratore, in cui ravvisano gli estremi dell’istigazione a delinquere.

In realtà, non ci pare si possa andare oltre l’apologia di reato.

Che risulta inevitabile, dati i presupposti da cui parte Piccardo.

Il quale crede fermamente nella necessità e nell’obbligo morale di procurare la distruzione dello Stato di Israele.

Su questo punto, ribadiamo naturalmente il nostro radicale dissenso dall’Imam di Imperia.

Secondo il quale, il Sette Ottobre deve essere considerato un episodio – per giunta “glorioso” – della Resistenza.

Anzi – a suo dire – un punto di svolta nella vicenda del Medio Oriente, dato che l’aggredito è finalmente andato alla riscossa.

Risulta inutile obiettare che sono state commesse delle palesi violazioni delle norme di Diritto Internazionale vigenti in tempo di guerra.

Il nostro “Imam” risponde infatti che “à la guerre comme à la guerre”.

E che comunque le norme umanitarie valgono solo quando la guerra sia stata dichiarata da un soggetto di Diritto Internazionale contro un altro.

Risulta dunque inutile continuare in questa sede nella disamina del problema.

È piuttosto più interessante commentare la parte storiografica del discorso pronunziato da Piccardo.

Il quale parte da un presupposto riferito all’attualità.

Secondo il nostro Concittadino, l’attuale regime iraniano riunisce in sé le tre caratteristiche che egli ha ricercato a lungo nei vari soggetti operanti nell’ambito dell’Islam.

L’antica Persia offre in primo luogo un esempio di piena vigenza delle norme stabilite dalla Legge Islamica.

Il suo regime, in secondo luogo, promuove in forme originali la giustizia sociale.

“Last but not least”, l’Iran è l’unico Stato musulmano che resiste con le armi tanto agli Stati Uniti quanto ad Israele.

Come pure – ciò che più conta – all’Occidente nel suo insieme.

O – detti in termini islamici – al “Dar al Harb”.

Solo affrontando questo nemico con la forza si può sperare in un ampliamento del “Dar al Islam”.

Che costituisce un dovere per tutti i Credenti.

I quali però, nella gran parte dei casi, lo trascurano.

Una conseguenza di tale affermazione – probabilmente la più importante, e comunque quella destinata a causare più conseguenze – consiste nel fatto che i Musulmani europei, ai quali spetta per primi – data la loro collocazione geografica e la loro condizione sociale – il dovere di promuovere l’espansione dell’Islam, trovano oggi nell’Iran la propria avanguardia ed il proprio punto di riferimento.

Se questo si tradurrà in un reciproco sostegno, basato sullo scambio tra l’azione militante ed il sostegno finanziario, non è dato naturalmente sapere.

Non intendiamo comunque in alcun modo insinuare che una eventuale ripresa del terrorismo nell’Occidente debba essere considerata come la conseguenza di un simile, sia pur tacito, accordo.

Ci limitiamo a constatare come il sostegno finanziario offerto dagli Arabi del Petrolio alle nostre Comunità Islamiche, egemonizzate notoriamente dai “Fratelli Musulmani”, ponga i loro dirigenti in una contraddizione insanabile.

L’Arabia Saudita e le altre monarchie petrolifere del Golfo sono quanto meno oggettivamente alleate degli Stati Uniti e di Israele, per cui – ammesso che il flusso di denaro non si interrompa – risulterebbe difficile approfittarne schierandosi nel contempo dalla parte dell’Iran.

Non rimane dunque che cercare anche nella Storia le ragioni poste a fondamento della scelta di campo in favore del suo regime.

Qui Piccardo ci ricorda Goffredo Mameli.

Il quale venne costretto dalle circostanze a fare il Poeta, pur non essendo manifestamente all’altezza di tale compito.

Lo stesso dicasi per Piccardo quando si improvvisa storiografo.

Ambedue, tanto il Genovese quanto l’Onegliese, affastellano a sostegno delle loro tesi una congerie incongruente di riferimenti al passato.

Gli episodi ed i personaggi che Mameli spaccia come precedenti delle lotte per l’Unità e l’Indipendenza d’Italia erano piuttosto in rapporto con la difesa dei vari “Antichi Stati” regionali.

Tanto più riferendosi a tempi nei quali dell’Unità nessuno aveva ancora sentito parlare.

Piccardo arruola analogamente nelle fila degli Islamisti tutti quanti, al suo sorgere o durante il suo dominio, presero le armi contro il Colonialismo.

Abd el Khader, Abd el Krim, il Mahdi di Omdourman ed Omar el Mukhtar erano certamente tutti quanti Musulmani credenti e praticanti, ma si proponevano unicamente di difendere o di ristabilire l’indipendenza dei loro rispettivi Paesi.

Di conseguenza, costoro non potevano nemmeno a rigore venire considerati come precursori del Panarabismo.

È come se – “mutatis mutandis” – noi sostenessimo che il Risorgimento ebbe una ispirazione religiosa in quanto Mazzini era credente, e si dichiarava tale.

Collocati nel suo Pantheon ideale gli eroi nazionali di Algeri, Marocco, Sudan e Libia solo in quanto avevano in comune con l’Iran attuale la stessa fede religiosa, Piccardo censura inopinatamente il Panarabismo.

Certamente basandosi sul fatto che questa corrente politica era completamente laica.

Come prova il fatto che il Partito Baath, di orientamento socialista e di probabile ispirazione mazziniana, venne fondato da Michel Aflak.

Il quale era un Arabo cristiano.

Anche il Partito Unico di Nasser si chiamava “Unione Socialista Araba”.

Quanto più conta per Piccardo è però il fatto che questi movimenti avessero in comune con l’Iran attuale l’orientamento contrario al Colonialismo.

Nel nome del quale Nasser nazionalizzò il Canale di Suez.

Ed in seguito si propose di distruggere lo Stato di Israele, che egli – né più né meno di Piccardo e di Khamenei – considerava un portato, per l’appunto, del dominio occidentale sul mondo arabo ed islamico.

Evidentemente, il “Rais” non piace a Piccardo in quanto aveva perseguitato i Fratelli Musulmani.

Cui si dice che l’Imam di Imperia segretamente appartenga.

Il fatto è che il nostro Concittadino esclude dal suo Pantheon – almeno per questa volta – anche il movimento fondato da Al Banna.

Malgrado abbia in comune con l’Iran tanto la scelta chiaramente confessionale quanto l’aspirazione alla giustizia sociale.

Evidentemente, il Nostro cerca un minimo comune denominatore che possa unire i Sunniti e gli Sciiti.

L’impresa viene però resa difficile dagli stessi comportamenti dei dirigenti iraniani.

I quali certamente appoggiano Hamas, che costituisce la sezione palestinese dei Fratelli Musulmani (naturalmente Sunniti), ma hanno anche supportato Assad contro la maggioranza dei suoi concittadini, anch’essi Sunniti.

Fino a che il dittatore di Damasco è caduto.

Pare che ora si dedichi a Mosca a fare il “coiffeur”, avendo aperto un salone di lusso.

E svolgendo dunque una attività decisamente “haram”.

Per non parlare del fatto che l’Iran e gli Stati Uniti furono alleati di fatto contro Saddam Hussein.

Abbattuto dagli Americani, ma sostituito da un regime sciita filo-iraniano.

Cui i Sunniti si opposero costituendo lo “Stato Islamico”.

Anch’esso avversato dagli Occidentali fino alla sua caduta.

Al Giulani, nuovo capo della Siria, ha però militato nelle sue fila.

Ed ha continuato coerentemente a combattere contro gli Sciiti fino a prendere il potere.

L’Iran ricorda l’Unione Sovietica di Stalin.

Che si impegnò certamente in uno scontro mortale contro il Nazismo, ma solo dopo essersi alleata per un certo tempo con esso.

Vedi il Patto Ribbentrop-Molotov.

In seguito, essendo stata aggredita, divenne il punto di riferimento non solo per i Comunisti – che avevano approvato tutte le sue giravolte – ma anche per gli Antifascisti in generale.

Ora Piccardo ritiene evidentemente che il caos sociale determinato dalla crisi energetica possa offrire una “occasione rivoluzionaria”.

E poiché “i nemici dei miei nemici sono miei amici”, scopre una inedita affinità con gli Sciiti.

Con cui è disposto a condividere l’eredità morale degli eroi nazionali di fede sunnita.

Fare politica comporta guardare sempre al futuro.

Se però si vestono i panni dello Storico, è meglio non rileggere arbitrariamente il passato in funzione delle auspicate future alleanze.

Stipulate, in questo caso, nel nome della comune identità islamica.

La tendenza ad affermare le identità tende però a provocare inevitabilmente delle frammentazioni.

In quanto ci sarà sempre qualcuno più capace degli altri di definirle e di promuoverle.

Gli “Arabi del Petrolio” si sentono così Sunniti che sono disposti ad allearsi con gli Israeliti per fare fronte agli Sciiti.

Accusando probabilmente Piccardo di causare una situazione di “Dhinna”.

L’Imam di Imperia ha comunque compiuto le sue scelte.

In favore dell’Iran.

Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo lo ha soprannominato con preveggenza lo “Ayatollah”.

Il nostro famoso Ristoratore è un notorio agente sionista, dedito a seminare la discordia nel Campo di Agramante.

Non a caso popolato anch’esso dai Musulmani.

L’Ambasciatore di Israele ha infatti pranzato nel famoso locale.

Facendolo previamente “bonificare” dalle “cimici”.

Chi le aveva fatte installare nel ristorante?

I sospetti si appuntano non già su “Hamza” Piccardo, bensì su di un altro eminente convertito locale, il tenebroso “Mohammed” Bensa.

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Mario Castellano  28/05/2026
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