Crisi della Sinistra italiana, società civile e trasformazioni politiche locali
La Signora Schlein – se non fosse impegnata nei preparativi dell’imminente “Gay Pride” di Roma – dovrebbe domandarsi per quale motivo non ci sia stata, in occasione delle Elezioni Amministrative celebrate la scorsa domenica, quella valanga in favore della sua parte politica di cui la ragazzona elvetico-germanico-statunitense millantava l’assoluta certezza.
Quando non sono in gioco le preferenze, la Destra non si impegna.
Ricordiamo bene come la Democrazia Cristiana, all’epoca saldamente alla guida della Provincia di Imperia, abbia tenuto una sola manifestazione in occasione del Referendum sull’Aborto.
Che infatti anche da noi diede un risultato favorevole al mantenimento in vigore della Legge.
Se viceversa è in gioco la sopravvivenza ed il rafforzamento delle clientele, i candidati della Destra non soltanto si moltiplicano, ma soprattutto si muovono freneticamente per riuscire eletti.
Qui si palesa il principale fattore di debolezza della “Sinistra”: essendo venuto meno il radicamento sul territorio, si stenta a trovare chi accetti di candidarsi, mettendo in campo un minimo di prestigio personale – acquisito nella rispettiva professione – e di esperienza amministrativa.
Gli esponenti della cosiddetta “Sinistra” non hanno inoltre alle spalle – nella gran parte dei casi – neanche l’appartenenza ad una tradizione, ad una scuola, ad una cultura politica.
La Salis – che pure ha vinto a Genova – dovendo motivare, in occasione di una intervista, la propria scelta di campo, ha detto che il suo defunto padre, custode dello Stadio “De Carlini”, aveva la tessera del Partito Comunista.
Non mettiamo assolutamente in dubbio tale affermazione, ma ci domandiamo se questa ascendenza – con la sua conseguente eredità genetica – abbia mai causato un problema nella lunga e fruttuosa collaborazione intessuta dalla “Sindaca” – prima di essere chiamata a tale prestigioso incarico – con il Camerata Malagò.
Il quale viceversa aveva esordito in politica come militante della sezione dei Parioli del Movimento Sociale.
Affrontando, ad onor del vero, l’ostilità dell’ambiente.
I Parioli, che sono – insieme con il Flaminio – il quartiere più esclusivo di Roma, vengono curiosamente considerati un feudo della “Sinistra”.
Ed infatti hanno sempre votato per questa parte, insieme con il Centro Storico – abitato dagli “Intellettuali” (il che nell’Urbe non significa essere professori universitari, bensì prendere uno stipendio quale giornalista o dipendente della RAI) – nonché con San Lorenzo.
Che un tempo era l’unico quartiere “operaio” – ci abitavano i ferrovieri – mentre ora è teatro della cosiddetta “Movida”.
Le borgate, estremamente mutevoli nelle tendenze elettorali, sono tendenzialmente portate verso la Destra.
Cui forniscono da sempre una riserva inesauribile di personale politico di origine sottoproletaria.
Vedi le vicende giovanili della Meloni, tipica “borgatara”.
Come rivela l’eloquio vernacolo, ma soprattutto la tendenza alle vie di fatto.
La ragazza della Garbatella crebbe infatti in un gruppo di “picchiatori”.
Torniamo però a Malagò.
Il quale aveva assunto la Presidenza del Comitato Olimpico grazie alle sue credenziali neofasciste: l’ultimo predecessore democristiano era stato Onesti, ma da allora è trascorsa un’era geologica.
Si dà il caso che il Comitato Olimpico, come anche quasi tutte le Federazioni, siano saldamente sotto il controllo della estrema Destra.
“Mohammed” Bensa, ultimo nostro Presidente Provinciale, poteva vantarsi che tutti i componenti delle spedizioni olimpiche originari di Imperia avessero la tessera di uno dei partiti dell’attuale Maggioranza.
Alle Olimpiadi di Roma del 1960, il Sudafrica – allora razzista – mandò una squadra composta esclusivamente da Bianchi.
Qualcuno domandò se non ci fosse un Nero che corresse o saltasse altrettanto bene.
Noi ci siamo sempre analogamente domandati se i nostri concittadini di Sinistra fossero tutti dei minorati fisici.
In occasione dei Giochi di Rio de Janeiro, Bensa venne sottoposto a pressioni affinché vi mandasse una giovane assolutamente priva di “curriculum” sportivo.
Che però, in cambio, era iscritta a Forza Italia.
Costei venne spedita in Brasile in qualità di “massaggiatrice”.
Se veramente la Salis era già “di Sinistra” prima di essere candidata a Sindaco di Genova, teoricamente avrebbe dovuto sostenere un duro scontro con Malagò.
Il quale invece la scelse come propria vicepresidente, in rappresentanza dell’Atletica Leggera.
Anziché fare finta di essere di “Sinistra”, la Signora avrebbe fatto bene a dichiararsi per quello che è effettivamente.
In tal caso, l’erosione dell’elettorato di Destra, che a Genova comunque si è registrata, sarebbe risultata ancor maggiore.
Ha comunque premiato la candidatura di una personalità espressione della cosiddetta “Società Civile”.
Dove questo avviene, si vince.
Tanto nel caso che il soggetto prescelto si dimostri una personalità forte, in grado di imporsi alle varie componenti della Coalizione, quanto nel caso si tratti di un mediatore.
O meglio di una mediatrice, dato che le donne riescono meglio in questo ruolo.
Occorre però che la “Società Civile”, per l’appunto, si esprima.
Dando luogo ad una sorta di insorgenza – naturalmente la più legalitaria e pacifica – di tutti quanti non vogliono omologare una città o una regione all’andazzo nazionale.
Che tende a mortificare, nel nome del Centralismo, soprattutto le autonomie locali.
Il Partito – se si intende come tale il falansterio di burocrati fannulloni installato al Nazareno ed ivi lautamente stipendiato (c’è anche la “consulente cromatica”, incaricata di scegliere i vestiti della Schlein) – non può che piegarsi.
Essendo ormai ridotto ad un coordinamento – peraltro molto blando – tra i vari comitati elettorali locali.
Alcuni vincenti, ed altri perdenti.
I vincenti, in molti casi – come quello di Possamai a Vicenza e della Todde in Sardegna – avevano pregato la Schlein di restare a Roma.
Se interveniva prima del risultato, poteva far perdere il candidato, mentre quando arrivava a cose fatte si appropriava di un merito che non le apparteneva.
Dove la “Società Civile” si rivela troppo debole, Roma manda il suo “Missus Dominicus”.
In realtà, lo invia anche dove non si vota.
Seguendo una tradizione risalente al vecchio Partito Comunista.
Il quale, non pago di determinare la scelta del Segretario Federale (ad Imperia costui veniva designato personalmente da Natta, in funzione degli interessi di alcuni suoi familiari), spediva anche un “Agente di Influenza”.
Quello con cui ci imbattemmo negli Anni d’Oro della “Solidarietà Nazionale” era parente di un altro dirigente.
Ed andò subito a nozze con il “Partito della Selvaggina”.
L’attuale suo successore brancola nel buio, alla vana ricerca di appigli.
Il Partito di Imperia ha infatti un grande difetto, consistente nel non esistere.
Il che esclude la possibilità che abbia altri vizi ed altre virtù.
Ad Imperia, i suoi esponenti – pur collocati formalmente all’Opposizione – negoziano con il Sindaco per i “Granatini”.
A Sanremo hanno appoggiato Mager, ed a Vallecrosia il suo collega, “Fratello” della Meloni.
A Bordighera sono addirittura confluiti ex ante nella lista che ha eletto l’ennesima seguace di Scajola.
Sono già in corso le trattative per ripetere l’operazione a Diano Marina.
In comune tra tutte queste situazioni, c’è il fatto di collegarsi con una “Lista Civica”.
O addirittura di confluirvi.
Tali operazioni sono passate al vaglio degli organi dirigenti provinciali?
Possiamo escluderlo con assoluta certezza.
Per il semplice motivo che essi non si riuniscono, ed esistono soltanto sulla carta.
Se le scelte dei dirigenti delle nostre diverse città fossero state discusse – ed eventualmente approvate – si sarebbe dovuta comunque ascoltare la voce di chi dissentiva.
Tutti gli iscritti del Capoluogo approvano l’operazione dei “Granatini”?
Tutti gli iscritti della Provincia sono d’accordo sul fatto che i sindaci nelle cui giunte è rappresentato il Partito Democratico votino in Provincia per Scajola Presidente?
Tutti gli iscritti della Provincia approvano la gestione della “Rivieracqua”, sulla quale nessuno dei sindaci appoggiati dal Partito Democratico ha mai fiatato?
La realtà è che si è scatenata la corsa ad aderire al Regime.
Nel tempo del “Partito della Selvaggina”, i Comunisti che vi aderivano rimanevano formalmente all’Opposizione.
Ora invece aderiscono apertamente alla Maggioranza.
Il che sarebbe anche meglio, purché i patti su cui la Maggioranza si regge fossero discussi pubblicamente ed approvati, anziché rimanere segreti.
Invece oggi si contrattano palesemente le cariche, ma non è dato sapere quale sia il corrispettivo pagato dal Partito.
Il quale – dove la “Società Civile” non si ribella all’andazzo nazionale, e dunque non è in grado di trovare un punto di riferimento civico – manda i propri funzionari.
Credevamo che Orlando – il quale ha deliberatamente perduto in Liguria, recitando secondo il copione concordato da Burlando sul panfilo di Spinelli – fosse l’ultimo esemplare superstite di questa specie in estinzione.
Abbiamo invece saputo che Martella, il Carneade incaricato di perdere a Venezia in analoghe circostanze (entrambe le gloriose Repubbliche Marinare essendo state vittime delle ruberie della Destra), era stato anche l’ultimo Segretario Provinciale della “Federazione Giovanile Comunista Italiana”.
Cioè della scuola quadri del Partito, incaricata di formare la futura “Nomenklatura”.
Che evidentemente non è stata sepolta per intero dalla caduta del Muro di Berlino.
A Venezia, però, Martella ha riempito i vuoti lasciati da una “Società Civile” estranea al Partito mettendo in lista ben otto Musulmani.
I quali fanno perdere più voti di quanti ne portino.
Noi, naturalmente, li consideriamo cittadini come tutti gli altri, ma il loro apporto risulta utile soltanto in quanto chiariscano che cosa pensano del Terrorismo, e soprattutto dei Diritti delle Donne.
Se non lo fanno, costoro nascondono una ambiguità molto pericolosa.
Le Comunità Islamiche dell’Europa Occidentale sono considerate dai loro dirigenti come l’unico soggetto autenticamente rivoluzionario.
Noi non siamo contrari alla Rivoluzione.
Siamo viceversa contrari all’eversione.
Tanto delle nostre istituzioni quanto soprattutto della nostra identità.
Il Partito Democratico, ed anzi tutta la “Sinistra” – in Italia e nell’intera Europa Occidentale – è una scatola vuota.
Vuota di idee, vuota di cultura, vuota di passione, vuota soprattutto di militanza.
I Musulmani, che posseggono tutto ciò in abbondanza, la stanno di conseguenza fatalmente riempiendo.