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Risultati per “cronaca imperiese”

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La vice questore Schillirò è stata intervistata da un canale televisivo accessibile su internet: si tratta di uno dei numerosi mezzi di comunicazione cui sempre più si fa ricorso in Italia per sapere che cosa succede effettivamente. Quelli "ufficiali" diffondono ormai soltanto propaganda: per mascherare l'insuccesso del vertice di Roma, si è diffusa la cronaca sociale sullo "shopping" delle prime signore e sul menu della cena al Quirinale.

…ltanto propaganda: per mascherare l'insuccesso del vertice di Roma, si è diffusa la cronaca sociale sullo "shopping" delle prime signore e sul menu della cena al Quirinale. Questo fenomeno della diffusione dei giornali alternativi e "underground" si ripete qua…

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L’autunno si annuncia gravido non soltanto di pioggia, ma anche di crisi economica e sociale. Per non parlare del pericolo di guerra. Se dovessero riaccendersi le ostilità tra Israele e l’Iran, il blocco di Hormuz – scongiurato in occasione degli ultimi scontri – produrrebbe conseguenze disastrose su tutta l’Europa occidentale. La nave su cui l’Italia affronta questa congiuntura tempestosa è il Governo Meloni. Che – al pari di ogni regime basato su un’ideologia, anche se non espressamente adottata dallo Stato – tende inevitabilmente a discriminare tra chi vi aderisce e chi, viceversa, la rifiuta. Rimane, tra questi due schieramenti, la zona grigia costituita in particolare dagli imprenditori. I quali, pur non aderendovi espressamente, si astengono anche dal criticarla e dall’esprimere nei suoi confronti una aperta dissociazione. Restringendosi gli spazi in cui costoro si muovono – quando viene meno l’autentica libertà politica, quella economica risulta inevitabilmente inefficace – essi sono costretti a barcamenarsi per sopravvivere. Praticando la resilienza, ma nel contempo manifestando verso il Potere un omaggio formale. Che risulta necessario in quanto il Regime può ulteriormente restringere gli spazi disponibili per gli operatori economici. Quanto accade a livello nazionale trova puntuale riscontro nella nostra piccola realtà cittadina. Dove le imprese superstiti sono assoggettate a una grassazione che riduce in modo drammatico i loro margini di profitto. A tale condizione non è però possibile sottrarsi, se non si vuole chiudere definitivamente bottega. Un Governo che discrimina i cittadini in base alle rispettive convinzioni può naturalmente imporre loro una disciplina. Tanto più cogente quanto più la situazione evolve verso un’economia di guerra. Ciò che un simile potere non potrà tuttavia mai ottenere dai consociati è un’adesione che può risultare incondizionata solo in quanto sia spontanea. Basandosi su convinzioni profonde e condivise. Nel periodo tra il 1915 e il 1918 gli Italiani volevano tutti vincere la guerra, considerandola una causa nazionale. Non fu così durante il conflitto successivo, che venne viceversa percepito come la causa propria di una parte politica. Questo fu precisamente il risultato derivante dall’avere discriminato gli Italiani in base a un criterio ideologico. La Meloni e i suoi corifei sono incamminati su questa stessa strada. L’Opposizione ha certamente commesso degli errori, ma il processo di costruzione della democrazia – o meglio il tentativo di portare l’Italia in questa direzione – non è stato intrapreso a suo tempo contro qualcuno. Questo processo escludeva infatti soltanto chi rifiutava di prendervi parte. Oggi la discriminazione viene invece stabilita “a priori”. Il disastro cui Mussolini aveva condotto l’Italia rese indispensabile, a un certo punto, rovesciare le alleanze. Riportando l’Italia nel campo delle democrazie. Il Re d’Inghilterra, parlando dinanzi al nostro Parlamento, ha signorilmente evitato di ricordare come il Fascismo avesse predicato l’ostilità nei confronti del suo Paese, preferendo ricordare che gli Italiani non si erano lasciati convincere dalla propaganda sulla “Perfida Albione”, ed avessero anzi sentito spontaneamente la necessità di ristabilire una collaborazione e un’amicizia che affondavano le loro radici nel Risorgimento. Tutto ciò conduce inevitabilmente a una conclusione: non ci sono alternative alle alleanze nelle quali oggi il nostro Paese è inserito. L’Opposizione dovrebbe dunque compiere una scelta tanto difficile quanto inevitabile. Consistente nel distinguere tra il doveroso dissenso nei confronti dell’indirizzo autoritario dell’attuale Governo e – dall’altra parte – la necessità di mantenere l’Italia nel campo occidentale. Una volta dato alla sua causa il nostro contributo, verrà il momento di esigere il compenso dovuto per questa scelta. Nel frattempo, ricordiamo ai nostri Alleati come il loro rapporto con una forza politica che non nasconde la propria ispirazione e la propria vocazione autoritaria risulti in primo luogo spurio, una sorta di “mésalliance” che prima o poi rivelerà le contraddizioni su cui è fondata. Questo è il messaggio che noi abbiamo modestamente ma fermamente espresso agli amici di Nizza. Ben prima che le necessità della “realpolitik” inducessero il Sindaco–Presidente Estrosi a offrire al suo omologo, installato su questo lato del confine, il proprio riconoscimento “diplomatico”. O meglio politico, oltre che basato sulle ragioni economiche che abbiamo già avuto modo di illustrare. Chi però sta sbagliando è l’attuale dirigenza dell’Opposizione italiana. Ci sono state autorevolmente riferite le voci che circolano in merito ai finanziamenti giunti ai capi del Partito Democratico e a quelli del Movimento 5 Stelle da certi ambienti islamisti. Se queste voci risultassero fondate, ne saremmo molto rattristati, ma non certo stupiti. L’attuale Maggioranza ha ormai acquisito l’egemonia sui diversi soggetti sociali del nostro Paese. Si identificano infatti in essa non soltanto le varie rappresentanze del padronato imprenditoriale, ma anche molte di quelle espresse da altri ceti. Tanto per fare due esempi, il vecchio sindacato “Bianco”, che aveva un proprio radicamento nella classe operaia, nonché la Coldiretti, espressione dei piccoli imprenditori agrari, si annoverano ormai tra le organizzazioni di massa che incanalano il consenso verso il nuovo Regime. Esonerandolo dalla necessità di costituirle, come invece aveva dovuto fare Mussolini. Un discorso a parte riguarda la Chiesa. La Meloni concluderà con una prevedibile apoteosi l’adunanza annuale di Rimini dei Confessionalisti. Ai quali non si presenterà a mani vuote. Come il Duce poté offrire a Pio XI la trasformazione dello Stato laico in uno Stato sostanzialmente confessionale, così la Presidente del Consiglio potrà esibire non tanto l’abrogazione di alcune norme di legge – o l’introduzione di altre – quanto piuttosto i fatti compiuti che si stanno determinando nei campi dove chi si accinge ad ospitarla opera concretamente. Sostituendosi allo Stato e agli altri enti pubblici nella governance di due settori vitali, quali sono la Sanità e l’Istruzione. Che permettono sia di arricchirsi, sia di estendere la propria base, tanto tra gli utenti quanto tra gli operatori. Che infatti vengono assunti per chiamata diretta da parte di soggetti di diritto privato. Quanto il Concordato del 1929 dichiarava espressamente, e quello del 1984 aveva invece abrogato, si riafferma nella sostanza. Il problema che si pone davanti al nuovo Papa consiste dunque nel mantenere l’alterità – che non significa certamente ostilità, ma comporta necessariamente una distinzione – tra la Chiesa e lo Stato. O meglio tra la Chiesa e il Governo. Il che risulta difficile quando il Governo tende a costituirsi in Regime. È logico che una platea fanatizzata, la quale detesta chiunque le venga additato come “modernista”, o addirittura “comunista”, veda nella Meloni il proprio punto di riferimento. Questa gente stava a suo tempo nella Democrazia Cristiana, ma sempre considerando con sospetto la sua radice popolare – cioè sturziana – poiché scorgeva in essa per l’appunto una contaminazione “modernista”. La fine della Democrazia Cristiana non ha dunque indebolito questo settore, ma anzi ha finito per rafforzarlo, essendo stato eliminato il suo principale nemico interno al mondo cattolico. Rimini segna dunque la sua adesione alla Maggioranza, come avvenne nel 1924, quando la destra del Partito Popolare entrò nel “Listone” fascista. L’Opposizione, anziché affrontare questo pericolo, si dedica a sostenere Hamas. Ripetendo l’errore commesso dopo la Prima e poi dopo la Seconda guerra mondiale. Consistente nel riferirsi a modelli stranieri, appartenenti ad altre culture e ad altre realtà sociali, completamente diverse da quelle proprie dell’Italia e dell’Occidente. Il mito della Rivoluzione d’Ottobre, e poi quello dell’Armata Rossa che “marcia alla riscossa”, portarono per due volte allo stesso tragico errore: Perseverare diabolicum. Si può – anzi si deve – simpatizzare con la causa dell’emancipazione dei popoli. A parte il fatto che noi non riteniamo si debba annoverare Hamas tra quanti la perseguono, se non aveva senso proporre per l’Italia il modello sovietico, ancor meno ne ha proporre oggi quello islamista. Credendo di giustificarsi con l’asserzione secondo cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Con un risultato paradossale: il Partito Democratico neanche si accorge che i nostri reparti ospedalieri vengono dati in gestione – naturalmente senza licitazione – alle cooperative appartenenti alla “Società delle Opere”. Svuotando inoltre la Sanità pubblica dei medici comunisti che l’avevano invasa al tempo del dottor Castellano, e riempiendola invece di confessionalisti. Il che dovrebbe allarmare perfino chi – come certi dirigenti democratici nostrani – pensa solo alla carriera. Mentre però la Sanità viene privatizzata, l’unica preoccupazione dei capi della Sinistra consiste nel sostenere lo Stato Palestinese. Il bello è che il segretario della Federazione ci accusava a suo tempo di ignorare che “la Rivoluzione si fa nel proprio Paese”. A parte il fatto che costui preferiva farla a Belgrado, questo signore dovrebbe rivolgere la sua critica precisamente a chi gli è succeduto. Questi soggetti procedono nella direzione esattamente opposta rispetto a quella su cui cammina la Storia. La cosiddetta Sinistra dovrebbe competere con la Destra dimostrando di rappresentare meglio l’identità italiana, anzi le diverse identità regionali che vengono nuovamente soffocate dal centralismo. Se sapesse farlo, la Sinistra dimostrerebbe di avere assimilato la grande lezione di Gramsci, conquistando l’egemonia, anziché lasciarla – come sta avvenendo – alla parte politica opposta. La Schlein e Conte ritornano invece all’antico costume, consistente nel proporre i mai abbastanza vituperati modelli stranieri. Se il paradigma rappresentato da Stalin era semi-asiatico, quello di Hamas risulta ancora più lontano dalla nostra cultura. La sua proposta produce dunque l’effetto di allontanare la cosiddetta Sinistra non soltanto dalla possibilità di assumere la guida dello Stato, ma anche dalla capacità di rappresentare le aspirazioni della nostra gente. Come può la Schlein, che non sfila alla testa degli operai disoccupati, ma partecipa ai cortei degli omosessuali, andare d’accordo con chi li precipita dai grattacieli? È vero che anche l’affermazione dell’identità islamica confluisce nel processo di emancipazione dei popoli, ma proprio la necessità di contribuirvi dovrebbe indurci a valorizzare quanto esprime la cultura italiana. Che è certamente – almeno in parte – di matrice cristiana, ed anzi cattolica, ma ha saputo esprimere Manzoni, Rosmini e Gioberti. Cioè il cattolicesimo liberale. Nell’ambito della cosiddetta Sinistra, questa tradizione dovrebbe essere rappresentata dall’ex democristiano Renzi. Il quale apparteneva alla corrente di Fanfani. Ora, però, il “rottamatore” propone per l’Italia il modello dell’Arabia Saudita, che può attrarre soltanto chi è a libro paga del principe ereditario. La Boschi faccia attenzione: verrà reclusa in un “harem”, insieme con le altre concubine.

L’autunno si annuncia gravido non soltanto di pioggia, ma anche di crisi economica e sociale. Per non parlare del pericolo di guerra. Se dovessero riaccendersi le ostilità tra Israele e l’Iran, il blocco di Hormuz – scongiurato in occasione degli ultimi scontr…

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Vale la pena ritornare sul tema della “Conferenza Internazionale per la Ricostruzione dell’Ucraina”, ed in particolare sul ruolo di “claqueur” attribuito in tale circostanza alla foltissima rappresentanza dei nostri imprenditori. Ignazio Silone ricorda, in uno dei suoi romanzi — ambientato nel periodo fascista — come il Regime illuse molti giovani meridionali, facendogli credere che il problema della riforma agraria sarebbe stato risolto grazie alla guerra in Abissinia. Per quella guerra tanti poveri ragazzi si arruolarono come “volontari”, trovandovi sovente la morte. La distribuzione ai contadini delle terre appartenenti ai latifondisti, naturalmente, non avvenne. Si fece tuttavia credere ai poveri “cafoni” del Sud che le avrebbero ottenute precisamente in Etiopia, naturalmente dopo averla conquistata. Lo stesso inganno viene oggi consumato ai danni dei nostri titolari di imprese, i quali, non essendo poveri analfabeti diseredati, potrebbero fare a meno di cadervi. Costoro dimostrano invece un’ingenuità veramente incredibile, simile a quella esibita dagli industriali della nostra provincia, accorsi — come abbiamo più volte ricordato — ad applaudire chi annunciava loro la fine della libertà di intrapresa, compensata però dalle commesse di Stato. A queste commesse, ad alcuni viene gentilmente concesso il mercato interno, mentre quelle per la “ricostruzione” dell’Ucraina dipendono dall’andamento delle operazioni militari, nelle quali comunque si getterà anche l’Italia, partecipando alla “Coalizione dei Volenterosi”. Cavour, mandando i Bersaglieri in Crimea, si proponeva di qualificare il Piemonte come rappresentante del futuro Regno d’Italia. Il conte riuscì nell’impresa in quanto la storia procedeva in direzione dell’affermazione degli Stati nazionali. Oggi, però, lo zeitgeist ha preso la direzione esattamente contraria, come paradossalmente dimostra la stessa vicenda dell’Ucraina, la quale non si considera più una regione della Russia e proprio per questo aspira all’indipendenza. Gli imprenditori italiani hanno evidentemente dimenticato — se mai l’abbiano imparata nei loro studi universitari — la lezione impartita da un grande studioso del diritto commerciale, il quale affermava che in tempo di guerra si socializzano le perdite e si privatizzano i profitti, il che esige la nazionalizzazione, per l’appunto, delle attività produttive. Quanti saranno “embedded” in Ucraina dovranno obbedire agli ordini impartiti dallo Stato Maggiore. “L’intendance suivra”, diceva per l’appunto De Gaulle, il quale non era a caso un militare di carriera. Ai nostri imprenditori è riservata piuttosto la funzione della sussistenza. Durante la guerra, il Regime stabilì il cosiddetto “Ammasso del grano”, nonché di altri prodotti agricoli. Quello della barbabietola da zucchero continuò a lungo dopo la Liberazione, finché venne abolito il monopolio di Stato. Alcuni gerarchi si arricchirono illecitamente, rivendendo una parte del grano tolto ai coltivatori sul cosiddetto “mercato nero”, che in simili circostanze diviene inevitabile. Altri, essendo persone oneste, gestirono l’ammasso correttamente. Certi giovani economisti della Lega non sarebbero capaci neanche di questo, ma tale limite non sembra intaccare le loro ambizioni. Non si può affrontare un conflitto senza adottare tutte le misure connesse con l’economia detta per l’appunto di guerra. Pare invece che la spartizione delle cariche, presenti e future, avvenga — da parte della Destra — con l’allegra noncuranza propria dei periodi di “vacche grasse”, che sono però destinate a dimagrire.

Vale la pena ritornare sul tema della “Conferenza Internazionale per la Ricostruzione dell’Ucraina”, ed in particolare sul ruolo di “claqueur” attribuito in tale circostanza alla foltissima rappresentanza dei nostri imprenditori. Ignazio Silone ricorda, in uno…

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E' costume dei politicanti agire in base al motto "passata la festa, gabbato lo santo": in occasione della celebrazione di San Leonardo da Porto Maurizio, si potevano osservare i più alti esponenti locali intenti ad esibire la loro devozione nella nostra "concattedrale", ascoltando le ammonizioni di Monsignor Suetta, incaricato dal collega di Albenga di strigliarli adeguatamente, data la sua migliore conoscenza della realtà imperiese.

MovimentoImpreseItaliane 1 – RIPRISTINO DI UNO STATO DI DIRITTO LIBERAL DEMOCRATICO Lo stato di diritto è venuto meno in Italia da quando – nel silenzio complice di tutti gli organi detti “di garanzia dal Presidente della Repubblica alla Corte Costituzionale, …

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E' costume dei politicanti agire in base al motto "passata la festa, gabbato lo santo": in occasione della celebrazione di San Leonardo da Porto Maurizio, si potevano osservare i più alti esponenti locali intenti ad esibire la loro devozione nella nostra "concattedrale", ascoltando le ammonizioni di Monsignor Suetta, incaricato dal collega di Albenga di strigliarli adeguatamente, data la sua migliore conoscenza della realtà imperiese.

…lega di Albenga di strigliarli adeguatamente, data la sua migliore conoscenza della realtà imperiese. Il vescovo di Ventimiglia ha fatto ricorso in tale circostanza ad una citazione tratta dal "tredicesimo rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo…

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Abbiamo letto attentamente le dichiarazioni rilasciate alla stampa da Claudio Scajola dopo la nomina a Presidente della Provincia. Il "Bassotto" si ritrova in una situazione unica, non soltanto nel contesto italiano, ma anche in quello ben più ampio delle democrazie rappresentative. Le "democrature" sono tutt'altra cosa. L'ex ministro dispone infatti della totalità dei seggi del Consiglio Provinciale, in cui siedono otto suoi seguaci e due rappresentanti dei partiti alleati. Se tale fortuna - ammesso che sia veramente tale - fosse capitata a noi, avremmo rilevato di trovarci nella necessità di fare da oppositori di noi stessi; di escogitare cioè una dialettica che è propria di ogni assemblea rappresentativa: che però, in questo caso, viene a mancare. Non soltanto l'eletto si è ben guardato dall'esprimere tale impegno, ma anzi ha dato l'impressione di volere approfittare della situazione per considerarsi beneficiario di una sorta di assegno in bianco. Eppure, la nostra gente si trova afflitta da problemi concreti angosciosi. Non ci riferiamo nè alla epidemia, il cui contrasto è stato avocato dallo Stato, che lo ha sottratto alla competenza delle Regioni; nè alla chiusura di tante imprese, al dilagare della disoccupazione ed alla disperazione sociale.

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Le vicende del calcio vengono commentate al bar dalla gran parte dei nostri connazionali. E' invece poco usuale udire delle persone che discutono su quelle degli sport detti "archeologici". Ci ha dunque stupito ascoltare un amico discutere sulla contesa che dilania il piccolo ambiente autoreferenziale della politica imperiese. In cui è da tempo in corso una sorta di guerra civile tra i "bassotti", divisi nel partito dello zio ed il partito del nipote. Che non si può definire "nepotista", in quanto tale termine designa una pratica in auge presso i Papi del Rinascimento, volta a favorire il parente più giovane. Nel nostro caso, invece, "l'ossigenato" (come viene soprannominato per il costume di tingersi i capelli) viene fieramente avversato dal congiunto più anziano, più che mai deciso a vendere cara la pelle.

…utere sulla contesa che dilania il piccolo ambiente autoreferenziale della politica imperiese. In cui è da tempo in corso una sorta di guerra civile tra i "bassotti", divisi nel partito dello zio ed il partito del nipote. Che non si può definire "nepotista", i…

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L'articolo con cui Ezio Mauro, su "La Repubblica" del sei aprile, analizza la politica estera della Russia, contiene due affermazioni che ci permettiamo di non condividere. In primo luogo, l'autore afferma che gli occidentali sbagliano ritenendo la Russia declassata irrimediabilmente al rango di una potenza regionale in quanto essi non tengono conto di come la sua dimensione imperiale non sia "una sovrastruttura dello stalinismo, ma un elemento della natura russa, qualcosa di insopprimibile in quanto eterno". Mauro identifica inoltre l'ispirazione dell'attuale politica estera russa "con la teorizzazione putiniana dell'autoritarismo come cultura politica e istituzionale figlia perfetta dei tempi, dopo la stagione esausta della democrazia".

In primo luogo, l'autore afferma che gli occidentali sbagliano ritenendo la Russia declassata irrimediabilmente al rango di una potenza regionale in quanto essi non tengono conto di come la sua dimensione imperiale non sia "una sovrastruttura dello stalinismo,…

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Le vicende del calcio vengono commentate al bar dalla gran parte dei nostri connazionali. E' invece poco usuale udire delle persone che discutono su quelle degli sport detti "archeologici". Ci ha dunque stupito ascoltare un amico discutere sulla contesa che dilania il piccolo ambiente autoreferenziale della politica imperiese. In cui è da tempo in corso una sorta di guerra civile tra i "bassotti", divisi nel partito dello zio ed il partito del nipote. Che non si può definire "nepotista", in quanto tale termine designa una pratica in auge presso i Papi del Rinascimento, volta a favorire il parente più giovane. Nel nostro caso, invece, "l'ossigenato" (come viene soprannominato per il costume di tingersi i capelli) viene fieramente avversato dal congiunto più anziano, più che mai deciso a vendere cara la pelle.

In questo modo, si evita di fare scorrere il sangue, come pure di causare ogni problema diplomatico. Tale "modus procedendi" presenta inoltre il vantaggio consistente nel guadagnare il favore delle popolazioni che subiscono l'invasione. Vi si ricorre in genere…

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Imperia Calcio, Biblioteca Civica e politica locale

Un nostro autorevole lettore ci segnala il mezzo “paginone” dedicato dalla cronaca locale de “Il Secolo XIX” alla presentazione della nuova Imperia. Intesa, questa volta, come squadra di calcio. Campeggia l’immagine imponente del nuovo allenatore Riolfo, chiam…

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Il nostro amico dirigente della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Oneglia ha insistito affinché accettassimo il suo invito a pranzo, che abbiamo accettato con molto piacere, dati gli antichi e mai recisi rapporti esistenti tanto con lui quanto con i suoi carissimi familiari.

…iesa Cattolica, danno tuttavia pienamente ragione alle nostre critiche. Dalle quali il dirigente posto alla guida della delegazione imperiese recatasi in visita a Managua volle a suo tempo prendere polemicamente le distanze. In tale atteggiamento, egli fu spal…

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Abbiamo costretto un Amministratore del Comune di Imperia – persona colta, intelligente e sensibile – a dedicare un’ora del suo tempo prezioso ad ascoltare la spiegazione dei motivi per cui il mai morto “Partito della Selvaggina” è riuscito fino ad ora ad impedire che la nostra Città fosse presente nelle iniziative a sostegno dell’Ucraina.

Abbiamo costretto un Amministratore del Comune di Imperia – persona colta, intelligente e sensibile – a dedicare un’ora del suo tempo prezioso ad ascoltare la spiegazione dei motivi per cui il mai morto “Partito della Selvaggina” è riuscito fino ad ora ad impe…

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Matteo Messina Denaro si è costituito, dopo avere usato ab immemorabili – come si dice in latino – la identità di un complice: il quale – invocando la propria buona fede (!?) - pare sia riuscito addirittura ad evitare una denunzia per favoreggiamento.

…esso della zona di origine, innumerevoli volte setacciata (questo termine ricorre ossessivamente nella cronaca) dalle Forze di Polizia. Le quali non catturavano Messina Denaro, ma in cambio elevavano, come da appositi comunicati – stampa, molte contravvenzioni…

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Imperia, Rivieracqua e Ucraina: satira civile e geopolitica

Un nuovo capitolo si aggiunge alla “Via Crucis” inflitta dalla “Rivieracqua” ai malcapitati cittadini di Imperia. Nove anni or sono, davanti al civico numero 1 di via Diano Calderina, all’altezza della prima curva dello “stradone dei Gorleri” (così lo definire…

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Imperia Calcio, nuovo presidente e giochi di potere locali

Un nuovo personaggio ha fatto irruzione sul palcoscenico della vita pubblica imperiese. In cui il ruolo di primattore non può di certo essere conteso al “Sindaco – Presidente”, ma ugualmente ci si può distinguere, a condizione, naturalmente, di obbedire scrupo…

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