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Risultati per “emancipazione dei popoli”

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Nel 1894, la Francia e l’Inghilterra arrivarono a un passo dalla guerra. Dopo il Trattato di Francoforte, che aveva posto fine alla guerra franco-prussiana, procurando alla Germania i territori contesi dell’Alsazia e della Lorena, il Cancelliere Bismarck, preoccupato dalle tentazioni “revansciste” che covavano negli ambienti nazionalisti di Parigi, decise di lanciare la nazione rivale alla conquista dell’Africa. Costituendo un impero coloniale, la Francia avrebbe appagato le proprie ambizioni e compensato le proprie frustrazioni, allontanando così il pericolo di un nuovo conflitto in Europa. Fu così che le autorità della “Terza Repubblica” concepirono il progetto di saldare da est a ovest i loro domini, collegando Gibuti con l’Africa Occidentale Francese. L’Inghilterra, che già controllava l’Egitto e il Sudan, voleva a sua volta stabilire una continuità territoriale che andasse dal settentrione al meridione, essendo già in possesso del Sudafrica. Avvenne così che gli “Spahis” ingaggiarono una scaramuccia con i Lancieri del Bengala. Salvo gli ufficiali – uno dei quali era addirittura un russo, distaccato presso l’esercito francese – si trattava di soldati extraeuropei. L’unico francese autentico coinvolto nel fatto d’armi, tale capitano Marchand, fu considerato un eroe nazionale. L’impatto sull’opinione pubblica risultò enorme, e la stampa di Parigi, inneggiando ai propri soldati, scatenò un’azione di propaganda bellicista contro la Gran Bretagna. Sei anni dopo, rovesciando tale tendenza, francesi e inglesi stipularono la cosiddetta “Entente Cordiale”. Ricordiamo che l’alleanza che avrebbe combattuto dal 1914 al 1918 venne per l’appunto denominata “Intesa”. Le autorità di Parigi, smaltita la sbornia nazionalista, avevano fatto i loro conti: In primo luogo, la Francia si trovava in condizioni di inferiorità rispetto alla potenza d’oltremanica. In secondo luogo, il contenzioso più importante non riguardava i territori africani, bensì quelli europei. Fedele alla consegna espressa da Léon Gambetta riguardo alla Lorena – “Pensiamoci sempre, non parliamone mai” – la Francia cercava la “revanche” e non rinunciava a riportare il confine sul Reno. Soltanto con l’aiuto dell’Inghilterra questo obiettivo sarebbe risultato possibile, a causa della superiorità territoriale, demografica e industriale dell’Impero tedesco. La possibilità che l’Inghilterra potesse varcare la Manica era determinata dal timore – alimentato costantemente da Londra – dell’esistenza di una potenza egemone sul continente. La Prima guerra mondiale fu dunque decisa nel 1904. Gli anni successivi trascorsero nell’attesa del “casus belli”, caratterizzati da un riarmo frenetico che incrementò l’industria e produsse l’effimero benessere proprio della “Belle Époque”. È facile scorgere le analogie con quanto avvenuto tra il momento in cui Trump ha innalzato i dazi imposti all’Europa e la giornata di ieri, in cui l’Unione si è inchinata all’America in cambio di una “diminuzione dell’aumento”, ma soprattutto impegnandosi, quale contropartita, sia a investire oltre Atlantico, sia – soprattutto – a rinunciare allo sviluppo di una propria industria militare. Le armi verranno naturalmente prodotte, ma negli Stati Uniti, che ce ne imporranno il prezzo. Perché il Vecchio Continente, senza che l’annuncio dell’aumento dei dazi abbia causato una pur effimera ondata di avversione all’America – fummo gli unici, “sans vouloir nous flatter”, a rilevarne la mancanza – si è inchinato alla volontà del “Tycoon”? Come la Francia dell’inizio del XX secolo temeva la Germania e manteneva un contenzioso aperto con Berlino, così l’Unione Europea di oggi ha paura di due nemici: la Russia e l’Islam, di cui il Vecchio Continente sente il fiato sul collo. Non è casuale che, in contemporanea con l’accordo raggiunto in Scozia – dove Trump ha fatto comunque attendere la von der Leyen la fine della sua partita di golf – Israele abbia permesso l’ingresso del cibo a Gaza, ponendo fine alle lamentele umanitarie degli europei. A Netanyahu non interessa far morire di fame i palestinesi, ma piuttosto il controllo territoriale. Quanto alle armi, non essendo prodotte in Europa, potranno essere usate solo nelle guerre autorizzate – o decise – dall’America. Trump ha ricordato come gli F-35 possano perfino venire disattivati a distanza da chi li ha prodotti. La Meloni si rafforza, non avendo neanche partecipato alle pur flebili proteste per l’aumento dei dazi ed essendosi viceversa schierata fin dal principio sulla linea del negoziato, che in sostanza significa una resa dell’Europa alle pretese di Trump. Un’ultima annotazione riguarda i movimenti regionali autonomisti o indipendentisti dell’Europa occidentale. Abbiamo commentato ampiamente come l’edizione di quest’anno delle “Ghjurnate” di Corte segni una rottura definitiva tanto nell’ambito del nazionalismo corso, catalano e basco quanto tra i soggetti radicali di queste regioni e altre realtà ugualmente importanti. A quanto risulta dal programma, mancheranno in questa edizione i rappresentanti di Scozia, Fiandra e soprattutto Irlanda, schierati unanimemente sulla linea del negoziato con le autorità dei rispettivi Stati “nazionali”. Questa frattura rivela innanzitutto che la guerra – pur non risultando imminente – viene ormai considerata inevitabile. Di conseguenza, ciascuno sceglie da che parte stare. C’è chi decide – come abbiamo già rilevato – in base alla logica per cui “i nemici dei miei nemici sono miei amici”, il che porta però talvolta a un errore fatale: schierarsi dalla parte sbagliata. Se dunque risulta sempre necessario valutare attentamente il rapporto di forze tra le parti in conflitto, occorre anche calcolare quello che si instaura con i propri alleati. Un’ipotetica islamizzazione dell’Europa occidentale cancellerebbe completamente quel contesto politico, culturale e giuridico in cui le rivendicazioni autonomistiche – come quella dell’autodeterminazione – possono trovare compimento. Lo stesso vale per la visione “grande russa” che ispira la strategia di Putin. Dugin ha messo in chiaro come il contenzioso con l’Occidente non sia solo né tanto di carattere territoriale. L’ideologo del Cremlino, ispiratore del Presidente e soprattutto del Patriarca, ha chiarito che la Russia rigetta tutto lo sviluppo del pensiero occidentale a partire dal Tomismo, passando per la Riforma protestante, giungendo all’Illuminismo e infine alle nostre attuali scuole politiche. Occorre anche considerare come, al di fuori dell’Occidente, nessuna reale autonomia sia goduta dalle minoranze etniche o religiose, che si trovano di conseguenza nell’alternativa tra insorgere per conquistare l’indipendenza “manu militari” oppure subire la “pulizia etnica”. Solo in Occidente, in un contesto di pieno sviluppo della democrazia rappresentativa, risulta praticabile l’opzione della effettiva autonomia. Questa non soddisfa gli indipendentisti, ma rimane l’unica praticabile nell’attuale contesto internazionale. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, alcuni leader nazionalisti – Chandra Bose in India e Jabotinsky nel futuro Stato di Israele – proposero di allearsi rispettivamente con il Giappone e con la Germania contro l’Inghilterra. Gandhi e Ben Gurion – pur mantenendo aperto il contenzioso con la potenza coloniale dominante – proposero invece la scelta opposta. Il Giappone militarista e la Germania nazista erano entrambi avversi alla causa dell’autodeterminazione dei popoli, ma soprattutto destinati a perdere. La storia diede ragione a chi non ragionava in base al presupposto che necessariamente “i nemici dei miei nemici sono miei amici”. Per questo dissentiamo dalle scelte compiute da “Corsica Nazione”, tanto più avendo constatato come il terrorismo praticato a lungo in Irlanda e nel Paese Basco abbia danneggiato – e non certo aiutato – il progresso dell’autonomia, che rimane anche per noi l’unica meta attualmente praticabile. Nella prospettiva delle restrizioni che verranno imposte ai diritti civili, il rispetto delle identità minoritarie rimane una base acquisita e intangibile su cui si potrà riprendere a costruire nel futuro.

… così che gli “Spahis” ingaggiarono una scaramuccia con i Lancieri del Bengala. Salvo gli ufficiali – uno dei quali era addirittura un russo, distaccato presso l’esercito francese – si trattava di soldati extraeuropei. L’unico francese autentico coinvolto nel …

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Si è svolto a Roma l’ennesimo Convegno di Studi dedicato alla figura di Pier Paolo Pasolini, che abbiamo potuto in parte ascoltare su Radio Radicale. La ricerca sulla figura del grande intellettuale friulano è inesauribile. Non solo in quanto operò in campi molto diversi, ma soprattutto perché oggi più che mai si rivela l’attualità e la visione anticipatrice espressa nella sua opera. Quel che più stupisce è che gli studiosi – pur agendo con scopi ben più nobili rispetto all’aggiudicazione all’una o all’altra parte politica dell’eredità spirituale di Pasolini – si accapigliano per stabilire se egli fosse “di Destra” o “di Sinistra”. In realtà, come tutti i grandi uomini, egli superò già in vita i confini tra queste due appartenenze. Essendo soprattutto cosciente – trattandosi di un uomo radicale nelle sue scelte e nelle sue prese di posizione, ma mai fazioso né intollerante – di come il disastro che riteneva inevitabile avrebbe travolto tutti. Viene in mente, ripensando alla sua unica intervista televisiva, in cui disse di credere nel progresso, ma di non credere nello sviluppo, e soprattutto – aggiunse – “in questo tipo di sviluppo”, il Leopardi diffidente delle “magnifiche sorti e progressive”. Ci fu certamente un settore clericale che si dedicò a demonizzare Pasolini, denunciandolo come blasfemo. Quale in realtà egli fu, in molte delle sue opere cinematografiche, non essendo però certamente motivato dalla volgarità. Né tantomeno dalla volontà di perseguire una notorietà a buon mercato – o peggio un guadagno materiale – quanto perché Pasolini, volendo animare il dibattito sulle idee, era volutamente provocatorio. Laddove, come nell’attività di opinionista – che costituisce indubbiamente la parte migliore del suo lascito culturale – non risultava necessario impattare il pubblico, cioè per l’appunto épater les bourgeois, per indurre a una riflessione (sempre che non fosse fuorviato dalla repulsione piccolo-borghese nei riguardi dello scandalo), le idee di Pasolini hanno manifestato col trascorrere del tempo la loro sconvolgente attualità. Quando si usciva dalla polemica contingente con i censori, mossi tanto da un perbenismo retrogrado quanto da un’insuperabile incapacità di comprensione, le critiche mosse a Pasolini “da Sinistra” rivelavano un ritardo e un’ottusità in fondo ben più gravi di quelle manifestate dalla Destra cattolica. Se Pasolini si schierò con il Partito Comunista, fu in quanto vedeva in questa aggregazione politica l’unico soggetto in grado – se avesse voluto, e se ne fosse stato capace – di organizzare una resistenza delle masse popolari all’omologazione. Questa fu la ragione profonda per la quale Pasolini si schierava all’Opposizione. Si veda, al riguardo, quanto egli scrisse nel famoso articolo detto “delle lucciole”, che costituisce, se non un testamento spirituale, quanto meno un epitaffio per sé stesso. Dobbiamo però domandarci – a nostro modesto avviso – chi in realtà, al di là delle polemiche contingenti, contrastava le idee di Pasolini. Se riusciamo a dare una risposta spassionata e corretta a questo fondamentale quesito, ci accorgiamo che il regista di Casarsa non vedeva una sostanziale differenza di responsabilità, tra i diversi soggetti politici, per la tendenza presa dalla società italiana. Certamente la televisione di Stato – superata però in seguito di molte lunghezze da quella privata, di cui Pasolini non vide la devastazione spirituale indotta nel popolo soltanto perché morì a tempo – aveva svolto un ruolo determinante nel distruggere la cultura popolare italiana. E con essa la nostra identità. O meglio: le nostre identità. Che Pasolini andava inseguendo dove ancora sopravvivevano. Spostando la sua ambientazione dall’estremo Nord, in cui era nato e dove si era formato intellettualmente (le sue prime prove letterarie furono non a caso in lingua regionale), verso il Meridione. I personaggi di Pasolini si espressero dapprima in romanesco, poi in napoletano. Il regista uscì infine dall’ambito italiano, e andò a girare uno dei suoi film nello Yemen. Non essendo attratto da un esotico commerciale da cartolina, bensì perché la cultura popolare vi sopravviveva. E con essa un’identità che è rimasta irriducibile all’omologazione. Se Pasolini fosse ancora vivo, dialogherebbe probabilmente con quegli intellettuali occidentali che sono divenuti musulmani. Non in quanto condividerebbe la loro conversione religiosa, ma perché vedrebbe nella loro scelta un tentativo di resistere all’omologazione. Il Partito Comunista – anche se solo in alcuni momenti e su alcuni temi specifici i suoi rappresentanti ufficiali nel campo della cultura polemizzarono apertamente con Pasolini – non comprese tuttavia quali fossero i motivi profondi per cui l’essere il grande regista un suo “compagno di strada” sussumesse in realtà un disaccordo di fondo. Che non fu mai chiarito. Il Partito – per dirlo brutalmente – era pienamente disposto ad accettare senza alcuna remora l’omologazione, cioè la perdita di ogni identità, pur di essere cooptato nel sistema di potere che già aveva instaurato questa tendenza. Ci fu un momento in cui il dissenso tra Pasolini e i comunisti affiorò, e fu quando il regista si schierò dalla parte degli agenti di polizia che si erano scontrati con gli studenti a Valle Giulia. Non perché gli uni fossero “figli del popolo” e gli altri espressione di una borghesia – quella rappresentata dal cosiddetto “generone” romano – che non era stata neanche in grado di produrre in termini meramente economici, vivendo da parassita ai margini del potere. Se questa fosse stata la motivazione della scelta di Pasolini, avrebbe avuto ragione chi lo accusava, sia pure opportunisticamente, di essere un demagogo. Cosa che l’intellettuale friulano non fu assolutamente mai. Pasolini vedeva negli agenti meridionali dei soggetti che ancora avevano un’identità. Che avrebbero perduto anch’essi, proprio in quanto nessun soggetto politico si preoccupava di difenderla. C’è un’altra presa di posizione di Pasolini che rivela la sua consapevolezza: quella relativa alla scelta dei comunisti di difendere – dapprima prevalentemente, e poi esclusivamente – i diritti individuali. L’uomo arrivò non a caso ad opporsi alla libertà di abortire. Sacrificando, anzi sussumendo completamente, i diritti sociali e collettivi. Prendendo le parti degli omosessuali, anziché dei disoccupati, non si sarebbe comunque evitato il disastro. Quanto meno, però, si sarebbe mantenuto l’unico strumento di cui ancora il popolo disponeva per difendere la propria identità. Che consiste precisamente nella solidarietà collettiva. Per capire quanto le ragioni profonde di Pasolini non consistessero in un’epidermica – benché comprensibile – antipatia nei confronti dei borghesi “de Sinistra” (cui l’uomo preferiva giustamente i sottoproletari delle borgate), quanto piuttosto in una corretta individuazione del soggetto antagonista, basta vedere che fine hanno fatto gli studenti di Valle Giulia. Privi com’erano fin dall’inizio di un’identità culturale – vorremmo dire spirituale – hanno finito per non averne neanche una politica. La Schlein è la loro rappresentante più appropriata, dato che non si pone nessuna domanda di carattere filosofico, bensì solo quella inerente al colore degli abiti. Se Pasolini fosse vivo, la segretaria non chiederebbe lumi a lui, preferendogli la “consulente cromatica”. Un’ultima notazione vorremmo dedicarla al fatto che Pasolini – il quale non era un credente – vedesse nella religione, o meglio nella religiosità popolare, l’unico antidoto all’omologazione destinato a sopravvivere. Il suo Cristo, cui è dedicato il migliore dei film che ha prodotto, venne liquidato dalla Destra come la rappresentazione di un agitatore politico. Malgrado Pasolini non avesse scelto nessuna delle pagine del Vangelo che avrebbero potuto supportare una simile visione. Gesù è viceversa rappresentato precisamente come colui che oppone la sostanza – necessariamente identitaria – della Fede alla sua degenerazione formalistica. Oggi tanto la cosiddetta “Destra” quanto la cosiddetta “Sinistra” non trovano più una loro base. L’aggregazione politica, essendo precisamente fondata su un’identità che entrambe hanno contribuito a distruggere. Rimane il problema di ricostruirla. Nessuno, per ora, sembra porselo, ma dovrà partire necessariamente da qui la ricostruzione di un equilibrio che si è perduto.

…o in lingua regionale), verso il Meridione. I personaggi di Pasolini si espressero dapprima in romanesco, poi in napoletano. Il regista uscì infine dall’ambito italiano, e andò a girare uno dei suoi film nello Yemen. Non essendo attratto da un esotico commerci…

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Due notizie attinenti con la religione illuminano – più di tutte le chiacchiere sulle vicende dei Partiti – la situazione civile dell’Italia.

…o Cesare, se non andiamo errati, mise in bocca ad un popolo sottomesso questa definizione dei Romani: “Ubi solitudinem faciunt, pace appellant”. Sublimando poeticamente lo stesso concetto, Virgilio affermò che al fine di “regere imperio populos” è necessario “…

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Landini si è esibito in piazza del Popolo, evitando l’imbarazzante confronto con uomini ben più prestigiosi di lui: i quali un tempo riempivano piazza San Giovanni, facendo debordare la folla in tutte le vie adiacenti.

…le riuscì a riempire addirittura l’immenso catino del Circo Massimo, suscitando le invidie dei burocrati delle Botteghe Oscure: i quali videro in lui – per giunta sospettandolo ingiustamente – un potenziale rivale, voglioso di contendere la loro “leadership” t…

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Le ultime misure adottate dal Governo per combattere l'epidemia dimostrano un evidente intento divisivo. Se infatti fosse stata disposta la chiusura degli edifici pubblici, il movimento "no vax" avrebbe inevitabilmente coinvolto i loro titolari nelle proteste di piazza, iniziando un conflitto sociale di vaste proporzioni. Ciò avrebbe facilitato la maturazione del movimento, inducedolo ad elaborare un programma in grado di andare oltre la gestione dell'emergenza, acquisendo quella cultura politica di cui fino ad ora i protestatari si sono dimostrati sostanzialmente privi. Evitando di chiudere gli alberghi, i ristoranti ed i bar, il Governo ha viceversa tentato di privarli di una più ampia base sociale, mettendo le basi di un nuovo soggetto politico alternativo. Questo però non significa affatto che gli esercenti - e tutti quanti partecipano alla filiera dei prodotti da essi commercializzati - possano considerarsi al sicuro. La crisi economica, infatti, continuerà - soprattutto per effetto dell'aumento del prezzo dell'energia e delle materie prime - a mietere vittime, e l'impoverimento costituisce l'unica prospettiva per il popolo italiano.

…o però non significa affatto che gli esercenti - e tutti quanti partecipano alla filiera dei prodotti da essi commercializzati - possano considerarsi al sicuro. La crisi economica, infatti, continuerà - soprattutto per effetto dell'aumento del prezzo dell'ener…

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La democrazia è noiosa, mentre la dittatura è divertente. Le istituzioni rappresentative, infatti, vivono di "routine", tanto elettorale quanto amministrativa. Dove invece al popolo non è permesso di esprimersi, si pone il problema di distrarlo, inscenando continuamente degli spettacoli. Si va dal "panem et circenses" del Bsso Impero Romano alle "feste, forche e farina" dei Borboni.

…spettacoli. Si va dal "panem et circenses" del Bsso Impero Romano alle "feste, forche e farina" dei Borboni. In questo metodo di governo, Mussolini fu insuperabile; la sua fu la dittatura di gran lunga più scenografica: i raduni di massa di Hitler e di Stalin …

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Tra quanto sta avvenendo oggi e quanto successe nel 1968 esiste non soltanto una analogia, ma anche una sorta di "fil rouge". Il Concilio, ed i documenti del magistero papale che lo avevano preceduto e seguito proponevano con forza il tema della giustizia sociale e dei diritti dei popoli. La generazione dei giovani di allora fece propri questi obiettivi.

…vano preceduto e seguito proponevano con forza il tema della giustizia sociale e dei diritti dei popoli. La generazione dei giovani di allora fece propri questi obiettivi. La "politique politicienne" li aveva dimenticati, o quanto meno dimostrava di non dispor…

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Mario Draghi conosce molto bene la cultura anglosassone, e dunque è ben conscio dell'importanza e del significato del discorso in cui Winston Churchill, all'inizio della guerra, promise ai suoi connazionali "lacrime, sangue e sudore". Il Presidente del Consiglio si è dunque certamente domandato per quale ragione gli inglesi seguirono disciplinatamente il loro primo ministro. La risposta a questa domanda è ovvia: tutti avevano coscienza della missione affidata in quel momento al loro Paese, che consisteva nel farsi carico della causa della democrazia e della libertà dei popoli. Churchill non ebbe dunque bisogno di fare riferimento a quale sarebbe stata la Gran Bretagna, ed a quale sarebbe stata l'Europa dopo la guerra. I popoli guardavano infatti all'Inghilterra sperando nella liberazione.

…aese, che consisteva nel farsi carico della causa della democrazia e della libertà dei popoli. Churchill non ebbe dunque bisogno di fare riferimento a quale sarebbe stata la Gran Bretagna, ed a quale sarebbe stata l'Europa dopo la guerra. I popoli guardavano i…

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La linea imposta dal Gruppo Editoriale Gedi, anche se vi sono ancora dei giornalisti capaci di difendere la propria indipendenza e la propria professionalità, in grado dunque di andare controcorrente, è ben precisa: visto che Conte è il nuovo Cavour (Scalfari “dixit”), i democratici devono sostenerlo disciplinatamente; “perinde ac cadaver”, come direbbe padre Bergoglio S.J. al “fondatore” quando va a confessarsi.

…è tragico, per i motivi che diremo. Ci preme però sottolineare in primo luogo che Merlo ci considera dei morti di fame, costretti a mendicare le cure gratuite praticate dal medico personale di Grillo. Se l’illustre firma de “La Repubblica” si fosse spinta fino…

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La notizia più importante non è che la Procura della Repubblica di Roma abbia promosso un procedimento penale contro Conte ed una pletora dei suoi ministri; né che tra i reati per cui costoro vengono processati vi sia l’attentato alla Costituzione: il che significa che è attualmente in atto un tentativo di colpo di stato.

…inquirente, ha permesso di constatare che quanto giunto a sua conoscenza configura una evidenza dei reati, tale da esigere la promozione dell’azione penale. Se questa evidenza non fosse stata riscontrata, sarebbe risultato atto ugualmente dovuto l’archiviazion…

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Abbiamo passato tutta la notte alternando il sonno con l’ascolto dei bollettini radiofonici che riferivano le notizie da Bruxelles.

…cente governatore Toti. Questo esito, comunque, non è stato evitato, dato che Massardo, uno dei tanti “papabili” mandati allo sbaraglio dallo stesso partito, tutti puntualmente impallinati dai “pentastellati”, ha rifiutato di ritirarsi, e correrà con l’appoggi…

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Subito dopo la vittoria nella guerra civile contro i "bianchi", seguita alla rivoluzione di ottobre, i bolscevichi organizzarono a Baku un grande congresso dei popoli asiatici, tutti quanti ridotti a quell'epoca in una condizione coloniale o semicoloniale.

… è sagacemente accaparrato un buon numero, memore di quanto era avvenuto quando molti aristocratici di San Pietroiburgo si erano rifugiati nella "città dei fiori". Il nostro amico Biancheri ha trovato una attrazione per il malandato turismo sulla Riviera: veni…

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Nel 1967, la guerra detta "dei sei giorni" coincise con la mobilitazione della sinistra occidentale - non soltanto comunista - per la causa del Vietnam. Il conflitto nel Medio Oriente si collacava in un contesto politico e culturale completamente diverso: non si trattava infatti di un episodio della lotta di liberazione dal colonialismo, bensì del momento culminante dello scontro tra due opposti nazionalismi, quello arabo e quello ebraico. Non a caso l'uomo che aveva mobilitato le masse - non soltanto egiziane - era Nasser, cioè il personaggio che del nazionalismo arabo riassumeva in sè tutte le caratteristiche. Nella sua figura confluivano infatti l'ostilità nei confronti dell'Occidente, insieme con una vaga aspirazione al socialismo: ambedue queste tendenze contribuivano ad orientare la sua politica estera verso l'alleanza con l'Unione Sovietica.

Nel 1967, la guerra detta "dei sei giorni" coincise con la mobilitazione della sinistra occidentale - non soltanto comunista - per la causa del Vietnam. Il conflitto nel Medio Oriente si collacava in un contesto politico e culturale completamente diverso: non …

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Due nostri affezionati lettori ci hanno domandato quale sia stato il ruolo svolto nel supportare a Roma il “Partito della Selvaggina” da Lorenzino De Bernardis, detto “Lorenzaccio” per l’analogia con l’omonimo esponente della Casata dei Medici che uccise nel 1530 il cugino Alessandro, aprendo la via per la successione a Cosimo.

…e cosiddette “Lotte di Liberazione” era stata a lungo fornita dall’ideologia, da qualche tempo la si era sostituita con la spinta identitaria, Il tipo di Ecumenismo – la “Sinistra” lo definiva a suo tempo come Internazionalismo” - in cui credeva Bergoglio risu…

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Le visite a Roma dei Segretari di Stato americani hanno seguito nel dopoguerra due diversi copioni: quando il ministro degli esteri italiano era un "oltranzista" atlantico, detto anche un "bulgaro della NATO", appartenente ad una genia che ebbe quale capostipite Gaetano Martino e proseguì con Giuseppe Saragat, ogni incontro si concludeva con l'immancabile riaffermazione della "completa identità di vedute", che significava l'accettazione supina del punto di vista dell'interlocutore d'oltre Atlantico. Quando invece gli facevano da contraltare uomini come Fanfani, Moro o Nenni, si instaurava immancabilmente una dialettica: che tra Moro e Kissinger sfociò in una aperta incomprensione e diffidenza. In realtà, se si eccettua la Germania, Paese tuttora assoggettato ad occupazione militare da parte dei vincitori occidentali della guerra, la nostra è la nazione più assoggettata - tanto per la sua posizione geografica, quanto soprattutto per appartenere anch'essa al campo dei perdenti - ai vincoli della Alleanza Atlantica. Non è inoltre un segreto per nessuno che dobbiamo ancora rimborsare gli aiuti del "Piano Marshall".

…idente del Consiglio ed il Segretario di Stato sono accomunati dalla visione dell'Italia come ponte tra il nord ed il sud del mondo e aperta verso la causa della emancipazione dei popoli. Nel governo americano di Biden sono ampiamente rappresentati gli uomini …

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I fautori del colonialismo nelle Americhe sono soliti ricorrere ad una comparazione che in apparenza li esonera dall'accusa di essere dei razzisti.

…ostoro dovessero riuscire nel loro intento, gli ebrei verrebbero però confinati nuovamente nel ghetto. Con tanti saluti al principio di eguaglianza. Questo è il punto nodale di tutto il discorso. L'identitarismo ispira attualmente il processo di emancipazione …

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Il Papa, nel corso del Triduo Pasquale, ha parlato in occasione della messa “in coena domini” del Giovedì Santo, ha lasciato la parola a Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia, nel corso della funzione del Venerdì e l’ha ripresa dinnanzi alle poche persone che celebravano con lui la “Via Crucis” commentando l’istituzione dell’Eucarestia e del sacerdozio, Bergoglio ha preso spunto dalla lavanda dei piedi per identificare la missione degli ordinati con il dovere di servire il prossimo: non basta limitarsi ad amministrare i sacramenti, ma occorre provvedere a tutte le necessità – anche materiali – del prossimo.

…diritti aiutando gli altri a raggiungere anch’essi questo obiettivo. Ce lo insegna la storia dell’ultimo secolo, che possiamo leggere come un unico, grande processo di emancipazione dei popoli. Se ci lasciamo coinvolgere dalla tendenza al confessionalismo, al …

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Analisi della chiusura delle fabbriche in Italia, il caso Termoli e Imperia, il ruolo della politica e il futuro dei lavoratori.

…alia in un Paese non più manifatturiero non sembra affatto interessare i dirigenti del Partito “dei Lavoratori” (?!). La cui massima esponente scende in piazza soltanto per solidarizzare con gli omosessuali. Nessuno, beninteso, può accettare che queste persone…

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La Messa celebrata ogni domenica secondo il “Vetus Ordo” nella Chiesa dell’Annunziata, già dei Padri Minimi, ad Imperia Oneglia non costituisce soltanto una celebrazione dell’Eucarestia: naturalmente aperta per sua natura a tutti, ma frequentata abitualmente da un gruppo di persone più o meno esteso a seconda delle circostanze, che può comunque contare su di un numero di componenti collocato tra le trenta e le quaranta persone.

… celebrata ogni domenica secondo il “Vetus Ordo” nella Chiesa dell’Annunziata, già dei Padri Minimi, ad Imperia Oneglia non costituisce soltanto una celebrazione dell’Eucarestia: naturalmente aperta per sua natura a tutti, ma frequentata abitualmente da un gru…

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