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Risultati per “ordine pubblico”

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Geopolitica globale: USA, Iran, Cina e il nuovo ordine mondiale

La conversazione con il nostro amico, in grado di parlare con la Storia, avendo lasciato da tempo l’impegno politico attivo ma mantenendo tuttavia stretti rapporti con molti ambienti qualificati dell’Alta Amministrazione Pubblica, delle Forze Armate e dei dive…

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Dalla repressione alla “democratura” – Editoriale

…ei Carabinieri una direttiva riservata, con cui prescrive alle Autorità preposte alla tutela dell’ordine pubblico l’uso più energico della forza nel reprimere ogni atto o comportamento illegale, che risulta ampiamente prevedibile ed anzi già realizzato a Torin…

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Il giovane e brillante Avvocato Giacomo Varaldo, nostro concittadino onegliese dedito alla benemerita opera di assistenza legale in favore dei connazionali residenti all’estero, ci segnala un caso che merita – per le sue implicazioni – l’attenzione di tutti gli studiosi del Diritto Pubblico.

…Deputato o Senatore eletto all’Estero, trovando la sicura approvazione delle intere Assemblee. Tutti i Paesi Occidentali tendono infatti ad estendere i propri rapporti, non solo di ordine culturale ma anche di carattere giuridico, a quante più persone si senta…

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Le notizie del giorno riguardano la gerarchessa della Amministrazione Provinciale di Savona finita nei guai per avere sistematicamente ignorato la distinzione tra la “Res Publica” e la “Res Priovata”, nonché l’Avvocato di Imperia che esigeva l’onorario dai clienti facendo loro credere che stava svolgendo le proprie funzioni.

Le notizie del giorno riguardano la gerarchessa della Amministrazione Provinciale di Savona finita nei guai per avere sistematicamente ignorato la distinzione tra la “Res Publica” e la “Res Priovata”, nonché l’Avvocato di Imperia che esigeva l’onorario dai cli…

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Fervono, nella Comunità Islamica di Imperia, i preparativi per la grande solennità religiosa dello Aid el Khebir, o semplicemente dello Aid, termini che designano rispettivamente il Giorno del Sacrificio, o il Giorno per eccellenza, commemorativo della mancata uccisione di Isacco da parte di Abramo: il quale – per ordine di Dio – sostituì il figlio con un montone.

…enza, commemorativo della mancata uccisione di Isacco da parte di Abramo: il quale – per ordine di Dio – sostituì il figlio con un montone. Noi abbiamo modestamente suggerito di denominare la festa Aziz Fatnasi Day, posto che il nostro ex vicino di casa disimp…

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Il supplemento letterario de La Stampa di Torino di sabato 11 giugno pubblica due recensioni che – pur riguardando libri ed argomenti molto diversi – svolgono due ragionamenti convergenti: uno è la biografia di Makno, capo della rivolta nazionale ucraina, contrapposto successivamente tanto ai cosiddetti Bianchi – fautori di una restaurazione della monarchia – quanto ai Bolscevichi; Padre Bianchi presenta invece una opera che analizza il conflitto tra le Chiese Ortodosse della Russia e della Ucraina, aperto formalmente con la dichiarazione della autocefalia di questa ultima, ma in realtà originato dalla benedizione impartita dal Patriarca Cirillo alla invasione.

…flitto di coscienza. In questo consiste la differenza con la Russia, dove ben pochi credenti formulano davanti alle prese di posizione di Cirillo qualche obiezione di ordine morale. In Italia, come in Spagna, non mancheranno mai i cattolici contrari al central…

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Nella nostra Città di Imperia vi è un Signore che – grazie al fatto di aver figurato tra i massimi esponenti del locale esercito privato della sua parte politica – è stato assunto con la qualifica di Dirigente presso un Ente Pubblico.

…na, la Quaresima ed il digiuno di Gesù nel deserto della Giudea – otterrà in cambio molti benefici, di ordine tanto morale quanto materiale. I volontari dimostreranno infatti in primo luogo – a quanto ha asserito lo stesso La Russa – la loro fede negli ideali …

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Sergio Saviano ha pubblicato, su La Stampa di Torino del 16 novembre, la propria autodifesa nel processo in cui è apparso a Roma come imputato del reato di ingiurie, avendo definito testualmente bastarda la Meloni.

…to sul lungomare di Salerno, o avendo seguito un funerale a Pordenone: tutti comportamenti che secondo la Meloni possono mettere in pericolo lo ordine pubblico. Più facile commuoversi quando ad uno scrittore di successo si è tappata la bocca. Saviano si è dunq…

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In un nostro precedente articolo, avevamo affermato che gli incendi nelle discariche di spazzatura di Roma erano dolosi, e soprattutto che si inserivano in un piano eversivo, avente lo scopo di causare disordine nella Capitale.

… soprattutto che si inserivano in un piano eversivo, avente lo scopo di causare disordine nella Capitale. Ora queste stesse asserzioni vengono formulate dal competente Assessore del Comune, che ha coniato per tale occasione l’espressione “ecoterrorismo”. In ve…

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La seconda uscita pubblica del movimento "free vax" (l'etichetta di "no vax" viene sdegnosamente respinta, dal momento che alcuni dei suoi stessi dirigenti sono stati inoculati con tre dosi, e lo dichiarano apertamente) nella centrale Piazza Colombo di Sanremo eguaglia praticamente il numero di partecipanti della prima uscita. Il successivo concerto di Povia raccoglie ben millecinquecento spettatori, ma qui c'entra l'impegno civile. I quasi quattrocento che assistono al comizio vengono inoltre da tutta la provincia: sono rappresentate Ventimiglia ed Imperia.

…ciarlatani. Vengono invece usati ampiamente nei loro discorsi due argomenti ben più efficaci: uno, di ordine giuridico, consiste nel denunziare la illegittimità costituzionale delle norme in materia di profilassi imposte dal Governo; l'altro, di carattere vice…

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I giornali italiani pubblicano con risalto le notizie più insignificanti, mentre censurano quelle importanti. Vediamo, per quanto possibile, di rimediare a questa lacuna.

…vvisi sottintende anche normalmente una valutazione pessimistica in merito alla capacità delle autorità di uno Stato estero di assicurare il controllo dell'ordine pubblico. Non possiamo certamente sapere in base a quali elementi si valuti all'estero la situazi…

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La professoressa Paola Severino, che fu ottimo ministro della Giustizia, interviene su “La Repubblica” del primo dicembre sulla “vexata quaestio” del rapporto tra lo Stato e le Regioni. Spiace constatare un dissenso pressoché totale con una studiosa di tale prestigio, la cui conoscenza del diritto pubblico si è certamente corroborata con l’esercizio del governo.

La professoressa Severino prende le mosse da una constatazione certamente corretta e condivisibile: nell’emergenza, risulta necessaria la maggiore unità di indirizzo possibile tra lo Stato e gli enti pubblici territoriali; nel caso delle federazioni, tra l’aut…

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Uno dei principi fondamentali stabiliti dalle norme sul pubblico impiego consiste nel fatto che ad ogni dipendente viene attribuito il diritto – prima ancora del dovere – di prestare la propria attività lavorativa.

…seguenze: sul piano del diritto amministrativo, gli può venire richiesta l’emanazione di un ordine di servizio, e qualora non adempia è ammessa l’impugnazione, anche in sede giurisdizionale, del silenzio-rifiuto; sul piano penale, costui può incorrere nel reat…

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Medio Oriente, Israele e Nuovo Ordine Mondiale | Analisi Geopolitica

Per capire l’attuale congiuntura del Medio Oriente può risultare utile considerare quanto ha scritto recentemente una giornalista araba, il cui articolo viene riferito da “Radio Radicale”. Le affermazioni contenute in questo scritto sono essenzialmente due. In…

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Rogoredo: indagini sull’uccisione e nuove ipotesi investigative

…zione putativa di legittima difesa – di fronte a una situazione in cui i ruoli erano praticamente rovesciati rispetto alla norma: il malvivente rappresentava il potere costituito, e il tutore dell’ordine veniva invece considerato, in pratica, come un intruso, …

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Scontri di Torino e crisi sociale in Italia – Analisi e riflessioni

…a più organizzata e aggressiva era una brigata sedicente “palestinese”, in cui però prevalgono piuttosto nordafricani trapiantati in Italia, la cui parola d’ordine è la scarcerazione di “Hanoun”. La guerra non iniziata — per ora — contro l’Iran ha causato tutt…

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Le città capitali godono spesso di uno “status” giuridico particolare, giustificato in alcuni casi con la necessità di garantire l’imparzialità dell’Amministrazione pubblica centrale e, in altri, con la preoccupazione – da parte del Governo – di temperare gli effetti causati da tensioni politiche e sociali. A ben vedere, le finalità perseguite con l’introduzione di queste norme eccezionali sono fondamentalmente le stesse in entrambi i casi. Mentre le federazioni percepiscono la necessità di far svolgere pacatamente il confronto tra i vari soggetti che le compongono in un luogo a ciò destinato, gli Stati unitari – avendo per loro natura un indirizzo centralistico – tendono a rafforzare il proprio controllo su quel punto del territorio nazionale in cui hanno sede le loro istituzioni. Fino a pochi decenni fa, Parigi non aveva un sindaco. Le funzioni amministrative riguardanti il “Dipartimento della Senna”, il cui territorio coincide con quello della capitale – anche se la conurbazione della “Grande Parigi” si è in seguito estesa fino a comprendere tutti i dipartimenti limitrofi – erano svolte dalla “Prefettura della Città” e dalla “Prefettura di Polizia”. L’anomalia, in base alla quale i parigini non eleggevano il proprio sindaco – lesiva, in linea di principio, del principio di uguaglianza – veniva in parte compensata dal carattere elettivo dei sindaci dei vari circondari (in francese, arrondissements) in cui la città era suddivisa. Questi presentano – a prescindere dal loro “status” amministrativo – caratteristiche molto spiccate, comparabili con quelle delle varie regioni. Tra il Sedicesimo Circondario, abitato dall’alta borghesia, e Ménilmontant, zona tipicamente proletaria, tra Batignolles e il Quartiere Latino, c’era la stessa differenza che esiste tra Belluno e Palermo, o tra Cuneo e Macerata. Quando due parigini si incontrano altrove, si domandano infatti di quale quartiere siano originari. Ora Parigi ha un sindaco, le cui competenze sono state in parte sottratte a quelle dei due prefetti. Questi comunque esistono ancora ed esercitano le funzioni loro attribuite in tutta la Francia. Anche le amministrazioni dei circondari sono sopravvissute alla riforma, per cui ciascun abitante ha due sindaci, uno dei quali sopravvive come una sorta di presidente del consiglio di zona. Gli abitanti di Washington, cioè del Distretto Federale, posto tra il Maryland e la Virginia, fino a qualche anno fa non votavano per il presidente né mandavano propri rappresentanti al Congresso. La stessa amministrazione della città era esercitata dal Governo federale. Permane, di tale condizione, l’assenza del governatore e di un proprio parlamento, di cui è dotato ciascuno degli Stati dell’Unione. Ora il Governo propone alle Camere un emendamento della Costituzione che istituisce un nuovo ente pubblico territoriale. La Repubblica, in base alla Costituzione, si riparte in regioni (alcune delle quali a statuto speciale, altre a statuto ordinario), province e comuni. In realtà, anche alle province di Bolzano e di Trento è attribuito uno “status” giuridico diverso dalle altre, in quanto possono emanare leggi, dette appunto “provinciali”. Il nuovo ente locale sarà “Roma Capitale”. Tale pomposa definizione – retaggio dell’antica grandezza, alla pari dello stemma con la lupa, Romolo e Remo, coronato dal motto S.P.Q.R. (Senatus Populusque Romanus), un tempo posto sulle fiancate degli autobus – era stata escogitata dal sindaco Alemanno. Poco dopo, per una sorta di contrappasso, era scoppiato lo scandalo detto di “Roma Criminale”. Già Mussolini aveva giocato con le parole per appagare il senso di grandezza proprio dei Quiriti: se le altre città avevano un podestà, Roma era governata da un “senatore”. Il Consiglio comunale si riunisce tuttora nella Sala “Giulio Cesare”, in cui campeggia la statua del fondatore dell’Impero, adornata dalle bandiere dei rioni storici. Il Campidoglio è, peraltro, il colle dei Romani, mentre tradizionalmente il Quirinale appartiene allo Stato e il Vaticano alla Chiesa. Sul piano pratico, il sindaco di Roma è un privilegiato tra gli oltre ottomila colleghi sparsi dall’Alpe al Lilibeo. Costui, infatti, ripiana il deficit di bilancio con le “leggi speciali”, cioè con particolari elargizioni attribuite in origine all’Urbe per fronteggiare le spese di rappresentanza, dovute a loro volta alla presenza delle massime istituzioni. In realtà, sul Campidoglio è invalso l’uso di praticare la “allegra finanza”, contando sul soccorso del Ministero di via Venti Settembre. Ora la Meloni ricorre a un emendamento costituzionale per costituire l’ente locale chiamato, per l’appunto, “Roma Capitale”, non solo e non tanto perché la legge suprema non lo prevedeva, quanto anche perché le sue competenze sono equiparabili a quelle attribuite alle regioni a statuto speciale. Queste vengono emanate dallo Stato in quanto le loro attribuzioni legislative e amministrative risultano più ampie di quelle proprie delle regioni a statuto ordinario. Ciò è dovuto, però, in almeno due casi – la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige/Südtirol – a un altro motivo: la concessione di una particolare autonomia riflette gli impegni assunti dall’Italia in base ad atti di diritto internazionale (per la Valle d’Aosta il trattato di pace con la Francia, e per il Trentino-Alto Adige/Südtirol il Patto De Gasperi-Gruber e il successivo cosiddetto “Pacchetto”). Roma, però, è posta nel centro dell’Italia. Per capire la ratio della nuova norma, occorre riferirsi a un aneddoto e a un precedente. Il presidente Ciampi offriva i pranzi di gala riservati ai capi di Stato ospiti nel cosiddetto “Torrino” del Quirinale, su cui sventola la bandiera italiana quando il presidente è in sede. Al levar delle mense, Ciampi portava gli ospiti al balcone, da cui si gode il miglior panorama di Roma. Indicando la cupola di San Pietro, diceva loro che da nessuna delle rispettive sedi di rappresentanza si vedeva la capitale di uno Stato estero. Tale circostanza rendeva molto difficile il suo compito. La controparte, peraltro, non sempre si prestava ad alleviarlo. Anni or sono, monsignor Gaenswein, all’epoca segretario di Benedetto XVI, pubblicò con molta evidenza un articolo su Avvenire, nel quale – esprimendosi formalmente a titolo personale (l’alto prelato è un illustre studioso di diritto e, in quel tempo, teneva cattedra alla Urbaniana) – proponeva l’istituzione di una sovranità condivisa su Roma tra Santa Sede e Repubblica Italiana, elencando le materie che, a suo avviso, si potevano attribuire anche alla competenza del Papa. Noi rispondemmo – inviandogli il nostro testo, che tuttavia non venne riscontrato – osservando come la realizzazione di quanto da lui auspicato comportasse una riforma costituzionale. Quella proposta dalla Meloni non contiene traccia dell’istituzione di una sovranità condivisa con la Santa Sede. Neanche lo statuto del Trentino-Alto Adige/Südtirol fa cenno a una sovranità condivisa con l’Austria: quella dell’Italia non viene dunque formalmente intaccata. Quid juris, però, se nel regolare, per esempio, i beni culturali – cioè i luoghi santi non assegnati già alla Santa Sede dai Patti Lateranensi – si dovrà tener conto di quanto pattuito con il Vaticano? La domanda è lecita, non già in quanto si ravvisi da parte ecclesiastica una particolare tendenza all’ingerenza negli affari italiani – e più specificamente romani – quanto perché la Meloni, più ancora del Papa, ha tutto l’interesse a riservarsi un ambito territoriale munito di uno “status” particolare, in vista delle tensioni che possono manifestarsi tra le varie parti del Paese. Appoggiarsi al Pontefice e soddisfare l’ambizione del Vaticano a restaurare, per quanto possibile, lo status quo ante il 20 settembre configura una mossa tanto astuta quanto spregiudicata. Il “Bassotto”, da parte sua, disegna una particolare condizione di sostanziale extraterritorialità per Oneglia, connessa con la sua vocazione al turismo internazionale di lusso. Gli sceicchi, sbarcando dai loro panfili transoceanici, verranno così protetti da ogni possibile fastidio, tanto derivante dai traffici portuali inquinanti quanto dall’esercizio dell’autorità dello Stato centrale. Più che ad Acapulco, l’uomo sembra ispirarsi al Principato di Monaco, che infatti manda i “cabinati” dei “morti di fame” ad attraccare a Ventimiglia. Il Principe di Monaco è l’ultimo sovrano assoluto in Europa, e il “Bassotto” non fa mistero di volerlo imitare. Di questo passo, la cariocinesi dello Stato può finire per assecondare le sue ambizioni. Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo attende già gli emiri nel suo locale, che dovrà però essere attrezzato per preparare i suoi piatti secondo le regole dell’Islam. Nelle rare circostanze in cui abbiamo soggiornato in grandi hotel, abbiamo notato la scritta: “In questo albergo si serve cibo kosher, certificato dal rabbino del luogo”. Il nostro amico Osvaldo scriverà a sua volta: “In questo ristorante si serve cibo halal, controllato dall’imam Mohammed Bensa”.

…lamento, di cui è dotato ciascuno degli Stati dell’Unione. Ora il Governo propone alle Camere un emendamento della Costituzione che istituisce un nuovo ente pubblico territoriale. La Repubblica, in base alla Costituzione, si riparte in regioni (alcune delle qu…

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Le Pubbliche Relazioni della Presidenza del Consiglio attribuiscono naturalmente un carattere “storico” all’incontro tra il Papa e la Meloni. In realtà, la Signora della Garbatella è la tipica provinciale che si ritiene importante solo perché – uscendo dall’ambito ristretto delle sue originarie frequentazioni – si trova proiettata in un ambito internazionale. Il Doge di Genova Francesco Maria Imperiale Lercari, essendo stato invitato nel 1686 nella Reggia di Versailles (la “Superba” si trovava all’epoca in una condizione di sostanziale vassallaggio dalla Francia), alla domanda su che cosa lo avesse colpito di più di quella splendida dimora, rispose con la famosa frase: “Mi chi”. Che testimonia l’icasticità della nostra lingua regionale e significa: “Il fatto che un poveraccio come me si trovi in questo luogo”. I rapporti formali tra lo Stato italiano e la Santa Sede datano dal 1929. Prima di quella data, il Vaticano si era ostinato a ignorare l’Italia unita, nella speranza – coltivata fino alla Grande Guerra – che questa compagine, sostanzialmente debole, venisse prima o poi travolta nel grande gioco tra le Potenze d’Europa. È vero che dopo la rotta di Caporetto la Chiesa aveva salvato l’Unità Nazionale – come avrebbe fatto in seguito anche l’8 settembre – ma l’esistenza dello Stato italiano aveva finito per essere considerata il male minore. Dovendosi preferire al caos in cui stava precipitando l’intero Continente. Non si dimentichi che Caporetto precede di pochi giorni la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, dove la monarchia dei Romanov – precedendo quelle degli Asburgo e degli Hohenzollern – era già stata abbattuta dalla Rivoluzione di Febbraio. L’esito della Grande Guerra propiziò dunque la stipula dei Patti Lateranensi. Considerati dalla parte ecclesiastica come un primo passo in vista di una completa restaurazione delle prerogative temporali del Papato. Che, nel secondo dopoguerra, avrebbe sostanzialmente assunto la guida dello Stato italiano per il tramite della Democrazia Cristiana. La visita della Meloni al Papa avviene in un momento paragonabile, per molti versi, al 1929. Quando Mussolini e il cardinale Gasparri firmarono l’intesa tra Italia e Santa Sede, i traumi determinati dalla Prima Guerra Mondiale e dalla successiva guerra civile, vinta dal Fascismo, erano appena superati. Oggi l’affermazione elettorale della Meloni e la sua tendenza a instaurare un nuovo regime chiudono un’altra fase storica di crisi e di transizione, iniziata con la caduta della Prima Repubblica. Che ha segnato anche quella della Democrazia Cristiana. Questo partito venne abbandonato al suo destino proprio dal Papa polacco, che pure era stato appoggiato dai governi italiani nella rivendicazione dell’indipendenza per il suo Paese d’origine. Era tuttavia maturata, sulla sponda destra del Tevere, la persuasione che fosse necessario cercare altri strumenti per esercitare l’influenza della Chiesa sulla società e sullo Stato italiano. I cattolici liberali confluiti nel Partito Democratico hanno fatto la fine dei “Popolari”. Mentre la Democrazia Cristiana venne liquidata dopo un lungo periodo di gestione del potere, i Democratici – come a suo tempo i seguaci di Don Sturzo – sono stati un’effimera meteora, destinata ad avere vita breve. Coincidente con i pochi anni in cui l’Italia – venuto meno il suo anteriore equilibrio – ne cercava uno nuovo. Il Partito Popolare avrebbe potuto sopravvivere ed esercitare un ruolo di governo soltanto qualora la crisi dello Stato liberale – iniziata nel 1918, anzi con lo scoppio della guerra e il successivo intervento – avesse avuto uno sbocco democratico, e non autoritario. Lo stesso si può affermare in riferimento al processo iniziato con la caduta del Muro di Berlino. Se, a partire dalla vittoria nella Grande Guerra, si erano appropriati della conduzione dello Stato quanti rappresentavano per l’appunto le correnti nazionaliste e interventiste, rafforzate dalla massa d’urto costituita dagli ex combattenti, dopo la fine del comunismo era inevitabile che la tendenza prevalente in Europa avrebbe favorito gli elementi anticomunisti più radicali. In un nostro scritto precedente, abbiamo ricordato come Sassoli si dedicasse a picconare il Muro di Berlino quando era già caduto. Se lo avesse fatto prima, adesso avremmo al governo il suo partito, e non quello della Meloni. La quale, sbaragliati gli oppositori – divisi su tutto salvo che sul rifiuto del nuovo regime, esattamente come era avvenuto nel caso degli “Aventiniani” – può negoziare da posizioni di forza con il Papa. Mantenendo quelle prerogative che lo Stato aveva acquisito fin dall’introduzione del divorzio. Non è casuale che la Destra, dovendo necessariamente legiferare sull’eutanasia, lo faccia nei termini definiti dalla nota sentenza della Consulta. Che esprime il principio in base al quale la legislazione dello Stato non deve coincidere con il precetto di una specifica confessione religiosa. Il Vaticano non pare opporsi alla nuova legge, che giunge peraltro a chiudere il ciclo iniziato con quella sul divorzio. Anziché persistere nella difesa dello Stato confessionale, la Chiesa di Leone XIV si muove su tutt’altro terreno. Costituito dall’espansione della sua influenza sulla società. La Meloni rimane dunque padrona di uno Stato che, sulla società, tanto meno influisce quanto più diviene autoritario: ancora in grado, come tale, di imporre ai consociati una disciplina formale, ma senza influire sui loro orientamenti più profondi. Alla fine della parabola dello Stato unitario, risulterà vincente chi avrà saputo, da una parte, formare le nuove generazioni, e dall’altra mantenere la coesione del tessuto sociale. Ecco dunque la Meloni portare in omaggio al Papa – che naturalmente lo gradisce, e fonda su questa concessione il nuovo “modus vivendi” con lo Stato – l’applicazione sistematica del cosiddetto “principio di sussidiarietà”. Con cui si trasferiscono a soggetti di diritto privato di orientamento cattolico le scuole e gli ospedali. Ce n’è abbastanza per non lamentarsi se lo Stato risulta negligente nel trasferire alla Chiesa i fondi dell’Otto per Mille. Che possono dunque ritardare, ed anche diminuire, quando in favore della parte ecclesiastica si costituiscono nuove fonti di entrate, cui corrisponde un’influenza sempre maggiore sulla società. In cambio di questa concessione, il Papa può tranquillamente scaricare i cattolici democratici, esattamente come aveva fatto Pio XI con i “Popolari”. L’influenza acquisita direttamente dalla Chiesa grazie alle clausole del Concordato superava ampiamente quella esercitata da un partito di ispirazione cattolica. Oggi si ripete la stessa situazione. Con la differenza che l’accresciuta influenza della Chiesa sulla società si inserisce nell’ambito di quel disegno “carolingio” in base al quale il Papa intende fare della Chiesa il riferimento dell’identità europea occidentale. La Chiesa e lo Stato possono facilmente accordarsi, perché le prospettive in cui si collocano hanno tempi ed ambiti diversi.

Le Pubbliche Relazioni della Presidenza del Consiglio attribuiscono naturalmente un carattere “storico” all’incontro tra il Papa e la Meloni. In realtà, la Signora della Garbatella è la tipica provinciale che si ritiene importante solo perché – uscendo dall’am…

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Quanto avvenuto negli Stati Uniti rivela come il processo di disgregazione degli Stati nazionali dell’Occidente non soltanto sia già iniziato, ma si trovi in uno stadio più avanzato di quanto l’opinione pubblica – specialmente quella composta da profani del Diritto – possa percepire.

Quanto avvenuto negli Stati Uniti rivela come il processo di disgregazione degli Stati nazionali dell’Occidente non soltanto sia già iniziato, ma si trovi in uno stadio più avanzato di quanto l’opinione pubblica – specialmente quella composta da profani del Di…

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La Salis – omettendo di rispondere alle intimidazioni pronunziate da tutti i dirigenti della Destra, i quali pretendono che il Comune di Genova si conformi senza obiezioni ai progetti del Governo relativi alle Grandi Opere, senza esercitare le competenze attribuite dalla Legge all’Ente Pubblico che è chiamata a dirigere ed a rappresentare - prende possesso della sua carica esibendo un vestito molto elegante.

…i alle Grandi Opere, senza esercitare le competenze attribuite dalla Legge all’Ente Pubblico che è chiamata a dirigere ed a rappresentare - prende possesso della sua carica esibendo un vestito molto elegante. Dimenticando, evidentemente, che un Sindaco si valu…

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