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Risultati per “politica imperiese”

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Abbiamo già scritto abbondantemente sul metodo di tante manifestazioni, cui si è aggiunta l’aggressione da parte dei Centri Sociali di Torino ai danni della Polizia: può anche darsi che a Pisa si sia commesso un errore usando la forza contro chi dimostrava in modo pacifico, ma si trattava pur sempre di persone che stavano commettendo un reato.

…non autorizzata. La Schlein omette però di ricordare ai suoi seguaci che ogni azione politica deve essere compiuta nell’ambito della legalità. Questa regola vale fino a quando esiste lo Stato di Diritto. Dove invece si è instaurata una dittatura, dove non si p…

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La Opposizione imperiese versa nel marasma più completo.

…corso al Tribunale viene autorevolmente patrocinato, in veste di Avvocato, da una esponente di tale forza politica. Questa Signora non è naturalmente tenuta a conformare le sue scelte professionali con la disciplina di Partito. Qualora però fosse stato proprio…

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La spaccatura nella Destra imperiese, in vista del voto amministrativo, si sta aggravando, al punto di assumere le caratteristiche di una nuova guerra civile, tanto più disastrosa non essendosi ancora rimarginate le ferite aperte dal sanguinoso conflitto tra lo Zio e il Nipote.

La spaccatura nella Destra imperiese, in vista del voto amministrativo, si sta aggravando, al punto di assumere le caratteristiche di una nuova guerra civile, tanto più disastrosa non essendosi ancora rimarginate le ferite aperte dal sanguinoso conflitto tra l…

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Il nostro amico dirigente della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Oneglia ha insistito affinché accettassimo il suo invito a pranzo, che abbiamo accettato con molto piacere, dati gli antichi e mai recisi rapporti esistenti tanto con lui quanto con i suoi carissimi familiari.

…ssunto nel contenzioso ideologico con il Partito al potere – allora come oggi – nel Paese di adozione. Che tale forza politica scelga di permanere nella ortodossia marxista – leninista, assimilata dai suoi ideologi nel corso dei loro studi presso la Università…

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Il Parlamento italiano ha compiuto un atto politico irreversibile, che si può paragonare per importanza alla decisione di entrare in guerra assunta il 24 maggio del 1915, dichiarandosi pienamente solidale con l’Ucraina.

…istra per avere ricordato come in Europa Orientale venissero negate quelle libertà – che questa parte politica definiva spregiativamente “borghesi” – già consolidate nella nostra parte del Continente. I popoli dell’Est erano privati d’altronde anche del diritt…

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Si è svolto a Roma l’ennesimo Convegno di Studi dedicato alla figura di Pier Paolo Pasolini, che abbiamo potuto in parte ascoltare su Radio Radicale. La ricerca sulla figura del grande intellettuale friulano è inesauribile. Non solo in quanto operò in campi molto diversi, ma soprattutto perché oggi più che mai si rivela l’attualità e la visione anticipatrice espressa nella sua opera. Quel che più stupisce è che gli studiosi – pur agendo con scopi ben più nobili rispetto all’aggiudicazione all’una o all’altra parte politica dell’eredità spirituale di Pasolini – si accapigliano per stabilire se egli fosse “di Destra” o “di Sinistra”. In realtà, come tutti i grandi uomini, egli superò già in vita i confini tra queste due appartenenze. Essendo soprattutto cosciente – trattandosi di un uomo radicale nelle sue scelte e nelle sue prese di posizione, ma mai fazioso né intollerante – di come il disastro che riteneva inevitabile avrebbe travolto tutti. Viene in mente, ripensando alla sua unica intervista televisiva, in cui disse di credere nel progresso, ma di non credere nello sviluppo, e soprattutto – aggiunse – “in questo tipo di sviluppo”, il Leopardi diffidente delle “magnifiche sorti e progressive”. Ci fu certamente un settore clericale che si dedicò a demonizzare Pasolini, denunciandolo come blasfemo. Quale in realtà egli fu, in molte delle sue opere cinematografiche, non essendo però certamente motivato dalla volgarità. Né tantomeno dalla volontà di perseguire una notorietà a buon mercato – o peggio un guadagno materiale – quanto perché Pasolini, volendo animare il dibattito sulle idee, era volutamente provocatorio. Laddove, come nell’attività di opinionista – che costituisce indubbiamente la parte migliore del suo lascito culturale – non risultava necessario impattare il pubblico, cioè per l’appunto épater les bourgeois, per indurre a una riflessione (sempre che non fosse fuorviato dalla repulsione piccolo-borghese nei riguardi dello scandalo), le idee di Pasolini hanno manifestato col trascorrere del tempo la loro sconvolgente attualità. Quando si usciva dalla polemica contingente con i censori, mossi tanto da un perbenismo retrogrado quanto da un’insuperabile incapacità di comprensione, le critiche mosse a Pasolini “da Sinistra” rivelavano un ritardo e un’ottusità in fondo ben più gravi di quelle manifestate dalla Destra cattolica. Se Pasolini si schierò con il Partito Comunista, fu in quanto vedeva in questa aggregazione politica l’unico soggetto in grado – se avesse voluto, e se ne fosse stato capace – di organizzare una resistenza delle masse popolari all’omologazione. Questa fu la ragione profonda per la quale Pasolini si schierava all’Opposizione. Si veda, al riguardo, quanto egli scrisse nel famoso articolo detto “delle lucciole”, che costituisce, se non un testamento spirituale, quanto meno un epitaffio per sé stesso. Dobbiamo però domandarci – a nostro modesto avviso – chi in realtà, al di là delle polemiche contingenti, contrastava le idee di Pasolini. Se riusciamo a dare una risposta spassionata e corretta a questo fondamentale quesito, ci accorgiamo che il regista di Casarsa non vedeva una sostanziale differenza di responsabilità, tra i diversi soggetti politici, per la tendenza presa dalla società italiana. Certamente la televisione di Stato – superata però in seguito di molte lunghezze da quella privata, di cui Pasolini non vide la devastazione spirituale indotta nel popolo soltanto perché morì a tempo – aveva svolto un ruolo determinante nel distruggere la cultura popolare italiana. E con essa la nostra identità. O meglio: le nostre identità. Che Pasolini andava inseguendo dove ancora sopravvivevano. Spostando la sua ambientazione dall’estremo Nord, in cui era nato e dove si era formato intellettualmente (le sue prime prove letterarie furono non a caso in lingua regionale), verso il Meridione. I personaggi di Pasolini si espressero dapprima in romanesco, poi in napoletano. Il regista uscì infine dall’ambito italiano, e andò a girare uno dei suoi film nello Yemen. Non essendo attratto da un esotico commerciale da cartolina, bensì perché la cultura popolare vi sopravviveva. E con essa un’identità che è rimasta irriducibile all’omologazione. Se Pasolini fosse ancora vivo, dialogherebbe probabilmente con quegli intellettuali occidentali che sono divenuti musulmani. Non in quanto condividerebbe la loro conversione religiosa, ma perché vedrebbe nella loro scelta un tentativo di resistere all’omologazione. Il Partito Comunista – anche se solo in alcuni momenti e su alcuni temi specifici i suoi rappresentanti ufficiali nel campo della cultura polemizzarono apertamente con Pasolini – non comprese tuttavia quali fossero i motivi profondi per cui l’essere il grande regista un suo “compagno di strada” sussumesse in realtà un disaccordo di fondo. Che non fu mai chiarito. Il Partito – per dirlo brutalmente – era pienamente disposto ad accettare senza alcuna remora l’omologazione, cioè la perdita di ogni identità, pur di essere cooptato nel sistema di potere che già aveva instaurato questa tendenza. Ci fu un momento in cui il dissenso tra Pasolini e i comunisti affiorò, e fu quando il regista si schierò dalla parte degli agenti di polizia che si erano scontrati con gli studenti a Valle Giulia. Non perché gli uni fossero “figli del popolo” e gli altri espressione di una borghesia – quella rappresentata dal cosiddetto “generone” romano – che non era stata neanche in grado di produrre in termini meramente economici, vivendo da parassita ai margini del potere. Se questa fosse stata la motivazione della scelta di Pasolini, avrebbe avuto ragione chi lo accusava, sia pure opportunisticamente, di essere un demagogo. Cosa che l’intellettuale friulano non fu assolutamente mai. Pasolini vedeva negli agenti meridionali dei soggetti che ancora avevano un’identità. Che avrebbero perduto anch’essi, proprio in quanto nessun soggetto politico si preoccupava di difenderla. C’è un’altra presa di posizione di Pasolini che rivela la sua consapevolezza: quella relativa alla scelta dei comunisti di difendere – dapprima prevalentemente, e poi esclusivamente – i diritti individuali. L’uomo arrivò non a caso ad opporsi alla libertà di abortire. Sacrificando, anzi sussumendo completamente, i diritti sociali e collettivi. Prendendo le parti degli omosessuali, anziché dei disoccupati, non si sarebbe comunque evitato il disastro. Quanto meno, però, si sarebbe mantenuto l’unico strumento di cui ancora il popolo disponeva per difendere la propria identità. Che consiste precisamente nella solidarietà collettiva. Per capire quanto le ragioni profonde di Pasolini non consistessero in un’epidermica – benché comprensibile – antipatia nei confronti dei borghesi “de Sinistra” (cui l’uomo preferiva giustamente i sottoproletari delle borgate), quanto piuttosto in una corretta individuazione del soggetto antagonista, basta vedere che fine hanno fatto gli studenti di Valle Giulia. Privi com’erano fin dall’inizio di un’identità culturale – vorremmo dire spirituale – hanno finito per non averne neanche una politica. La Schlein è la loro rappresentante più appropriata, dato che non si pone nessuna domanda di carattere filosofico, bensì solo quella inerente al colore degli abiti. Se Pasolini fosse vivo, la segretaria non chiederebbe lumi a lui, preferendogli la “consulente cromatica”. Un’ultima notazione vorremmo dedicarla al fatto che Pasolini – il quale non era un credente – vedesse nella religione, o meglio nella religiosità popolare, l’unico antidoto all’omologazione destinato a sopravvivere. Il suo Cristo, cui è dedicato il migliore dei film che ha prodotto, venne liquidato dalla Destra come la rappresentazione di un agitatore politico. Malgrado Pasolini non avesse scelto nessuna delle pagine del Vangelo che avrebbero potuto supportare una simile visione. Gesù è viceversa rappresentato precisamente come colui che oppone la sostanza – necessariamente identitaria – della Fede alla sua degenerazione formalistica. Oggi tanto la cosiddetta “Destra” quanto la cosiddetta “Sinistra” non trovano più una loro base. L’aggregazione politica, essendo precisamente fondata su un’identità che entrambe hanno contribuito a distruggere. Rimane il problema di ricostruirla. Nessuno, per ora, sembra porselo, ma dovrà partire necessariamente da qui la ricostruzione di un equilibrio che si è perduto.

… agendo con scopi ben più nobili rispetto all’aggiudicazione all’una o all’altra parte politica dell’eredità spirituale di Pasolini – si accapigliano per stabilire se egli fosse “di Destra” o “di Sinistra”. In realtà, come tutti i grandi uomini, egli superò gi…

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Le Pubbliche Relazioni della Presidenza del Consiglio attribuiscono naturalmente un carattere “storico” all’incontro tra il Papa e la Meloni. In realtà, la Signora della Garbatella è la tipica provinciale che si ritiene importante solo perché – uscendo dall’ambito ristretto delle sue originarie frequentazioni – si trova proiettata in un ambito internazionale. Il Doge di Genova Francesco Maria Imperiale Lercari, essendo stato invitato nel 1686 nella Reggia di Versailles (la “Superba” si trovava all’epoca in una condizione di sostanziale vassallaggio dalla Francia), alla domanda su che cosa lo avesse colpito di più di quella splendida dimora, rispose con la famosa frase: “Mi chi”. Che testimonia l’icasticità della nostra lingua regionale e significa: “Il fatto che un poveraccio come me si trovi in questo luogo”. I rapporti formali tra lo Stato italiano e la Santa Sede datano dal 1929. Prima di quella data, il Vaticano si era ostinato a ignorare l’Italia unita, nella speranza – coltivata fino alla Grande Guerra – che questa compagine, sostanzialmente debole, venisse prima o poi travolta nel grande gioco tra le Potenze d’Europa. È vero che dopo la rotta di Caporetto la Chiesa aveva salvato l’Unità Nazionale – come avrebbe fatto in seguito anche l’8 settembre – ma l’esistenza dello Stato italiano aveva finito per essere considerata il male minore. Dovendosi preferire al caos in cui stava precipitando l’intero Continente. Non si dimentichi che Caporetto precede di pochi giorni la Rivoluzione d’Ottobre in Russia, dove la monarchia dei Romanov – precedendo quelle degli Asburgo e degli Hohenzollern – era già stata abbattuta dalla Rivoluzione di Febbraio. L’esito della Grande Guerra propiziò dunque la stipula dei Patti Lateranensi. Considerati dalla parte ecclesiastica come un primo passo in vista di una completa restaurazione delle prerogative temporali del Papato. Che, nel secondo dopoguerra, avrebbe sostanzialmente assunto la guida dello Stato italiano per il tramite della Democrazia Cristiana. La visita della Meloni al Papa avviene in un momento paragonabile, per molti versi, al 1929. Quando Mussolini e il cardinale Gasparri firmarono l’intesa tra Italia e Santa Sede, i traumi determinati dalla Prima Guerra Mondiale e dalla successiva guerra civile, vinta dal Fascismo, erano appena superati. Oggi l’affermazione elettorale della Meloni e la sua tendenza a instaurare un nuovo regime chiudono un’altra fase storica di crisi e di transizione, iniziata con la caduta della Prima Repubblica. Che ha segnato anche quella della Democrazia Cristiana. Questo partito venne abbandonato al suo destino proprio dal Papa polacco, che pure era stato appoggiato dai governi italiani nella rivendicazione dell’indipendenza per il suo Paese d’origine. Era tuttavia maturata, sulla sponda destra del Tevere, la persuasione che fosse necessario cercare altri strumenti per esercitare l’influenza della Chiesa sulla società e sullo Stato italiano. I cattolici liberali confluiti nel Partito Democratico hanno fatto la fine dei “Popolari”. Mentre la Democrazia Cristiana venne liquidata dopo un lungo periodo di gestione del potere, i Democratici – come a suo tempo i seguaci di Don Sturzo – sono stati un’effimera meteora, destinata ad avere vita breve. Coincidente con i pochi anni in cui l’Italia – venuto meno il suo anteriore equilibrio – ne cercava uno nuovo. Il Partito Popolare avrebbe potuto sopravvivere ed esercitare un ruolo di governo soltanto qualora la crisi dello Stato liberale – iniziata nel 1918, anzi con lo scoppio della guerra e il successivo intervento – avesse avuto uno sbocco democratico, e non autoritario. Lo stesso si può affermare in riferimento al processo iniziato con la caduta del Muro di Berlino. Se, a partire dalla vittoria nella Grande Guerra, si erano appropriati della conduzione dello Stato quanti rappresentavano per l’appunto le correnti nazionaliste e interventiste, rafforzate dalla massa d’urto costituita dagli ex combattenti, dopo la fine del comunismo era inevitabile che la tendenza prevalente in Europa avrebbe favorito gli elementi anticomunisti più radicali. In un nostro scritto precedente, abbiamo ricordato come Sassoli si dedicasse a picconare il Muro di Berlino quando era già caduto. Se lo avesse fatto prima, adesso avremmo al governo il suo partito, e non quello della Meloni. La quale, sbaragliati gli oppositori – divisi su tutto salvo che sul rifiuto del nuovo regime, esattamente come era avvenuto nel caso degli “Aventiniani” – può negoziare da posizioni di forza con il Papa. Mantenendo quelle prerogative che lo Stato aveva acquisito fin dall’introduzione del divorzio. Non è casuale che la Destra, dovendo necessariamente legiferare sull’eutanasia, lo faccia nei termini definiti dalla nota sentenza della Consulta. Che esprime il principio in base al quale la legislazione dello Stato non deve coincidere con il precetto di una specifica confessione religiosa. Il Vaticano non pare opporsi alla nuova legge, che giunge peraltro a chiudere il ciclo iniziato con quella sul divorzio. Anziché persistere nella difesa dello Stato confessionale, la Chiesa di Leone XIV si muove su tutt’altro terreno. Costituito dall’espansione della sua influenza sulla società. La Meloni rimane dunque padrona di uno Stato che, sulla società, tanto meno influisce quanto più diviene autoritario: ancora in grado, come tale, di imporre ai consociati una disciplina formale, ma senza influire sui loro orientamenti più profondi. Alla fine della parabola dello Stato unitario, risulterà vincente chi avrà saputo, da una parte, formare le nuove generazioni, e dall’altra mantenere la coesione del tessuto sociale. Ecco dunque la Meloni portare in omaggio al Papa – che naturalmente lo gradisce, e fonda su questa concessione il nuovo “modus vivendi” con lo Stato – l’applicazione sistematica del cosiddetto “principio di sussidiarietà”. Con cui si trasferiscono a soggetti di diritto privato di orientamento cattolico le scuole e gli ospedali. Ce n’è abbastanza per non lamentarsi se lo Stato risulta negligente nel trasferire alla Chiesa i fondi dell’Otto per Mille. Che possono dunque ritardare, ed anche diminuire, quando in favore della parte ecclesiastica si costituiscono nuove fonti di entrate, cui corrisponde un’influenza sempre maggiore sulla società. In cambio di questa concessione, il Papa può tranquillamente scaricare i cattolici democratici, esattamente come aveva fatto Pio XI con i “Popolari”. L’influenza acquisita direttamente dalla Chiesa grazie alle clausole del Concordato superava ampiamente quella esercitata da un partito di ispirazione cattolica. Oggi si ripete la stessa situazione. Con la differenza che l’accresciuta influenza della Chiesa sulla società si inserisce nell’ambito di quel disegno “carolingio” in base al quale il Papa intende fare della Chiesa il riferimento dell’identità europea occidentale. La Chiesa e lo Stato possono facilmente accordarsi, perché le prospettive in cui si collocano hanno tempi ed ambiti diversi.

Le Pubbliche Relazioni della Presidenza del Consiglio attribuiscono naturalmente un carattere “storico” all’incontro tra il Papa e la Meloni. In realtà, la Signora della Garbatella è la tipica provinciale che si ritiene importante solo perché – uscendo dall’am…

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Si può cogliere un parallelo tra l’adulazione con cui da una parte tutta la stampa di Destra commenta gli asseriti esiti incontro tra la Meloni e Trump, e dall’altra parte il profluvio di annunzi che bombardano i cittadini imperiesi, riguardanti naturalmente le cosiddette “Opere del Regime”.

… dal suo insediamento, la Signora della Garbatella ha praticato nei riguardi dell’ambiente cattolico la cosiddetta “politica del carciofo”, favorendo con ogni sorta di prebende - non sempre elargite in conformità con la Legge – quel settore che si opponeva, si…

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Dobbiamo purtroppo segnalare ai nostri lettori e a chi di dovere (le Autorità di Polizia sono state immediatamente avvertite, e l’intervento della Benemerita è risultato particolarmente tempestivo ed efficace), che è avvenuta - dopo il tentativo di aggressione fisica consumato nei giorni scorsi - una nuova gravissima provocazione.

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I grandi giornalisti di un tempo, quando erano inviati dal Direttore in un Paese straniero per riferire ai lettori della situazione politica locale – il che avveniva solitamente in quanto la loro Nazione di origine doveva coltivarvi i propri interessi - iniziavano regolarmente l’articolo con queste parole: “L’autista del taxi che mi ha portato dall’aeroporto fino in albergo ha detto che…”.

…ati dal Direttore in un Paese straniero per riferire ai lettori della situazione politica locale – il che avveniva solitamente in quanto la loro Nazione di origine doveva coltivarvi i propri interessi - iniziavano regolarmente l’articolo con queste parole: “L’…

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L’Unità, nei tempi in cui la dirigeva l’eretico Pietro Ingrao, veniva considerata la “Marina” del Partito Comunista, dovendo affrontare il mare aperto del dibattito politico per compiere le azioni più spericolate.

…e è destinata a superare – la popolazione ebraica. Gli Arabi residenti nei territori occupati sono però esclusi dalla rappresentanza politica. Se anche volessimo accettare il paradosso in base al quale Israele non si può di conseguenza qualificare come uno Sta…

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Nel precedente articolo, abbiamo considerato come l’unica ispirazione della politica occidentale e delle strategie con cui si cerca di vincere – o quanto meno di non perdere – le guerre in corso, venga fornita dagli Israeliti.

…i abbiano autorizzato il “Governatore” a riunire in villa non solo i colleghi della Giunta, ma anche i vertici della sua parte politica. Rischiando che proprio in occasione di tali conciliaboli la reiterazione dei reati venisse consumata. In realtà, proprio ri…

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Nel precedente articolo, abbiamo considerato come l’unica ispirazione della politica occidentale e delle strategie con cui si cerca di vincere – o quanto meno di non perdere – le guerre in corso, venga fornita dagli Israeliti.

Nel precedente articolo, abbiamo considerato come l’unica ispirazione della politica occidentale e delle strategie con cui si cerca di vincere – o quanto meno di non perdere – le guerre in corso, venga fornita dagli Israeliti. La Chiesa Cattolica, che esercita…

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Cahloun, “leader” della causa sudista nel lungo periodo di incubazione della Guerra Civile che dopo la sua morte avrebbe lacerato gli Stati Uniti, era solito ripetere che l’Unione si sarebbe spaccata quando la contrapposizione tra le parti politiche avesse coinciso con la divisione territoriale.

…scesa dell’estrema Destra è costituita da una diversa lettura della storia nazionale, di cui questa parte politica considera alla stregua di una degenerazione anche i momenti unificanti. In particolare il tentativo – intrapreso nel periodo detto “d’entre les d…

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Il Sindaco Mager ha insediato la su Giunta, nella quale – più che le diverse correnti politiche confluite nel sostenerlo – è rappresentata al meglio la cosiddetta “Società Civile”.

…era. Questa scelta, che ha permesso a Mager di riunire intorno a sé la maggioranza dei Sanremesi, non significa un rifiuto della politica, essendo volta bensì ad affermarne i valori più alti e migliori. Per rendersene conto, basta osservare le differenze con I…

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Se la Signora Meloni non avesse intrapreso la carriera politica, si sarebbe dedicata – con altrettanto successo – a quella dello spettacolo.

Se la Signora Meloni non avesse intrapreso la carriera politica, si sarebbe dedicata – con altrettanto successo – a quella dello spettacolo. Che costituisce tuttavia il suo “violon d’Igres”, a giudicare dai siparietti – degni del leggendario “Ambra Jovinelli” …

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Una esponente della Sinistra di indiscusso prestigio quale è Loretta Scaraffia, distintasi per avere svolto con sagacia e competenza il compito di “trait d’union” tra questo settore politico ed il Vaticano di Bergoglio, ha proclamato - dal palco della manifestazione organizzata per esprimere solidarietà con le donne israeliane stuprate e massacrate dai terroristi - che “il femminismo è finito”:

…i diritti individuali non rientrano tra le materie che la Costituzione attribuisce alle Regioni. Nell’inevitabile contenzioso con lo Stato, la Schlein – proprio in quanto concepisce la sua forza politica come il nuovo Partito Radicale di massa – dovrà tuttavia…

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Per valutare i grossolani errori commessi in politica estera dalla Sorella d’Italia – la quale, come succede a tutti i provinciali, si muove oltre confine come il classico elefante nel negozio di cristalleria – occorre in primo luogo ricordare brevemente che cosa è accaduto in Spagna nelle scorse ore.

… multiculturale e nazionalisti xenofobi, tra autonomisti e centralisti autoritari. Speriamo di evitare questo esito, ma dobbiamo essere pronti ad affrontarlo. Contrastando fin d’ora l’ingerenzismo del nostro Governo nella politica interna di altri Paesi dell’U…

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L’amico che segue con molta attenzione le vicende politiche del Tirolo Meridionale ci ragguaglia sui risultati elettorali e sulle loro conseguenze.

…za. Si potrà obiettare che tanto Aosta quanto Bolzano si trincerano dietro le norme giuridiche poste a loro tutela. Questo valeva in passato, quando queste norme riflettevano una cultura politica democratica, e dunque autonomista: che era accomunava Don Sturzo…

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