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Risultati per “politica locale Italia”

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Lettera aperta sulla decadenza politica e morale della sinistra locale

…estra, che io ti avevo messo nei piedi, e che un “Principe del Foro” appartenente alla sua stessa parte politica aveva rifiutato di patrocinare a pagamento, mentre tu gli accordasti il gratuito patrocinio. Questo soggetto però – lungi dal dimostrare un minimo …

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Iran, piazze italiane e ipocrisie politiche

…se straniero alle vendette dei sicari del Regime, i quali agiscono impunemente anche all’estero. Per cui ci si deve accontentare di quanto passa il Convento della politica italiana. Se la Destra, quantomeno, è sempre stata coerente, non avendo mai appoggiato l…

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Le città capitali godono spesso di uno “status” giuridico particolare, giustificato in alcuni casi con la necessità di garantire l’imparzialità dell’Amministrazione pubblica centrale e, in altri, con la preoccupazione – da parte del Governo – di temperare gli effetti causati da tensioni politiche e sociali. A ben vedere, le finalità perseguite con l’introduzione di queste norme eccezionali sono fondamentalmente le stesse in entrambi i casi. Mentre le federazioni percepiscono la necessità di far svolgere pacatamente il confronto tra i vari soggetti che le compongono in un luogo a ciò destinato, gli Stati unitari – avendo per loro natura un indirizzo centralistico – tendono a rafforzare il proprio controllo su quel punto del territorio nazionale in cui hanno sede le loro istituzioni. Fino a pochi decenni fa, Parigi non aveva un sindaco. Le funzioni amministrative riguardanti il “Dipartimento della Senna”, il cui territorio coincide con quello della capitale – anche se la conurbazione della “Grande Parigi” si è in seguito estesa fino a comprendere tutti i dipartimenti limitrofi – erano svolte dalla “Prefettura della Città” e dalla “Prefettura di Polizia”. L’anomalia, in base alla quale i parigini non eleggevano il proprio sindaco – lesiva, in linea di principio, del principio di uguaglianza – veniva in parte compensata dal carattere elettivo dei sindaci dei vari circondari (in francese, arrondissements) in cui la città era suddivisa. Questi presentano – a prescindere dal loro “status” amministrativo – caratteristiche molto spiccate, comparabili con quelle delle varie regioni. Tra il Sedicesimo Circondario, abitato dall’alta borghesia, e Ménilmontant, zona tipicamente proletaria, tra Batignolles e il Quartiere Latino, c’era la stessa differenza che esiste tra Belluno e Palermo, o tra Cuneo e Macerata. Quando due parigini si incontrano altrove, si domandano infatti di quale quartiere siano originari. Ora Parigi ha un sindaco, le cui competenze sono state in parte sottratte a quelle dei due prefetti. Questi comunque esistono ancora ed esercitano le funzioni loro attribuite in tutta la Francia. Anche le amministrazioni dei circondari sono sopravvissute alla riforma, per cui ciascun abitante ha due sindaci, uno dei quali sopravvive come una sorta di presidente del consiglio di zona. Gli abitanti di Washington, cioè del Distretto Federale, posto tra il Maryland e la Virginia, fino a qualche anno fa non votavano per il presidente né mandavano propri rappresentanti al Congresso. La stessa amministrazione della città era esercitata dal Governo federale. Permane, di tale condizione, l’assenza del governatore e di un proprio parlamento, di cui è dotato ciascuno degli Stati dell’Unione. Ora il Governo propone alle Camere un emendamento della Costituzione che istituisce un nuovo ente pubblico territoriale. La Repubblica, in base alla Costituzione, si riparte in regioni (alcune delle quali a statuto speciale, altre a statuto ordinario), province e comuni. In realtà, anche alle province di Bolzano e di Trento è attribuito uno “status” giuridico diverso dalle altre, in quanto possono emanare leggi, dette appunto “provinciali”. Il nuovo ente locale sarà “Roma Capitale”. Tale pomposa definizione – retaggio dell’antica grandezza, alla pari dello stemma con la lupa, Romolo e Remo, coronato dal motto S.P.Q.R. (Senatus Populusque Romanus), un tempo posto sulle fiancate degli autobus – era stata escogitata dal sindaco Alemanno. Poco dopo, per una sorta di contrappasso, era scoppiato lo scandalo detto di “Roma Criminale”. Già Mussolini aveva giocato con le parole per appagare il senso di grandezza proprio dei Quiriti: se le altre città avevano un podestà, Roma era governata da un “senatore”. Il Consiglio comunale si riunisce tuttora nella Sala “Giulio Cesare”, in cui campeggia la statua del fondatore dell’Impero, adornata dalle bandiere dei rioni storici. Il Campidoglio è, peraltro, il colle dei Romani, mentre tradizionalmente il Quirinale appartiene allo Stato e il Vaticano alla Chiesa. Sul piano pratico, il sindaco di Roma è un privilegiato tra gli oltre ottomila colleghi sparsi dall’Alpe al Lilibeo. Costui, infatti, ripiana il deficit di bilancio con le “leggi speciali”, cioè con particolari elargizioni attribuite in origine all’Urbe per fronteggiare le spese di rappresentanza, dovute a loro volta alla presenza delle massime istituzioni. In realtà, sul Campidoglio è invalso l’uso di praticare la “allegra finanza”, contando sul soccorso del Ministero di via Venti Settembre. Ora la Meloni ricorre a un emendamento costituzionale per costituire l’ente locale chiamato, per l’appunto, “Roma Capitale”, non solo e non tanto perché la legge suprema non lo prevedeva, quanto anche perché le sue competenze sono equiparabili a quelle attribuite alle regioni a statuto speciale. Queste vengono emanate dallo Stato in quanto le loro attribuzioni legislative e amministrative risultano più ampie di quelle proprie delle regioni a statuto ordinario. Ciò è dovuto, però, in almeno due casi – la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige/Südtirol – a un altro motivo: la concessione di una particolare autonomia riflette gli impegni assunti dall’Italia in base ad atti di diritto internazionale (per la Valle d’Aosta il trattato di pace con la Francia, e per il Trentino-Alto Adige/Südtirol il Patto De Gasperi-Gruber e il successivo cosiddetto “Pacchetto”). Roma, però, è posta nel centro dell’Italia. Per capire la ratio della nuova norma, occorre riferirsi a un aneddoto e a un precedente. Il presidente Ciampi offriva i pranzi di gala riservati ai capi di Stato ospiti nel cosiddetto “Torrino” del Quirinale, su cui sventola la bandiera italiana quando il presidente è in sede. Al levar delle mense, Ciampi portava gli ospiti al balcone, da cui si gode il miglior panorama di Roma. Indicando la cupola di San Pietro, diceva loro che da nessuna delle rispettive sedi di rappresentanza si vedeva la capitale di uno Stato estero. Tale circostanza rendeva molto difficile il suo compito. La controparte, peraltro, non sempre si prestava ad alleviarlo. Anni or sono, monsignor Gaenswein, all’epoca segretario di Benedetto XVI, pubblicò con molta evidenza un articolo su Avvenire, nel quale – esprimendosi formalmente a titolo personale (l’alto prelato è un illustre studioso di diritto e, in quel tempo, teneva cattedra alla Urbaniana) – proponeva l’istituzione di una sovranità condivisa su Roma tra Santa Sede e Repubblica Italiana, elencando le materie che, a suo avviso, si potevano attribuire anche alla competenza del Papa. Noi rispondemmo – inviandogli il nostro testo, che tuttavia non venne riscontrato – osservando come la realizzazione di quanto da lui auspicato comportasse una riforma costituzionale. Quella proposta dalla Meloni non contiene traccia dell’istituzione di una sovranità condivisa con la Santa Sede. Neanche lo statuto del Trentino-Alto Adige/Südtirol fa cenno a una sovranità condivisa con l’Austria: quella dell’Italia non viene dunque formalmente intaccata. Quid juris, però, se nel regolare, per esempio, i beni culturali – cioè i luoghi santi non assegnati già alla Santa Sede dai Patti Lateranensi – si dovrà tener conto di quanto pattuito con il Vaticano? La domanda è lecita, non già in quanto si ravvisi da parte ecclesiastica una particolare tendenza all’ingerenza negli affari italiani – e più specificamente romani – quanto perché la Meloni, più ancora del Papa, ha tutto l’interesse a riservarsi un ambito territoriale munito di uno “status” particolare, in vista delle tensioni che possono manifestarsi tra le varie parti del Paese. Appoggiarsi al Pontefice e soddisfare l’ambizione del Vaticano a restaurare, per quanto possibile, lo status quo ante il 20 settembre configura una mossa tanto astuta quanto spregiudicata. Il “Bassotto”, da parte sua, disegna una particolare condizione di sostanziale extraterritorialità per Oneglia, connessa con la sua vocazione al turismo internazionale di lusso. Gli sceicchi, sbarcando dai loro panfili transoceanici, verranno così protetti da ogni possibile fastidio, tanto derivante dai traffici portuali inquinanti quanto dall’esercizio dell’autorità dello Stato centrale. Più che ad Acapulco, l’uomo sembra ispirarsi al Principato di Monaco, che infatti manda i “cabinati” dei “morti di fame” ad attraccare a Ventimiglia. Il Principe di Monaco è l’ultimo sovrano assoluto in Europa, e il “Bassotto” non fa mistero di volerlo imitare. Di questo passo, la cariocinesi dello Stato può finire per assecondare le sue ambizioni. Osvaldo “Braccioforte” Martini Tiragallo attende già gli emiri nel suo locale, che dovrà però essere attrezzato per preparare i suoi piatti secondo le regole dell’Islam. Nelle rare circostanze in cui abbiamo soggiornato in grandi hotel, abbiamo notato la scritta: “In questo albergo si serve cibo kosher, certificato dal rabbino del luogo”. Il nostro amico Osvaldo scriverà a sua volta: “In questo ristorante si serve cibo halal, controllato dall’imam Mohammed Bensa”.

…he alle province di Bolzano e di Trento è attribuito uno “status” giuridico diverso dalle altre, in quanto possono emanare leggi, dette appunto “provinciali”. Il nuovo ente locale sarà “Roma Capitale”. Tale pomposa definizione – retaggio dell’antica grandezza,…

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Lo Stato italiano assomiglia a quegli abitanti delle metropoli del Terzo Mondo che ogni mattina, al risveglio, devono inventarsi qualcosa per sbarcare il lunario. Essendo naturalmente privi di una fonte di entrate regolare, sono dediti dunque ai cosiddetti “lavori irregolari”: per cui si affannano intorno ai semafori, intenti a vendere giornali, bibite e generi alimentari. Nel giro di pochi giorni, i leghisti hanno dapprima annunciato un aumento dei pedaggi autostradali, per poi smentirlo nel giro di poche ore. Pretendendo per giunta che i cittadini fossero grati per aver loro evitato una maggiore spesa. Deliberata, guarda caso, proprio dai seguaci di Salvini. Un altro ex separatista, cioè Giorgetti, ha parlato davanti alla platea degli assicuratori, incaricandoli di redigere essi stessi la nuova legge regolatrice della loro attività. L’esecutivo rinuncia dunque a mediare tra gli interessi degli erogatori del servizio e i suoi utenti: i venditori di polizze avendogli conferito il proprio suffragio. Il ministro ha però lamentato che i titolari di agenzie di assicurazioni, dovendo indirizzare i clienti verso investimenti che preservino e possibilmente incrementino i loro risparmi, consiglino l’acquisto di buoni del tesoro tedeschi. Ritenendoli naturalmente più sicuri di quelli italiani. Se gli assicurati faranno rientrare in patria il proprio denaro, comprando viceversa dei titoli del tesoro nazionale, il governo chiuderà in cambio tutti e due gli occhi sulle loro evasioni fiscali. Un altro esponente dell’esecutivo ha infine prospettato che l’iscrizione alla mutua malattie sia considerata obbligatoria e a pagamento. Poiché però molti cittadini non sono in grado di sopportare questa spesa, verrà piuttosto istituito un onere. A chi sarà portato in ospedale – anche se in stato di incoscienza – verrà chiesto di esibire la polizza di assicurazione contro le malattie. Come avviene negli Stati Uniti d’America. Qualora non la possegga, gli verranno rifiutate le cure. I poveri disgraziati continueranno di conseguenza a non pagare, condannandosi a morte qualora si ammalino. I più ricchi preferiranno invece contrarre un’assicurazione privata, che permetterà loro di essere curati nelle cliniche di lusso. Non si calcola né l’aumento di prezzo delle merci trasportate “su ruota”, né il danno sociale – che ha logicamente il suo costo economico – derivante dall’aumento delle morbilità: per non parlare delle conseguenze causate dalle malattie sulle attività lavorative. L’importante è trovare quattro soldi per tirare a campare. Facendo fronte alla spesa corrente. Vale a dire mantenendo l’esercito composto dai dipendenti dello Stato e degli altri enti pubblici, nonché dai pensionati detti “di lusso”. Cui si deve aggiungere la truppa di complemento composta dai finti liberi professionisti che in realtà sono tali solo formalmente. In quanto lavorano soltanto per le amministrazioni pubbliche. Come i solerti avvocati cui si rivolge il nostro sindaco quando sta per intraprendere una manovra spericolata, e si tutela con un “parere” che naturalmente attesta in anticipo la liceità e la legittimità del suo operato. Non essendo però vincolante per l’autorità giudiziaria. Un altro espediente consiste nel destinare alla spesa corrente i fondi elargiti dall’Unione Europea per altri fini. I gerarchi di Bruxelles si sono però tutelati da tale abuso, facendo sottoscrivere a tutti gli Stati membri dell’Unione un trattato che riconosce la competenza della Procura Europea per i reati di cui l’Unione risulta parte lesa. Sarà dunque difficile fermare l’azione penale già promossa contro il nostro sindaco. Il fatto che ciò sia avvenuto all’insaputa della persona riguardata non è influente. L’indagato viene infatti avvertito quando si compie il primo adempimento processuale che richiede la partecipazione sua o dei suoi difensori. Il primo cittadino passò alla storia quando gli venne regalato un immobile “a sua insaputa”. Le donazioni di tali beni esigono l’accettazione di chi le riceve, che deve esprimerla mediante un atto notarile. L’inconsapevolezza di quanto avvenuto non era dunque sostenibile. Dulcis in fundo, le cronache ci informano che i componenti del Consiglio di Amministrazione della “Rivieracqua” richiedono un aumento dei loro emolumenti, tale da equipararli agli omologhi delle società a capitale privato. Malgrado la norma di legge che stabilisce un “tetto” per tali compensi. I poveri utenti penseranno naturalmente che gli aumenti delle tariffe non vengano impiegati per tappare i buchi nei tubi dell’acquedotto, bensì per ingrassare questi signori. L’ingresso di soci privati fu salutato come un evento foriero di nuovi investimenti, che però non si sono mai visti. In realtà, questa operazione avvenne in parallelo con un’altra, cioè la trasformazione in azioni dei crediti vantati dal Comune di Imperia nei confronti della vecchia azienda erogatrice. Lo stesso trattamento non venne però disposto per gli altri comuni, anch’essi creditori. I quali videro invece azzerato il proprio credito. Sommando le azioni di cui è titolare il Comune di Imperia e quelle acquistate dai privati, provenienti dal lontano Molise, la maggioranza assoluta nell’assemblea dei soci fu così garantita alla componente “bassotta”. Che procederà ora all’aumento dei compensi pagati ai propri e agli altrui rappresentanti nel Consiglio di Amministrazione. Rischiando tutt’al più delle osservazioni da parte della Corte dei Conti. Tale organo può rifiutare la registrazione di un atto emanato da un ente pubblico. Esso non può viceversa impedire che produca i suoi effetti giuridici un atto compiuto da un soggetto di diritto privato. Rimane soltanto la possibilità che la magistratura inquirente rilevi in tale comportamento un profilo penale. Se un privato entra nella gestione di un servizio pubblico, si sente inevitabilmente puzza di bruciato. L’erogazione di tali servizi non deve infatti essere finalizzata a realizzare un guadagno. Come è invece perfettamente lecito e naturale nelle normali attività imprenditoriali. Naturalmente, gli amministratori devono evitare il dissesto dei soggetti erogatori. Se però essi sono motivati a entrare nel “business” dalla ricerca di un profitto, finiscono o per trascurare la quantità e la qualità delle prestazioni, o addirittura per cadere nell’illecito, pur di realizzare un guadagno. La vicenda di “Rivieracqua” conferma puntualmente questa regola. Peccato che non se ne siano accorti i rappresentanti dell’opposizione, espressi dai comuni amministrati dalla sinistra. La quale dovrebbe tutelare gli interessi dei cosiddetti “ceti popolari”. Cui però non appartengono i rappresentanti della grande proprietà edilizia, né gli altrettanto grandi commercialisti. I quali detengono la “leadership” di tale parte politica in sede locale.

…li interessi dei cosiddetti “ceti popolari”. Cui però non appartengono i rappresentanti della grande proprietà edilizia, né gli altrettanto grandi commercialisti. I quali detengono la “leadership” di tale parte politica in sede locale.

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Gli ultimi avvenimenti di Diano Marina, di Sanremo e di Imperia risultano molto inquietanti: non tanto e non solo per la loro gravità, quanto per il modo in cui sono stati portati – o meglio, non sono stati portati – a conoscenza dell’opinione pubblica. A Diano Marina, tre automobili – tutte appartenenti allo stesso proprietario, un noto politico locale – bruciano nottetempo nello stesso cortile, senza che l’incendio danneggi le altre vetture. Normalmente i giornalisti informano i loro lettori di un cosiddetto “giallo” e, in seguito, quando le solerti indagini compiute dalla Polizia individuano il responsabile, ne annunciano la soluzione. In questo caso, invece, si è venuti a conoscenza del fatto solo dopo che ne era stata appurata la presunta origine accidentale. Delle due l’una: o non si voleva allarmare il pubblico comunicandogli l’esistenza di un ignoto piromane, non ancora identificato, oppure si voleva nascondere la consumazione di un reato. La notizia avrebbe infatti indotto la gente a domandarsi per quale motivo un concittadino fosse stato preso di mira da ignoti malviventi, finendo per scavare nelle vicende della sua vita privata, pubblica o professionale. Di qui la necessità di trovare una spiegazione dell’incendio come “accidentale”. Esclusa l’autocombustione, che sarebbe risultata poco credibile, si è attribuita l’origine del rogo alla ricarica difettosa di un’automobile elettrica parcheggiata nello stesso cortile. I vicini hanno però potuto constatare come né questa vettura, né il filo che la collegava alla batteria risultassero danneggiati. Nel mondo dei “gialli” esiste il famoso enigma della persona uccisa – e non suicida – ritrovata in una stanza chiusa. Ora gli inquirenti di Diano Marina hanno escogitato un problema di ancor più difficile soluzione: quello di un incendio in cui brucia tutto, tranne l’esca che lo ha appiccato. A noi capitò una volta che un personaggio con cui coabitavamo nello stesso alloggio venisse pugnalato nel bagno, rimanendo gravemente ferito. Costui non volle però che il tentato omicidio fosse denunciato all’Autorità di Polizia Giudiziaria né alla Magistratura inquirente. Il motivo era molto semplice: questo soggetto si era reso responsabile di uno “sgarro” ai danni dell’associazione a delinquere a cui era affiliato e, naturalmente, aveva interesse a nascondere tale imbarazzante condizione. Ad Imperia, l’incendio di autoveicoli si è ripetuto nel parcheggio di un supermercato, ma questa volta la Polizia ha prontamente individuato il presunto colpevole. Non si sa ancora se la coincidente comparsa, nei pressi del luogo del delitto, di scritte murali di contenuto razzistico risulti casuale o debba essere messa in relazione con l’incendio doloso. In ogni caso, le indagini sono state coronate da un esito fulmineo, per cui non rimane che congratularsi con le Forze di Polizia per la “brillante operazione”. Quando invece il Sindaco venne minacciato con il famoso distico in cui “infame” faceva rima con “lame” (quale triste conclusione per la storia della letteratura italiana, iniziata con l’Alighieri!), si rese necessario l’arrivo da Roma di una nutrita spedizione dei Servizi Segreti, che infine smascherarono e sbaragliarono un pericoloso gruppo estremista, pronto a trasformarsi nel nucleo iniziale di una più ampia e temibile formazione terroristica. È destino che la violenza politica, in provincia di Imperia, rimanga sempre allo stato embrionale. Le Brigate Rosse, pur contando a Genova su ben quattro “Colonne” – denominate rispettivamente “Cittadina”, “Porto”, “Fabbriche” e “Sanitaria” (la pubblicità che invitava all’arruolamento sottolineava come questa organizzazione terroristica fosse l’unico soggetto munito di una Mutua in grado di visitare a domicilio tutti gli assistiti) – non riuscirono tuttavia ad allungare i loro tentacoli fino al Ponente. Un gruppo di scalzacani, tra cui figuravano i nipoti di una sindachessa democristiana, si fece scoprire con un arsenale nascosto in un muro a secco nelle campagne della zia. Un altro aspirante terrorista venne individuato grazie a una “soffiata”, in quanto deteneva una quantità di esplosivo inversamente proporzionale alle sue capacità operative. Il caso più tragicomico ebbe per teatro Taggia, dove un giovane aspirante “brigatista”, volendo essere arruolato senza però disporre di contatti nell’organizzazione, dapprima incendiò un filobus della STEL parcheggiato nottetempo in piazza Reghezza, poi fece il giro dei bar vantandosi di tale impresa, nella speranza che qualcuno informasse Renato Curcio o chi per lui. Vennero informati invece i Carabinieri, e il padre dell’aspirante terrorista – uomo molto facoltoso – dovette risarcire di tasca propria l’Azienda dei Trasporti. Per scoprire gli autori delle minacce al “Basotto” non bastava evidentemente qualche maresciallo della “Benemerita” né qualche ispettore della Questura. Di qui la mobilitazione del SISDE, se non addirittura del SISMI, anche se gli autori delle scritte risultarono essere italiani. Ora le nostre “barbe finte” potranno rimanere a Roma, giacché un incendio è risultato accidentale e dell’altro si è immediatamente individuato il responsabile. L’ordine regna dunque a Imperia. Almeno in apparenza. Se anche ciò vale per il capoluogo, Sanremo è viceversa al centro delle tensioni che, ogni estate, tornano a manifestarsi puntualmente in ambito carcerario. Una rivolta nella prigione di Bussana ha causato tra gli agenti della Polizia Penitenziaria ben otto feriti gravi, tutti colpiti con armi da taglio, e alcuni addirittura sfregiati. Dell’accaduto si è venuti a conoscenza soltanto per via di un comunicato di protesta emesso dal sindacato che rappresenta il personale degli istituti di pena. Perché i giornali non sono stati avvertiti? E perché, soprattutto, non si ha notizia né di un rapporto penale di denuncia inoltrato alla Procura, né tantomeno dell’inizio di un’azione penale a carico dei responsabili? Il carcere di Bussana è un feudo dominato dai detenuti islamisti, i quali vi dettano legge, ricorrendo anche a metodi violenti. Ne ha fatto le spese tempo fa un recluso italiano, ridotto in fin di vita e salvato “in extremis” dopo il trasporto in ospedale. La vittima non poteva logicamente dare l’allarme, essendo in coma, e tanto meno intendevano farlo gli autori dell’aggressione. Gli agenti si limitano evidentemente a vigilare affinché nessuno evada. Né si può pretendere di più da personale costretto a lavorare sotto organico per vigilare su una struttura sovraffollata, e soprattutto controllata da musulmani radicalizzati. La comunità islamica di Imperia ha raccolto dei fondi per dotare la moschea della prigione di tappeti per la preghiera. La devozione, nei soggetti fanatici, può però evidentemente portare a degli eccessi. Qui ci vorrebbe un’indagine dei servizi di sicurezza, la situazione risultando ben più grave e pericolosa rispetto a quella causata dal “Pasquino” che prendeva a gabbo il Sindaco. Ci domandiamo come mai un governo che non nasconde le sue mire autoritarie ometta di pubblicizzare episodi talmente gravi da non avere alcun bisogno di essere enfatizzati, tali inoltre da causare nei cittadini l’effetto – auspicato dalla Meloni e conveniente per la sua parte politica – detto in inglese “Law and Order”. Il motivo è difficile da individuare. La nostra opinione è questa: l’esecutivo si trova costretto ad amministrare una situazione che non è tanto di progressiva anarchia, quanto piuttosto di dilagante “anomia”. Non è infatti venuta meno l’autorità, ma essa risulta ormai incapace di far rispettare la legge, salvo laddove le conviene, in considerazione degli interessi privati di chi la rappresenta. La rivolta carceraria costituisce una faccia della medaglia. Sull’altro verso troviamo un sindaco che emana atti amministrativi in forma verbale, cioè nulli, e non semplicemente illegittimi. Peccato però che una magistratura compiacente eviti di accertarlo, emanando una sentenza dichiarativa e non costitutiva. Se, per altro verso, non si reprime la violenza islamista e anzi si censurano le sue manifestazioni – anche le più gravi ed estreme – il motivo può essere ricercato nel fatto che certi Paesi musulmani sono a disposizione, per il tramite dei loro fiduciari locali, di chi intende esportare all’estero denaro di provenienza illecita. Un tempo provvedevano le autorità di Belgrado; oggi sono a disposizione emiri e sceicchi.

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Imperia Calcio, Biblioteca Civica e politica locale

… ci si può rifare al suo romanzo “Amore e Ginnastica”, il primo di ambiente sportivo scritto da un autore italiano. Il quale illustrò anche l’ideale socialista ne “La carrozza di tutti”, ma la sua opzione politica, già sottaciuta sotto il fascismo, viene nuova…

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Golfo Persico, Oriente e Occidente: crisi globale e politica locale

…pongono, al contrario, un logoramento della parte avversa. Quando le sue vicende interne ne trasformeranno la corruzione morale in debolezza politica, economica e soprattutto spirituale, verrà l’ora in cui l’Oriente prevarrà sull’Occidente. Ogni tentativo di c…

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Crisi della democrazia italiana e deriva del sistema politico

…ile. Non rimane dunque che sopportare la Meloni, tentando di attenuarne le peggiori degenerazioni, coltivando la nostra identità e preservando la nostra cultura politica in attesa di tempi migliori. Praticando, in una parola, la resilienza. La Presidente del C…

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Sinistra italiana, modelli stranieri e crisi dell’autonomia politica

…ressi in qualità di profani, facendo ricorso alle nozioni apprese per via della nostra milizia politica, cercammo di accontentare – per quanto possibile – l’uditorio. Da questo episodio traemmo a nostra volta una lezione utile ed importante. I Dirigenti di que…

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D’Alema, Agnelli e Kissinger: le radici della crisi politica italiana

… dei rarissimi dirigenti dell’ex Partito Comunista che avevano realmente e completamente espunto l’eredità della cultura politica marxista-leninista. O, per meglio dire, dell’influenza staliniana di cui questa formazione era ancora imbevuta. C’era in realtà an…

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