Il governo è intento a magnificarsi, come se non bastasse l’adulazione dei giornalisti, veramente degna del “Min.Cul.Pop.” del “ventennio”, per avere partorito il decreto detto “di agosto”.
Il costume di nominarsi eroi eponimi facendo riferimento ai mesi risale al 1864, quando Minghetti stipulò la “Convenzione di settembre” con Napoleone III, trasferendo la capitale da Torino a Firenze per fare credere all’imperatore che si era rinunziato alla presa di Roma. Poi tale uso era stato trascurato per un secolo e mezzo.
Il maggio fatidico del 1915 veniva ricordato più pomposamente come le “radiose giornate”.
Si racconta che la campagna per l’intervento venne fatta coincidere con l’imminenza degli esami universitari, inducendo gli studenti asini a reclamare l’entrata in guerra per arruolarsi come volontari. Meglio cadere al fronte che faticare sui libri.
Ora Conte denomina i suoi decreti con i nomi dei mesi, soprattutto per assuefare gli italiani a tale periodicità. L’ultimo parto dell’ “avvocato del popolo” risulta tanto irto di difficoltà interpretative che i giornalisti – per risparmiarsi la fatica di studiarlo – si limitano a ripetere come pappagalli quanto detto dai ministri in conferenza stampa. Tale sforzo risulterebbe comunque prematuro, in quanto la pubblicazione sulla “Gazzetta Ufficiale” è rinviata “sine die”.
Il precedente di una norma di legge tenuta segreta risale – come già riferito – alle deliberazioni adottate dal “Comitato Tecnico-Scientifico” i cui atti sono stati pubblicati, malgrado l’ingiunzione del potere giudiziario, solo in parte. A questo riguardo, risulta anche che Conte, essendo udito dai magistrati quale persona informata dei fatti, ha mentito nel riferire su quanto discusso e deciso in tale sede.
Alla lista dei reati commessi dal Presidente del Consiglio si aggiunge dunque la falsa testimonianza. Come non bastasse la sua segregazione, il “decreto di agosto” è stato anche approvato “salvo intese”. Una parte del suo contenuto manca dunque del tutto, per cui il governo farebbe meglio a non pavoneggiarsi dando per compiuto un lavoro ancora da svolgere.
Mentre gli italiani, a detta della stampa di regime, gioiscono per la nuova pioggia di soldi, che dovrebbe rendere fertile il terreno riarso della nostra economia, non si presta attenzione ad un particolare inquietante: gli inglesi dicono giustamente che “il diavolo è nei dettagli”. Vediamo di fare chiarezza al riguardo.
Il 31 luglio è avvenuto un fatto storico: Conte ha interrotto la lunga teoria dei suoi “decreti del Presidente del Consiglio”, e si è deciso ad emanare un decreto legge.
Tutti hanno elogiato il riguardo dimostrato nei confronti della collegialità del governo, e soprattutto nei confronti del Parlamento. Si è purtroppo trascurato il fatto che il decreto del 31 luglio dispone in primo luogo che lo stato di emergenza possa essere prorogato per quattro anni, e in secondo luogo che nella vigenza dello stato di emergenza il Presidente del Consiglio possa legiferare mediante “D.P.C.M.”. Questo acronico è destinato ad eguagliare, nella memoria collettiva degli italiani, il terrore incorso dall’ O.V.R.A..
Per il momento, lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 15 ottobre. Approfittando dei poteri a lui conferiti, Conte ha emanato già ieri un “D.P.C.M.” con cui mantiene in vigore fino al 7 settembre le attuali restrizioni dei diritti e delle libertà costituzionali.
Le elezioni regionali ed il referendum sono in programma per il 20 settembre, cioè in una data intermedia tra il 7 di tale mese e il 15 ottobre.
Se Conte avesse deciso ieri un rinvio della chiamata alle urne, tale atto sarebbe stato percepito come troppo sfacciato. Meglio dunque disporre in tal senso a ridosso della costituzione dei seggi, preparando adeguatamente l’opinione pubblica con un aumento dei “positivi”. A detta dei mezzi di comunicazione – guarda caso – “il morbo infuria” di nuovo.
Basterà dunque inserire un apposito comma nel “D.P.C.M.” che certamente arriverà prima del 7 settembre, e l’italiano sarà fregato.
Però – come cantava Lucio Dalla a proposito di “Ramirez” – non si potrà lamentare, perché lo avranno anziché caporale e cavaliere, cassintegrato.

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Mario Castellano 16/08/2020
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