A chi deve rendere conto uno studioso, non importa quale sia la sua disciplina, quale autorità è incaricata di valutare la veridicità delle sue scoperte e la serietà delle sue ricerche? Unicamente l’autorità scientifica.
Nei lunghi anni trascorsi nel nostro paese di adozione, avevamo il compito di studiare il diritto pubblico locale e di promuovere tanto la conoscenza di questa disciplina quanto il completamento dell’ordinamento giuridico in conformità con i suoi principi.
Ogni volta che ritornavamo nel paese di origine, dovevamo sottoporci a due esami, entrambi molto impegnativi: quello delle autorità preposte alla sicurezza – a causa delle pressioni cui eravamo sottoposti per esigere da noi un comportamento sleale verso lo stato – e, per l’appunto, quello dell’autorità scientifica che patrocinava il nostro lavoro e garantiva la sua serietà. Questa seconda valutazione era affidata al compianto professor Pier Giorgio Lucifredi, dell’università di Genova, un caro amico, ma non per questo meno severo nel suo giudizio.
Ci sono degli scienziati empirici – valga per tutti l’esempio di Guglielmo Marconi – che non hanno compiuto studi regolari e non possono ostentare titoli nella loro disciplina, ma essi sottopongono i risultati delle ricerche che hanno svolto alla scienza ufficiale. Se invece costoro cercano delle scorciatoie, tentando di ottenere l’avallo di qualche autorità politica, il sospetto di essere dei ciarlatani non può venire dissipato.
Ci è capitato di vivere a lungo nelle Marche, essendo ospiti di una consorteria basata su presunte scoperte di un ricercatore empirico in materia di scienza dell’alimentazione. L’autorità giudiziaria ha in seguito sgominato questa banda di imbonitori di paese: i quali sarebbero risultati soltanto ridicoli se si fossero limitati a sbolognare agli ingenui i loro prodotti come miracolosi, non fosse stato per i metodi impiegati nel mantenere la disciplina tra gli adepti, cui era assolutamente vietato frequentare le scuole di ogni ordine e grado; ad uno di loro, che desiderava ricevere la cresima, venne perfino proibito di andare in parrocchia per il catechismo.
Questa ossessione si spiegava con il timore che costoro venissero a contatto con le teorie e la prassi proprie della scienza ufficiale, o anche soltanto che si imbattessero in una valutazione delle asserite scoperte su cui la setta si era costituita.
Ora Putin annunzia che gli scienziati russi hanno scoperto il vaccino contro il “Covid-19”. Il fatto che tale notizia non venga diffusa da una istituzione scientifica induce già di per sé a concepire qualche ragionevole sospetto, ma l’aspetto più grave della faccenda è un altro: è il Presidente della Repubblica, cioè l’autorità politica, che garantisce la serietà della asserita scoperta. Ciò è tipico di ogni regime non solo e non tanto autoritario, bensì totalitario, che come tale si considera custode di una verità ufficiale, tanto nel campo ideologico, come in quello religioso come – per l’appunto in quello scientifico – ed in particolare nell’ambito delle scienze sperimentali.
Anche nelle scienze non sperimentali avviene lo stesso, ma in questo caso l’opinabilità delle diverse tesi risulta più ampia. Fino, però, ad un certo punto.
Quando ci trovavamo nel paese di adozione, avvenne che il Presidente della Repubblica, avendo perso le elezioni, pretese di condizionare la trasmissione del mandato. Si tratta, in diritto pubblico, di un tipico atto dovuto. L’atto dovuto – come sa anche il più asino degli studenti – non può essere condizionato. Il Presidente della Corte Suprema, designato a tale incarico non in base ai suoi titoli scientifici, bensì per la fedeltà incondizionata al partito, teorizzò che l’atto dovuto può essere condizionato. Avendogli richiesto di dare fondamento a questa tesi con argomenti giuridici, ci accusò di essere un “agente della C.I.A.”. A parte il fatto che ciò non è vero, rimane sempre il dovere, da parte di ogni studioso, di motivare le tesi asserite. Dopo moltissimi anni la guerra civile è riesplosa quando il governo ha modificato i requisiti per ottenere la pensione anche per chi li aveva già maturati. Il collocamento a riposo – un altro tipico atto dovuto – veniva così condizionato. La tesi a suo tempo affermata dal Presidente della Corte Suprema, oltre a stravolgere il diritto pubblico, finì così per causare dei morti.
Che cosa succederà se in Russia come negli altri paesi retti da regimi autoritari – che si sono affrettati a comprare a scatola chiusa il nuovo vaccino – l’epidemia dovesse continuare? È facile prevedere che i malati – e i medici che diagnosticheranno in loro il contagio – vengano trattati alla stregua di tutti gli oppositori. Gli uni si vedranno negare le cure, gli altri saranno processati in quanto agenti di una potenza straniera, intenti a minacciare – anziché a tutelare – la salute pubblica. Il loro destino non sarà diverso da quello riservato ai dissidenti politici, dove vige una ideologia ufficiale; ovvero ai dissidenti religiosi, dove si impone una confessione ufficiale dello stato.
La Russia non è nuova a simili disastri. Un ciarlatano al servizio di Stalin, tale Lysenko, pretese di applicare alla biologia il metodo di analisi della storia proprio di Marx. Ancora oggi, i biologi russi scontano il ritardo causato dall’adozione di simili teorie pseudo scientifiche.
Il problema riguarda anche l’Italia. Il partito di governo è composto da persone che ritengono la Terra sia piatta, ed esistano le sirene. Fin qui, nulla di male. Simili convinzioni sono tutelate dalla libertà di opinione. Che cosa succede però se le loro teorie vengono adottate come ufficiali? Avviene che gli scienziati di parere contrario sono più o meno gravemente discriminati e perseguitati. Già soffriamo una emorragia di ricercatori. A questo punto, non ne rimarrà in Italia neanche uno. 
Già Di Maio viene considerato uno studioso di politica internazionale, e la Castelli è spacciata come una economista. Presto uscirà fuori qualche “ingegnere”, reclutato in uno dei molti “comitati” istituiti a Palazzo Chigi per svolgere le funzioni assegnate dalla Costituzione al Parlamento, cui verrà dato l’incarico di progettare il tunnel sotto lo Stretto di Messina. Se l’opera verrà realizzata (Conte ha già calcolato la spesa), il disastro del ponte di Genova diverrà, al confronto, un piccolo incidente.
Se Conte deciderà di comprare il vaccino di Putin, potrà contare su dei medici disposti a garantire la sua efficacia. A questo punto, gli ammalati – ed i medici seri – dovranno fare i conti, oltre che con il virus, anche con la polizia. 

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Mario Castellano 17/08/2020
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