La notizia più importante non è che la Procura della Repubblica di Roma abbia promosso un procedimento penale contro Conte ed una pletora dei suoi ministri; né che tra i reati per cui costoro vengono processati vi sia l’attentato alla Costituzione: il che significa che è attualmente in atto un tentativo di colpo di stato.
La notizia più importante consiste nella reazione del Presidente del Consiglio.
L’ “avvocato del popolo” – compiangiamo i suoi clienti, considerandone l’ignoranza del diritto – ha emesso da Palazzo Chigi un comunicato, nel quale tenta goffamente di sminuire quanto è accaduto, affermando che si tratta di un adempimento formale.
Sarebbe più appropriato parlare di un atto dovuto, come ha puntualizzato la stessa Procura di Roma: atto dovuto in quanto la valutazione delle prove prodotte dai denunzianti, e di quelle raccolte dalla stessa magistratura inquirente, ha permesso di constatare che quanto giunto a sua conoscenza configura una evidenza dei reati, tale da esigere la promozione dell’azione penale.
Se questa evidenza non fosse stata riscontrata, sarebbe risultato atto ugualmente dovuto l’archiviazione.
Si può dunque affermare, anche se questo dovrà venire accertato dal giudice di merito, che sia in corso attualmente un tentativo di sovvertire le istituzioni dello stato.
Questo stava avvenendo anche nel 1924, ma allora il procedimento penale per l’uccisione di Matteotti non aveva coinvolto direttamente Mussolini, né gli altri gerarchi, la cui responsabilità nel delitto non era probabilmente di carattere penale, ma solamente di ordine politico, come lo stesso “duce” avrebbe d’altronde dichiarato nel suo discorso alla Camera del 3 gennaio 1925. Il re potè quindi trincerarsi dietro l’assenza di un coinvolgimento diretto del capo del governo per non esigere le sue dimissioni.
Ora Mattarella non ha questo alibi, e nella sua qualità di massimo organo di garanzia deve allontanare Conte dall’incarico che ricopre. Se non altro, perché la permanenza in carica gli permette di inquinare le prove, come ha già fatto segretando gli atti del “Comitato Tecnico-Scientifico”, sul cui contenuto ha anche mentito dinanzi al Parlamento, e poi esibendoli solo in parte. Ora, quanto meno, dovrà consegnarli tutti alla Procura.
Verrà dunque dimostrato in sede giudiziale che nessuna necessità profilattica giustificava la restrizione dei diritti costituzionali dei cittadini: precisamente quanto Conte sta per reiterare, se non viene fermato a tempo.

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Mario Castellano 19/08/2020
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