Il trenta dicembre dell'anno 2020 doveva segnare, nelle sue intenzioni, il trionfo di Renzi.
Il trenta dicembre dell'anno 2020 doveva segnare, nelle sue intenzioni, il trionfo di Renzi. E' stato invece la sua Waterloo. Così finiscono i Napoleoni da manicomio. I quali, inebriati dalla loro identificazione con l'imperatore, non calcolano mai i rapporti di forze. In realtà, non li aveva calcolati nemmeno il "corso magno", ma almeno la sua rovina fu gloriosa, mentre quella del "rottamatore" risulta soltanto penosa. Gli rimangono la villa nella campagna toscana e la lussuosa "garçonnière" affacciata su Piazza della Signoria. Se questi sono i suoi nemici, Conte può dormire tranquillo.
Quanto alla Boschi, che impersona la Maria Walewska della situazione, pare abbia sostituito l'uomo di Rignano con un personaggio più giovane, sia pure anch'egli di provenienza televisiva. Con la differenza che Renzi era una comparsa, mentre "l'attor giovane" è specializzato in ruoli da protagonista. La Boschi esce dunque da questa vicenda con un avanzamento sociale, mentre il "rottamatore" retrocede. Conte, invece, ha compiuto un grande colpo di teatro. In primo luogo, ha anticipato l'abituale conferenza stampa di fine anno, permettendo così ai giornali di darne notizia il trentuno dicembre, dato che non escono il primo gennaio.
Casalino si è rivelato migliore, come addetto stampa, del suo omologo renziano (del quale si ignora l'identità). Le reazioni dell'ex sindaco saranno sopraffatte dai botti di capodanno, e non potranno occupare le prime pagine. Fidel Castro, maestro di comunicazioni sociali, entrò all'Avana il giorno di capodanno. Se avesse anticipato il suo trionfo, la stampa non ne avrebbe riferito in modo adeguato.
Nella concione pronunziata subito dopo la scadenza dell'ultimatum intimato dalla Bellanova (la Boschi era evidentemente già partita con l'attore), Conte ha detto in primo luogo che mantiene la delega ai servizi di sicurezza, ed in secondo luogo che la loro privatizzazione non si discute. Il lauto emolumento elargito alla fondazione incaricata di gestirli è contenuto in quel bilancio di previsione che lo stesso Renzi ha dovuto approvare, con ineffabile incoerenza. La cessione della delega poteva quanto meno costituire un contentino per Zingaretti, il quale l'aveva invocata, senza però trovare nulla da obiettare sulla questione - ben più grave - della gestione dei servizi segreti da parte di un soggetto di diritto privato.
Per concludere, Conte ha respinto sprezzantemente ed espressamente l'ultimatum di Renzi, aggiungendo che in caso di dimissioni delle sue ministre andrà in Parlamento per verificare se la maggioranza esista ancora. Poichè i renziani sono stati già rimpiazzati - mediante la consueta "campagna acquisti" - l'Esecutivo rimarrà saldamente in sella. L'estremo e maldestro tentativo di fermare la costituzione del regime è dunque fallito, ed anzi ha sortito l'effetto di accelerarla. Esattamente come avvenne nel 1924 con "l'Aventino". Questa volta, però, non c'è stato nessun Matteotti, nessun martire da ricordare in attesa del ritorno della democrazia.
Quella prefascista finì con Matteotti, quella postfascista finisce con Benotti. Cioè con un esponente della "sinistra" che si riduce a fare il "brasseur d'affaires" per i nuovi padroni.
Per capire che il regime è già instaurato, basta leggere i giornali. Quando ci toccò di vivere in un regime totalitario, il nostro primo compito quotidiano consisteva nel consultare la sua stampa ufficiale. Si sapeva molto bene che essa conteneva soltanto falsità, ma il nostro lavoro esigeva di capire i motivi per cui si erano scelte quelle particolari manipolazioni della verità.
Oggi, i giornali italiani svolgono la stessa funzione. Ce ne siamo accorti quando hanno annunciato in anticipo il fallimento dell'operazione condotta da Renzi. Probabilmente le "veline" opportunamente distribuite da Casalino avevano avvertito le redazioni dei disegni di Conte. Al posto della cronaca politica, si pubblicano ormai i "medaglioni" dei nostri equivalenti degli "eroi del lavoro socialista". Non vi è nulla di male, naturalmente, nel fatto che i cittadini benemeriti vengano premiati. Non è invece corretto annetterli ad una parte politica. Ciò infatti sottintende che chi non vi aderisce venga viceversa additato come un "traditore". Questo accadde a nostro nonno, malgrado avesse contribuito alla vittoria nella Grande Guerra dirigendo la produzione degli esplosivi in una delle pochissime industrie chimiche di cui disponeva l'Italia.
Se andassimo a valutare chi sono i premiati di questo capodanno, scopriremmo probabilmente che sono tutti seguaci di Conte. Come quanti saranno chiamati a comporre i nuovi servizi segreti, cioè la polizia politica del nuovo regime. Quello di Mussolini iniziò con il famoso discorso alla Camera del tre gennaio del 1925, il discorso del "bivacco di manipoli". Conte è in anticipo di quattro giorni.