Il Papa ha deciso, con un suo "motu proprio", di trasferire alla amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, guidata da monsignor Nunzio Galantino, uomo di sua assoluta fiducia, la gestione dei fondi fino ad ora affidati alla Segreteria di Stato.
L'A.P.S.A., entità proverbialmente potentissima, ha sede nell'edificio posto di fronte a chi varca la porta di Sant'Anna, e le sue stanze, risalenti ad una sopraelevazione realizzata sotto il pontificato di Pio XI, nel clima della conciliazione, sono amenamente decorate da affreschi raffiguranti scene bucoliche. Vi abbiamo avuto accesso per celebrare delle riunioni su di un tema particolarmente spinoso, essendo coinvolta una congregazione femminile. Il che è tutto dire, data la conclamata cupidigia delle suore.
La notizia del "motu proprio" risveglia in noi i ricordi dell'America Latina, dove appare periodicamente qualche personaggio pubblico che annunzia "con bombo y platillo", come si dice da quelle parti, di avere escogitato il rimedio giuridico infallibile per debellare la corruzione. Simili proclami richiamano a loro volta gli Anni Cinquanta, quando in Italia andavano di moda i ciarlatani che dicevano di avere costruito la macchina del moto perpetuo. Qualche tempo dopo l'annunzio della "invenzione", esibita puntualmente mediante la neonata televisione, la macchina si fermava, ridicolizzando lo "scienziato" di turno. Inutile aggiungere che si trattava di un "fisico empirico", non appartenente ad alcuna istituzione accademica. Ora vanno di moda quelli che dicono di avere debellato il cancro. Quanto ai sedicenti studiosi di diritto pubblico e/o penale che combattono la corruzione, le cronache smentiscono puntualmente le loro escogitazioni.
L'unico rimedio la cui efficacia, naturalmente parziale, risulta confermata dall'esperienza, consiste nell'istituire un meccanismo di controllo preventivo della legittimità degli atti, cioè della loro conformità con il bilancio. In tal modo, si impedisce l'entrata in vigore degli atti di spesa privi di copertura. Questo sistema è ancora in vigore per gli organi dell'amministrazione pubblica centrale, che passano al vaglio della Corte dei Conti.
La competenza attribuita invece ai comitati regionali di controllo per quanto riguarda gli atti degli enti locali è stata invece praticamente abolita. La loro valutazione rimane obbligatoria soltanto per i regolamenti, cioè per gli unici atti di tipo legislativo emanati dai comuni, mentre per gli atti amministrativi l'esame di legittimità deve essere sollecitato da una minoranza qualificata dei consiglieri. I quali, però, si astengono ormai regolarmente dal fare uso di questo loro potere. La lettura dei ponderosi fascicoli contenenti le delibere portate in consiglio, recapitati presso il domicilio dei suoi componenti dai vigili urbani, costituisce infatti un esercizio particolarmente noioso. Cui nostro padre, nel tempo in cui fu consigliere, si dedicava con impegno, per quanto assolutamente digiuno di diritto. Non mancavamo di portarlo ad esempio ai nostri allievi del Paese di adozione.
La rapidità con cui i consigli comunali smaltiscono le pratiche viene invece oggi esaltata quale prova di efficienza (?!), mentre a rigor di logica dimostra l'esatto contrario. Pare che il primato sia detenuto dal consiglio comunale di Palermo, il quale avrebbe "esaminato" ottantamila delibere in una sola tornata. Il segretario comunale scandisce il numero delle pagine del registro. Se nessuno eccepisce su di una di quelle ivi contenute, si passa alla pagina successiva. Pare che questa procedura sia stata inventata a Sanremo. La sostanziale abolizione dei "Co.Re.Co." fu decisa dopo che "tangentopoli" aveva dimostrato drammaticamente gli effetti dell'insufficiente controllo sulle spese degli enti locali. Per evitare i furti di bestiame, le porte delle stalle vennero lasciate aperte.
Perchè non si controllano gli atti di spesa del Vaticano? La risposta consiste nel fatto che si tratta di una monarchia assoluta. Questo, però, non spiega la mancanza di una legge di bilancio, che nel caso specifico verrebbe emanata - in assenza del parlamento - direttamente dal Papa. Occorrerebbe comunque istituire un organo di controllo. Vista la proliferazione di organi della Santa Sede, non mancherebbero di certo gli specialisti del diritto amministrativo disposti a farne parte, includendo nel loro novero degli studiosi non cattolici: proprio come avviene nel caso della Accademia Pontificia delle Scienze. Il Papa ha però escogitato - dopo gli sperperi commessi da "Lady Becciu" - un rimedio del tutto diverso, nominando un proprio delegato incaricato di emanare gli atti di spesa.
Galantino è uomo irreprensibile, ma che cosa ne sa del diritto pubblico? Quando anche egli fosse un luminare in questa materia, come potrebbe valutare la legittimità degli atti di spesa se non esiste una legge di bilancio? La destinazione delle risorse richiede in ogni caso una valutazione collegiale. Altrimenti, si può evitare la corruzione, ma non lo spreco. Lo spreco si impedisce comparando le necessità delle diverse congregazioni. Altrimenti, vale un proverbio dell'America Latina, che Bergoglio conosce certamente molto bene: "quien màs llora, màs mama".


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Mario Castellano  06/01/2021
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