Il migliore commento che si possa esprimere su quanto sta avvenendo a Roma è quello contenuto nel Magnificat: "il Signore ha esaltato gli umili e ha rovesciato i potenti dal trono".
Probabilmente, il tentativo, esperito da Conte, di costituire una dittatura personale si può considerare fallito. Con le dimissioni delle due ministre renziane, la crisi di Governo è aperta, anche se per formalizzarla il Presidente del Consiglio volesse - come è sua facoltà - provocare un dibattito ed un voto del Parlamento. E' tuttavia escluso che qualche transfuga, comprato da Casalino supplisca ai voti venuti meno alla maggioranza. Il già potentissimo Tigellino di Conte si è ormai ridotto a fare il sensale in quel parco buoi cui il suo padrone ha ridotto le Camere. Se anche fossero stati comprati dei senatori, l'obbligo costituzionale delle dimissioni sarebbe valso comunque, non esistendo più la maggioranza sulla quale il Governo si era costituito.
Mattarella non si è pronunziato su questo punto, limitandosi a ribadire che Conte è tenuto a dimettersi qualora non disponga più della maggioranza numerica in Senato. Questo significa ricordare la lettera della Costituzione, ma risulta ugualmente necessario data l'intenzione del cosiddetto "avvocato del popolo" di mantenere in carica il suo gabinetto quale governo "de facto", consumando con ciò stesso un colpo di stato. La democrazia italiana ha dunque scampato per un pelo un pericolo mortale. Conte, infatti, la stava trasformando in uno stato patrimoniale, cancellando la differenza tra la "res publica" e la "res privata". Lo testimonia il suo ultimo scandalo, quello del "consenso informato" alla vaccinazione, in cui non vengono riportate tutte le indicazioni che la legge esige, nonchè del "bugiardino" (mai nome risultò più involontariamente appropriato), la cui traduzione dall'inglese risulta completamente infedele.
Tutto questo è stato escogitato per mascherare un interesse privato nell'acquisto dei vaccini, come già avvenuto per le maschere e per le siringhe. Per non parlare della privatizzazione dei servizi di sicurezza, che neanche Bokassa si era sognato di imporre nel suo "impero centroafricano". Se Conte avesse realizzato un simile disegno aberrante, sarebbero stati arruolati tra le "barbe finte" (senza naturalmente sostenere un concorso, e senza giurare fedeltà alla Repubblica) quegli stessi "brasseur d'affaires" che - speculando sulla vita degli italiani - avevano comprato i presidi sanitari per un prezzo multiplo del loro valore di mercato. Se il Governo Conte fosse sopravvissuto ancora per qualche giorno, avremmo visto dei personaggi come Benotti alla guida della "intelligence". Anche questa volta, lo "stellone" della Repubblica ha salvato l'Italia.
Ora tutti i cittadini leali sono chiamati al dovere di radicare sul territorio il nuovo Governo, a prescindere dalle loro personali opinioni politiche. Si tratta di un compito arduo, come quello assunto dai nostri nonni all'epoca dell'intervento, ed ai nostri padri quando l'Italia venne invasa dai nazisti.
Le città pullulano di provocatori, alcuni dei quali sparpagliati da Conte, altri già in precedenza al servizio della eversione di destra. Per affrontarli e neutralizzarli, non bastano le forze di polizia. Ogni italiano deve sentirsi coinvolto e responsabile della difesa delle istituzioni. Nei prossimi giorni, anzi nelle prossime ore vedremo come adempiere a questo compito: Conte può ancora dare dei colpi di coda.
Un'altra annotazione riguarda la sinistra, che da troppo tempo si era ridotta a fare da sgabello ad un disegno autoritario, al cui confronto i tentativi esperiti da Tambroni e da Craxi appaiono opera di dilettanti. Noi non cambiamo di una virgola la valutazione espressa su Renzi, ma dobbiamo riconoscere che il "rottamatore" ha fatto quanto era stato irresponsabilmente omesso da Zingaretti. Ciò conferma che la sinistra - pur con tutti i suoi limiti - esprime ancora la estrema risorsa in difesa della Repubblica. Ora, però, la sinistra deve essere riscostruita dalle fondamenta. Lo dimostra quanto è avvenuto nella nostra città: quando una federazione del Partito Democratico (non del Partito Comunista!) applaude al genocidio perpetrato da Milosevic, con l'argomento tragico secondo cui avrebbe ucciso dei "fascisti", la segreteria nazionale ha l'obbligo di commissariarla. Tanto più quando i suoi organi sono scaduti, e lo statuto impone di rinnovarli. Se il "nazareno" non lo fa, è complice.
Non è più tempo di dedicarsi ai loschi commerci. E' tempo di difendere la democrazia e la Repubblica.