Il professor Galli Della Loggia è intervenuto con un articolo sul "Corriere della Sera" nel dibattito riguardante l'attuale pontificato.
Secondo Galli Della Loggia, ogni conclave può eleggere un papa di orientamento diverso rispetto a quello proprio del predecessore in quanto non esistono nel "Sacro Collegio" dei "partiti" in cui vale una disciplina interna, ed anzi un equivalente canonico del cosiddetto "vincolo di mandato". Bergoglio starebbe però nominando un grande numero di cardinali appartenenti al suo seguito personale con lo scopo di manipolare la scelta del nuovo papa. Galli Della Loggia, non essendo cattolico, esclude naturalmente ogni intervento da parte dello Spirito Santo.
Non gli obiettiamo affermando che la Terza Persona della Trinità è chi effettivamente decide la designazione del "capo visibile" della Chiesa: tale argomento sposterebbe infatti la discussione su di un terreno che non ci è comune. Possiamo comunque farne tranquillamente a meno, dato che le elezioni avvenute nel corso degli ultimi due secoli, coincidenti con il tempo della rivoluzione liberale in Europa occidentale, si sono rapportate con il variare della situazione internazionale in cui doveva operare la Santa Sede in modo da corrispondere - se non con l'interesse generale - quanto meno con quello proprio della Chiesa. Possiamo di conseguenza prevedere che - quando naturalmente il più tardi possibile - si dovrà nominare un altro Vescovo di Roma, il prescelto condividerà sostanzialmente l'ispirazione e proseguire l'opera intrapresa da Bergoglio. Questo esito sarà dovuto a due circostanze abbastanza prevedibili: da un lato, il processo di emancipazione dei popoli è destinato a continuare, e dall'altro lato risulta inevitabile la necessità, da parte della Santa Sede, di assecondarlo. Tale è ormai una "conditio stantis vel cadentis ecclesiae": la Chiesa non può infatti smettere di sostenere la causa della giustizia nel mondo.
L'altra affermazione di Galli Della Loggia riguarda il fatto che la scristianizzazione dell'Occidente costituisce la conseguenza della rottura di un patto tacitamente stipulato dalla borghesia con la Chiesa fin dal momento della affermazione della rivoluzione liberale. In quella circostanza, la classe che aveva conquistato il potere politico ed economico adottò la religione cristiana come "instrumentum regni", cioè come supporto del sistema istituzionale che essa aveva costruito. Se è vero che l'autorità spirituale rinunziava ad investire l'autorità civile, sacralizzandola e ponendola sotto la propria tutela come avveniva al tempo dello "ancien régime", la gerarchia ecclesiastica si ritagliava tuttavia un proprio spazio privilegiato quale corrispettivo della funzione sociale ad essa riconosciuta.
Quando Carlo Marx definiva la religione "l'oppio dei popoli", egli aveva sotto gli occhi precisamente questa realtà: la Chiesa chiedeva infatti ai proletari di non opporsi ad un ordine sociale in cui la loro classe era irrimediabilmente subalterna. Leone XIII, con la "Rerum Novarum", ricordava il dovere morale di corrispondere la giusta mercede agli operai, ma nello stesso tempo condannava l'uso degli strumenti di lotta praticati dalla loro rappresentanza politica e sindacale, in particolare lo sciopero. Ciò spiega perchè a lungo si è affermata una sostanziale identificazione tra i praticanti e la destra politica, cui si contrapponeva quella tra la sinistra ed i non credenti.
Oggi assistiamo però al fenomeno della mondializzazione, che distrugge tanto la tradizionale classe operaia quanto la borghesia, privata della sua condizione di proprietaria dei mezzi di produzione. Questa classe non esiste più, e dunque non vi è più alcun soggetto sociale in grado di conferire alla Chiesa la funzione di giustificazione e di sostegno dell'ordine costituito. La Chiesa non può dunque schierarsi dalla parte della conservazione, dal momento che non vi è più nulla da conservare. Non si assiste più d'altronde ad un conflitto sociale interno alla società occidentale da costringere la Chiesa a scegliere da quale parte schierarsi. Se non sono più necessari i cappellani della borghesia, rimangono disoccupati anche gli assistenti spirituali del proletariato e della vecchia sinistra.
Alla Chiesa, nei Paesi detti un tempo "sviluppati", quelli cioè dove era iniziata la rivoluzione industriale, e che nell'epoca coloniale avevano dominato il resto del mondo, non rimane altro ruolo da svolgere al di fuori di quello - indicato da Bergoglio - del cosiddetto "ospedale da campo". Ovunque si volga lo sguardo, si scorgono soltanto dei feriti, vittime nel corpo di una miseria dilagante, e vittime nello spirito della perdita della identificazione con un ruolo sociale. Che viene sostituito infatti dalla identificazione etnica. In attesa che essa trovi la sua espressione politica, bisogna prestare soccorso tanto agli ex borghesi quanto agli ex proletari, entrambi rovinati, ed entrambi ormai privi di punti di riferimento. L'epidemia, per giunta, non fa distinzioni, e colpisce tutti quanti indiscriminatamente.
La Chiesa non ha più un ordine sociale da difendere, nè un ordine sociale da instaurare. Questa situazione le offre un'occasione storica, che consiste nel tornare ad essere protagonista della vicenda civile, e non più subalterna.
Al di fuori dell'Occidente, continua la lotta dei popoli per la loro emancipazione, cui la Chiesa offre un contributo decisivo. Bergoglio non ha costituito nessun "partito"; il Papa prende solamente atto della situazione esistente, e sceglie i propri collaboratori tra quanti condividono questa percezione: non in base ad un criterio "politico", bensì piuttosto secondo un criterio intellettuale. Come sempre, ci sono coloro che "l'hanno capita", e ci sono i "laudatores temporis acti", che non dimostrano l'intelligenza necessaria per meritare la porpora.
Lo Spirito Santo, naturalmente, può illuminare chiunque, ma non c'è nulla di male se lo si aiuta.