Quando finalmente - in un futuro tanto difficile da prevedere quanto inevitabile in prospettiva storica - avremo nella Chiesa cattolica le donne insignite del Sacramento dell'Ordine nel grado presbiteriale, la decisione, annunziata dal Papa, di accoglierle negli Ordini minori dell'Ostiariato e dell'Accolitato verrà ricordata come un antefatto fondamentale.
In realtà, la richiesta, ormai da tempo formulata apertamente, consiste nella possibilità di ordinare le "diaconesse", cioè di insignire le donne di uno dei tre gradi maggiori del Sacramento dell'Ordine. Questa rivendicazione era stata espressa in particolare da due realtà ecclesiali molto diverse tra loro: la Germania (o meglio l'intera area di lingua tedesca) e l'Amazzonia. Nel primo caso era motivata con l'accettazione - se non con l'auspicio - espressa dalla maggioranza dei fedeli, o quanto meno dal settore più attivo e cosciente dei praticanti. I quali, ormai da decenni celebrano annualmente il "kirchentag", cioè la giornata delle chiese, insieme con gli evangelici ed assistono alle loro funzioni, sempre più spesso celebrate da donne-pastore. In realtà, le chiese protestanti non annoverano l'Ordine tra i Sacramenti, e dunque per esse la novità non risulta così rilevante come lo sarebbe per noi. Conta soprattutto però - dal punto di vista di chi pratica il culto - il fatto che una donna sia posta alla guida dei fedeli, compiendo in tal modo un processo di emancipazione già esteso a tutti gli altri ambiti civili e professionali.
Nel caso dell'Amazzonia, pur in un ambito culturale tipicamente maschilista come quello dell'America Latina, influisce la mancanza di sacerdoti in grado anche soltanto di visitare le comunità sparse in un territorio troppo esteso ed impraticabile.
La proposta, avanzata dal Sinodo regionale, di ordinare le donne come "diaconesse", è stata accantonata per il momento dal Papa, ma non condannata, nè formalmente respinta. La decisione del Papa è comunque rivoluzionaria, in primo luogo perchè le donne potranno stare durante la Messa nel presbiterio, dove già entravano nel corso della liturgia della parola per compiere le letture, ed anche presso l'altare, dal quale porteranno l'Eucarestia ai fedeli. Per giunta, esse vestiranno gli stessi paramenti indossati dagli altri celebranti.
"Last but not least", il conferimento dell'Ordine - sia pure nei gradi minori del lettorato e dell'acolitato - avverrà nel corso di una cerimonia, con un contorno di auguri, di parenti ed amici festanti, ed anche di un'agape in onore delle ordinate, come è costume per i loro colleghi di sesso maschile. L'abito liturgico e la cerimonia di ordinazione costituiscono - a ben vedere - le sole novità visibili, essendo già abituale che le donne leggano le Scritture e distribuiscano la comunione, sia pure vestite laicamente.
La novità sostanziale consiste nel fatto che fino ad ora il Sacramento dell'Ordine era riservato - in tutti i suoi gradi - al sesso maschile. Per venire incontro alla rivendicazione avanzata dalle donne (ma anche da molti uomini), si sono addirittura ripristinati due dei gradi minori (in origine esistevano anche l'Ostiariato e l'Esorcistato) che un tempo, prima della loro abolizione, venivano conferiti ai candidati al sacerdozio durante gli studi nel seminario. Dopo il Concilio, si stabilì che si entrasse a far parte del clero direttamente con l'ordinazione diaconale. Rimane il fatto che il lettorato e l'accolitato comportano comunque il conferimento del Sacramento dell'Ordine, nonchè soprattutto l'effetto prodotto dal vedere delle donne sull'altare, vestite negli abiti liturgici. Per quei fedeli - che sono grande maggioranza, digiuni delle finezze del diritto canonico - l'effetto sarà simile a quello prodotto da una donna intenta a compiere la consacrazione. E' inutile ripetere che questo non succederà mai. Tale asserzione viene infatti contraddetta non certo da noi, bensì dal Papa. Secondo il quale, "il tempo è superiore allo spazio". Si tratta di una espressione alquanto criptica, ma possiamo interpretarla nel senso che nella successione degli eventi si esprime una energia tale da superare i limiti fissati nella dottrina e nella norma canonica.
Questo intende significare Bergoglio quando fornisce egli stesso l'ermeneutica della sua asserzione, che significa "generare processi più che dominare spazi", e "privilegiare le azioni che generano nuovi dinamismi nella società e coinvolgono altre persone e gruppi che le porteranno avanti finchè fruttifichino in importanti avvenimenti storici. Senza ansietà, però con convinzioni chiare e tenaci".
Ci permettiamo di interpretare a nostra volta il Papa il quale sembra dire "ogni cosa a suo tempo". Domandiamoci che cosa succederebbe se domenica prossima una donna celebrasse la Messa nella nostra parrocchia. Forse non ci sarebbero dei disordini, nè si ascolterebbero degli insulti sessisti, ma molti uscirebbero sdegnati dalla chiesa. Le riforme sono efficaci quando risultano mature nella coscienza collettiva. Le donne insignite del lettorato e dell'accolitato avranno il compito di dimostrare non soltanto l'utilità della loro funzione, ma anche la necessità - in prospettiva - di estenderla. Fino al punto che saranno gli stessi fedeli a dire loro: "sorella, perchè non celebra la Messa?". Questo avverrà - anche se noi non lo vedremo quando - come dice il Papa - si saranno generati "nuovi dinamismi nella società", coinvolgendo "altre persone e gruppi", oltre alle ordinate.
Nostra nonna fu la prima donna, nella vicenda della famiglia, a lavorare fuori dalla casa. Non per vocazione, nè per una necessità personale, bensì perchè durante la Prima Guerra Mondiale le donne vennero chiamate a sostituire gli uomini, tutti mobilitati, nella produzione. L'ambiente sociale riteneva che questo costituisse una benemerenza verso la patria, il che suscitò in una povera popolana (sapeva appena leggere e scrivere) orgoglio ed entusiasmo. Ancora una generazione, e le donne ottennero l'elettorato attivo e passivo, senza che nessuno trovasse nulla da eccepire. Il tempo si era rivelato superiore allo spazio: quello ristretto del focolare domestico. I "processi" - come li chiama il Papa - erano ormai generati, così come i "nuovi dinamismi nella società", che fruttificano "importanti avvenimenti storici": cioè la piena affermazione del principio di eguaglianza. C'è chi si attesta nella trincea della teologia, e noi - essendone digiuni - non gli possiamo rispondere. Ricordiamo però quanto ha detto il Papa a proposito dell'unità dei cristiani, che già esiste nel comune martirio, cioè nella comune testimonianza. Se uomini e donne fanno le stesse cose, e condividono gli stessi sforzi e gli stessi sacrifici (le donne, di solito, ne fanno più di noi), anche il modo di pensare cambia di conseguenza.
Ha scritto giustamente Miguel Gotor su "La Repubblica" a commento della decisione del Papa: "Dio si manifesta nel tempo, ossia dentro una profondità storica, e lì continuamente si rivela. Di conseguenza pure la dottrina (...) è sottoposta a diverse possibili interpretazioni, anch'esse derivanti da questa dimensione fluida, aperta al dialogo e persino al conflitto". Il conflitto, intorno al Papa, c'è già, ed è molto aspro. Le donne vi partecipano, e proprio per questo esse acquisiscono un nuovo ruolo. Anche nella Chiesa.

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Mario Castellano  22/01/2021
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