Il Boccaccio raccontò la storia di Abraam Giudeo, il quale si convertì al cristianesimo avendo constatato come soltanto l'aiuto divino potesse salvare la Chiesa dalla corruzione del Vaticano.
Se questo israelita ritornasse oggi a Roma, constaterebbe che l'assistenza dello Spirito Santo supplisce alla debbenaggine degli alti prelati.
Nelle mura leonine ha fatto irruzione nel frattempo Paolo Celi, un nizzardo che presiede la sedicente "Associazione per l'amicizia tra Francia e Italia". Non sappiamo quanto questo signore sia riuscito a migliorare i rapporti tra le "sorelle latine", ma per quanto riguarda il Vaticano può far suo il motto di Giulio Cesare: "veni, vidi, vici". Egli stesso riferisce con toni degni del "De Bello Gallico" la vicenda del suo soggiorno sul Tevere, vantando che in cambio di un panettone, recato in dono al Papa, ha ottenuto i seguenti risultati: in primo luogo, l'appoggio del cardinale Segretario di Stato, in secondo luogo una menzione d'onore inserita in un libro su Albino Luciani, e il terzo luogo la benedeizione pontificia per la sua prossima iniziativa, consistente in un convegno sul pensiero del Papa, cui parteciperanno tutti i Paesi Mediterranei.
Si capisce come l'ambasciatore cinese in Italia (con il Vaticano non ci sono rapporti diplomatici) abbia ottenuto l'accordo sulla nomina dei vescovi: non si conosce l'entità della cifra sborsata, ma l'inviato del "Celeste Impero" dovrebbe essersela cavata - fatte le proporzioni - con una torta alla crema.
Parafrasando Enrico IV, Celi può comunque affermare che "Roma val bene un panettone". La relativa spesa ha però stremato le risorse economiche dell'associazione, per cui il presidente "batte cassa" presso i suoi componenti. La vicenda ricorda lo scandalo delle indulgenze: Celi deve farsi perdonare la mancata pubblicazione di "Phare de Rome", un ectoplasmatico giornale di cui aveva annunziato l'imminente debutto riunendo nel dicembre del 2017 presso un grande albergo di Parigi il Nunzio Apostolico, due ministri del governo francese e gli italiani Izzo e Benotti, convocati in qualità di "parenti poveri". Non, però, tanto poveri, come dimostra la vicenda dell'acquisto delle maschere profilattiche in cui si è distinto Benotti. Qui, però, l'informazione religiosa deborda nella cronaca nera.
Prima di fare incursione nel campo della pasticceria industriale, Celi aveva già tentato di praticare la convegnistica di argomento religioso: un incontro sull'opera di Ronaclli quale Nunzio a Parigi, che doveva svolgersi in Vaticano, andò a monte perchè il nizzardo, dopo essersi assicurato la partecipazione dei relatori più prestigiosi, rifiutò di pagare un solo centesimo. I prelati del Vaticano, che attendono il convegno sul pensiero del Papa, dovrebbero applicare il proverbio arabo: "vedere camello, dare soldi".
Se questo israelita ritornasse oggi a Roma, constaterebbe che l'assistenza dello Spirito Santo supplisce alla debbenaggine degli alti prelati.
Nelle mura leonine ha fatto irruzione nel frattempo Paolo Celi, un nizzardo che presiede la sedicente "Associazione per l'amicizia tra Francia e Italia". Non sappiamo quanto questo signore sia riuscito a migliorare i rapporti tra le "sorelle latine", ma per quanto riguarda il Vaticano può far suo il motto di Giulio Cesare: "veni, vidi, vici". Egli stesso riferisce con toni degni del "De Bello Gallico" la vicenda del suo soggiorno sul Tevere, vantando che in cambio di un panettone, recato in dono al Papa, ha ottenuto i seguenti risultati: in primo luogo, l'appoggio del cardinale Segretario di Stato, in secondo luogo una menzione d'onore inserita in un libro su Albino Luciani, e il terzo luogo la benedeizione pontificia per la sua prossima iniziativa, consistente in un convegno sul pensiero del Papa, cui parteciperanno tutti i Paesi Mediterranei.
Si capisce come l'ambasciatore cinese in Italia (con il Vaticano non ci sono rapporti diplomatici) abbia ottenuto l'accordo sulla nomina dei vescovi: non si conosce l'entità della cifra sborsata, ma l'inviato del "Celeste Impero" dovrebbe essersela cavata - fatte le proporzioni - con una torta alla crema.
Parafrasando Enrico IV, Celi può comunque affermare che "Roma val bene un panettone". La relativa spesa ha però stremato le risorse economiche dell'associazione, per cui il presidente "batte cassa" presso i suoi componenti. La vicenda ricorda lo scandalo delle indulgenze: Celi deve farsi perdonare la mancata pubblicazione di "Phare de Rome", un ectoplasmatico giornale di cui aveva annunziato l'imminente debutto riunendo nel dicembre del 2017 presso un grande albergo di Parigi il Nunzio Apostolico, due ministri del governo francese e gli italiani Izzo e Benotti, convocati in qualità di "parenti poveri". Non, però, tanto poveri, come dimostra la vicenda dell'acquisto delle maschere profilattiche in cui si è distinto Benotti. Qui, però, l'informazione religiosa deborda nella cronaca nera.
Prima di fare incursione nel campo della pasticceria industriale, Celi aveva già tentato di praticare la convegnistica di argomento religioso: un incontro sull'opera di Ronaclli quale Nunzio a Parigi, che doveva svolgersi in Vaticano, andò a monte perchè il nizzardo, dopo essersi assicurato la partecipazione dei relatori più prestigiosi, rifiutò di pagare un solo centesimo. I prelati del Vaticano, che attendono il convegno sul pensiero del Papa, dovrebbero applicare il proverbio arabo: "vedere camello, dare soldi".