E' capitato a molte persone di sbagliare clamorosamente una previsione, specie per essersi fidate del solito "monsignore del Vaticano".
Il quale a Roma viene sempre citato, anche se più a sproposito che a proposito. Tale riferimento conferisce tuttavia autorità a quanto si dice, per quanto si tratti spesso di scemenze. Se infatti si afferma: "sul Monte Soratte sono sbarcati gli extraterrestri", si può essere presi per dei mentecatti. Se invece si proclama: "un monsignore del Vaticano (di cui non si riferisce però mai il nome, nè la qualifica) mi ha detto che sul Monte Soratte sono sbarcati gli extraterrestri", ciò conferisce un'aura di autorevolezza alla fandonia.
Il professor Alberto Melloni è uno studioso serio, che gode di meritata stima nell'ambiente accademico. Questa volta, però, deve esseresi fidato ingenuamente di una voce di corridoio: a Roma, si dice di una "bufala". Il professore aveva infatti annunziato su "La Repubblica" che Draghi, invitato a Bologna per concludere solennemente il "Gruppo dei Venti delle Fedi", cioè una delle varie iniziative specialistiche promosse ed ampiamente reclamizzate dalla presidenza italiana, avrebbe approfittato dell'occasione per dire qualcosa di originale e di importante sulle questioni religiose, o quanto meno sui rapporti tra Stato e Chiesa, auspicabilmente nel solco dell'insegnamento del comune maestro Arturo Carlo Jemolo.
Il palcoscenico predisposto per il Presidente del Consiglio era il più prestigioso che si potesse desiderare: nella città di Lercaro e di Dossetti, in cui l'arcivescovo Zuppi, già cappellano di Sant'Egidio ha rinverdito i fasti della Chiesa "progressista" e del cattolicesimo sociale, alla presenza di un "parterre de rois" composto da autorevoli rappresentanti di tutte le confessioni, ci si sarebbe aspettati che il Presidente del Consiglio cogliesse l'occasione per dire qualcosa di originale e di intelligente. Evidentemente, l'uomo non ha nulla da esprimere, e non può neanche contare su di un "ghost writer" all'altezza della situazione. Eppure, i suoi collaboratori (tra cui figura anche qualche "raccomandato di ferro" delle nostre parti) sono tutti quanti muniti di prestigiosi "curricula studiorum". Manca però a costoro l'esperienza maturata a contatto col popolo che Bergoglio esige negli uomini di Chiesa. Il Papa la chiama giustamente "odore delle pecore".
L'uomo di Palazzo Chigi è il prodotto di settantasei anni di pace, mentre quello del Vaticano viene dalle guerre infinite del "terzo mondo". Chi ha vissuto in America Latina ha dovuto conoscere i suoi contadini, bevendo l'acqua del "cantaro": cioè della brocca di terracotta in cui viene conservato questo liquido prezioso quando non si dispone dell'elettricità necessaria per la refrigerazione. Pazienza, comunque, se si ignora il popolo.
Si commette invece una "gaffe" imperdonabile sprecare l'occasione di un invito a parlare nella più prestigiosa sede religiosa. Si poteva, quanto meno, inserire nel discorso un "bon mot" su di un tema cui tutti quanti - ciascuno in base alla sua cultura ed alla sua esperienza - dedicano qualche battuta nelle conversazioni occasionali che si ascoltano andando in giro (senza disporre, naturalmente, della "auto blu"): che cosa significa l'epidemia da un lato nella vita quotidiana, di cui accresce i disagi, e dall'altro nella prospettiva della trascendenza. Mentre infatti il morbo rende tutti più poveri e più insicuri, esso induce a meditare sulle verità ultime: quelle che interessano ai credenti, tra cui si annovera - almeno ufficialmente - anche il Presidente del Consiglio.
Tutti i preti, pastori, rabbini, imam ed altri autorevoli ministri del culto riuniti a Bologna hanno invece dovuto ascoltare un discorso che con l'incontro ecumenico c'entra "come i cavoli a merenda", una sorta di lungo e noioso comunicato - stampa o "mattinale" della questura concepito in primo luogo per magnificare quanto fatto dal Governo nell'assistenza ai profughi afgani, ed in secondo luogo per propiziare la convocazione di un "Gruppo dei Venti" straordinario su questo tema; Draghi lo sta richiedendo, per mettersi ulteriormente in mostra, ma i "partner" - a quanto pare - fanno orecchio da mercante. Per udire una simile perorazione, non c'era bisogno di riunire tutte le religioni sotto le due torri. Tutti i giornali stanno già pubblicando ossequiosamente le "veline" dell'ufficio stampa di Palazzo Chigi.
Draghi dovrebbe telefonare ogni tanto in Vaticano. Non certo per prendere ordini: Formigoni, dopo avere chiesto insistentemente consiglio al suo autorevole padre spirituale, è passato dalla "Società delle Opere" al carcere di Opera. Quanto più si è "cattolici adulti", tanto più si devono vedere le cose "in luce aeternitatis". Anche qui, ci giova quanto abbiamo imparato in America Latina: dove certamente abbondano i Napoleoni da manicomio, ma si considera sempre il valore universale di ogni azione dell'uomo. Tanto più se si tratta di un uomo cui è attribuito il compito di governare.
Una volta, venne in campagna elettorale fino nella nostra città Aldo Moro. La scorta lo trascinò nel teatro, dove avemmo l'impressione che non sapesse nemmeno esattamente dove si trovava. La platea si era riempita di studenti, venuti presumibilmente per contestare. Moro non si riferì ai problemi contingenti, e parlò a braccio, improvvisando, dell'Italia, del mondo, e anche della Chiesa. L'uditorio, dapprima diffidente, lo applaudì alla fine con entusiasmo, e poi venne trascinato via. Gli altri politici che sono venuti hanno parlato soltanto di quello che faceva il Governo.
Draghi ha fatto lo stesso a Bologna. Non è stato poco educato: è stato poco intelligente. Il Presidente del Consiglio "non sa stare al mondo".