Il giornalista Gianluca Di Feo dedica un articolo "di colore", sul numero di venerdì scorso de "La Repubblica", ai mercenari russi della "Wagner", definita una "compagnia di ventura".
Ufficialmente, si tratta di una brigata, impegnata in Siria ed in vari altri teatri di guerra in Africa. In Libia, i suoi componenti erano alleati del capo della Cirenaica, il generale Haftar, cui va riconosciuto quanto meno di essere veramente un generale, mentre il "colonnello" Gheddafi non era un colonnello. Per Haftar, gli uomini della "Wagner" (non vorremmo questa denominazione sia dovuta al fatto che il grande musicista era un antisemita dichiarato), stavano per conquistare Tripoli, essendo però costretti ad arretrare in base alla tripartizione di quel Paese, vigente fino alla conquista italiana e ristabilita dopo la caduta di Gheddafi: che ha prodotto - "mutatis mutandis" - lo stesso effetto della morte di Tito, ciascuno essendo andato per i fatti suoi. Mentre però la Tripolitania si affidava ai turchi, vogliosi di riprenderla fin dal 1912, la Cirenaica si annetteva di fatto all'Egitto, che a sua volta ne affidava la difesa alla Russia.
Quanto al Fezzan, è l'unico a fare - almeno in apparenza - da solo: salvo, naturalmente, che lo si consideri alleato di Minniti, il quale lo trattò a suo tempo come un soggetto di diritto internazionale, stipulando un accordo che prevedeva l'arresto (o meglio l'esecuzione sommaria) dei migranti penetrati nel suo territorio. Il generale Haftar, offeso per non essere stato a sua volta riconosciuto quale Capo di Stato, ha dapprima rapito dei pescatori siciliani, e poi ha preteso - oltre al denaro del riscatto - una "visita ufficiale" di Conte e di Di Maio.
Dei "mercenari" della "Wagner" - che sono in realtà militari in servizio, collocati in aspettativa - viene citato il testo del loro inno: "volo a Tripoli al suono della chitarra. Con me c'è un gruppo di oche selvagge, noi stiamo salvando Roma". Si susseguono in questa melopea voli pindarici e licenze poetiche, essendo evocato il volo delle oche. Questi animali da cortile, infatti, non volano. Più appropriato risulta il riferimento al salvataggio di Roma. Qui, però, è il giornalista de "La Repubblica" che rivela i limiti della sua cultura: non è d'altronde l'unico nella prestigiosa redazione di via Cristoforo Colombo.
Non vi sono dubbi sull'inettitudine dell'Italia ad intervenire oltremare: i nostri eroi dell'Afghanistan ripiegano "in disordine" sulle candidature a sindaco. Non ve ne sono nemmeno sul fatto che Mosca si considera la "terza Roma". Rimane invece criptico il riferimento al salvataggio dell'Urbe. E' passata molta acqua sotto ponte Mollo da quando la profezia di San Filippo Neri che annunziava un esercito di infedeli intento ad abbeverare i suoi cavalli nelle fontane di Piazza San Pietro turbava - secondo una leggenda - i sonni di Pio XII, al punto che ogni mattina il Papa si affacciava dall'appartamento per verificare che non fossero arrivati i cosacchi. I quali, però, sono acattolici, ma non infedeli. Quanto predisse il santo fiorentino coincide piuttosto con la profezia di Maometto, il quale affermò che dopo Costantinopoli sarebbe caduta anche Roma.
Non vi è dubbio sul fatto che gli uomini della "Wagner" combattano contro i musulmani, quali sono i sunniti della Siria ed i seguaci di Serraj in Libia, ma i russi sono alleati di altri seguaci dell'Islam, cioè gli Alawiti ed i sostenitori del "presidente" della Tripolitania. Il "divide et impera" praticato da Putin serve comunque a ritardare - se non ad impedire - la conquista di Roma da parte dell'Islam: tutto fa brodo.
Gogol osserva in "Taras Bul'ba" come i cosacchi fossero tanto eccessivi nei loro costumi quanto formalmente devoti alla fede ortodossa. I loro attuali continuatori persistono in questa contraddizione. I precedenti storici abbondano. Durante il secolo decimonono, gli ufficiali dell'esercito imperiale russo andavano a combattere a fianco dei cristiani dei Balcani, insorti contro i turchi: anche allora esistevano i "consiglieri militari".
Nella Prima Guerra Mondiale, fu detto ai soldati russi che combattevano per liberare Costantinopoli dagli infedeli. Ora si fa credere ai militari della "Wagner" che stanno salvando Roma: ciò significa che i cristiani non sono più all'offensiva, bensì sulla difensiva. Tra i seguaci di Putin non si annovera d'altronde soltanto il cuoco Prigozin, fondatore della brigata, ma anche tale Dughin. Il quale esibisce una barba fluente, degna di uno "starosta" ortodosso. Questo personaggio, che pare uscito da un romanzo di Dostoevskij, si dedica a tessere una fitta rete di rapporti con i tradizionalisti cattolici, tra cui conta molti autorevoli referenti. Si dice che sia anche generoso nei suoi finanziamenti.
Si è svolto di recente a Mosca un convegno, patrocinato dal Cremlino, all'insegna della tradizione e della identità cristiana, cui hanno partecipato cattolici ed ortodossi. Questo incontro, nelle intenzioni dei russi, doveva avere luogo a Malta. La sede dell'evento è stata spostata, pare per non urtare i musulmani, memori della resistenza loro opposta a suo tempo dai cavalieri. I difensori del forte di Sant'Elmo caddero tutti per la fede cristiana, ed in memoria di quell'evento lo storico edificio è stato restituito dal Governo de La Valletta al Sovrano Militare Ordine.
Tali precedenti storici non sono però evidentemente graditi alla signora Chaouqui: la cui figura evoca, più che le grandi mistiche cristiane, le "Urì" del paradiso islamico; ne sa qualcosa monsignor Vallejo Balda, appassionato di automobili da corsa, e non solo. Tornando però ai Cavalieri di Malta, è bene ricordare come il loro Grande Maestro trovò rifugio a Mosca durante la bufera napoleonica, come avevano già fatto i gesuiti, protetti dall'impero russo, che non volle applicare sui suoi territori cattolici - cioè la Polonia - la soppressione del 1773. Nicola I, preoccupato dalla minaccia costituita per la sopravvivenza dello Stato pontificio dai fautori dell'Unità d'Italia, andò personalmente da Leone XII per incoraggiarlo a difendere l'assolutismo, offrendogli il sostegno della Russia.
Un analogo messaggio è stato autorevolmente trasmesso al Vaticano dagli emissari di Putin, ma la Santa Sede è orientata verso un ecumenismo esteso al di là della religione cristiana. Bergoglio, pur senza cadere nel sincretismo, persegue un'alleanza tra le religioni - compresa in primo luogo quella islamica - nel nome della causa dei popoli oppressi. Durante la guerra fredda, era Mosca che cercava di collegarsi, sostenendole anche sul piano militare, con le lotte dei popoli del "Terzo Mondo". Ora sembra che le scelte - ed i ruoli - siano invertiti. La "terza Roma" pone però alla prima un problema di prospettiva, riguardante l'espansione delle potenze non cristiane, dalle quali offre la sua protezione: che non è certamente disinteressata. Non sono però disinteressati neanche i cinesi ed i musulmani. Come dimostrano le imprese di Maria Immacolata (?!) Chaouqui e di "Lady Becciu".
Giulio Andreotti, veterano del Vaticano, avrebbe commentato "cherchez la femme".

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Mario Castellano  11/10/2021
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