Il nostro amico ci ha condotto più volte a visitare ed a conoscere un certo ambiente culturale, sociale e politico "underground" ...
Il nostro amico ci ha condotto più volte a visitare ed a conoscere un certo ambiente culturale, sociale e politico "underground", quel substrato della società che nei momenti di crisi, quando si produce un rivolgimento dei ceti e delle idee ritenuti consolidati, quando non contano più le convenzioni e le gerarchie accademiche, sale inevitabilmente alla superficie.
Nostro nonno aveva conosciuto Mussolini nel 1908, quando il giovane rivoluzionario romagnolo soggiornò per qualche tempo ad Oneglia. I due si scambiarono soltanto dei brevi saluti, nella cartoleria dove il nonno lavorava come commesso. Il futuro "duce" cercava però delle persone disposte ad ascoltarlo. Il più assiduo uditore delle interminabili concioni che Mussolini pronunziava era un popolano, soprannominato "Dagghe Daghicciu", che lo accompagnava nelle sue passeggiate sul molo. La fissazione di Mussolini era costituita - ed in questo non si sbagliava - dall'imminenza di un conflitto europeo, che nelle sue previsioni avrebbe sovvertito l'ordine interno di ciascun Paese, offrendogli l'occasione che cercava, per un'affermazione tanto della sua persona quanto dei suoi propositi rivoluzionari. Come tutte le persone ambiziose ma collocate in una condizione sociale di emarginazione, l'uomo affinava la sua intelligenza e la sua cultura - l'una acutissima, l'altra tanto vasta quanto disordinata - per scrutare le proprie opportunità.
Il nostro interlocutore compie la stessa operazione, e le analogie tra le due situazioni risultano evidenti. La sua analisi parte dalla constatazione di un fatto apparentemente smentito dalla cronaca politica. Mentre la maggioranza si divide per una decisione che Salvini interpreta come l'introduzione dell'imposta patrimoniale, l'interlocutore constata l'inefficacia della pressione fiscale, e dunque la sua sostanziale riduzione, mentre nel contempo si dilata la spesa sociale. Ciò spinge il Governo, consapevole dell'inevitabile aggravamento del deficit pubblico, a richiedere all'Europa una esenzione dal "fiscal compact". Senza considerare che il pareggio di bilancio costituisce un precetto costituzionale. Ciò però non comporta alcun problema per chi della legge suprema non tiene da tempo alcun conto.
Secondo l'amico - qui la sua previsione risulta scontata - la richiesta dell'Italia è destinata ad essere respinta. Il che causerà la rovina economica del nostro Paese. Qui si inseriscono le previsioni basate sulla contiguità del nostro interlocutore con l'ambiente di quanti organizzano le proteste contro le restrizioni. Egli parte dalla constatazione del fatto che costoro hanno collezionato denunzie e procedimenti penali. L'assenza - o comunque l'inefficacia - di una opposizione legalitaria ed efficace li qualifica però, proprio a causa della loro emarginazione e della loro eversione, come l'unica possibile alternativa al sistema. Alcuni di costoro hanno tentato di costituire un partito, ma l'operazione si presenta come troppo lunga, oltre che come troppo dispendiosa: tanto più che si tratta di gente priva di risorse economiche. Altri continuano a scendere in piazza, ma sempre più inutilmente.
Queste persone sono approdate all'impegno politico come reazione alla loro rovina: si tratta per lo più di imprenditori che non possono continuare nel loro lavoro, in cui si erano dimostrati seri. Tutto il contrario dei "brigatisti", approdati a suo tempo all'azione violenta in base ad una valutazione intellettualistica ed astratta della realtà sociale, non fondata su di una esperienza lavorativa, e destinati dunque a rimanere isolati. Gli attuali possibili rivoltosi non posseggono un "background" teorico, al punto che non si accingono ad agire in base ad un programma. Il che li salva dall'essere degli utopisti. Qui si può tracciare un parallelo con il Mussolini di Piazza Sansepolcro, che vedeva alla sua portata l'assunzione del potere, ma si riservava di decidere in seguito come farne uso.
Nell'immediato c'è - oggi come allora - il proposito di fare leva sulla disperazione di massa, causata dalla situazione sociale. Il disegno, audace e rischioso, consiste nel mettersi alla guida degli scontenti, indicando loro una prassi, senza però definire il nuovo ordine da instaurare. Se questa gente dovesse vincere, è dunque possibile che questo ordine risulti da una sorta di "patchwork" di tutte le idee che si agitano nel nostro "underground" culturale, politico e - per l'appunto - sociale. Anche nel programma "sansepolcrista" potevano riconoscersi soltanto i "déracinés" ivi convenuti, che però arrivarono a vincere in quanto si era prodotto un vuoto di potere. Questa circostanza può ripetersi.
Per ora, prendiamo atto della confusione delle idee che stanno circolando. Se questo vale per la nuova opposizione, lo stesso si può dire per chi esercita il potere senza essere ispirato da una visione del nostro Paese.