Quando si parla di Repubblica, il Paese che si collega spontaneamente con questa forma istituzionale dello Stato è soprattutto la Francia.
La quale, però, di Repubbliche non ne ha avuta una sola, bensì addirittura cinque.
Venne prima quella proclamata nel 1792, poi quella del 1848, ed infina quella del 1870, l’unica anon destinata ad una durata effimera come le precedenti.
La Quarta e la Quinta ne costituirono la prosecuzione, con qualche adattamento successivo alla seconda guerra mondiale.
Durante la quale, il regime collaborazionista di Vichy, essendo guidato dal monarchico Maresciallo Pétain, si denominò “Stato Francese”, lasciando incerta la propria natura.
Dopo la sconfitta di Napoleone III a Sedan, nessun monarca ha comunque più regnato sul Paese d’Oltralpe.
I Borbone – Francia, che avevano governato durante il cosiddetto “Ancien Régime”, espressero tanto Luigi XVI, che venne ghigliottinato dai rivoluzionari, quanto Luigi XVIII e Carlo X, ritornati a Parigi con la Restaurazione.
Con la Rivoluzione del 1830, il ramo principale della famiglia venne detronizzato e sostituito da quello dei Borbone – Orléans, con la cosiddetta “Monarchia Borghese” di Luigi Filippo.
Costui era il figlio di Filippo detto “Egalité”, aderente ala Rivoluzione, che quale deputato alla Convenzione aveva votato per la condanna a morte di suo cugino: salvo poi fuggire dalla Francia qualche mese più tardi per rifugiarsi addirittura a Palermo, ove abitò nel palazzo detto da allora per l’appunto “di Orléans”.
Carlo X ebbe due figli, Luigi, Duca di Angouleme, e Carlo, Duca di Berry.
Quest’ultimo, ucciso dal fanatico repubblicano Louvel, ne lasciò a sua volta uno postumo, detto per questo “il Figlio del Miracolo”: Enrico, Duca di Bordeaux e Conte di Chambord.
Morendo senza lasciare eredi, designò come tali gli Orléans, cui lasciò i sigilli del Regno a malincuore, essendo scorso il sangue tra i due rami della famiglia.
Da allora, le due diverse fazioni monarchiche si riconciliarono, rimanendo in competizione tanto con i repubblicani quanto con i bonapartisti, nostalgici del Primo e del Secondo Impero.
I “Royalistes” – così sono chiamati in Francia i fautori della Monarchia – agendo nella metapolitica e non misurandosi mai nell’agone elettorale, non possono essere contati.
Si calcola però che siano tra i quattro e i cinque milioni, riuniti comunque nelle loro organizzazioni.
Furono di notori sentimenti monarchici due Presidenti della Quinta Repubblica, e per primo il suo fondatore De Gaulle, appartenente ad una famiglia della piccola nobiltà di origine bretone (da cui derivava la sua nota ostinazione).
Del Generale si disse che coltivava il disegno di una restaurazione, ma non vi è traccia nei documenti di tale intenzione: se dunque la coltivò, la mantenne segreta.
Il Presidente era troppo preoccupato dalla prospettiva di una divisione della Nazione per compiere un gesto che l’avrebbe divisa: il suo compito era d’altronde consistito, riprendendo il potere, nell’evitare una guerra civile.
Mitterand, dal canto suo, era originario della Vandea, cioè della Regione insorta sanguinosamente contro la Rivoluzione.
Recatosi nella Capitale per intraprendere gli studi universitari, il futuro Presidente socialista si recò per prima cosa ad omaggiare il Pretendente al Trono, che si fregia del titolo di “Conte di Parigi”.
Sentimenti monarchici sono stati attribuiti a Giscard d’Estaing, a Chirac ed anche all’attuale Capo dello Stato Macron, in tutti i casi non si sa con quale fondamento.
In realtà, per molti francesi risulta difficile separare il sentimento repubblicano e quello monarchico: è come voler distinguere in una persona l’eredità genetica del padre e quella della madre.
La coscienza e l’identità nazionale attingono d’altronde ad ambedue le radici.
In Russia, il problema istituzionale è stato risolto brillantemente quando il Pretendente al Trono, un Arciduca della famiglia Romanov, ha nominato Reggente Boris Eltsin: il quale si è trovato così a capo tanto dela Repubblica quanto dell’Impero.
In Francia si registra ora un “revirement” dei Borbone, frutto dell’identitarismo che contagia anche questo Paese.
L’attuale “Conte di Parigi” ha fatto anche incursione nella “politique politicienne”, esprimendo il suo plauso per i “Gilet Gialli”, i quali hanno espresso – a suo dire - una lodevole aspirazione alla giustizia sociale, non colta dalla “République”.
I Borbone – Francia sono attualmente rappresentati dal Pretendente al Trono Jean e dal fratello minore Aude, noto quest’ultimo per le sue imprese galanti, degne del suo antenato il “Re Sole” ed ampiamente pubblicizzate dalla stampa specializzata in questa materia: la quale un tempo preferiva dedicarsi a Ranieri di Monaco ed alle sue figlie.
Forse è anche questo un modo di fare propaganda – sia pure indiretta – per la causa monarchica.
La disputa tra i “Royalistes” e la Repubblica è finita anche in Tribunale.
Non già in quanto il Potere Giudiziario possa decidere sulla forma istituzionale dello Stato, bensì perché l’ex famiglia reale aveva donato nell’Ottocento alla pur detestata Repubblica lo splendido Castello di Chantilly, con la condizione però che fosse fruibile dal pubblico.
Il Governo ha però deciso di dare in concessione una “dépendance” dello storico edificio ad un imprenditore turistico, che intende trasformarla in un albergo di lusso.
I Barbone, essendo stata violata una clausola della donazione, chiedono alla Giustizia che l’atto venga revocato, ed hanno incaricato di tutelarli in giudizio uno dei migliori Avvocati di Francia.
Vedremo come andrà a finire la disputa, ma possiamo fin d’ora valutare il suo significato politico.
Fino al plauso recentemente tributato ai rivoltosi, l’ex casa reale aveva sempre seguito con discrezione le vicende politiche del Paese: i suoi simpatizzanti – a differenza dei monarchici italiani – non sono tutti di Destra (come dimostra il caso di Mitterand), ma appartengono a tutte le tendenze.
Il maggiore appoggio viene espreso ai Borbone dalla galassia degli Ordini Cavallereschi, che in Francia sono prestigiosi e influenti:
Tanto più oggi, per via della rivalutazione della tradizione cristiana.
La preoccupazione – sia essa fondarta o meno – per l’islamizzazione del Paese spinge i nostri cugici d’Oltralpe a rivalutare le loro radici storiche, ma soprattutto religiose.
Le quali risalgono addirittura all’Antico Testamento.
I Sovrani venivano unti nella Cattedrale di Reims - luogo della conversione di Clodoveo, che fece della Francia la “Figlia Primogenita della Chiesa Cattolica” – con l’olio usato per i Re d’Israele.
Sul sagrato di questa Chiesa, essi imponevano le mani ai malati di scrofola, pronunziando la formula: “Il Re ti ha toccato, Dio ti guarirà”.
I Borbone – con la loro ultima mossa – intendono evidentemente ergersi a giudici del rispetto – da parte dello Stato – della tradizione e dell’identità spirituale della Nazione.
Tra l’una e l’altra Francia rimane la ferita inferta dal regicidio, che per gli uni risulta blasfemo, mentre gli altri lo considerano fondativo della legittimità della Repubblica.
Il dissidio si riflette in quello tra i seguaci di Lefèbre, che si rifanno al clero detto “refrattario” per avere rifiutato di giurare fedeltà allo Stato in seguito alla Costituzione Civile del 1790, mentre i Vescovi si considerano eredi – per via della Successione Apostolica – del clero detto per l’appunto “giurato”.
L’uno e l’altro dissidio risultano inconciliabili.